La Wachau mi affascina sempre di piu e infatti ne parliamo spesso in queste pagine. Un fazzoletto di terra lungo il Danubio unico, e per questo inevitabile — con la nebbia la mattina, la pendenza impossibile dei terrazzamenti, i nomi dei cru per iniziati. È una classificazione che non troverete in nessun’altra DAC del paese: Steinfeder, Federspiel e Smaragd.

Questa tripartizione non nasce da esigenze burocratiche, ma da una cultura di zona che è sempre stata, per certi versi, gelosamente a sé stante. La Wachau fino al 2020 non è stata una DAC. Prima c’era solo la Vinea Wachau Nobilis Districtus, un’associazione di produttori (nata nel 1983) che già allora definiva un sistema interno di qualità e stile basato sul grado alcolico e sul potenziale espressivo del vino. Ecco le tre categorie in cui si suddividono i vini della Wachau.

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Steinfeder

Steinfeder è il nome di un’erba selvatica, la Stipa pennata, che cresce tra le terrazze rocciose della Wachau. Leggera e flessuosa, come i vini che le sono dedicati: bianchi secchi, dal grado alcolico inferiore a 11.5%, pensati per la beva immediata e la massima freschezza. È l’unico dei tre nomi che richiama la flora locale, non la fauna — chiaramente è quello di troppo.

Non ne ho mai assaggiato uno, e probabilmente non è un caso: sono rarissimi, sempre meno prodotti, anche a causa del cambiamento climatico che rende difficile vendemmiare con le acidità e i tenori alcolici richiesti. Rimangono un frammento di storia più che una reale opzione.

Non sono particolarmetne rimpianti. Con Federspiel e Smaragd a presidiare con coerenza due stili ben definiti, lo Steinfeder è diventato irrilevante, quasi simbolico. Un vino da brochure, forse, ma non da carta vini.

Federspiel

Il Federspiel è il vero entry level della Wachau, ma non ci si lasci ingannare da questa definizione: la qualità è davvero alta. Con un grado alcolico compreso tra 11.5% e 12.5%, questi vini offrono equilibrio tra freschezza e struttura, senza la potenza di uno Smaragd ma con più complessità di uno Steinfeder. Il nome, che deriva dalle colombe lanciate dai falconieri per riattirare i falchi, evoca precisione e controllo.

Dal punto di vista stilistico, sono i vini più versatili della regione. Possono essere affilati e verticali se provengono dai pendii più freschi, oppure più rotondi e fruttati se arrivano dalle zone basse lungo il Danubio, dove i suoli sono più ricchi e le temperature leggermente più miti. La loro vocazione gastronomica è evidente: sono perfetti con la cucina asiatica, o semplicemente da bere da soli in una serata estiva.

Ogni produttore serio della Wachau ha almeno uno (ma spesso diversi) Federspiel a catalogo. Knoll, Alzinger, Pichler, Jamek: per tutti, è un biglietto da visita e ho spesso notato che i produttori (come Emmerich Knoll) hanno un affetto particolare per questi vini molto buoni, ma anche non complicati da bersi.

Le Mie Impressioni sui Federspiel

Dei Federspiel apprezzo molto energia, ritmo, precisione. Sono vini che non richiedono grande concentrazione, ma una giusta attenzione. A renderli attraenti non sono profumi o strutture particolari, ma la loro completa immediatezza.

Sono tesi, certo, ma non rigidi. A livello strutturale, i migliori esempi di questi vini si mantengono leggeri e flessibili: asciutti, diretti, con una bella salinità che accompagna bene il cibo. Un dinamismo che colma i vuoti lasciati dall’intensità aromatica.

Poi certo, ci sono anche gli esempi così semplici da risultare piatti, o quelli in cui l’acidità non è integrata e quindi risultano acerbi, ma la qualità media è molto alta. Riconoscere un Federspiel non è difficile: le note aromatiche sono poche e primarie, quasi sempre ritorna la mela o, nei Grüner, il pepe bianco e i profumi di prato. La spina acida c’è e dà ritmo, il finale è salino e talvolta polifenolico, di norma non corto.

