È stata la mia seconda volta a VieVinum e, come per VieVinum 2024, le aspettative non sono state deluse. L’Austria è un grande paese vinicolo in termini qualitativi, non quantitativi – quindi non servono enormi padiglioni fieristici per contenerne gli attori. L’Hofburg, il palazzo imperiale viennese, è più che sufficiente: e gli occhi ringraziano, perché assaggiare un vino nella Festsaal (la sala riportata nell’immagine copertina di questo articolo) è ben più affascinante che farlo dentro a un’anonima struttura di cemento armato.

Evviva le piccole dimensioni di questi grandi produttori, quindi.

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Ovviamente, con la rappresentanza di 521 aziende e i loro 2694 prodotti, bisogna entrare in campo con un preciso piano di gioco, pena perdersi nei meandri di DAC che poco ci interessano. La roadmap quindi è stata:

Hirsch, che un po’ mi ha deluso

Prima tappa è stata al banchetto di Hirsch. Avevo trovato i suoi vini molto interessanti al Falstaff Weißweingala 2025 e ho quindi comprato qualcosa, che non ho ancora bevuto. Premesso che i bianchi della Bassa Austria hanno bisogno di tempo per dare il meglio e questi eventi non fanno certo loro giustizia, sono rimasto abbastanza deluso dall’assaggio. Il Kammern Grüner Veltliner 2025 mi è parso dare ben poco al palato al momento, è teso e diretto, che è certamente lo stile della casa, ma anche un approccio poco attraente in questo caso.

Lo Zöbing Riesling 2025 ha lo stesso problema di quanto assaggiato con il Kammern GV, il finale mostra del frutto, ma poca roba. Non sono vini scadenti, anzi – ma non danno particolare piacere. Complimenti al produttore per aver portato cinque esemplari di diverse annate di quello che forse è il suo vino più importante: il Lamm Kammern Reserve Grüner Veltliner.

Ho assaggiato la 2021 che mi è parsa ancora chiusa, certo la sapidità è affascinante e con una struttura così è lecito sognare. La 2017 è ottima, perché è ancora tesa ma non rigida, anzi, si ammorbidisce, prende forma e sembra in un momento splendido della sua evoluzione. Può competere coi migliori vini della Kamptal, secondo me.

In questa progressione, mi aspettavo grandissime cose dalla 2006, ma, nonostante si tratti di un gran bel vino, mi è sembrato già in una fase calante e meno attraente rispetto alla 2017. L’acidità qui ha perso tensione e il frutto pare sbrindellato. In generale, mi aspettavo uno stile più accessibile o che negli anni seguisse una progressione quasi à la Wachau, ma ho trovato prodotti un po’ duri e non sono sicuro ci sia una finestra temporale in cui questi vini mi affascineranno davvero.

Le bolle

A parte L’Autrichienne di Ebner-Ebenauer, non ho ancora incontrato spumanti austriaci che mi abbiano fatto innamorare. E non era destino ci fossero colpi di fulmine neppure oggi. Il già noto Brut Rosé N.V. di Jurtschitsch funziona molto bene, ma tutto qua. Zuschmann Schöfmann non manca mai di deludermi e il loro Grosse Reserve Chardonnay Extra Brut 2021 mi è parso privo di slancio e il Blanc de Blancs Extra Brut N.V. di Allram ha buona struttura e almeno non fa danni.

Quest’anno le bollicine hanno subito una sorta di apartheid, costrette nel foyer del palazzo, come questuanti. È una scelta ragionevole: in questo modo gli appassionati del genere non devono scapicollarsi tra vari stand, l’infrastruttura necessaria al buon mantenimento di questi vini è garantita e si dà una certa impressione di unità nel frizzante sforzo. Impossibile non chiedersi però, se aver separato queste zone dal resto non sia un modo di sussurrarci qualcosa circa la loro qualità.

