Selezione Italia, la manifestazione viennese che mette in comunicazione produttori italiani con possibili acquirenti austriaci, è stata un’ospite frequente di questo sito (qui l’edizione estiva e qui la precedente). Un motivo in più per farlo questa volta è che l’edizione svoltasi il 15 settembre all’ormai classico Hotel Regina è la numero 30. Dopo piu di un decennale nel mondo del vino e dell’intermediazione tra Austria e Italia, ho pensato di chiedere a Christian Bauer, l’organizzatore, di ripercorrere la storia della manifestazione e di parlare delle prospettive future.
Cosa è Selezione Italia, come funziona e a chi si rivolge?
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Solo i vini migliori,
nessun voto noioso
È un evento mirato, B2B, che organizziamo a Vienna da 15 anni per mettere in contatto produttori di vino e alimentari italiani con operatori austriaci interessati a vini e prodotti italiani. Affittiamo le sale dell’Hotel Regina, situato al centro di Vienna, dove nel corso di una giornata i produttori fanno degustare i loro vini e alimentari agli operatori partecipanti. Insomma, ci consideriamo un po’ come un’agenzia matrimoniale, avviciniamo le due parti, chi cerca e chi offre, le portiamo a conoscersi e poi… se son rose fioriranno.
Come è iniziata la tua avventura? Cosa ti ha spinto verso questa iniziativa e cosa ti ha motivato a continuare anche dopo l’entusiasmo iniziale?
Quando sono tornato a Vienna 16 anni fa insieme a mia moglie che è di Milano, abbiamo notato un grande entusiasmo per il made in Italy in genere, e soprattutto per la cucina e i vini italiani. Cosí abbiamo deciso di fare da ponte “di vino” tra l’Italia e l’Austria, unendo i 2 paesi dal punto di vista enogastronomico. Una forte motivazione per proseguire è anche sentire gli operatori austriaci che ci raccontano di aver trovato e ordinato grazie a noi dei vini eccellenti, spesso con ottimo rapporto qualitá-prezzo, o i produttori italiani che ci confidano di aver ricevuto richieste e anche visite di compratori direttamente in cantina. Per questo i nostri eventi sono rimasti “piccoli”, cosí da poter continuare ad avere un rapporto personale con le varie parti coinvolte e conoscerne le necessitá. Un po’ come in una sartoria artigianale, cerchiamo di fare un lavoro su misura.
Quali sono le maggiori complessità che incontri nel tuo lavoro? Immagino gestire la logistica e così tanti partner non sia per nulla semplice!
Metterei prima il focus sulla opportunità e la gioia di mettere insieme, intorno a un tavolo, produttori di vino di alto livello e operatori che spesso cercano prodotti di nicchia da vitigni autoctoni meno conosciuti. Alcuni produttori si sono trovati così bene che hanno partecipato fino a 10 volte.
Come hai visto cambiare il mercato del vino italiano a Vienna in questi anni e in che stato lo trovi oggi?
Comunque sia la situazione economica in genere, c’è sempre interesse per vini che esprimono il loro territorio, che hanno qualcosa da raccontare, vitigni rari, territori difficili, ma anche la bravura del produttore. Il settore degli spumanti italiani è in crescita in Austria, il metodo classico italiano ha un’immagine molto positiva.
Se ti va, un ricordo divertente o curioso vissuto in questi anni di Selezione Italia.
Il momento più rilassante è la cena dopo l’evento che organizziamo per i produttori che possono portare i loro vini in un ristorante di Vienna. Quando tutte le fatiche sono finite, ci godiamo finalmente un buon bicchiere di vino!
In effetti, in questi anni, ho notato come Selezione Italia sia un outlet perfetto soprattutto per tre tipologie di produttori:
- Aziende emergenti, in cerca di visibilità
- Realtà consolidate ma provenienti da territori meno noti, rispetto alla Santissima Trinità dell’export italiano (Toscana, Piemonte, Prosecco)
- Cantine che, pur appartenendo a zone famose, desiderano entrare nel mercato austriaco, attento, esigente, ma anche ricettivo e con buona capacità di spesa
Nell’ultima edizione, ho notato anche la presenza di rivenditori austriaci specializzati in vino italiano, come l’eccellente Gottardi. Un altro segnale interessante è l’uso dell’evento da parte di produttori, come Dario Coos, per incontrare clienti già acquisiti: un’occasione informale ma efficace per rafforzare rapporti esistenti.
