Aggiornato al 17 marzo 2026

Un post su una categoria che credo di non amare: i vini sardi. E una cantina da cui ho acquistato e un po’ me ne pento: Asinara. Ma la colpa non è né della Sardegna, né della cantina. E forse neanche mia. Procediamo con ordine.

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Quali Sono I Vini Sardi

Coste ventose e salmastre, zone interne più calde e asciutte, e un patrimonio di vitigni autoctoni (più qualche innesto storico) spiegano perché, quando inizi a leggere le etichette dei vini sardi, ti sembra di aprire una mappa. La bussola più semplice è questa: una DOCG (Vermentino di Gallura) e poi una costellazione di DOC (quasi una ventina), con nomi che spesso coincidono con territori-chiave (Cannonau di Sardegna, Carignano del Sulcis, Vernaccia di Oristano, Malvasia di Bosa, ecc.).

Se guardiamo i rossi, i tre pilastri che tornano sempre sono Cannonau, Carignano e Bovale. Il Cannonau non è altro che Grenache/Garnacha (anche se qui assume un’identità del tutto isolana) ed è il rosso più diffuso, mentre il Carignano del Sulcis gioca spesso su una trama più sapida e scura.. Il Bovale è l’altro nome che vale la pena memorizzare: meno chiacchierato fuori regione, ma spesso riconoscibilissimo. E poi ci sono le icone: ad esempio Turriga, che viene citato come simbolo e come rosso basato su uve autoctone (tra cui Cannonau e Bovale).

Sui bianchi, la gerarchia è più netta: Vermentino (con la Gallura come area-classico), e poi due nomi che ricordano subito la Sardegna anche per chi non la beve spesso: Malvasia di Bosa e Vernaccia di Oristano. Per completezza, aggiungiamo alla lista anche vitigni/denominazioni come Nasco, Nuragus e Semidano: non molto diffusi fuori dall’isola, ma interessanti proprio perché sfuggono alla diade Cannonau-Vermentino.

I Principali Vini Sardi

TipologiaVino / Denominazione (Sardegna)Vitigno/i chiaveNota
BiancoVermentino di Gallura DOCGVermentinoLa DOCG dell’isola, profilo spesso secco e deciso.
BiancoVermentino di Sardegna DOCVermentinoVersione “pan-isola” del vitigno bianco più celebre.
BiancoMalvasia di Bosa DOCMalvasiaAromatica e fruttata; una delle firme bianche citate più spesso.
BiancoVernaccia di Oristano DOCVernaccia di OristanoVino liquoroso e fortificato, simile allo Sherry; altra “bandiera” regionale.
RossoCannonau di Sardegna DOCCannonau (sinonimo di Grenache/Garnacha)Il rosso-simbolo, anche tra i più coltivati. Ricco e generoso, spesso alto tasso alcolico.
RossoCarignano del Sulcis DOCCarignanoRosso strutturato e sapido, legato al Sulcis.
RossoBovale (anche in blend)BovaleRosso intenso, spesso su frutto maturo ed erbe mediterranee.
RossoMandrolisai DOC(blend tipici locali)Denominazione storica interna, spesso di taglio tradizionale.
Dolce/AromaticoMoscato di Sardegna DOC (e Sorso-Sennori)Muscat Blanc a Petit GrainsLa famiglia “profumata” da tenere a mente se piacciono i vini aromatici.
Rosso (IGT)Isola dei Nuraghi Rosso IGT(uvaggi vari)Categoria trasversale, spesso usata per blend creativi.

La Cantina Tenuta Asinara

Ho incontrato i vini della Tenuta Asinara a VieVinum 2024, dove erano ospiti, e mi hanno colpito moltissimo – soprattutto dei rossi. Probabilmente quello che è successo è che il Blaufränkisch (come confermato dal Falstaff Rotweingala 2025) è un vino di altissimo valore, ma a tutto c’è una soglia e l’assaggio di rossi così diversi rispetto a quelli che avevo bazzicato per ore mi ha fulminato. Da qui la decisione di procedere ad un acquisto.