La Wachau: Alzinger e Weinhofmeisterei Mathias Hirtzberger

Passando alle cose che buone lo sono per davvero, riguardo alla Wachau avevo l’obiettivo di riassaggiare vini e produttori che mi hanno colpito particolarmente nei mesi scorsi. Il primo è l’altissimo (fisicamente) e limpidissimo (enoicamente) Alzinger. Qui c’è stato il solito problema di questi vini in questo contesto. Le bottiglie della Wachau sono, in gioventù, degli scarabocchi che diventano trame intricate e sensuali con gli anni. Ovviamente questi produttori devono partecipare a eventi come VieVinum perché qui non si propongono solo i propri prodotti, ma si fa anche networking, si stringono accordi e via dicendo. Ma, come ho detto anche con Emmerich Knoll, il vino appena imbottigliato o addirittura il campione di botte non ha le caratteristiche per farsi apprezzare in questo contesto.

Comunque, di Alzinger quest’anno in un’altra occasione ho assaggiato uno Smaragd Steinertal Grüner Veltliner 2016 spaziale e volevo conoscere meglio il suo portfolio. Il Federspiel Hochstrasser Grüner Veltliner 2025 sa già di Wachau, con la sua verticalità, l’acidità sinusoidale, una sapidità potente e il frutto che adorna tutta questa tensione. Gran bel vino. Ancor meglio i giovanissimi Smaragd Steinertal Grüner Veltliner 2025 e Smaragd Loibenberg Riesling 2025, quest’ultimo con interessanti note di fiori di albero di agrumi e una struttura che nasconde ancora molto, ma promette di dare supporto ad un frutto per ora timido. La moglie di Leo Alzinger è una macchina da guerra e voleva continuare a versare altri assaggi, ma ritmo e misura sono necessari in eventi come questo e spero di non averla offesa interrompendo questa mitragliata di bianchi.

I vini di Mathias Hirtzberger mi avevano affascinato al Falstaff Weißweingala 2025 e a me sembra che anche l’azienda rappresenti qualcosa di interessante nel panorama della Wachau. Innanzitutto, il figlio cadetto che si stacca dal castello paterno (l’enorme Franz Hirtzberger senior) è una storia curiosa in un contesto molto tradizionalista come quello della Wachau. Inoltre, così ad occhio, l’uomo mi pare avere in sè modi giocosi e un po’ impacciati che contrastano con la precisione dei suoi vini. Un po’ come le sue etichette, che uniscono araldica a cuoricini.

Dei vini mi sono innamorato. Anche il caveat già esposto del contesto e dell’età dei vini qui frena solo parzialmente il valore percepito. Il Zier Federspiel Riesling 2025 è amichevole, ma non semplice: ha profumi di frutta tropicale e un passo spedito ed elegante. Gli Smaragd, essendo del 2025, sono nei loro “terrible twos”: tanta energia, anche sregolata, ma anche un potenziale enorme. La nota alcolica non timida del Kollmütz Grüner Veltliner Smaragd 2025 è bilanciata da un frutto purissimo e una sapidità potente. Il Ried Gaisberg Riesling Smaragd 2025 ha freschezza, profumi floreali che mi hanno ricordato alcuni Ried Klaus Riesling Smaragd di Jamek e una struttura che ha appena iniziato a sussurrare ciò che diventerà da grande. Energico anche il Kollmitz Smaragd Riesling 2025, ma più ombroso nei profili – al momento pare anche più preciso del Gaisberg e che fascino la sua complessità!

matthias hirtzberger wines

Di questo produttore parleremo ancora, spero di visitarlo nei prossimi mesi e la moglie di Mathias Hirtzberger ci ha concesso qualche minuto e la chiacchierata è ora su Instagram. Ho trovato interessante il punto sulla difficoltà di reperire lavoratori per le vigne terrazzate, che mi aveva segnalato anche Knoll – sarebbe interessante fare un po’ di conti in tasca ai produttori e capire quanto è rara e quanto costa la manodopera rispetto agli utili e comparare questa misura ad altre zone vinicole. Interessante poi che il clima della Wachau sia ancora considerato “fortunato”, una nozione che alcuni rivenditori sfidano indicando la parte orientale della valle come troppo calda (l’azienda invece si trova proprio nel mezzo). Sia come sia, secoli fa i figli cadetti facevano le Crociate, oggi fanno vini incredibili: alla faccia di chi dice che i tempi andati erano migliori!

