Il 18 luglio ho partecipato alla degustazione “Chillen & Grillen” della Vinothek La Cave (che purtroppo ha nel frattempo chiuso). L’idea della degustazione era semplice: vini freschi per l’estate e, sempre in tema stagionale, altri da abbinare al barbecue. È stata un’esperienza piacevole, senza grandi sorprese o vincitori assoluti, ma con vini di buona qualità.
Ecco, forse una riflessione va fatta sui vini “di pedigree” offerti in una degustazione come questa. Come già detto, La Cave è un’enoteca che tende ad evitare i grandi nomi, si potrebbe definire un’enoteca indie secondo la mia tassonomia delle enoteche, ma il fatto che abbia buoni vini la rende un’ottimo esempio di enoteca che evita i sentieri battuti. Il palco un po’ casca quando i vini proposti sono Chablis e Pouilly-Fumé, cioè quando l’enoteca indipendente si avventura in sentieri battuti.
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Il risultato infatti sono vini spesso sotto le aspettative. È fisiologico, spesso in queste aree così ambite ciò che c’era da scoprire, o almeno i buoni affari da scoprire, sono stati scoperti. Rimangono vini che hanno il richiamo del nome, ma in cui spesso una percentuale importante del prezzo è data dalle famose lettere sull’etichetta, come anche indicato nelle mie impressioni del Pinot Blanc Haus Klosterberg di Markus Molitor.
Dove invece un’enoteca come La Cave porta a casa più punti sono le zone che producono tanto vino di mediamente di non eccelsa qualità. Impossibile non pensare alla Linguadoca. Lì professionisti seri come i proprietari di questa enoteca riescono a scovare ottimi vini a prezzi che, per motivi di lignaggio, non possono competere coi borgognoni e gli altri “nobili francesi”, pur non essendone talvolta inferiori in termini di qualità.
Come diceva Hugh Johnson, dove c’è tanto vino, ci sono buoni affari. E questo è il mio augurio per La Cave, di trovare sempre enormi quantità di ettari vitati in cui scorazzare alla ricerca del prossimo ottimo vino da proporci, lontani dalle grandi appelations. (e siccome ad ogni regola c’è qualche eccezione, l’anno scorso proprio in questa enoteca ho assaggiato un ottimo Chablis 1er Cru ‘Montee de Tonnerre’ 2021 del Domaine Jean Collet e i Châteauneuf-du-Pape proposti sono sempre interessanti o addirittua eccezionali – nel dubbio, provare).
Degustazione Chillen & Grillen, 18 luglio 2024, Vinothek La Cave, Bacherplatz, Wien
Ecco una rapida carrellata dei vini proposti alla degustazione Chillen & Grillen.
- Crémant de Bourgogne Brut – Domaine Bart
- Pesce, vernice fresca, mela, fumo. Mela al palato. Perlage scarsissimo. Bella sapidità. Finale riservato e lungo con note di pera. Peccato il perlage.
- Heritage Bordeaux Supérieur Blanc 2022 – Château Lamothe-Vincent
- Limone, fumo, maggiorana. Limone al palato, con ottima densità e un corpo intenso, rotondo. Salinità piacevolissima e finale amaricante, acerbo. Buona acidità a palloncino. Un bel bianco fresco.
- Picpoul de Pinet Bréchallune 2021 – La Croix Gratiot
- Arancia, erbaceo, mostarda dolce, fiori di acacia. Che complessità per il prezzo! In bocca la pesca ed un’ottima densità di frutta. Acidità a grata che cala potente al fine sorso. Super finale polifenolico ed erbaceo, quasi corteccia, e di gran sapidità. Verticale e ricco, notevole e complesso.
- Petit Chablis 2022 – Domaine Jean Collet
- Un po’ di burro, ananas e fiori bianchi. Chiuso, al palato fiori gialli. Poca densità di frutto e timidi fiori bianchi, ma che poi evolve in buccia di lime e arancia. Qui si paga il meno. Piacevole sapidità e ottima acidità squadrata.
