Aggiornato al 21 luglio 2026.

Per chi acquista vino in Italia, il nome Donnafugata sarà probabilmente noto. Per chi acquista vino nei supermercati italiani, lo sarà certamente. Infatti questo produttore siciliano, grazie alle sue dimensioni e alla varietà della sua offerta, ha una presenza consolidata anche nella grande distribuzione. Insomma, non stiamo parlando di un outsider.

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Donnafugata, la Cantina (o le Cantine)

La proprietà della Cantina Donnafugata è della famiglia Rallo, che iniziò la propria avventura vitivinicola nella Marsala di fine Ottocento. Ma è solo negli anni Ottanta del secolo scorso che Giacomo Rallo, erede dell’azienda di famiglia, pianta alcuni vigneti a Contessa Entellina (a 90km da Marsala – vedrete, questa azienda è molto più siciliana che prettamente locale) e rinomina l’azienda Donnafugata, un termine nato dal “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa.

Da qui, nel corso dei decenni, la famiglia Rallo si è allargata a qualsiasi zona della Sicilia che fosse alla moda in quel momento. Nel 1989 è stata la volta di Pantelleria, da dove nasce l’incredibile Ben Ryé, un passito indimenticabile prodotto con uve di Zibibbo coltivate ad alberello panesco. Qui i Rallo hanno avuto la capacità di rendere mainstream un prodotto di eccellenza, facendolo uscire dalla nicchia.

Poi, negli anni Duemiladieci, è stata la volta dell’immancabile Etna, con l’acquisto di vigneti sul versante nord. Si può dire? Che palle l’Etna. Gran vini, per carità, ma la quantità di attenzione ed eccitazione catalizzata da questa zona è così inflazionata da far sospettare il vero suolo su cui poggiano questi vini sia quello della moda del momento più che quello vulcanico.

Oltre ai vigneti del vulcano, nello stesso periodo Donnafugata acquista terreni nella zona di Vittoria, terra del Frappato e del Cerasuolo. Insomma, un’impresa pan-siciliana, che ha saputo affondare radici in tutte le zone enologiche di prestigio di questa terra. In questo modo Donnafugata è riuscita a farsi identificare col vino siciliano tout court e, forse, a rendere anche più riconoscibile il vino siciliano stesso.

Va detto che si tratta di un’operazione di grande professionalità. Ho acquistato una cassa dei loro vini e la capsula di una bottiglia di Ben Ryé era rotta. Ho inviato loro una foto del prodotto danneggiato per capire di cosa si trattasse e mi hanno chiamato per fornirmi un report quasi forense su ciò che poteva essere accaduto. Nonostante il vino non sia probabilmente danneggiato (non ho ancora aperto la bottiglia), hanno elegantemente offerto il rimborso del prodotto.

La viticoltura non è biodinamica o in linea con un particolare approccio o moda. Va benissimo così, non si possono applicare le stesse regole a terroir così diversi. Inoltre, dalla mia esperienza, ho notato come i vini siano coerenti con il loro prezzo.

Questa è un po’ la garanzia che offrono i grossi produttori (come ad esempio Gerard Bertrand, il Donnafugata di Linguadoca, se vogliamo): non si faranno grandi affari, ma si riceve ciò si paga. Si perde un po’ di poesia e si guadagna in affidabilità. Come spesso capita in questi casi, i vini vanno dalla linea base in cui il basso prezzo rispecchia la rispettiva qualità alle bottiglie più ricercate, che raramente però superano i 50 euro.

Questi i vini più rappresentativi della cantina

VinoTipo / stileCaratteristiche principali
AnthìliaBianco, Sicilia DOCBlend di Ansonica + Catarratto; vino fresco, accessibile, “entry level”
LigheaBianco aromaticoZibibbo (Muscat of Alexandria) con Ansonica e Catarratto
SurSurBianco composto da uve autoctoneGrillo
Bell’AssaiRosso giovane / fruttatoUva Frappato, DOC Vittoria; beva immediata
SedàraRossoNero d’Avola; strutturato
SherazadeRosso blendNero d’Avola + Syrah
TancrediRosso di fascia altaBlend che include Nero d’Avola e Cabernet Sauvignon
Mille e una NotteRosso premiumIl rosso di punta
Ben RyéDolce / Passito (Pantelleria)Zibibbo in versione passito
KabirDolce / Moscato di PantelleriaDolce

Per quanto riguarda lo stile fuori dalla bottiglia, Donnafugata è un’operazione decisamente modaiola. Collaborazioni con Dolce&Gabbana (pan-sicilianismo, appunto) e Netflix. Il posizionamento marketing è riassumibile in “Voglio essere il vino che compra chi ha guardato “White Lotus”. Va be’, avranno fatto i loro conti, a me “White Lotus” fa abbastanza schifo.

Insomma, chi ama i vini di Donnafugata cerca una buona qualità e la sicura affidabilità. Forse nel mixer c’è anche una certa idea di sicilianità e sicuramente le pratiche sostenibili coltivate dall’azienda meritano un plauso. D’altra parte, è una grande operazione commerciale, in tutti i sensi, e ciascuno deve decidere quanta patina riesce a sopportare (o apprezzare) nei suoi vini.