La Stiria: Erwin Sabathi e gli altri

Se la Wachau è la linea reale del vino austriaco, la Stiria ha qualche signorotto feudale e tanti, troppi popolani. Fuor di metafora, le tre DAC stiriane, che nel complesso sono davvero troppo grandi per essere consistenti, hanno alcuni nomi di grande prestigio (Sabathi, Tement, Neumeister), ma la qualità media rimane molto bassa – e tra i due estremi manca una “classe media” (esclusi rari casi come Frauwallner e Polz) che garantisca un buon livello. Forse, ma dovrei verificarlo, il problema sono anche i vigneti: i grandi nomi hanno a disposizione parcelle da Grand Cru che da sole valgono l’acquisto, gli altri no.

Sia come sia, l’azienda Erwin Sabathi ha due esempi di Ried Pössnitzberger Kapelle Sauvignon Blanc e due di Ried Pössnitzberger Kapelle Chardonnay. Stiamo parlando di un’area top di un vigneto top. Tutte e quattro le bottiglie avevano in comune la caratteristica di un profumo ricco e un corpo cremoso a cui faceva da contraltare una nota di fumo al palato che creava un contrasto affascinante.

Per quanto riguarda il Sauvignon Blanc, la 2019 mi è parsa già perfettamente risolta. Il naso era tropicale, con note di melone, buccia di mandarino candita e sambuco. Poi il sorprendente palato affumicato metteva tutti in riga, prima del finale eterno di una bottiglia che sospetto possa durare per sempre. Simile e serissima la 2017, questa volta con un naso tropicale con note di litchi e di melissa. Finale salino e wow, che terroir!

Negli Chardonnay la 2019 mi è parsa eccezionale tanto quanto i Sauvignon: leggermente più opulento al naso rispetto ai vicini di vigneto e con un’impronta meno stiriana, ma vivace e luminoso. La 2017 invece penso abbia avuto un’annata buca, perché il naso è tropicalissimo, una pina colada praticamente, ma poi il corpo è vuoto, spento. Uscito di scena senza neppure entrarci.

Per dare una chance a tutti e sfidare le mie opinioni circa il livello medio del vino stiriano, mi sono fermato presso due banchetti a caso. Il primo è stato quello di Der Gollenz, il cui Eruption Brut Reserve mi è parso non riuscire a unire il frutto al metodo di vinificazione scelto e il Viarum Brut ha solo un buon perlage al suo attivo. Meglio, ma non troppo, è andata con Frühwirth, il cui Sauvignon Blanc 2025 è semplice, ma non per questo cattivo, con la sua freschezza e le pirazine a mille. Leggermente più complesso il buon Ried Hochwarth Weissburgunder 2023 e il Vom Vulkan Welschriesling 2023 è esattamente lo stereotipo del Welschriesling: naso interessante di mela surmatura, fieno e prato, e corpo denso ma muto. Classico.

Gli intermezzi internazionali

Già tanta carne al fuoco, pausa ristoro e intermezzo ospiti internazionali. Quest’area è la più variegata della manifestazione anche in termini umani. Trovi chi si aspettava di essere in tutt’altro tipo di manifestazione, l’agente austriaco che ne approfitta per parlare di tutto il suo portfolio, chi è lì per godersela, chi è lì e se l’è già goduta e strascica le parole, quello che non sa niente dei vini che propone e tedeschi che – surprise surprise – bevono birra.

