- L'importanza del primo produttore
- Wachau, perso nella caos
- Il vasto Burgenland
- Alla ricerca di bollicine nella Bassa Austria
- Stiria, abbiamo bisogno di una pausa
- Le toilette di VieVinum come sito in cui l'uguaglianza di genere si realizza e si amplifica
- Resto del mondo, ma senza far ombra
- Delusioni greche
- Encore, finale e saluti
VieVinum è un po’ il Vinitaly d’Austria, ospitato nella splendida cornice del palazzo imperiale viennese, l’Hofburg (dove non si è svolto il Schaumweinfestival di Falstaff). Qui si ritrovano tutti (o quasi, vista l’assenza di Kracher) i produttori austriaci più importanti, insieme a quelli medi e piccoli. È un’occasione a cui non si può mancare, indipendentemente da quale lato del banchetto delle degustazioni ci si trovi. Per chi fosse interessato all’evoluzione di questo importante evento, vale la pena dare un’occhiata al Report VieVinum 2026 per seguire i cambiamenti e le novità dei prossimi anni.
Io e mia moglie, parcheggiata la bambina con la nonna, ci siamo andati. Il prezzo del biglietto al pubblico è accessibile, ma può sembrare sproporzionato: 70€. Tuttavia, bisogna contestualizzare. Non si va al VieVinum per assaggiare davvero i vini, aspettarsi qualcosa del genere è come aspettarsi di leggere un libro intero in libreria. No, si va per farsi un’idea di cosa propongono i vari espositori, lasciarsi incuriosire da qualche vino che forse si acquisterà e farsi due risate osservando gli altri visitatori.
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L’importanza del primo produttore
Come sempre a questi eventi, è bene prepararsi un piano d’azione, individuando una serie di produttori da visitare per non perdersi nella moltitudine. Tutti i piani si sfalderanno strada facendo, ma partiamo decisi, anche perché la venue è ampia: solo per raggiungere il deposito cappotti bisogna attraversare una quarantina di espositori.
Loimer
Iniziamo con Loimer, alfiere del Kamptal che tanto mi aveva impressionato durante l’ultima visita a Wein & Co. Restiamo piuttosto delusi. Il Gumpoldskirchen Grosse Reserve Blanc de Noirs Brut Nature è cremoso con note di autolisi, ma il perlage è debole e sparso, e il palato troppo fruttato per affascinare. Meglio, ma non eccezionale, il Ried Heiligenstein Riesling 2021: c’è la carnosità della pesca nettarina, ma l’acidità è sferzante. Probabilmente ci vuole ancora un po’ di tempo per questo vino.
Wachau, perso nella caos
Presi dalla bulimia delle prime fasi, quando la bocca non è ancora stanca e le sale da percorrere sono molte, decidiamo di abbandonare il Kamptal: in fondo, lo conosciamo già meglio di tante altre zone. Ci spostiamo quindi nella bella sala dedicata alla Wachau, l’area certamente più pregiata nel panorama enologico austriaco. Così pregiata che ben di rado i produttori si avventurano fino a Vienna, potendo permettersi di aspettare il consumatore nei loro hof.
L’ambiente, per quanto suggestivo, non è quello adatto per questo genere di vini. Questi esprimono il loro meglio dopo qualche anno in bottiglia (e qui sono tutti d’annata, ovviamente) e richiedono tempo e pazienza anche all’assaggio, non una cornice da mercanti nel Tempio.
Alzinger
Ha fatto comunque un’ottima figura Alzinger, che offre alcuni dei prezzi più invitanti della costosa Wachau, con vini di ottima qualità. Il Federspiel Mühlpoint Grüner Veltliner 2023 si è rivelato buono e succoso, con note di mela e mango. Ancora meglio, come previsto visto il livello qualitativo superiore, il Smaragd Loibenberg Riesling 2023: complesso, con molti profili e profondo, sebbene non indimenticabile.