I Vini di Donnafugata

Veloce rassegna dei vini di Donnafugata che ho assaggiato.

Fascia di Prezzo Bassa

Sicilia Damarino 2024 – Donnafugata

Degustato il 29/04/2025
Colore: Verdolino trasparente, appena accennato.
Com’è: Un vino che esiste appena. Si presenta con una tonalità giallo-verde talmente pallida che sembra più un’ombra sul fondo del bicchiere che un liquido. Il naso è sottile ma presente, con richiami a prugna verde, gelsomino e erba bagnata. Non è un vino raffinato: la parte vegetale è molto pronunciata, quasi grezza.
In bocca ha un corpo sorprendentemente pieno, quasi volesse abbracciare il piatto, ma l’acidità — che dovrebbe sorreggerlo — non arriva. Dominano le note erbacee, con un finale che ricorda un prato umido e salato.
Conclusione: Un vino incompleto, che parla di solitudine più che di compagnia. Va bene per le cene feriali di un uomo solo, e forse non pretende altro.
Prezzo al momento della stesura di questo articolo sul sito aziendale: 10,50 euro.

Fascia di Prezzo Medio-Bassa

Floramundi 2022 – Donnafugata

Degustato il 24/07/2025 con tortelli al sugo di salsiccia
Colore: Rosso granato con riflessi rubino.
Com’è: Un vino che si apre con grazia e profondità. Al naso si avvertono note di fumo, è elegante, con rimandi alla fava di cacao, la violetta e la rosa essiccata. In bocca, il Nero d’Avola guida la scena: struttura cremosa ma non opulenta, acidità medio-alta che mantiene il sorso vibrante. Il gusto è incentrato su ciliegie rosse non ancora mature, fumo, e tannini setosi, quasi oleosi, che si fanno sentire sulle labbra più che sulle gengive. Il finale non è lungo, ma è coerente: chiude con note da budino al cioccolato, una vena agrumata e un’ombra sapida.
Abbinamento: Con la salsiccia, trova un contrappunto preciso.
Conclusione: Un vino che cammina sul filo tra delicatezza e indulgenza. Sempre elegante, mai geniale.
Prezzo al momento della stesura di questo articolo sul sito aziendale: 18 euro.

Rosa 2023 – Donnafugata x Dolce & Gabbana

Colore: Rosato tenue con riflessi ramati.
Com’è: Il packaging è ricercato. Il vino, meno. Un rosato che sussurra qualcosa — mirtilli, forse, ma con voce flebile. Il corpo è evanescente, il palato appena teso, senza slanci.
Conclusione: Estetica impeccabile, contenuto dimenticabile. Chi cerca vino, qui troverà solo marketing.

Sul Vulcano 2021 – Etna Rosso – Donnafugata

Degustato il 23/01/2026 con pasta alle verdure grigliate, olive e capperi
Colore: Rosso granato.
Com’è: In un momento in cui i rossi faticano a sorprendermi, il naso di questo vino si è fatto notare. Non è l’affumicato dello speck, ma quello della cenere che accompagna spesso i vini dell’Etna, il respiro stesso del vulcano. Ci sono anche viola, fragola e del Brett che non disturba, anzi arricchisce un naso mai piatto. L’acidità è la vera protagonista: ampia, tesa, guida il sorso con la stessa energia di certi Chardonnay da clima freddo. Il corpo è medio-pieno, quasi masticabile nella sua morbidezza, mentre i tannini, a grana media, si sentono agli angoli della bocca: presenti, mai timidi. Al palato tornano le note di cenere insieme a una susina speziata sensuale. Una buona concentrazione di frutto tiene insieme tutto fino a un finale sapido e speziato, lungo una ventina di secondi: non ha mille sfaccettature, ma diverte. Chiude su cassis, tè nero e quella polposità tipica del vitigno, profonda e attraente.
Abbinamento: Con la pasta ha retto bene il confronto, trovando nel piatto abbastanza carattere da reggerne il passo.
Conclusione: Un Etna Rosso che parte da sensazioni profonde e poi costruisce aromaticità.
Prezzo al momento della stesura di questo articolo sul sito aziendale: 22.50 euro.

Altri vini isolani li ho assaggiati a Pub Klemo, Vienna.

Fascia di Prezzo Medio-Alta

Fragore 2020 – Etna Rosso – Donnafugata

Com’è: Un vino ben raccontato e ben realizzato. Susina matura, ma anche brezza di mare: un equilibrio tra polpa e tensione. I tannini giovani e poderosi, percepiti ai lati della bocca, sono il segno della sua energia, mentre la sapidità vulcanica aggiunge profondità.
Conclusione: Ha qualcosa del Nebbiolo, ma fortemente vulcanico. Un rosso ancora in crescita, ma già espressivo.