Selezione Italia, insomma, continua ad adattarsi, proprio come ogni evento di successo.

I Vini di Selezione Italia XXX
Vigneti Cenci
La gamma di Franciacorta di Vigneti Cenci mostra una personalità sfaccettata. Il Franciacorta Zero Cuvée Pas Dosé è teso e croccante, con note di mela, fiori di lime e l’albedo del limone, riuscendo a rimanere affilato senza mai essere scontroso. Il Franciacorta La Capinera Cuvée Brut N.V. risulta più scarico, con un profilo lievitato e un tentativo di dare volume, ma chiude in maniera pulita. Nel Franciacorta La Via della Seta Cuvée Satèn Brut emergono note di zenzero e crema pasticcera, ma nel complesso manca un carattere deciso. Decisamente meglio il Franciacorta Nelson Cenci Cuvée Extra Brut, che spicca come il migliore della casa, con volume e direzione, toni agrumati e mediterranei, tiglio e nocciole. Deludente invece il fermo Senza Bolle, praticamente vuoto e con aromi quasi assenti.
Cesarini Sforza
Il Brut Rosé N.V. mi ha sorpreso positivamente. Qui il frutto croccante di ribes rosso e le erbe alpine si uniscono a profumi di crosta di pane. Il perlage è morbido e l’acidità vivace: un insieme intrigante.
Bellavista
Bellavista è stata una delle due cantine portate da Gottardi e, fedele alla sua fama, mi ha davvero colpitocol suo stile ben riconoscibile. L’Alma Assemblage 1 ha tanto volume, una spuma vivace e una freschezza di sorbetto al limone. L’Alma Cuvée Rosé è morbidissima e intensa, con corpo pieno e note raffinate di magnolia, pesca, spezie e fragola, chiudendo con una leggera sensazione gessosa sulle labbra. Mi ha coinvolto meno il Teatro Alla Scala, scarico e poco aromatico, con soltanto il volume a sostenerlo.
Petra
Petra, la cantina suveretana di proprietà della figlia del patron di Bellavista, è l’altra cantina portata da Gottardi ed è quella che piu mi ha colpito in tutta la manifestazione. La gamma rossa di Petra si presenta con diversi approcci. L’HEBO (Suvereto) è immediato, fruttato e luminoso, con mora e visciola, intenso e fresco ma senza grande complessità. Il Quercegobbe Merlot si distingue per intensità e sapidità, carnoso con note di melograno, legno ben integrato e un finale pepato con tannino gessoso. Il vino di punta, Petra, mostra grande potenza ed eleganza: al naso pepe nero, eucalipto e spezie calde, al palato un corpo elegante e teso, con finale al caffè e tannini presenti ma teneri, amico del cibo grazie all’ottima acidità. Il Petra è sicuramente il vino che piu mi ha affascinato durante tutta la giornata.
Medici Ermete
Gli spumanti e Lambruschi di questa cantina emiliana si muovono tra leggerezza e gioco. L’Unique Rosé Brut ha aromi leggeri, quasi di canditi, ma intensità minima: innocente e giocoso. Il Concerto Lambrusco Reggiano punta sulla parte più divertente, con caramella ai mirtilli, uva fragola e geraneo; il perlage è delicato e la chiusura leggermente sapida. Più ricco il Le Tenute Bocciolo Grasparossa, che porta note di ciliegie candite, volume e sapidità, con una vena leggermente selvatica.
Castello di Meleto
La gamma di questa azienda toscana è molto varia e discontinua. Lo spumante Teátrico Spumante brut rosé metodo classico 2020 ha un bel perlage e frutti rossi simpatici, ma manca di carattere. Il bianco Simbionte Bianco 2023 si riduce a un succo di mela al palato, praticamente nullo al naso. Con i Chianti le cose cambiano: il Chianti Classico 2023 esprime sole e freschezza, con lamponi, ciliegia e tannini farinosi. La Riserva 2021 mostra più intensità e note di tabacco e bergamotto, ma l’alcol è eccessivo. La Gran Selezione 2020 si distingue con tabacco, erbe officinali, asfalto e rosmarino bruciato, potente ed equilibrata, con lunga durata.