Prager
Ero curioso di approfondire la mia conoscenza di Prager, al cui banchetto venivano offerti anche dei simpatici e un po’ anni ’90 adesivi a tema vinicolo. Il nome è importante e i vini non deludono. Il Achleiten Stockkultur Grüner Veltliner Smaragd 2023 è l’epitome della Wachau: ci sono la mela, la roccia e una splendida salinità. Buono anche se non eccezionale il Wachstum Bodenstein Grüner Veltliner 2023, a cui probabilmente gioverà qualche anno in cantina. Inaspettatamente floreale e piacevolmente agrumato, invece, il Ried Klaus Riesling Smaragd 2023.
Kartäuserhof
Due parole su mia moglie, che non ama la Wachau, trovandola peraltro troppo costosa, ed è una persona molto empatica. Al VieVinum ho scoperto che la seconda caratteristica batte la prima. Kartäuserhof, nome a me ignoto, era il vicino di banchetto di Prager. Confondendoci, ci siamo avvicinati a loro pensando fossero il noto dirimpettaio. Accortomi dell’errore, mi sono allontanato; mia moglie invece, dispiaciuta per aver illuso il produttore in quel momento disoccupato, si è fermata per assaggiare almeno un vino. Oltre al grandissimo cuore di Jackie, anche il Ried Achleiten Grüner Veltliner 2023 mi ha fatto una gran bella impressione: succoso e ben costruito, con note di frutto della passione.
Martin Muthenthaler
Bella impressione ha fatto anche Martin Muthenthaler, al momento del nostro arrivo attorniato da alcuni visitatori ubriachi già nel primo pomeriggio. Ci ha cordialmente fatto cenno di avvicinarci e, oltre al suo classicissimo completo austriaco (chi conosce l’Austria lo sa, quelli che ad occhi italiani sono abiti tradizionali, ad occhi austriaci sono abiti e basta), abbiamo potuto esaminare il Grüner Veltliner Ried Schön 2022, un buon vino succoso, ma che sembra avere meno personalità e benzina nel serbatoio rispetto ad altre proposte della Wachau.
F.X. Pichler
Il produttore della Wachau che mi ha maggiormente impressionato è stato sicuramente l’eretico F.X. Pichler. Eretico in quanto si è recentemente tirato fuori dalla Vinea Wachau, l’associazione dei produttori della DAC. Il che significa che i suoi vini non seguono la classica tassonomia Steinfeder, Federspiel e Smaragd. Poco male, sono comunque eccellenti. A partire dal Dürnsteiner Grüner Veltliner 2023, salino, acido e preciso come solo i vini della Wachau sanno essere. Teso in maniera molto attraente. Più sostanzioso e succoso ma sempre ottimo è stato il Loibner Ried Loibenberg Grüner Veltliner 2023, così come il Loibner Ried Burgstall Riesling 2023, che gioca sapientemente tra il polo acido e quello fruttato. Ha chiuso il Ried Loibenberg Riesling 2023, anch’esso davvero eccellente. Che consistenza questo produttore!
Per altri Riesling interessanti, visita la nostra comparazione tra Riesling della Wachau e Riesling del Kamptal.
Franz Hirtzberger
Avremmo, soprattutto mia moglie, voluto chiudere così con la Wachau, ma già nella seconda sala abbiamo modificato il programma. Non ho saputo resistere all’idea di confrontare i vini di F.X. Pichler con quelli di Franz Hirtzberger, il cui Grüner Veltliner Honivogl 2016 ha cambiato per sempre il modo in cui guardo ai vini austriaci. Il Axpoint – Grüner Veltliner Smaragd 2023 e il Honivogl – Grüner Veltliner Smaragd 2023 tengono il passo con i vini di F.X. Pichler, mentre il Ried Steinporz – Riesling Smaragd 2023, comunque molto buono, mi è parso meno impressionante. Il Axpoint – Grüner Veltliner Smaragd 2023 è incredibilmente potente e preciso, puro stile Hirtzberger, con note di mandarino. Il Honivogl – Grüner Veltliner Smaragd 2023 è profondo, complesso, con note di mobili in legno e mango. Mi ha impressionato meno rispetto al 2016, ma naturalmente questi vini hanno bisogno di tempo e soprattutto di un contesto di degustazione adeguato. Preciso e potente anche il Ried Steinporz – Riesling Smaragd 2023.
