Quando si parla di Vie di Romans, si tocca una delle realtà enologiche più importanti del Friuli Venezia-Giulia. E per “realtà più importanti” non mi riferisco alla top 20, ma alla top 5, forse top 4. Come già raccontato nell’articolo su Ronco del Gelso, questa azienda non ha solo dato lustro ad una DOC, quella dell’Isonzo, altrimenti piuttosto sfigata, ma ha anche inaugurato uno stile.
La Storia di Vie di Romans
Vie di Romans nasce a Mariano del Friuli, nel cuore della DOC Isonzo, e prende il nome da un antico toponimo che indicava la “strada dei romani” che attraversava la zona. L’azienda agricola viene fondata ufficialmente nel 1978, ma la famiglia Gallo coltivava la terra già da generazioni. La svolta decisiva arriva nel 1978 con Gianfranco Gallo, che prende le redini dell’azienda e inizia un percorso di trasformazione radicale, orientato alla qualità assoluta e alla valorizzazione del territorio.
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Negli anni Ottanta, Gianfranco introduce concetti allora poco diffusi in Friuli: vinificazioni separate per singolo vigneto, uso della barrique in chiave interpretativa (non standardizzante), e vendemmie volutamente tardive per massimizzare la maturità delle uve. Nel 1990 l’azienda inizia a imbottigliare autonomamente tutta la produzione, interrompendo definitivamente la vendita di sfuso. Il 1992 segna un altro passaggio chiave: viene deciso che tutti i vini usciranno sul mercato un anno dopo la vendemmia, per garantire maggiore complessità e stabilità.
Negli anni successivi Vie di Romans espande progressivamente il proprio parco vigneti, arrivando a una superficie di circa 60 ettari vitati, tutti nella zona di Mariano e dintorni. La scelta varietale è fortemente identitaria: Chardonnay, Sauvignon, Friulano, Malvasia, Pinot Grigio, ma sempre vinificati in purezza e con precisione chirurgica. La cantina attuale è il risultato di ampliamenti successivi, culminati con una ristrutturazione importante a fine anni ’90. Oggi Vie di Romans è riconosciuta come una delle realtà più solide e influenti del vino bianco italiano.
Quando si parla di Sauvignon a Vie di Romans, il dialogo si fa subito a due voci: Piere e Vieris. Due interpretazioni, stesso vitigno, stesso territorio, ma anime molto diverse.
Sauvignon Vieris
Il Sauvignon Vieris nasce da un vigneto unico, omonimo, di circa 9,4 ettari situato a Mariano del Friuli. Le viti, con un’età media di 25 anni, sono in prevalenza di cloni francesi, piantate con densità elevate (fino a 6.500 ceppi/ha) e rese bassissime – appena 0,7 kg per pianta. Il terreno, limoso-sabbioso e ricco in ossidi di ferro e alluminio, conferisce quella nota quasi ematica che torna spesso nel calice. L’altitudine è modesta (31 metri s.l.m.), ma la gestione agronomica è tutto fuorché banale: guyot semplice e cordone speronato, esposizioni incrociate Est-Ovest e Nord-Sud per ottimizzare luce e ventilazione.
La vinificazione del Vieris segue un copione preciso e paziente: diraspapigiatura, breve macerazione pellicolare a freddo, fermentazione controllata a 16-19 °C, e niente fermentazione malolattica per conservare freschezza. Il vino resta poi 9 mesi sui lieviti e si illimpidisce naturalmente. L’imbottigliamento avviene a luglio dell’anno successivo alla vendemmia, seguito da ulteriori 9 mesi di affinamento in bottiglia. Il risultato? Un Sauvignon da 13,9% vol, con acidità bilanciata (5,75 g/l) e un pH che si assesta su un equilibrato 3,26. Un bianco da meditazione, che trova il suo picco evolutivo intorno ai 7 anni e ha longevità stimata fino a 18 anni.