Ho iniziato con Ktima Gerovassiliou (Κτήμα Γεροβασιλείου) e non so perché visto che già due anni fa avevo assaggiato i loro vini e mi erano parsi ordinari. Confermo, sono ordinari. Il White 2025 è un buon blend di Assyrtiko e Malagoutsia, la Μαλαγουζια (Malagouzia) 2025 ricorda il Welschriesling per il naso remissivo e il corpo muto – un buon aperitivo, ecco. Il migliore della tornata è il Viognier 2024 che però posso dire? secondo me dimostra soprattutto che in quei vigneti il Viognier non dovrebbe starci. Palato ampio con sapori di marmellata di albicocca, ma manca di struttura.

L’ospite dell’edizione era la Georgia e ho dato spazio solo a Château Mukhrani, mirabilmente esposto dall’agente per il mercato locale. L’enologo qui è di formazione bordolese e si vede, nel senso che troppi vini sono repliche di bottiglie che si fanno meglio nel dipartimento della Gironda. Il Goruli Mtsvane 2023 è un bianco rotondo, versatile, gastronomico: le manacce dell’enologo risaltano su tutto. Non un cattivo vino, ma non mi eccita come concetto. Molto più tipico invece lo Shavkapito 2021, un rosso dai tannini leggermente rustici, ma fresco, leggero e ben bilanciato. Un vino che merita attenzione nonostante sembri non volerne. La versione riserva, la Réserve Royale Shavkapito 2020, nella sua ricerca dell’eccellenza perde tipicità e con essa l’anima. Mi è piaciuto il profumo di alga e la leggera riduzione del Qvevri Red 2020, che però mi offende perché solo una percentuale a una cifra del vino matura in qvevri. Infine, la Réserve Royale Saperavi 2019 è quasi un Merlot bordolese: tanta ciliegia, tanto rovere, tanto rotondo. Un buon vino, che non parla georgiano.

Meglio sono caduto in terra tedesca con Dönnhoff e il suo simpaticissimo rappresentante. Non sono un esperto di vini tedeschi, mi sto avvicinando, ma sono un neofita. Qui mi sembra di aver trovato qualità interessante però.

Il Grauburgunder Trocken 2025 è un classico Pinot Grigio ben fatto. Il livello sale con il Tonschiefer Riesling Trocken 2025: pulitissimo, preciso, e ancora molto giovane. Il Roxheimer Höllenpfad Riesling Trocken 2024 segue lo stesso stile, ma mostra già alcune delle sue carte: ha un naso erbaceo che ricorda il gin e un finale lungo e cristallino, purezza che ho ritrovato anche nel Krötenpfuhl Riesling GG 2024. Questo stile mi ha ricordato un po’ quello di Hirsch, ma questi vini sono dotati di maggior forza. Ingiudicabile per me che non conosco la categoria, ma assolutamente accattivante il Oberhäuser Leistenberg Riesling Kabinett 2025, la cui vivacità da Auslese è bilanciata dalla sensazione di pienezza dovuta al residuo zuccherino di categoria. Una bella esperienza.

Lasciando l’area noto un rappresentante di vini georgiani che, libero da ospiti, si guarda Euphoria sul telefonino. Chissà cosa pensa di Sydney Sweeney.

euphora watcher

Il Burgenland in guerra

Io al Burgenland voglio bene per tanti motivi. Il primo è che voglio bene al Blaufränkisch, il secondo è che ho incontrato sempre vignaioli disponibili, amichevoli e dalle idee chiare, il terzo è che questi vini – anche quelli al vertice della piramide qualitativa – sono ancora prezzati favorevolmente. Il quarto motivo è che nelle DAC della regione è in atto una battaglia vivacissima tra le due personalità di questa terra: quella tradizionalista e quella contemporanea. Non è solo Gesellmann vs Moric, tutti i produttori locali sembrano schierarsi con passione in un campo o nell’altro.

Pensateci, la Wachau è la tradizione – e grazie al cielo, guai a toccare la dinastica perfezione. La Kamptal pare risolta verso uno stile moderno, intelligentemente diverso rispetto a quello dei vicini di Danubio. Della Stiria abbiamo detto. Tra le grandi rimane il Burgenland, dove la battaglia infuria.