A mio avviso, il miglior produttore di Federspiel è la grande cooperativa Domäne Wachau, che inevitabilmente brilla quando a contare è la qualità media, piu che la performance di un singolo vigneto sotto la guida di un solo produttore. Quindi Riesling Federspiel 1000-Eimer-Berg, Grüner Veltliner Federspiel Kaiserberg e Grüner Veltliner Federspiel Terrassen sono bottiglie che consiglio. Altrimenti anche il Rotes Tor Grüner Veltliner Federspiel di Franz Hirtzberger, uno dei cardinali della Wachau, e il Dürnsteiner Grüner Veltliner Federspiel di Tegernseerhof valgono la pena.

Smaragd

Smaragd è la lucertola smeraldina che si scalda sulle terrazze in pietra dei vigneti della Wachau: agile, rapida, appariscente — il simbolo perfetto per i vini più importanti della regione. È la categoria più alta secondo la classificazione della Vinea Wachau: bianchi secchi, con minimo 12.5% alcolici, ottenuti da uve mature e raccolte tardi, talvolta botritizzate ma il cui prodotto finale non è mai dolce. I Federspiel sono l’anticipo sulla promessa degli Smaragd, una promessa che vuole tempo.

Troppo spesso bevuti giovani, gli Smaragd sono vini che devono riposare: nel tempo, il loro profilo si affina, la complessità emerge, l’equilibrio si definisce. Sono ampi, opulenti, barocchi come l’Austria, eppure capaci di tensione verticale e di profondità strutturale. Non sono vini da tutti i giorni, ma è difficile non innamorarsene.

Tecnicamente, devono avere almeno 18.5° KMW di mosto naturale (92 °Oe) e solo i membri della Vinea possono usarne il nome.. Nonostante il pedigree, i prezzi restano sorprendentemente accessibili: siamo davanti a grandi bianchi europei, tra i più longevi e gastronomici che si possano trovare. Quindici, venti anni in cantina fanno sbocciare questi fiori di miele.

Le Mie Impressioni sugli Smaragd

Gli Smaragd sono l’aristrocrazia della Wachau e il barocco in calice. Sono vini quasi sempre memorabili, che però hanno bisogno di tempo sia durante l’assaggio, che in cantina. Sono vini molto sicuri di sè, che mostrano senza eccessi. La cremosità tipica dei migliori esemplari non riduce la tensione e la struttura tipica dei varietali classici (Grüner Veltliner e Riesling) e i finali sono eterni e cangianti. È difficile trovare dei difetti in questi vini: il crimine peggiore qui è berli troppo giovani, quando queste splendide bottiglie non hanno ancora avuto modo di evolvere tutto il loro potenziale.

I due varietali tipici sono molto diversi e non è possibile generalizzare, ma normalmente gli Smaragd si fanno notare per grande volume e densità. I sapori e i profumi sono spesso di frutta matura, ricchi e voluttuosi – talvolta anche aromi di cera d’api. C’è poi una componente classicamente austriaca, e cioè la notevole speziatura talvolta erbacea tipica di tutti i vini locali.

Di bottiglie di valore ce ne sono tantissime. Ho un’ottima opinione dei vini di Knoll e cito il Ried Kellerberg Dürnsteiner Riesling Smaragd 2023 e il Ried Loibenberg Loibner Grüner Veltliner Smaragd 2021 su tutti. Rudi Pichler è un altro peso massimo regionale e ho amato moltissimo il Ried Kollmütz Grüner Veltliner Smaragd 2017, discreto eppure indimenticabile. Tegernseerhof, di fama minore, mi ha talvolta deluso, ma non posso dimenticare due vini eccezionali come il Kellerberg Riesling Smaragd 2022 e il Loibenberg Grüner Veltliner Smaragd 2022. Infine, il già menzionato Franz Hirtzberger ha creato il serissimo e fantastico Singerriedel Riesling Smaragd 2011, oltre ad un vino che mi ha cambiato la vita (almeno quella enoica) e la percezione che ho dei vini austriaci: il commovente Honivogl Grüner Veltliner Smaragd 2016.

Terrazzamenti VS Terre Basse

La Wachau è una valle stretta e verticale, dove il vigneto non è mai neutro: o stai in basso, vicino al Danubio, o sali su ripidi terrazzamenti in pietra secca. I primi regalano maturazioni più facili, suoli più profondi e sabbiosi, vini fruttati, seducenti e accessibili: è qui che nascono la maggior parte dei Federspiel, soprattutto quelli più immediati. I terrazzamenti, invece, sono l’anima verticale della regione: suoli di gneiss, esposizioni diverse a seconda delle curve del fiume, escursioni termiche che scolpiscono vini lenti, severi, destinati a diventare Smaragd.