Sauvignon Piere
Con il Sauvignon Piere siamo sempre a Mariano del Friuli, nella stessa DOC Isonzo zona Rive Alte, ma cambia l’approccio: qui il vigneto si estende su 11,5 ettari, con piante leggermente più giovani (21 anni di media) e un impianto meno spinto sulla resa qualitativa. I cloni predominanti sono italiani, a grappolo spargolo, su base francese, e la produzione per pianta è quasi doppia rispetto al Vieris – fino a 1,6 kg. L’orientamento Nord-Sud e il terreno più profondo e siliceo (con presenza di conglomerati) favoriscono una maturazione regolare, che punta dritta sull’espressività varietale.
In cantina, il copione è simile ma con leggere variazioni: diraspapigiatura, macerazione a freddo, fermentazione tra i 16 e i 19 °C, e assenza di malolattica. Dove Piere si distingue è nella durata della fermentazione – leggermente più lunga (18 giorni) – e nell’elevage di 8 mesi sui lieviti, seguito da un affinamento in bottiglia più prolungato: ben 10 mesi prima della messa in commercio. Il risultato tecnico è un Sauvignon finemente cesellato, con 13,88% vol, acidità totale a 5,72 g/l e pH 3,28, che trova il suo apice evolutivo intorno agli 8 anni.
Sauvignon Vieris vs Sauvignon Piere – Schede Tecniche
Vieris e Piere rappresentano l’evoluzione di un’idea di Sauvignon profondamente friulana ma con vocazione internazionale. Stessa denominazione, stesso produttore, ma risultati molto diversi. Di seguito, una sintesi schematica per cogliere al volo le differenze principali:
| Caratteristica | Sauvignon Vieris | Sauvignon Piere |
|---|---|---|
| Superficie vigneto | 9,4 ettari | 11,5 ettari |
| Età media viti | 25 anni | 21 anni |
| Cloni | Prevalenza francesi | Prevalenza italiani (grappolo spargolo) |
| Densità d’impianto | 6.000 – 6.500 ceppi/ha | 6.200 ceppi/ha |
| Resa per pianta | 0,7 kg | 0,92 – 1,6 kg |
| Terreno | Limoso-sabbioso, ossidi di ferro e alluminio | Argilloso-siliceo, presenza di conglomerato |
| Esposizione | Est-Ovest e Nord-Sud | Nord-Sud |
| Altitudine | 31 m s.l.m. | 33 m s.l.m. |
| Fermentazione | 16–19 °C, durata 15–17 giorni | 16–19 °C, durata 18 giorni |
| Malolattica | Non svolta | Non svolta |
| Elevage | 9 mesi su lieviti | 8 mesi su lieviti |
| Affinamento in bottiglia | 9 mesi | 10 mesi |
| Alcol | 13,92% vol | 13,88% vol |
| Acidità totale | 5,75 g/l | 5,72 g/l |
| pH | 3,26 | 3,28 |
| Picco evolutivo | 7 anni | 8 anni |
| Longevità stimata | 18 anni | 18 anni |
Due vini che quindi hanno davvero molto in comune. Rese minori per il Vieris, leggermente più lungo l’affinamento in bottiglia per il Piere, ma le differenze non sono così evidenti, tanto più che i due vini non fanno parte di linee distinte nel catalogo aziendale. Ecco quindi le impressioni avute all’assaggio, dove invece le singolarità delle due bottiglie sono emerse
Impressioni sul Sauvignon Vieris 2021
Il Sauvignon Vieris di Vie di Romans ricorda una notte stellata in cui la morbidezza del frutto è illuminata dalla struttura del vino, per poi venire dissipata da un solare finale sapido.
Questo è un Sauvignon serio, un Sauvignon con profili, con struttura, con tutto. Al naso si apre con i classici sentori di mela verde e foglia di pomodoro, ma affianca anche una cremosità che lascia intravedere la complessità e l’ambizione stilistica del vino. Il palato non esplode in una concentrazione di frutto, ma è davvero avvolgente e rotondo. I toni di frutta gialla sostengono un’acidità elevata che cresce in bocca lentamente, come un palloncino che si gonfia. Un’inversione rispetto alla norma in cui è la struttura a sostenere il frutto.