Tenuta Santa Maria di Gaetano Bertani
Grande qualità e sicurezza nei propri mezzi per questa azienda veronese di lungo corso, classico esempio di operazione già rodata che vuole interfacciarsi col mercato austriaco. Lepiga Soave 2024 risulta spento e difficile da decifrare, con solo accenni di frutta bianca. Molto meglio il Pràgal, ricco e vivace, rotondo e fresco con fragole e more. La gamma di Valpolicella convince: il Valpolicella Classico Superiore 2023 è preciso e con splendida durata, anche se manca un po’ di concentrazione di frutto; il Valpolicella Ripasso Superiore Classico 2021 mostra morbidezza, dolcezza cioccolatosa e un finale sanguigno. Il Decima Aurea Merlot 2020 ha grande carattere, acidità viva e tannino farinoso, puro nel suo equilibrio. L’Amarone della Valpolicella Classico Riserva Brolo dei Poeti 2007 è serissimo, con tabacco e tostature, lunga durata e tannino deciso. Infine, il Recioto della Valpolicella Classico 2021 gioca su dolcezza e agilità, con lamponi e ribes rossi e un lungo finale zuccherino. Belle anche le etichette, che strizzano l’occhio al vintage in stile Lurisia.
La Porta di Vertine & Bertinga
Il Chianti Classico 2022 è morbido e fruttato, con ciliegia, prugna e una nota vanigliata. Tannini ben tenuti a bada, per un profilo scorrevole e gentile. Passando ai vini Bertinga, il Sassi Chiusi 2020 è un po’ vuoto ma appagante. Il Rosso 2018 ha frutti di piccola bacca, molto fruttato e quasi marmellatoso. Il Punta di Adine 2019 è deciso, con note di asfalto e noci. Il Volta di Bertinga 2015 mostra nobiltà del legno e spezie, ma al palato perde slancio.
Dario Coos
L’azienda friulana ha potuto godere di un rappresentante molto carico, entusiasta e che sembrava molto a suo agio nell’andirivieni anche frenetico dei visitatori. Lui stesso mi è parso frenetico. I vini erano tutti di buon livello. La Malvasia è tropicale, morbida e succosa, ma con acidità che la sostiene bene. Il Pinot Bianco ha corpo burroso bilanciato da un finale amaricante. L’Il Longhino Ramandolo 2022 appare neutro al naso ma esplode al palato con frutti surmaturi, scorze candite e mele cotte, bilanciato e armonico. Il Ramandolo si distingue come un vino di profondità, con noci nel miele, zafferano e grande durata, sostenuto da acidità e note erbacee. Il Romandus (che è un vermouth) sorprende con il suo carattere amaro, ricco di erbe officinali e personalità.
Alessio Komjanc & Ronco Blanchi
Entrambe le aziende erano rappresentante da un rivenditore. La Malvasia di Komjanc è stata penalizzata dalla temperatura di servizio troppo bassa: rimane erbacea e agrumata, molto indietro. Più interessante il Dedica Pinot Nero, che inizia con un tono giocoso da rosso friulano, con chiodi di garofano, e chiude erbaceo con un tocco di buccia d’arancia, mostrando carattere. Passando a Ronco Blanchis, iil Collio Friulano è morbido e tropicale, con corpo medio-pieno che sembra voler dire qualcosa con calma e misura.
Selezione Italia XXX – I Migliori Vini
- Miglior Vino: Petra di Petra
- Altri Vini Eccezionali: Quercegobbe Merlot (Querce Gobbe) di Petra, Alma Assemblage 1 e Alma Cuvée Rosé di Bellavista, Ramandolo di Dario Coos
- Miglior Cantina: Petra
- Altre Ottime Cantine: Bellavista
- Rappresentante piu vivace: Dario Coos
Tanti auguri, Selezione Italia, e ancora (almeno) trenta di queste edizioni! (qui il report della trentunesima edizione)
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