La Tenuta Asinara si trova nell’ominima isola ed è di proprietà della famiglia Sassu. L’idea di base non coinvolge solo il vino: i proprietari vogliono infatti preservare la razza degli asinelli bianchi dell’Asinara (una sorta di asino albino) e, nello stesso tempo, produrre vini “grandi” che dimostrino la vocazione del territorio. È un progetto che mette assieme biodiversità e vino senza farne una trovata di marketing: una coerenza molto sarda, se vogliamo.

Tecnicamente l’operazione vinicola è molto seria: densità d’impianto alta (poca uva per pianta), diradamenti, doppia cernita, pressatura soffice per i bianchi, fermentazioni “tradizionali” per i rossi, vendemmia manuale nelle ore fresche (a volte notturna). L’azienda non acquista concime, ma si affida al proprio piccolo allevamento di bovini (razza Chianina) e la concimazione a letame. Siamo quindi nell’ambito della viticoltura di medio-alto livello e il catalogo è interessante:

I Vini della Tenuta Asinara

EtichettaTipologiaDenominazioneUve / stileDettaglio distintivo
Cayenna SubMarinerBiancoDOC Vermentino di SardegnaVermentinoUve immerse nell’acqua marina e poi lavorate.
DiffidenteBiancoDOC Vermentino di SardegnaVermentinoVermentino standard, acciaio.
Indolente BiancoBiancoDOC Vermentino di SardegnaVermentinoVermentino che fa legno.
Indolente VintageBiancoDOC Vermentino di SardegnaVermentino, Chardonnay, SauvignonBlend sardo-internazionale, fa legno.
BirbanteSpumanteBrut DOC Vermentino di SardegnaVermentino (spumante)Spumante prodotto col metodo Charmat
Birbante RoséSpumante rosato(non indicata)Rosato BrutRosato prodotto col metodo Charmat. Stranamente non indicano le uve con cui è prodotto.
Indolente RossoRossoDOC Cannonau di SardegnaCannonauIl Cannonau che fa solo acciaio.
Indolente RiservaRossoDOC Cannonau di SardegnaCannonauVersione Riserva.
CayennaRossoDOC Cannonau di SardegnaCabernet Sauvignon, Syrah, Merlot, Cabernet FrancUvaggio di varietà internazionali che fa legno.
HerculisRossoIGT Isola dei NuraghiCabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet FrancPrimo vino della tenuta; nome antico dell’isola (Herculis Insula).
HassanRossoIGT Isola dei NuraghiCabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot14 mesi in barrique; dedicato a Hassan il Bello.
Hassan PassitoRosso passitoPassito Cannonau di SardegnaCannonai2 anni in barrique prima dell’uscita.
Indolente PassitoBianco passitoPassito Moscato di SardegnaMuscat Blanc a Petit Grains2 anni in barrique prima dell’uscita.
Indolente GinDistillatoGin“Fuori categoria” rispetto ai vini, ma fa parte della gamma.

Gli Assaggi dei Vini della Tenuta Asinara

Come detto, i vini della Tenuta Asinara furono ristoratori quando ero ormai sopraffatto dai rossi austriaci, durante un evento a Vienna. Qui le mie note, brevi ma entusiasti, di quel primo incontro:

Indolente Rosso 2022
Ciliegia polposa e anice domato, con tannini che sostengono e un’acidità ben definita.

Herculis 2020
Frutti rossi di bosco e una verticalità (acidità ma anche profondità) che sostiene il sorso. Grande blend.

Hassan 2019
Ricco ma ancora austero. Frutti rossi e neri al naso e in bocca con note di rovere tostato.

I bianchi invece mi impressionarono meno:

Indolente Bianco 2023
Acidità vibrante e naso di pesca bianca croccante. Secco e con buon corpo.

Cayenna SubMariner 2022
Più debole o forse più sottile del Vermentino Indolente. Forse ha bisogno di aprirsi nel bicchiere.

