Quando ho letto la lista dei produttori presenti a Selezione Italia XXIX, l’iniziativa organizzata da Christian Bauer e Marina Rebora, già conosciuti a Selezione Italia XXVIII, Selezione Italia, Selezione Italia XXX, Degustiamo Vino Autentico e Doctor Wine 2024, mi sono un po’ spaventato. Non perché reputassi gli espositori poco interessanti, ma per l’esatto opposto: troppa grazia, troppi vini che avrei voluto provare! Anche grazie alla presenza di alcuni rappresentanti che proponevano più di una cantina (spesso con un ventaglio di aziende davvero affascinante), la lista dei vini in esposizione era davvero lunga, diversa e attraente.
Mi sono così dovuto arrendere: non sarei riuscito ad assaggiare tutto quello che avrei voluto, mi ci sarebbero voluti due giorni e non uno. E sarebbe stato un peccato degustare frettolosamente, solo per il piacere di ampliare la mia biblioteca mentale dei sapori e delle sensazioni legate ai vari vini. Meglio invece prendere spunto dal nome della manifestazione e fare una selezione.
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Mi sono quindi focalizzato sui produttori di cui mi attraeva più di una proposta, cercando di mantenere una buona varietà perché in fondo il bello di Selezione Italia è proprio il suo spaziare in tutti gli angoli enoici della Penisola. Il risultato è stato che ho assaggiato con maggior piacere e attenzione di quanto avrei fatto altrimenti e certo, qualcosa di interessante me lo sono perso, ma le chiacchiere con gli espositori e il tempo dedicato ad ogni calice compensano abbondantemente.
I Vini di Selezione Italia XXIX
Cantina Aldeno (Trentino)
Della Cantina Aldeno avevo sentito parlare e, nonostante il parere feroce di un amico per cui “in Trentino di buono fanno solo lo spumante” (come il Ferrari), mi sono avvicinato con interesse.
Pinot Grigio 2024
Croccante, fresco. Naso di agrumi e pesca bianca. Buona sapidità, nel complesso piacevole.
Lagrein 2023
Floreale, fresco già al naso ma con buona persistenza tannica. Ottima acidità e un sorso diretto, ma non vuoto: anzi, si intravede una certa complessità. Molto buono.
Palmento Costanzo
L’Etna è una regione così hip che un assaggio andava fatto e, anche qui, sono rimasto favorevolmente colpito da due vini molto buoni.
Mofete Etna Rosso
Lo hanno proposto come vino “facile”, ma mi pare quasi ingeneroso: ottima intensità di frutto, prugna e fragole selavatiche polpose, tannino gioioso. Un vino limpido, con picchi di sapore e struttura. Un bel bere.
Contrada Santo Spirito Etna Rosso
Maggior intensità rispetto al Mofete, ma non completamente diverso: si percepisce la matrice comune nonostante il naso più affumicato.
Villa Fura
Amarone della Valpolicella
Un Amarone evoluto, come da tradizione, ma senza eccessi. Prugne e ciliegie secche, chicchi di caffè tostati e una leggera e salvifica fresca nota di buccia d’arancia dominano un vino tutto sommato svelto, vivace e aromatico.
Suavia
La cantina vuole emulare Pieropan nella produzione di Soave di grande valore. Riesce a raggiungere il livello della famosa azienda veronese, ma a mio avviso questi bei bianchi hanno dei limiti strutturali che non permettono loro di eccellere, anche quando ben fatti, come in questo caso.
Soave Classico
Un Soave serio, che non rinuncia alla freschezza, alla beva, al limpido scorrere dell’acidità, ma che ha perfettamente integrato anche un centro aromatico di fiori, mela e pesca bianca e una leggera nota erbacea che si percepisce, se si presta attenzione. Texture intessuta, che dà dignità al sorso.
Monte Carbonare
Maggior complessità rispetto al precedente, qui si gioca maggiormente sulla concentrazione del frutto (come suggerisce il bel color oro) e la densità degli aromi della pescanoce e delle mele calde. Sicuramente un vino ampio, che srotola la sua acidità come un tappeto su cui sfilano gli aromi ricchi, ma, fatta la tara allo stile, non è superiore al Soave Classico.
Contrada Palui
Congratulazioni al produttore, che presenta i suoi vini con gentilezza ed eleganza. Si tratta di bottiglie dallo stile molto raffinato, che non puntano a strafare, ma a mostrare il terroir. Un approccio che mi piace e che conduce a vini che vanno dal molto buono all’ottimo. Stilosi e anche un po’ fighetti.
Graspo Alto Valpolicella 2022
Ciò che mi ha affascinato è il contrasto tra il frutto polposo (prugna, fragole e lamponi) e la texture data dalle uve surmature. È un bellissimo esperimento che non sono sicuro saprei collocare nella quotidianità del bere, ma che coniuga fluidamente due forti elementi stilistici.
Campo Selce Valpolicella Superiore 2021
Maggior intensità del precedente, c’è il cioccolato, un corpo sempre molto elegante e un lungo finale. Mi è piaciuto, senza esaltarmi.
Amarone della Valpolicella 2020
Un Amarone che non stucca. 14 gradi alcolici, che planano su un corpo dal tannino giustamente deciso, ma mai preponderante. Dove l’Amarone da poco mostra solo note molto evolute, qui i datteri, i fichi secchi e il tè nero sono innestati, come tessere d’oro all’interno di un mosaico, in un frutto ancora giovane e fragrante e un corpo longilineo. Il passaggio in anfora (non vetrificata?) si dimostra vincente.
