Ho ben presente quali rossi che mi piacciono: sono quelli che esprimono una varietà nel suo terroir. Meno mi attraggono quelli che mostrano soprattutto lo stile di vinificazione (leggi: uso massiccio del legno). Poi certo, a molti gli aromi dati dal legno, anche quando esagerati, piacciono e pure io penso ci sia un posto, un piatto e un momento (di solito in mezzo alla settimana) in cui questa tipologia di vino ci sta bene. Ma quando si tratta di vini rossi che davvero mi esaltano, parliamo di quelli in cui la mano del produttore supporta, aiuta ma non comanda.
Proprio per questo avevo grandi aspettative circa lo Schioppettino 2022 di Marco Sara. Il produttore ha proprio il tipo di filosofia che mi attrae e la varietà ha quelle note speziate che trovo sempre molto accattivanti in un rosso. Che si tratti di Syrah o dello splendido Blaufränkisch del Burgenland, la speziatura può rendere un buon rosso indimenticabile.
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C’è anche da dire che, per chi bazzica le enoteche friulane, lo Schioppettino di Marco Sara non è un nome ignoto. Il produttore è stato molto intelligente nel posizionarsi come “bio” ma non pazzo, rendendosi appetibile sia al mercato indie che quello più mainstream (quale dei due sia quello “bio” non so più dirlo). Inoltre il prezzo della bottiglia è assolutamente corretto e questo sicuramente ha favorito la sua diffusione.
Per recensioni di altri vini indie, clicca qui.
Quando ho visitato Marco Sara, lo Schioppettino mi aveva molto colpito e l’avevo descritto così:
Interpretazione fresca, come dev’essere, dello Schioppettino. Poca spezie (vista l’annata) e tanto frutto al naso, melagrana ma anche ciliegia e lamponi, bello rotondo e maturo ma comunque freschissimo. In bocca ottima acidità, tannino semplice e un finale sobrio. Vino di territorio e anche qui non vedo l’ora.
Caratteristiche Schioppettino di Marco Sara
Ecco le caratteristiche principali dello Schioppettino di Marco Sara:
- Denominazione: Colli Orientali del Friuli DOC
- Vitigno: Schioppettino 100%
- Regione: Friuli Venezia Giulia, Italia
- Gradazione alcolica: 13,5%
- Vigneti: Viti di età compresa tra i 20 e i 60 anni, situate su terreni argillosi ricchi di marne e arenaria. Coltivazione biologica.
- Vinificazione: Macerazione di 20 giorni in acciaio con fermentazione spontanea. Non filtrato.
- Affinamento: 12 mesi in barrique di secondo passaggio.
- Filosofia produttiva: Vino artigianale con utilizzo di lieviti indigeni e approccio biologico.
La mia impressione sullo Schioppettino 2022 di Marco Sara
Lo Schioppettino 2022 di Marco Sara si presenta con un colore rosso violaceo dai riflessi rubino. Leggermente deludente. Al naso spiccano note di pepe, more e un leggero sentore di acetone. È ampio, ma la nota di pepe nero è dominante. Il corpo è morbido, ma sembra mancare di carattere: l’acidità è bassa, i tannini leggeri e vellutati al centro del palato, con una sensazione generale di imprecisione. Speravo di percepire maggiormente il terroir. Il finale è astringente, leggermente acerbo, e solo successivamente evolve dalle note di pepe nero a quelle di gelso, acquisendo maggiore profondità e una lunghezza soddisfacente, con la tipica vivacità dello Schioppettino che si riflette nel frutto. È uno Schioppettino che non è riuscito a diventare abbastanza incisivo da trasmettere un vero senso di territorialità, come desiderato dal produttore. Risulta comunque piacevole con la carne, nonostante la sua potenza e mancanza di precisione.
Insomma, una grande differenza tra la bottiglia bevuta a casa e l’assaggio fatto in cantina. Ci sta, non sono vini fatti con lo stampino, per certe aziende è più facile fare gran bei vini che fare consistentemente buoni vini. È parte del loro fascino e del motivo per cui sono quelle che mi attraggono di più. Quando poi arriva anche la consistenza nei risultati, è festa grande.
Certo, rimane un po’ il rammarico di aver bevuto un buon vino, ma troppo impreciso e acerbo per essere davvero riuscito. Pazienza, altre bottiglie di questo produttore mi hanno decisamente coinvolto di più e riporterò a riguardo.
Meglio mi è andata col Monte della Guardia, che ho recensito qui.
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