E secondo me questa frattura spinge gli attori di entrambi i campi a superarsi, a migliorarsi di continuo perché non si tratta solo di dimostrare il proprio valore rispetto al vicino di casa, ma soprattutto di dimostrare che la propria idea di vino è la migliore. È una guerra di religione, non uno scontro commerciale. Ne risulta che Gesellmann e i suoi producono alcuni dei vini tradizionali (legno e corpo) tra i più precisi che io abbia mai assaggiato e Moric e i suoi hanno bottiglie in cui il terroir è tradotto in maniera trasparente e abbagliante nella sua chiarezza. Non smettete, vi prego, continuate a darvele di santa ragione.

Ho iniziato con Heinrich, il gigante dei vini naturali che avevo apprezzato a MondoVino 2025. In questo caso mi ha parzialmente deluso, non perché ci fosse qualcosa di sbagliato nei vini ma perché nulla mi ha davvero colpito. Oh When The Saints Petnat, per la categoria di cui fa parte (e che non amo) è onesto e addirittura elegante: onnipresenti aromi di mela, ma la bolla non è affatto pesante.

Passando ai bianchi, lo Chardonnay Leithaberg 2024 mi è parso incompleto: il tempo sulle fecce gli ha dato densità, ma gli aromi sono minimi. Il blend Edelgraben Chardonnay Weissburgunder 2024 e il Weisze Freyheit 2023 sono freschi, ma con pochissimo carattere. Il rosso Graue Freyheit 2022 si mostra meglio, con una buona presa tannica che rimane misurata, senza particolare densità di frutto, ma l’acidità lo tiene in vita. Il Out Of The Dark Blaufränkisch 2023 e il Blaufränkisch Alter Berg 2021 sono pulito e puri come il produttore ama, con il secondo più succoso del primo: pochissimi spunti. Vorrei riprovare il Pinot Freyheit 2023, perché l’approccio non interventista dell’azienda lascia che il naso del Pinot Nero si esprima liberamente e gli aromi che ne risultano hanno carattere e freschezza. I tannini elegantissimi completano un quadro molto bilanciato.

Un salto di qualità si è avuto con gli ultimi due rossi, tra i più noti e ambiziosi della casa: il Gabarinza 2020 ha carattere, tannini, concentrazione di frutto. Fresco, ma succoso e intenso. Elegante anche il Salzberg 2021, che controlla benissimo la propria potenza e il passaggio in legno. Nel complesso mi sembra che questa azienda cerchi l’espressione primaria e quasi asettica del frutto. Nessun vino è “sbagliato”, ma questa ricerca della purezza mi sembra abbia condotto a bottiglie asettiche e senza slanci.

Rimanendo nel gruppo Pannobile, ovvero i produttori più in linea con lo Zeitgeist del Burgenland, mi sono mosso verso il banchetto di Claus Preisinger. Mentre Heinrich tende a levarsi di mezzo, questa cantina ormai culto in Austria si mette in mezzo, con metodi naturali e bio, ma non teme di intromettersi tra grappolo e bottiglia. Vista la mia scarsa simpatia verso i vini naturali e affini, mi aspettavo poco.

Quanto mi sbagliavo. Tre assaggi e tre esperienza da ricordare. L’Attila Furmint ha una freschezza innata data dall’acidità e riesce a riempire e soddisfare la bocca pur rimanendo estremamente lineare. Il Triple B è la miglior espressione di Blaufränkisch fresco che abbia mai incontrato: profumi e sapori si diramano in molteplici espressioni, eppure rimane immediato e netto, in equilibrio perfetto tra il corpo medio e il frutto vivace e vibrante. Mi sono innamorato anche del Pinot Noir, tutto giocato sulle coppie: succoso e fruttato, fresco e speziato, divertente e ricco. Non è affatto privo di carattere: ha tannini e il corpo medio e aromatico mostra una certa arroganza nel mantenersi saldo di fronte alle tante sfumature liberate da questo vaso di Pandora enoico.