La distribuzione delle Rieden (le vigne singole) lo dimostra chiaramente. Achleiten, Kellerberg, Singerriedel: nomi mitici, che quasi sempre significano terrazzamento, fatica, tempo, e quindi Smaragd. Al contrario, molti Federspiel provengono da vigneti più larghi e pianeggianti — come Klostersatz o Vorderseiber — che offrono quantità più generose e vini già leggibili in gioventù. Anche la manodopera necessaria per ettaro varia significativamente: 300 annue ore per le terre basse, 1500 per i terrazzamenti.

Questa netta differenza morfologica è uno dei motivi per cui la Wachau ha potuto mantenere una classificazione interna tanto chiara quanto efficace. Terrazzamento e pianura bassa non competono, si completano: uno genera tensione e profondità, l’altro accessibilità e immediatezza. È anche per questo che i grandi produttori non rinunciano mai a coprire entrambe le anime della valle.

Federspiel vs Smaragd

E già chiaro che queste due tipologie non sono sovrapponibili: l’uno regala piacere immediato, l’altro pretende pazienza e disciplina. Entrambe amano la tavola, ma solo il Federspiel sta bene in tutte le tavole. Eppure è così bello comparare bottiglie, soprattutto se dello stesso produttore, che non posso farne a meno.

1) Tegernseerhof Dürnsteiner Grüner Veltliner Federspiel 2022€17

Bevuto abbinato a ravioli ricotta e spinaci, color giallo paglierino. È uno di quei Federspiel che dimostrano quanto questa categoria possa essere tutt’altro che “di passaggio”.
Il vino è di struttura: aromi e sapori ci sono, ma stanno ai bordi, come se il corpo fosse il vero protagonista. Il naso è Wachau puro e rassicurante: limone, crema, pepe bianco, con una spinta di frutto tropicale. L’acidità è media, quasi bassa per un Grüner, mentre la sua forma è la classica sinusoide: attacco basso, spinta acida, di nuovo quiete, finale con acidità a salire.

In bocca una parte del fascino del naso si perde, ma la prima onda di scorza di limone viene subito seguita da una nota evoluta (anacardo) che dona complessità. La cosa più affascinante è la tensione del sorso, che lo spinge avanti insieme a una concentrazione di frutto davvero convincente. Il finale non punta su frutti semplici: emerge una nota salina e una gabbia fenolica discreta che dà struttura. Prima l’ananas, poi quel pepe bianco piccante si soffermano abbastanza a lungo da farmi dire: sì, questo è un Federspiel austero al punto giusto, che chiude con un morso soddisfacente. Ottimo.

2) Tegernseerhof Kellerberg Riesling Smaragd 2022€43

Bevuto con spiedini di pesce, color giallo dorato. Avvolgente, come i migliori Smaragd.
E’ un “vino pavone”: naso apertissimo, espressivo, quasi in posa, ma con una nobiltà che non scade mai nell’ostentazione. In bocca è largo e compatto, con un’acidità alta ma perfettamente bilanciata, che accompagna l’intero sorso come una spina dorsale. È succoso, con una concentrazione di frutto fantastica e una vita lunga davanti.

Al palato arrivano albicocca secca, un accenno di benzina, e quella sensazione di pietra calda frantumata che arricchisce il vino: frutto sì, ma anche materia. Il finale è lungo, salino, con un richiamo di arancia che evolve in una chiusura di roccia. È barocco—come certi grandi vini austriaci—ma senza perdere il gusto delle linee rette: il corpo voluminoso quasi si appiccica alla bocca, eppure non pesa, perché la cornice acida è forte. A tavola, con il pesce, si è sposato benissimo, sciogliendosi nel cibo e riemergendo poi con la sua potenza. Eccezionale.

In conclusione, questo Federspiel ha saputo divertirmi e colpirmi — e questo a un rapport qualità prezzo eccezionale. Ma lo Smaragd è imbattibile: profondo, tridimensionale, capace di farti perdere dentro al sorso. E quando trovi un vino così a quella cifra, il rapporto qualità/prezzo è semplicemente troppo basso per ignorarlo.

Quindi sì: per meriti dello Smaragd, sceglierei quasi sempre lo Smaragd. Perché puoi voler giocare con un Federspiel, ma di uno Smaragd così non vuoi farne a meno.

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