Il vasto Burgenland
Jalits
Il Burgenland quest’anno ha avuto l’onore di essere ospitato nella sala principale, che è effettivamente molto bella. Burgenland significa vini rossi e ho voluto riprovare il Diabas di Jalits che mi aveva tanto impressionato al Un Calice di Burgenland a Vienna 2024. Il Diabas 2019 si è riconfermato eccellente, cioccolatoso, ricco, intenso e con note di cardamomo. Un vino da avere. Ha figurato bene anche il Reserve Szapary 2021, un vino ovviamente più fresco ma con un succo solido e un corpo medio. Un bel tono per un sorso in cui l’incenso e le spezie hanno la meglio sul frutto. L’esatto contrario del buon Eisenberg Reserve Ried Fasching 2021, dove la ciliegia e il frutto danno una morbidezza che si appoggia su una base di discreta speziatura.
Weingut Kofolk
Inevitabilmente, ad un certo punto, doveva arrivare la prima delusione. Quando si pianifica quali espositori visitare, bisogna fare delle scelte e in questo caso ho cercato di mantenere un equilibrio tra produttori mainstream (quelli che hanno il profilo completo su WineSearcher) e di nicchia (spesso conosciuti in qualche blog a bassa tiratura). In questo caso, ho probabilmente virato troppo verso la nicchia, finendo da un produttore che, complici due energumeni rumorosi e poco stabili sui piedi di fronte al banchetto, mi ha molto deluso. Weingu Kofolk ha proposto un Welschriesling Nolens Volens 2022 con note semplici, erbacee, fruttate e floreali – molto elementare ma con ambizioni irrisolte. Ce ne siamo andati dopo aver assaggiato anche il Weisser Burgunder Muschelkalk Alte Reben 2022, un vino succoso ma strano, funky, umido. Incomprensibile.

Moric
Per fortuna, un vicino di banchetto di Weingut Kofolk ha attirato la mia attenzione, nonostante non fosse nel piano iniziale: il sempre difficile da arpionare Moric. Forse il più influente vignaiolo del Burgenland e tra i più celebri d’Austria. Un produttore così di culto che si può permettere di lasciare il sito vuoto e non comunicare agli organizzatori di VieVinum quali bottiglie porterà all’evento. E che bottiglie ha portato! Una squadra di tre persone gestiva l’abbondante flusso di interessati, e ci siamo esaltati con il Lutzmannsburg Alte Reben Blaufränkisch 2021, che avevo già assaggiato in passato ma stavolta mi ha colpito ancor di più che nell’annata 2020: legno perfettamente integrato, un naso supremo, immediate note di selvaggina, incenso, erbe aromatiche e pelle per un palato che evolve in eterno. Tutte queste sensazioni percepite in un contesto caotico come quello di VieVinum fanno impressione. Un gradino sotto ma comunque eccellenti il potente e preciso Maissner Lutzmannsburg Ried Maissner 2021, con note di incenso e liquirizia, e il più fruttato ma solido e definito Schwemmer Lutzmannsburg 2021, con note di mirtillo e ribes.
A questo punto è pomeriggio inoltrato e, dalla postazione sopraelevata in cui ci troviamo, si vedono i primi feriti del VieVinum: un signore sulla sessantina con la camicia sbottonata sulla pancia che collassa su degli scalini, una donna in stampelle ubriaca che arranca, gruppi di uomini rubizzi che si sorreggono a vicenda. È una Waterloo etilica e l’infermeria è piena.
Ernst Triebaumer
Un produttore verso cui avevo buone aspettative è Ernst Triebaumer. E l’esito è in sospeso, nel senso che il suo Rust Blaufränkisch Ried Mariental Trocken 2021 non mi ha fatto impazzire, ma forse con maggior calma lo si può apprezzare meglio, perché è un vino delicato, in cui si nota il tipico peperone rosso del Blaufränkisch, con un corpo fragile che forse esprime bene il terroir. Da rivedere. Più attraente invece il Rust Chardonnay Ried Bandkräftn Spätfüllung Trocken 2021: finalmente un vino bianco del Burgenland che mi piace, forse a causa del riposare sulle fecce. Erbaceo e con un legno ottimamente integrato, estremamente soddisfacente nel suo giocare tra questi due poli.