Decisi quindi di procedere all’acquisto, tramite un rivenditore. Acquistai:

Per un costo di 157 euro, che, ai prezzi attuali, significa che mi aspettavo di ricevere, in media, dei buoni vini. Rapporto qualità-prezzo a parte, ero anche intrigato all’idea di conoscere meglio un’area vinicola a me quasi ignota. La realtà delle bottiglie acquistate però, pur senza errori significativi da parte del produttore, mi ha deluso.

Hassan 2020 — 19/06/2025, panino con il cervo
Rosso rubino con riflessi granato. Un nero pugno in faccia: vedi le nocche, distingui i dettagli mentre arriva… ma arriva forte. Il naso entra in alta definizione e in tono alto, senza scampo: mirtilli, prugne, more, ciliegia nera, liquirizia e chicchi di caffè. Tantissimo, e con un’intensità inevitabile.

In bocca quella sensazione aumenta: corpo potente, ma troppo alcol, davvero troppo. Ci sono acidità e tannini astringenti ed eleganti sulle gengive, però è difficile concentrarsi su di loro quando ti sta investendo un treno. Tornano prugna e mirtillo, e nel finale si intravedono note potenzialmente affascinanti di chicchi di caffè tostati e un’amarezza di cacao tostato… ma alla fine è soprattutto l’alcol grossolano e dominante a emergere. Frutto di grande purezza, però un calice molto impegnativo. Sul panino, invece, ha funzionato: gli ha dato profondità e dimensione.

Herculis 2021 — 11/07/2025, T-bone steak
Rosso rubino carico, quasi nero. Un vortice che prende spessore mano a mano che ci entri: il primo strato è aromatico, l’ultimo è pura sensorialità. È un vino “alto”, sollevato, che guadagna peso col tempo. Il naso parte aromatico: viole, mina di matita temperata, eucalipto, corteccia, resina, mentolo; poi lascia spazio a una ciliegia più sostanziale.

Il corpo è liscio, ma il frutto concentrato ha una tessitura polverosa che cozza con i tannini morbidi, a grana fine, di presa media, percepiti sulle gengive e nella prima parte della bocca. È proprio questa tensione tra spirito leggero e bisogni feroci che lo rende notevole. Al palato arrivano asfalto fresco e ancora quella resina/corteccia. C’è un sottofondo gioioso che lotta con la serietà del corpo. Il sorso resta teso grazie a una grande acidità: chapeau per aver tenuto a bada l’alcol in un vino che non perde mai profondità. Il finale non è lunghissimo, anche se note di cioccolato fondente lo chiudono con un amaro che incapsula; e una certa piccantezza aggressiva e pungente è impossibile da non notare. Vino nato per la carne: i sapori si avvitano insieme, poi l’acidità chiude il sorso con profondità.

Indolente Rosso 2021 — 30/09/2025, pasta con pesto di pinoli, pomodori secchi e mozzarella
Rosso rubino con riflessi violacei. Un demone che si dimena al palato: attraente e potente. Il naso è molto attraente, eppure non mi ha sedotto. C’è amarena, budino al cioccolato, chiodo di garofano pungente, rovo e la ferrosità del sangue. Stratificato e inebriante, subito con una personalità esigente.

Corpo pieno, ma mantiene un po’ di freschezza, anche grazie a un’acidità discreta. Il tannino è quello “classico” della Grenache: senza forma precisa ma focalizzato dentro la bocca, solido senza mai sovrastare. Direi che la struttura è ben calibrata, anche se il grado alcolico è stato nuovamente difficile da bere. Il palato muscolare spinge su prugne surmature e frutto scuro maturo, cannella e ancora cioccolato. Il finale è piuttosto lungo: tabacco, anice stellato, carne affumicata e di nuovo cioccolato. È pesante: è nella sua natura. Ma è troppo concentrato sulla propria potenza, e perde l’occasione di far vedere cosa sarebbe stato se avesse urlato un po’ meno. Sorprendentemente in sintonia con la freschezza della pasta, anche se l’alcol è parso davvero eccessivo.