wines of claus preisinger

Avrei tantissime domande per questo produttore, curiosità che un contesto come VieVinum non può esaurire. Ad esempio, sapendo che si lanciano spesso in pratiche inusuali (ad esempio il pigiare l’uva con i piedi), mi chiedo cosa li porta a queste soluzioni: fanno un test, vinificando due vini identici se non per quella specifica pratica e poi decidono quale è migliore? Oppure sono scelte istintive? Sia come sia, oggi le mi convizioni su queste tipologie di vini hanno perso, l’enoappassionato che c’è in me però ha vinto alla grande.

L’ultimo membro della Pannobile che ho incontrato è stato Gsellmann Andreas. Niente di sconvolgente qui. Il Zu Tisch Weiss riceve profumi tropicali dal suo saldo di Muskat-Ottonel e grazie alla sua dolcezza da Kabinett può piacere anche a chi non ama il vino. Il Pannobile Ried Goldberg Weissburgunder ha un bel corpo ed è molto in linea con il varietale, da riprovare.

Altro produttore, meno estremo ma comunque con l’ambizione di essere in linea con lo zeitgeist, che volevo incontrare era Wachter-Wiesler. Anche lui ci ha concesso qualche minuto che trovate su Instagram. Ho trovato i vini solidissimi e interessanti: nello specifico, mi sembrano un’azienda ancora in itinere, ben lontana dall’essersi definita, e questo è spesso l’inizio di grandi cose.

Nello specifico, i due Welschriesling (Deutsch Schützen Welschriesling 2024 e Eisenberg Welschriesling 2024) sono molto lontani dai prodotti base incontrati anche in altre aree di VieVinum. I marchi di fabbrica sono speziatura, profondità e finale polifenolico, con l’Eisenberg leggermente più fruttato e ricco del Deutsch Schützen). Queste sono bottiglie che vogliono fare il salto, e in larga parte ci riescono.

Ugualmente interessanti i due Blaufränkisch, sempre provenienti dai due stessi comuni, annata 2022 questa volta. Il Deutsch Schützen è terroso, con anche note di selvaggina, incenso, more di gelso e una freschezza non disgiunta da tannini. Serio ma leggiadro il finale di tè nero e chiodi di garofano. L’Eisenberg invece è più floreale, ma l’approccio del produttore è riconoscibile nel miglior modo possibile.

Infine, il loro vino a cui sembrano più affezionati, il Béla-Jóska Eisenberg 2023, è un semplice, con piacevoli note terrose e di fragole. Mi sembra ne vogliano fare un manifesto, io però virerei sui village.

Concluso l’approccio contemporaneo, mi dirigo verso il più elegante dei tradizionalisti: Gesellmann. Ora, l’approccio è quasi in antitesi con lo zeitgeist, ma la capacità di produrre vini precisi ed espressivi è eccezionale: questo va detto perché la propaganda di alcuni attori (spesso rivenditori, più che produttori) della scena indie vorrebbe far passare i corpi estranei come scarsi e dipendenti da accorgimenti tecnici. No, qui la qualità in cantina c’è ed è altissima.

I bianchi sono quelli che mi hanno interessato meno. Lo Chardonnay 2025 ha un intento chiaro: essere un vino internazionale, succoso e con grande apporto dato dal legno. Ha note addirittura di pop corn, oltre che tropicali e sia intenzioni che esecuzione sono semplici, ma il finale salino gli dona qualche dimensione. Lo Chardonnay Ried Steinriegel 2024 mostra più terroir della versione base ed è più teso, con note di limone e melissa.