A-Nobis
Prima di lasciare, temporaneamente, il Burgenland, assaggiamo brevemente il Grüner Veltliner Brut 2020 di A-Nobis. Mia moglie ha deciso che deve trovare una buona bolla e questa non è affatto male, con una bella acidità e ottimi perlage e corpo.
Alla ricerca di bollicine nella Bassa Austria
La Bassa Austria, quando è l’unica dicitura geografica sull’etichetta, raramente è sinonimo di qualità. Ma il classismo è una brutta cosa e, nonostante questi produttori siano stati relegati in un corridoio, puntiamo su di loro per trovare una buona bolla. Spoiler: non la troveremo, o almeno non qui.
Zuschmann Schöfmann
Altra grandissima fregatura delle mie ricerche nel mondo del vino hipster. Il Grosse Reserve Chardonnay Extra Brut 2020 è un succo di mela il cui retrogusto di malto è l’unica percepibile qualità. Il Reserve Rosé Brut 2020 era quasi piatto: un peccato perché il color salmone e le note di fragoline di bosco erano attraenti. Devo filtrare meglio le mie raccomandazioni.
Weingut Jordan
Delusi ma, stupidamente, non sconfitti abbiamo azzardato un passaggio dal vicino di banchetto. Nonostante le belle etichette, anche le bollicine di questa cantina ci hanno delusi: sia il Grüner Veltliner Brut Reserve 2021 che il Blanc de Noir Zweigelt 2023 sono parsi vuoti, anche se almeno il primo ha delle attraenti note di mela.
Pratsch
È andata meglio con il Rosé 2023 di Pratsch, un piacevole blend di Sankt Laurent e Zweigelt. Perlage solido e potenti note di lampone e cranberry. Un bel vino!
Weingut Hagn
Lasciamo la Bassa Austria con un’altra delusione. Io ho un’ottima opinione del Green Hunter di Hagn, che considero uno dei bianchi austriaci più sottovalutati. Però il Reserve Green Hunter 2022 assaggiato al VieVinum mi ha abbastanza deluso: mi è parso molto floreale e, tolta la potenza di alcune note e la succosità che avevo riscontrato nell’annata 2021, non rimane poi molto. Peccato, ma ci riproveremo.
Stiria, abbiamo bisogno di una pausa
Arrivati alla Stiria, c’è la sensazione di aver scavallato: siamo oltre la metà dei produttori che volevamo visitare e ben oltre la metà del vino che, pur non deglutendo se non quando ne vale la pena, possiamo gestire. La catena di panifici Anker sponsorizza l’evento e le fettine di pane sono fondamentali per asciugare il bevuto, oltre a qualche bicchiere d’acqua. Ma anche con tutti gli accorgimenti tecnici del caso, siamo sempre umani. Comunque, perseveriamo, e la grinta viene puntualmente ricompensata.
Weingut Thaller
Mia moglie finalmente trova la bolla che cercava presso questo piccolo produttore del Vulkanland, una DAC stiriana. Anche a me il Österreichischer Sekt Extra Brut Blanc de Cabernet 2016 ha fatto una bella impressione, con un perlage perfetto per potenza e lunghezza. Sicuramente la miglior bollicina della giornata. Molto interessante mi è parso il Cabernet Sauvignon Reserve 2018, un vino agile, con note di cassis e belle verticalità e profondità (ma mi ha poi deluso alla Steirische Riedenweinverkostung). Non riassaggerei il blend Rochus Trocken 2018, che credo sia il loro cavallo di battaglia: è maturo e ampio, ma non va da nessuna parte in termini di sapori. Bella scoperta comunque questo produttore, trovandosi in una zona anche piacevole da visitare, può essere che ci incroceremo in futuro.

Neumeister
Davvero una bella scoperta è stato poi Neumeister. Su cinque vini assaggiati, ben quattro sono stati molto buoni. Il Ried Klausen Sauvignon Blanc 2021 e il Moarfeitl Sauvignon Blanc 2021 sono delicati ed eleganti, eppure verticali e con un’acidità spiccata, oltre ad un’attraente sapidità. Assaggiarli mi ha reso felice! L‘Alte Reben Sauvignon Blanc 2019 è molto intenso e saporito, con note di pompelmo rosa. Il Ried Saziani Grauburgunder 2021 ha mostrato un’eccezionale vivacità sulle labbra, lasciando note di buccia d’arancia. Molto teso, mostra splendidamente il varietale. Un vino estivo che sa di Stiria. Un gradino sotto, ma nessuno è perfetto, il Moarfeitl Morillon 2021, che nonostante sia complesso e sapido è parso anche piatto.