Herculis 2021 — 25/11/2025
Rosso rubino intenso. Uno sciame di punti neri che converge in un grande finale alcolico e denso. Il naso è ricchissimo, audace, perfettamente in linea con l’anima del blend: ciliegia scura, fumo, more, fichi opulenti immersi nel cioccolato. Un approccio iniziale potente.

In bocca è piacevolmente bilanciato, di corpo tra il medio e il pieno, con tannini deboli e sparsi nella bocca. L’acidità guida bene il sorso: c’è quasi una sensazione di freschezza. Il calore dell’alcol (15%) sembra etereo, non invasivo. La concentrazione del frutto porta sapori di more carnose e mirtilli. Quello che non mi è piaciuto è il finale: molto caldo e pungente, dove l’alcol prende il sopravvento. Copre purtroppo le note austere di cassis e pepe nero.

Il tema dell’alcol in tutti questi vini è quindi davvero invasivo. Personalmente, i vini caldi, con note alcoliche importanti (penso ad esempio agli Châteauneuf-du-Pape) piacciono e pure parecchio, quindi lo stile e il carattere dei vini della Tenuta Asinara dovrebbe essermi congeniale. Invece li ho trovati davvero troppo spostati verso un fuoco alcolico che non scalda ma brucia gli aromi e le sfumature.

Forse anche la Grenache non rientra niei miei gusti. Una volta Hugh Johnson disse che questo varietale si riconosce per il frutto generoso, che però con il motore a mille dell’alcol finisce davvero oltre il guard rail. Difficile dire se questo carattere così opulento derivi dal terroir o dalle scelte in cantina. Leggendo le schede tecniche, credo si tratti della prima perché sia in vigna che in fase di lavorazione delle uve la Tenuta Asinara sembra seguire ottime pratiche, che dovrebbero valorizzare il frutto e non annichilirlo.

Quindi, ad oggi, con ancora due bottiglie in cantina, riconosco la qualità tecnica dei vini, ma il loro stile non si sposa con i miei gusti, pur non avendo pregiudizi verso la tipologia. L’Herculis è valido, talvolta sorprendente. L’Indolente Rosso fa il suo. Mentre l’Hassan è una bomba alcolica di difficilissima gestione. Insomma, non direi mai che siano vini cattivi, ma di certo non mi hanno conquistato.

Non Solo Vino: Vini Sardi vs Liquori Sardi

Se i vini della Tenuta Asinara mi hanno lasciato con sentimenti contrastanti, c’è un altro prodotto sardo che merita di essere menzionato quando si parla di questa isola e del suo rapporto con il bicchiere: il vermut. La Sardegna ha infatti una tradizione propria nella produzione di vini aromatizzati, con erbe botaniche locali che non hanno nulla da invidiare a quelle piemontesi o catalane — le due capitali storiche della categoria.

Un esempio concreto: a Selezione Italia, una delle fiere di vino più interessanti che passano per Vienna, mi sono imbattuto nello stand di Silvio Carta, produttore sardo. Il suo Vermouth Rosso N.V. è stato una delle scoperte più divertenti di quella giornata: caramello salato, torta alla frutta, miele scuro e albicocche secche al naso, con una struttura da vino fortificato che però non pesa mai. Un prodotto serio, invecchiato, con quella complessità che ci si aspetta da un territorio abituato a lavorare su ingredienti intensi.

Il parallelo con i vini della Tenuta Asinara non è casuale. Sia nell’Herculis che nel Cannonau Indolente si percepisce la stessa tendenza sarda verso l’intensità, la concentrazione, il frutto maturo che non si scusa. È quasi un filo conduttore dell’isola: che si tratti di un rosso IGT o di un vermut artigianale, la Sardegna non fa le cose a metà. Il problema — o il pregio, dipende dai gusti — è che questa generosità può facilmente diventare esuberanza. Nel vermut di Silvio Carta quell’esuberanza trova un equilibrio nell’amaro strutturale e nell’affinamento; nei rossi della Tenuta Asinara, almeno per il mio palato, rimane qualcosa di sbilanciato.

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