Il finale pulito esprime tutta la serietà del vino: è profondamente speziato (note di pepe bianco, quasi da Sauvignon stiriano), sapido, e ricco di profili di mela e frutta tropicale che si inseguono sullo sfondo di una trama umami. Un sorso lungo, capace di essere un grande vino. Il finale sapido ha fatto meraviglie – e aggiunto carattere – col sushi e la sua salsa di soia.
Prezzo: 36, 50 euro (da un rivenditore). Ottimo, costo di un vino di una fascia inferiore a quella in cui si posiziona il Vieris per qualità.
Impressioni sul Sauvignon Piere 2020
Il Sauvignon Piere 2020 di Vie di Romans ricorda un parallelepipedo lucente e cromato, agile ed elegante, di struttura e di chiaroscuri.
Un grandissimo Sauvignon. Il naso rivela una moltitudine di profili: arancia, scorza di limone, panna, pietra focaia. Una prima impressione ricca, profonda, ma allo stesso tempo trattenuta. Al palato il corpo è succoso, l’acidità moderata fatica un po’ a liberarsi dalla trama fitta e sensuale, sorretta da una buona concentrazione di frutto.
Mia moglie ha descritto i sapori come “terrosi”, io li ho percepiti anche come pietrosi e misurati. L’acidità si appoggia sul corpo morbido e cresce con piccoli e stimolanti picchi. Il finale è tropicale, con note nette di ananas succoso e agrumato, e una vena acidula di pompelmo. Le sensazioni tattili dell’ultima parte del sorso sono davvero stimolanti: profondamente sapide, con un accenno salino e una sfumatura polifenolica. Un finale soddisfacente e volutamente provocante per un vino così elegante. Ha fatto esplodere i sapori della penne panna e salmone in un ottimo abbinamento.
Prezzo: 33 euro (da un rivenditore). Anche in questo caso, un ottimo affare.
Sauvignon Vieris vs Sauvignon Piere – Profilo Sensoriale
Quindi, riassumendo:
| Caratteristica | Sauvignon Vieris 2021 | Sauvignon Piere 2020 |
|---|---|---|
| Immagine evocativa | Notte stellata, frutto morbido e finale sapido | Parallelepipedo cromato, elegante e strutturato |
| Naso | Mela verde, foglia di pomodoro, cremosità complessa | Arancia, limone, panna, pietra focaia |
| Bocca | Morbido, avvolgente, frutta gialla, acidità crescente | Succoso, acidità moderata, trama sensuale |
| Struttura | Sostenuta dal frutto | Fine, concentrata, racchiusa in un corpo morbido |
| Finale | Lungo, speziato (pepe bianco), sapido, frutta tropicale | Tropicale, agrumato (ananas, pompelmo), salino |
| Umami / tattilità | Trama umami evidente, perfetto con sushi e soia | Stimolante, salino, con sfumatura polifenolica |
| Prezzo indicativo | €36,50 | €33 |
| Rapporto qualità/prezzo | Ottimo: qualità da fascia superiore | Ottimo: qualità da fascia superiore |
| Abbinamenti | Sushi e salsa di soia | Penne panna e salmone |
Conclusione
Non è mai una gran climax chiudere un articolo comparativo con un pareggio, ma in questo caso è necessario. Entrambi i vini sono ottimi. Il Piere è un gran Sauvignon, ricco di profili e carattere. Il Vieris invece è un gran vino, meno legato al varietale rispetto al collega e maggiormente legato al terroir (come spiegano bene le rese minori) e con ambizioni da gran bianco. Quindi, se vi piacciono i Sauvignon di alto livello, il Piere è il vino per voi, mentre se siete più attratti dalla cremosità e dal carattere degli Chardonnay di Borgogna o dei bianchi della Wachau, puntate sul Vieris. In entrambi i casi non rimarrete delusi.
Leggi anche la comparazione tra il Flors di Uis e lo Chardonnay Ciampagnis di vie di Romans e tra Sauvignon Blanc in generale e Viognier.
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