Ho visto anche aprire una magnum di un’annata meno recente, ed è piuttosto frustrante, ma talvolta i produttori hanno alcune “armi segrete” che mostrano a clienti selezionati (solitamente ristoratori o commercianti) e lì è questione di fortuna: se sei nei paraggi quando l’offerta è attiva, puoi approfittarne. Dispiace non averlo fatto.
Fischer Weine
Concludiamo la sala con l’ultima, spero per sempre, fregatura hipster del mio itinerario. Fischer Weine, no grazie. Il St. Anna Morillon 2022 è semplicemente un’idea terribile: odora di seminterrato ed è fetente, è succoso, ma non buono. Il Ried Stradenberg Alte Reben 2021 è più classico dello Chardonnay (il Morillon è il nome dato dagli stiriani allo Chardonnay), ma ha aromi debolissimi.
Le toilette di VieVinum come sito in cui l’uguaglianza di genere si realizza e si amplifica
La prima pausa toilette di un evento come VieVinum è cruciale. Se fatta troppo presto, costringe a ripetuti stop che rendono l’intera esperienza più faticosa. Se fatta troppo tardi, rende spiacevoli i lunghi minuti che la precedono. A mio avviso, va posizionata almeno a tre quarti del percorso.
Affascinante è la fila per i bagni in questi casi. Le degustazioni sono, purtroppo, ancora terreno principalmente maschile, anche se sempre più donne si vedono da entrambi i lati dei banchetti. Si crea quindi l’inedita situazione per cui le signore entrano rapidamente alla toilette, mentre gli uomini sbuffano in coda, finalmente frustrati nel loro entitlement millenario.
Più degustazioni per tutti, ne abbiamo bisogno come appassionati e come società.
Resto del mondo, ma senza far ombra
Esposizioni come VieVinum invitano anche alcune aziende non locali. Non so esattamente come funzioni il processo, ma dai nomi, credo si tratti di produttori che non hanno ancora una distribuzione in Austria oppure che hanno legami già stabiliti con alcune grandi enoteche come Wein & Co.
Ho anche l’impressione che l’obiettivo sia non fare troppa ombra ai campioni locali, allo stesso tempo fornendo un’esperienza esotica e rispondendo anche a logiche politiche. Insomma, è un bazar e il mio rimpianto è non aver esplorato tutti i produttori italiani perché l’unico a cui mi sono avvicinato ha fornito alcuni dei vini più convincenti della giornata.
Asinara
E mi riferisco a questo bel produttore sardo. Classico espositore italiano a Vienna, che quando gli dici che vivi qui da qualche anno ti chiede come ti trovi, come si sta, come ti sei abituato a “tutte queste regole”. Amico mio, la cosa che mi manca davvero sono questi bei vini.
L’Indolente Bianco 2023 (un Vermentino) ha un’acidità vibrante e croccanti note di pesca bianca, bella secchezza e un buon corpo. La sua controparte invecchiata sott’acqua, il Cayenna SubMariner 2022, mi è sembrata più debole, ma forse più raffinata. Probabilmente più tempo nel calice mi avrebbe detto qualcosa in più.
Ma i veri campioni di questo produttore, e anche della giornata, mi sono sembrati i rossi. L’Indolente Rosso 2022 (un Cannonau) ha aromi di ciliegia carnosa e leggere note d’anice, ed è ben sostenuto dai tannini e da una bella acidità. L’Herculis 2020 è un gran blend in cui i frutti a bacca rossa la fanno da padrona e sono sorretti da una splendida verticalità e acidità. Altro blend degno di nota è l’Hassan 2019, dal naso ricco e austero, anche qui naso di frutti a bacca rossa e nera e al palato la leggera tostatura del legno conferisce impressionante eleganza. Con questo produttore credo proprio ci rincontreremo.