Fascia di Prezzo Alta

Mille e Una Notte 2020 – Donnafugata

Degustato il 17/02/2026 con stufato di pesce con le verdure estive
Colore: Rosso rubino brillante.
Com’è: Luminoso già alla vista. Il naso è ricco e stratificato, con sbuffi quasi pungenti di smalto, legno vecchio, viola e carne alla brace, rosmarino bruciato: fin dall’inizio si percepisce un lato sapido. Esce dai sentieri più battuti nel ventaglio aromatico, mentre l’equilibrio e la rotondità del corpo restano pilastri solidi che lo tengono ben ancorato a terra. Pieno, ma con nervo: c’è la polpa, ma anche l’energia. Parte di questo nervo arriva dai tannini, a grana lunga, sapidi, percepiti su tutta la bocca e soprattutto sulle guance; l’altra parte dall’acidità, che qui è più una funzione che un’identità. Al palato perde il lato spigoloso e si fa più maturo e più dolce, con una prugna quasi speziata. Una bocca vellutata, che mostra un frutto selezionato con cura e ben concentrato: chiaramente il rosso top della cantina. Il finale, di media lunghezza e leggermente sapido, invita al sorso successivo e ha un carattere dolce: marzapane e nocino riempiono un vino dove l’alcol è ben presente, ma perfettamente integrato. Tutto qui sembra al proprio posto, ed è forse per questo che il vino è ottimo ma non indimenticabile: manca la nota stonata, sembra un po’ troppo domato.
Abbinamento: Ha aggiunto profondità al boccone, dandogli propulsione.
Conclusione: Struttura leggera, ma solida, che si lascia comprendere e attraversare. Il rosso di punta si comporta esattamente come ci si aspetta da un rosso di punta: tutto giusto, tutto al suo posto. Forse è proprio questo il suo limite.
Prezzo al momento della stesura di questo articolo sul sito aziendale: 69.50 euro.

Ben Ryé 2022 – Passito di Pantelleria – Donnafugata

Com’è: Un vino monumentale. Il naso è un mare di canditi, fichi secchi, fiori disidratati. In bocca, è un fluire viscoso, dolce ma non stucchevole, con un cuore di bergamotto, tè e toffee. L’acidità è nascosta, ma c’è, e tiene insieme tutto. Ma è la salinità finale che eleva il sorso: guida, scolpisce, fa brillare.
Conclusione: Chi non lo ama è senza cuore. Un grande passito che parla più di sale che di zucchero.

Ben Ryé 2022 – Passito di Pantelleria – Donnafugata

Degustato il 09/02/2026 con crostata di ricotta alla romana
Com’è: Un’evoluzione che spiazza. Al naso è quasi ingannevole: gelsomino, rosa, un accenno di cactus che porta un’aridità balsamica lontana. Poi in bocca cambia registro e si accende, spinto da un’acidità cosmica e da sapori agrumati. Il corpo è denso ma mai stucchevole, ce ne si innamora subito. Caramello salato, datteri, tè Earl Grey non coprono mai la freschezza di fondo. Il finale è lunghissimo, pompelmo e scorza d’arancia disidratata, ancora datteri e uva passa, con un carattere più serio del resto del sorso: forse è così che invecchierà, ma oggi è un cucciolo scatenato. La sapidità attraversa tutto il sorso ed esplode nel finale, che dura una trentina di secondi.
Abbinamento: Inizialmente l’abbinamento ha fatto emergere una scorza di agrume che ha reso il vino amaro per lo zucchero del dolce. Dopo qualche sorso però, forse per la lunghezza stessa dell’esperienza, l’accostamento ha cominciato a funzionare: una traiettoria che prima sale e poi scende.
Conclusione: Rispetto alla versione bevuta in degustazione, a casa e col piatto giusto il Ben Ryé rivela un arco ancora più lungo e più completo. Un’evoluzione affascinante: dall’eleganza del naso al palato che quasi sembra esplodere. Dalla quasi eterea florealità che inizialmente ti inganna, quasi gigiona, suggerente un vino dolce “da donne”, si passa ad una vivacità sostenuta dall’acidità e dai sapori citrici. Una propulsione enorme che poi si spegne, facendo scendere il vino verticalmente, spinto in basso dalla forza di gravità.
Prezzo al momento della stesura di questo articolo sul sito aziendale: 66.50 euro.

Conclusione

Alla fine restano vini che fanno esattamente quello che promettono, senza sbavature e senza troppe sorprese. Il rapporto qualità prezzo è onesto, quasi didattico: paghi quello che bevi, bevi quello che paghi. Sono prodotti puliti, pensati per muoversi su mercati grandi ed eterogenei, dallo scaffale del supermercato alla carta di un ristorante internazionale, e si sente. Più che una rappresentazione viva dell’isola, ne sono il biglietto da visita: la versione presentabile, senza spigoli, pronta per chi la Sicilia non la conosce ancora.

Tecnicamente sono ineccepibili. Ma è proprio quella pulizia a togliere qualcosa: manca la goccia che cade nel giardino zen, l’imperfezione che rende il vino vivo invece che concluso. Eppure, perfezione o no, di queste bottiglie (quelle della fascia alta) si gode.

Per altre recensioni di produttori, visita l’articolo su Scurek, nel Collio sloveno.

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