- Villa Paulus Pouilly-Fumé 2020 – Domaine Masson-Blondelet
- Bergamotto, rosa, cumino. Monotono però, al palato bergamotto e finale al mandarino, molto citrico e lineare, ma noiosetto. Bella bella l’acidità a palla chiodata che garantisce la longevità e il finale lungo e sapido, con un vuoto in mezzo. Ci sono il frutto e la vita, ma mancano dimensioni e profondità.
- Bag in Box 2023 – Domaine Font Sarade
- Divertente introduzione di un bag in box che devo dire se la è cavata meglio di tutti gli altri rosé in deustazione. Petali di rosa, fragola, lampone. Al palato torta alle fragole, bella acidità e finale salino con note d’uva che evolve in legno bianco. Un signor rosé con corpo, densità di frutto e carattere, ma comunque leggero sul palato.
- Cynarah Pic Saint Loup 2022 – Château de Cazeneuve
- Disinfettante, paté di olive, pesca matura. In bocca leggerissima spalla e dolcezza di frutta, senza slancio alle alte dimensioni, ma quasi neutro. Finale sapido, leggermente speziato, che chiude con disinfettante.
- Rosée des Broussees 2022 – Mas des Brousses
- Mandarino, pepe di autunno, rosmarino. Al palato brucia col pepe, che porta potenza! Finale sapido e speziato, pungente ma lungo.
- Tavel Rosé 2023 – Château d’Aqueria
- Quasi more, marmellata di mirtilli, fragole anche selvatiche. Al palato marmellata di fragole, bella acidità e timido tannino che dà peso ad un vino piacione ma molto verticale. Lungo finale vegetale. Hai il piglio di mantenere gran nervo nonostante la morbidezza.
- Les Terres Rouges 2020 – Domaine Font Sarade
- Profondo e verticale naso di liquirizia, ribes nero, pepe e dolce al caffè. Corpo seducente di liquirizia ma anche mentolato, enorme e maturo. Ottima acidità e un tannino potente e ghiacciato a tutta bocca. Finale all’arrembaggio col pepe aggressivo e una nota vegetale. Che vino!
- Petit Accent 2021 – Domaine de L’Accent
- Avevo grandi aspettative per questo vino perché in un’altra occasione ho assaggiato la Cuvée Elliot 2020 di questo produttore che mi ha davvero affascinato. Questa bottiglia mi è parsa decisamente inferiore, comunque piacevole, ma di un livello più basso. More di gelso, caco, geraneo. Al palato grande leggerezza, tannino finemente timido e vellutato attorno alle labbra che poi morde. Floreale al palato e tipico della Syrah. Finisce lungo e agrumato, speziato che evolve verso il pompelmo. Da bere fresco.
- Les Antimagnes Côtes du Rhône Rouge 2019 – Domaine des Escaravailles
- Foglia di pomodoro, prugna secca, liquirizia. Che generosità di frutto! Molto accomodante e immediatamente attraente al palato con note di liquirizia, bel tannino a pezzettoni attorno alle labbra che non fa resistenza fino al finale speziato di liquirizia amara e dominante che dura a lungo.
- Campredon 2020 – Alain Chabanon
- Un filo troppo Brett (o è il Mourvèdre?), carne, foglia di pomodoro. Setosissimo in bocca, tannino a vescicole al centro bocca. Corpo medio e al palato potente foglia di pomodoro e a metà corso emerge una salvifica amarena. Molto generoso anche nel finale pepato e lungo.
- Châteauneuf-du-Pape 2015 – Clos du Mont-Olivet
- Buono, ma per nulla imperdibile. Olive nere, cuoio, more. In bocca emerge il frutto (more), corpo fresco e non imponente, comunque discretamente succoso. Tannino avvolgente e pixelato attorno al palato, speziato più col cuoio e prugne, finale lungo e severo.
In sintesi
- Vino migliore: Les Terres Rouges 2020 – Domaine Font Sarade
- Vino peggiore: Cynarah Pic Saint Loup 2022 – Château de Cazeneuve
- Sorpresa: Bag in Box 2023 – Domaine Font Sarade
- Delusione: Petit Accent 2021 – Domaine de L’Accent
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