Un successivo acquisto dei vini della Tenuta Asinara mi ha purtroppo colpito meno.
Vini ucraini
Mentre io mi dedicavo all’interessante prospetto sardo, mia moglie, come detto sensibile alle cause dei più deboli, si è avvicinata al banchetto dei vini ucraini. Ora, ben venga l’attenzione alle regioni meno note, soprattutto se sotto attacco, ma la storia del vino nelle ex repubbliche sovietiche la conosciamo: quantità sopra qualità e più di qualche difficoltà nel cambiare direzione. Ci sta, è letteralmente un altro modo di bere e di pensare il vino. Però, in un contesto in cui gli assaggi a disposizione sono fisiologicamente limitati come il VieVinum, io tendo a conservarli gelosamente.
Mia moglie invece si è fatta accalappiare da una simpatica rappresentante del vino ucraino che l’ha sottomessa a molteplici infelici assaggi. L’ho liberata dal sequestro di persona pagando solo un sorso di Odesa Black 2022, un vino morbido, con forse delle note di caffè e completamente senz’anima.
Vini azeri
A questo punto, però, mia moglie si è fatta prendere da una frenesia post-sovietica e ha voluto fermarsi anche al banchetto dei vini azeri. Ad accoglierci c’era un giovane pieno di grinta e col fiatone, grandissima dedizione alla causa e qualche buco a livello di nozioni (“Questo è un blend di Syrah, mmm… Cabernet Sauvignon, e… un altro che non ricordo!”). L’aspetto più interessante di questi espositori è il modo in cui raccontano la storia enologica del proprio paese. L’Azerbaigian ha pagato la conversione all’Islam e la conseguente distruzione di una cultura enoica vecchia millenni. È stata poi l’Unione Sovietica a tarpare le ali a un paese che era comunque il secondo produttore di vino dell’URSS. È sempre rivelatorio vedere come i vicini della Russia mantengano un odio inveterato e storicamente fondato verso l’arrogante vicino.
Parliamo dei vini, anche se sarebbe meglio di no. Il Limited Release Red Dry Reserve sa di terra, non ha corpo e un finale abboccato. Leggermente meglio il Azgranata Bayanshira, che almeno ha un po’ di densità. In bocca al lupo, amici.
Delusioni greche
Abbiamo concluso il nostro itinerario nella sala dedicata alla Grecia. Non so come mai molti degli espositori non austriaci fossero greci. Ho riconosciuto alcuni nomi proposti anche da Wein & Co. Mi aspettavo sicuramente di più da questi vini e l’enorme espositore che mi ha rubato di mano una bottiglietta d’acqua con cui stavo risciacquando il calice, pensando che volessi portarmela via, mi ha sicuramente reso meno simpatica l’intera operazione. Comprendo il mindset di chi proviene da una terra con carenze idriche, ma non vengo al VieVinum per rubarmi mezzo litro di frizzante.
Kourtaki
Non ero interessato a questo espositore, ma ho confuso i nomi e ho finito per assaggiare il Kouros Sterea Ellada Assyrtiko 2023, che non ha aromi particolari a parte forse un po’ di pera e manca di acidità.
Canava Chrissou – Tselepos
Questo è il produttore che stavo inizialmente cercando. Il loro Santorini Vieilles Vignes 2022 non è però un Assyrtiko molto migliore del precedente: ha poca acidità e delle ovvie note di limone. Peccato.
Ktima Gerovassiliou (Κτήμα Γεροβασιλείου)
Leggermente meglio è andata con quest’ultimo produttore. Il Malagousia Single Vineyard 2023 profuma di fiori gialli e mela. Il naso è interessante, ma ha poca acidità e un palato anonimo. Il White 2023 è simile ma, essendo un blend di Malagousia e Assyrtiko, ha un’acidità più spiccata e note agrumate. Una buona idea per un uvaggio.
Molto più affascinante è stata una bottiglia di Limniona di Zafeirakis assaggiata a casa.