Alois Lageder
Produttore mastodontico e anche in voga. Ben 80 ettari di proprietà, oltre ad uve acquistate e lavorate in cantina. A MondoVino 2024 la proposta mi era sembrata molto valida, ma non imperdibile: in questo caso alcuni vini mi sono parsi ottimi e uno addirittura eccezionale.
Versalto Pinot Bianco 2022
Forse a causa della mia spiacevole esperienza con il pinot bianco di Colterenzio, questo mi è parso elegantissimo: floreale e rivolto verso la frutta bianca come da stile della casa, ma anche morbido, ricco di sfumature e senza spigolature. Gastronomico in quanto facile a bersi ma ricco di contenuto, se lo si vuole approfondire.
Casòn Hirschprunn Bianco 2021
Splendido esperimento con vigneti non autoctoni: la ricchezza densa e quasi oleosa dell’assemblaggio sprigiona note dolci di miele, fiori maturi e ananas. Una buona acidità ottimamente integrata sorregge il sorso, mentre un vino dal corpo cremoso e dall’ampiezza francese rimane ben inchiodato a terra grazie alla freschezza altoatesina.
COR Römigberg 2019
Il cabernet sauvignon declinato nella freschezza della montagna: piccoli frutti rossi punteggiano l’aromaticità floreale che si sprigiona al naso. Il palato erbaceo ha un’ottima tensione e l’alta acidità spinge il sorso senza sbavature.
Löwengang Uvaggio Storico 2020
Molto verde e dai profumi e aromi poco incisivi. Il naso di chicco di melograno appare non pronto. Piacevole finale sapido.
Vigna Petrussa
Conosco questa azienda da anni, è stata tra le prime cinque cantine che ho visitato e l’ho fatto parecchie volte. I miei ricordi del loro cabernet franc sono indelebili e una bottiglia del loro picolit è stata la prima che ho scientemente lasciato in cantina per qualche anno. Quindi le aspettative erano alte, anche perché per qualche tempo li ho persi di vista, ma purtroppo i vini, pur se spesso buoni, non mi hanno colpito particolarmente.
Richenza 2021
Era normale aspettarsi molto di meglio: il tentativo sembra quello di un vino francese, ampio e profondo. Tuttavia si notano soprattutto una nota legnosa per nulla attraente e profumi di cotogna.
Schioppettino di Prepotto 2020
Bei profumi di ciliegia e mirtillo nel naso leggero, solo in lontananza si percepisce la nota speziata. Fresco e agile, nel finale la speziatura emerge maggiormente. Tannino timido ed elegante. Forse una nota floreale di troppo in un vino che ha spessore ed equilibrio nella leggerezza.
Refosco dal Peduncolo Rosso 2019
Buon refosco, con al centro un frutto molto maturo e limpido (note di lamponi) che ammalia il naso leggermente sapido e dà una bella spalla al tannino rustico (ma non spigoloso) del palato. Finale leggermente speziato.
Barone Ritter de Záhony
Edda Cristina 2022
Inusuale, dal naso ricco e denso, che richiama un vino dolce viste le note di albicocca secca e noci, mentre il palato è molto più lineare. Da riprovare volentieri.
Riofavara
Come sempre c’è l’espositore che ti sequestra e fa provare di tutto: e per fortuna che c’è! In questo caso si è trattato di un rappresentante di vini e prodotti siciliani che sta iniziando la sua attività. Sorvolerò sui molteplici rossi o rosati naturali che ci ha proposto, chi legge questo sito sa che difficilmente la bottiglia trasparente di vino effervescente incontra il mio favore, ma ero lì per un produttore specifico e ne è valsa la pena.
Nsajar
Tutto sommato grezzo, ma con un’energia attraente. Naso compatto di gelsomino e bergamotto, mentre il palato, così succoso e denso, ha anche note d’anice. Lungo.
Mizzica Moscato di Noto
Risulta evanescente dopo il precedente. Leggermente floreale e fruttato, grande rapidità (ricorda il Soave di cui sopra) nel corpo svelto e fresco, ma scarsa orma.
Sciavè
Bacche nere, erbe bruciate, nota pepata, corpo importante, sostenuto da un’ottima acidità e un tannino massiccio.
Albafiorita
M’ama 2023 (PIWI)
Praticamente una ribolla molto grezza: profumi verdi, corpo anche compatto ma tutto sommato vuoto, leggermente floreale.
Col Paré
Conegliano Valdobbiadene Prosecco Frizzante (PIWI)
Prosecchino parecchio spinto verso la mela gialla. Buon perlage, ma pochissima complessità.
Villa Matilde
Falerno del Massico
Profumi di chicchi di caffè arrostiti, cioccolato denso e spezie. Al palato massiccio, importante, dalle grandi spalle, per nulla spaventato dal legno. Presenta una sottotraccia profonda e verticale (forse dovuta all’acidità) da riverificare.
Cosa mi ha colpito di Selezione Italia XXIX
- Migliori vini: Casòn Hirschprunn Bianco 2021 di Alois Lageder e Falerno del Massico di Villa Matilde
- Miglior produttore: Alois Lageder
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