Il blend Hochberc Weiss 2024 è un bel mix di elementi ovvi, per la tipologia: speziatura, tanta frutta a nocciolo e ovviamente il rovere. Riempie la bocca, ha sapidità ed è molto gastronomico. È un blend di Chardonnay e Sauvignon Blanc: insomma, una dichiarazione d’amore verso il classico, e per chi volesse approfondire la differenza tra i termini tecnici che ruotano attorno a queste pratiche di miscelazione, vale la pena leggere assemblage vs cuvée. Stesso si dica per la Cuvée Sol 2023, che però mi ha un po’ deluso in quanto mancava di tensione e carattere.

L’azienda però è nota per i rossi, e qui la questione si fa davvero interessante. Serio e intenso il Blaufränkisch Creitzer – Reserve 2023, anche qui perfetto per la tavola e credo con tanta vita davanti. L’Opus Eximium 2022, di cui ho amato l’annata 2019, in questo caso mi è parso meno intenso. Certo succoso e ricco di sapori speziati e di amarene, ma forse non così destinato ad evolvere a lungo in bottiglia. Non dissimile il giudizio sul Bela Rex 2022, mentre l’Hochberc (Blaufränkisch) 2022 è davvero di alto livello, grazie a toni speziati e terrosi che costruiscono quasi un tessuto attorno alla solida struttura tannica.

Dove il buono diventa eccezionale però è con l’ammiraglia G 2022 e la sua enorme complessità di sapori di visciole, chiodi di garofano e terra. Maturo il tanto che basta per riempire una struttura leggera e lineare. Il finale lungo di tè nero mi ha fatto chiedermi se non sia questo l’ideale platonico del blend di varietà rosse austriache.

Trovare due vini dolci è stata una sorpresa gradita, berli è stato travolgente. Il Sämling Beerenauslese 2022 è eccezionale, maturo e con note di miele e arancia candita. È vivace, ma non lo ostenta, anche grazie al corpo quasi resinoso.

Il Sämling Trockenbeerenauslese 2017 è stato il miglior vino assaggiato in giornata: incredibile nel suo corpo anche resinoso. Per profumi e postura ricorda una vecchia villa, ricca di profumi di legno di sandalo, papaya, floreali e miele scuro. Una complessità che può durare in eterno.

In sintesi, mi sembra che Gesellmann, una cui breve intervista è disponibile su Instagram, sia un produttore che abbia ben chiaro cosa cerca a livello stilistico. I rossi sono lo zenit di quell’approccio in Austria, e la qualità del lavoro in cantina, finalmente nobilitato, è evidente. I vini dolci mi hanno sorpreso e ammaliato e li ho trovati addirittura migliori di quelli esposti da Kracher.

Sì, perché il piano era concludere con l’azienda principe del vino dolce austriaco. Non credo la qualità della cantina sia calata drammaticamente, probabilmente, anche a giudicare dalla line up, hanno poco interesse a partecipare a VieVinum e mandano in campo le riserve. Fossi in loro, eviterei di partecipare del tutto, perché le bottiglie erano debolucce.

L’Auslese Zweigelt 2022 non ha grande densità, è un semplice vino rosso dolce con note di fragoline selvatiche e ciliegie. La Cuvée Beerenauslese 2021, vista l’acidità, potrebbe avere un bel futuro, ma al momento è solo irrequieta, con note dirompenti di succo d’arancia. Molto buona invece la Kollektion Grande Cuvee Trockenbeerenauslese 2022, che era setosa, con note di miele, fiori e frutto tropicale a impreziosirne il tessuto.

Impressioni finali

I vini assaggiati a VieVinum mi sono piaciuti maggiormente rispetto a quelli della scorsa edizione. Si è trattato soprattutto di buona pianificazione e attenzione nel non perdermi in banchetti che non mi interessavano davvero. In questo senso è affascinante la completezza di questo evento, che permette davvero una visione a 360 gradi della scena enologica austriaca.

Ovviamente è tutto parziale, rapido, affrettato, ma la possibilità di assaggiare nella stessa giornata la Wachau e i vini naturali, facce note e nuovi volti, è davvero impagabile e, per chi ama il vino austriaco, imperdibile.

I miei premi

Leggi qui la comparazione tra Grüner Veltliner e Riesling.

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