Encore, finale e saluti
Dopo quest’ultima fatica, ci riposiamo ad un tavolo della sala dei vini greci. Una ragazza ci chiede se consigliamo un vino specifico all’interno della stanza. Rispondiamo “No”, troppo stanchi per non essere candidi. Decidiamo di andare verso l’uscita, passando prima di nuovo per la sala del Burgenland. Riassaggio i vini di Moric, sono davvero di un’altra categoria. A questo punto il salone è decisamente pieno di persone che non potrebbero guidare non solo un’auto, ma neppure le loro stesse gambe. Inevitabile come il gong ad un incontro di pugilato durato troppo a lungo appare anche un addio al nubilato.
K+K Kirnbauer
Noto però questo produttore, che tanto mi aveva impressionato al “Auf ein Glas Burgenland in Wien”, e decidiamo di fermarci. Il rosé Pink Pearls non è nulla di speciale. La cuvée Wild Wild White ha aromi potenti di mela e melissa, ma è troppo succoso e carico in bocca, spegnendosi dopo l’attacco. Il Zweigelt Girmer Reserve 2021 che mi era piaciuto precedentemente ha mostrato di nuovo potenza ma anche morbidezza. Il palato robusto ricorda i profumi di una serra di fragole. Si tratta di uno Zweigelt (varietà che non amo particolarmente) di alto livello, con un legno molto ben integrato. Il Cabernet Franc Konquest 2021 tanto adorato in passato mi è parso meno interessante, seppure molto buono: tannini potenti, un naso molto verde e balsamico (anche se meno che al precedente evento) e in bocca il cocco, con piacevoli note derivanti dal passaggio in botte. Chiudiamo un’esperienza tutto sommato positiva con un interessante Blaufränkisch Fortificato che mantiene i tannini e la grinta del varietale, ma evolve verso l’acidità e la dolcezza.
Wein Schmelzer
L’assaggio di vino dolce ci spinge a cercare un TBA per concludere l’esperienza. Capitiamo, insieme ad una ristoratrice cinese, in questo banchetto. La compagnia è una fortuna e sfortuna insieme. Fortuna perché la signora riesce a farsi proporre un Weissburgunder Eiswein 2007 dall’acidità presente ma non invadente, con note di miele e frutti tropicali essiccati. Un TBA che sta crescendo bene e siamo ben contenti di assaggiare, senza perdere l’occasione di provare un vino “fuori catalogo”. La sfortuna è che la ristoratrice ha la tipica presenza fisica dei suoi connazionali meno cortesi e quindi ti spintona in un angolo pur di parlare col produttore. Maleducata.
Chiudiamo il tour con mia moglie al banchetto dell’ennesimo produttore di bollicine (tale Vitikultur Moser, di cui mi parla bene) e io, come un amante che non riesce a rifarsi una vita, a quello di Franz Hirtzberger.
Ci dirigiamo verso il deposito cappotti mentre gli espositori iniziano a sbaraccare. C’è l’aria frenetica e ubriaca delle grandi smobilitazioni. Un’addetta al banchetto del panificio Anker regala le pagnotte rimaste. Mia moglie ne riceve una enorme, io provo a prendere due baguettes, lei me le sbatte sul petto insieme ad un’altra pagnotta ciclopica e urla “Portale via tutte!” È il Titanic.
Verso l’uscita ci fermiamo a prendere un caffè allo stand della Lavazza, insieme a noi, in coda, più di qualcuno deve appoggiarsi al suo compare per rimanere in piedi. Ammesso che si tratti del compare e non di un perfetto sconosciuto. Una ragazza molto elegante in stato confusionale farfuglia seduta ad un tavolino mentre il fidanzato, con la camicia aperta fino all’ombelico, la supplica di bere un po’ d’acqua.
Usciamo all’aperto, la giornata, da nuvolosa, ha virato verso il sole. Dietro di noi si chiude la porta di un grande carnevale, un sogno delirante che forse, ancor più che far conoscere il vino, riesce a celebrarlo.
Migliori vino del giorno: Lutzmannsburg Alte Reben Blaufränkisch 2021 di Moric
Altri grandi vini: Diabas 2019 di Jalits, Maissner Lutzmannsburg Ried Maissner 2021 di Moric, Schwemmer Lutzmannsburg 2021 di Moric, Indolente Rosso 2022 di Asinara, Herculis 2020 di Asinara, Hassan 2019 di Asinara
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