Vienna ha un buon numero di enoteche, ma la qualità media non è alta. Anche considerando che Wein & CO sembra ormai aver tradito noi e le nostre aspettative e che purtroppo La Cave chiuderà, si è aperto un buco nel mio roster di enoteche. Per questo sono ritornato a Pub Klemo, una bella enoteca nel quinto distretto in cui avevo assaggiato i primi vini internazionali con scopi didattici.
Avevo però smesso di andarci col tempo, perché l’enoteca era (ed è) fin troppo indie, con la sua passione per i vini naturali e la ricerca, a mio avviso, più del rispetto di un canone che di parametri di qualità. Trovo sempre ironico che un movimento di rottura come quello dei vini naturali si sia confinato in una clausura fatta di ortodossia e di esclusioni feroci e progressive. Ma tant’è, e Pub Klemo, pur senza gli eccessi degli evitatissimi “natural wine bars”, segue questa scia soprattutto per quanto riguarda la fornita carta vini.
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C’è però un aspetto che salva Pub Klemo e che, paradossalmente, lo rende quasi un’enoteca intermedia, a metà tra il didattico e lo sperimentale: ogni settimana propone una selezione a tema di 6 vini bianchi e 6 vini rossi (ad esempio i vini rossi siciliani assaggiati a settembre 2024). Questa frequenza è ottima e davvero ambiziosa, non si può che levarsi il cappello di fronte a tanta generosità nella proposta, considerando che spesso i vini in mescita sono di annate lontane nel tempo e non sono mai gli stessi che si trovano in carta. I calici da 1/16 di bottiglia da 0.75 litri sono acquistabili nel set da sei o singolarmente e rimangono disponibili ogni sera per una settimana (ma già al mercoledì qualche vino va in esaurimento). Ultimamente ho rimpianto il non aver frequentato Pub Klemo di più nel recente passato.
Recensendo Pub Klemo secondo i parametri che ho già identificato in altri articoli, notiamo che:
- Qualità dell’offerta: molto buona. Nello specifico:
- Caratura delle bottiglie: Si va dal medio-basso della carta vini in mescita al molto buono della proposta settimanale. Ci si attesta quindi su un livello medio.
- Ampiezza dell’offerta: Molto buona, la carta vini propone almeno 25 calici, oltre ai 12 delle degustazioni settimanali. Davvero una bella scelta.
- Frequenza con cui cambia l’offerta: Anche qui, livello molto alto. Delle degustazioni settimanali (davvero una frequenza splendida) abbiamo già detto, la carta vini propone spesso i soliti noti e i rimasugli degli assaggi delle settimane precedenti, ma non è mai statica.
- Modalità di servizio: La modalità di servizio in un’enoteca è un elemento fondamentale e spesso sottovalutato. Il vino non si giudica solo dalla sua qualità intrinseca, ma anche da come viene servito. A Pub Klemo, il servizio è nel complesso buono, ma ci sono alcuni aspetti che potrebbero essere migliorati.
- Temperatura: La temperatura del vino è uno degli elementi più importanti per garantire una buona degustazione, e Pub Klemo si comporta bene su questo fronte. I vini sono serviti a una temperatura corretta, sia i bianchi che i rossi. Non mi è mai capitato di trovare un rosso servito troppo caldo o un bianco eccessivamente freddo.
- Calice: Non di primissima fascia, ma comunque valido: un buon calice.
- Acqua e pane: C’è solo l’acqua, ma viene portata in quantità idonea e il servizio è rapido nel riempire nuovamente la caraffe quando vuote.
- Mezzo calice: Un’opzione che amo particolarmente quando vado in enoteca è quella del mezzo calice, ovvero la possibilità di assaggiare 1/16 di bottiglia invece che il classico 1/8. Per chi, come me, è più interessato alla scoperta di nuovi vini piuttosto che a sorseggiarne uno solo per tutta la serata, questa possibilità è impagabile. Permette di esplorare una gamma più ampia di etichette, di degustare vini che magari al calice pieno avrebbero prezzi importanti e di sperimentare senza troppi rimpianti anche bottiglie meno conosciute. A Pub Klemo, questa opzione è perfettamente implementata: tutti i vini in carta sono disponibili anche nel formato da mezzo calice.
- Servizio: Quando si va in enoteca, essere accolti con gentilezza è sicuramente piacevole, ma per me conta anche la velocità del servizio. Ho notato che in molte enoteche il personale tende ad essere lento, forse perché si presuppone che l’appassionato di vino voglia prendersi il suo tempo per degustare. Personalmente, però, apprezzo un servizio più celere, senza per questo perdere in cortesia e attenzione. A Pub Klemo, il servizio è decisamente buono. In passato c’era una cameriera molto simpatica e sempre di buon umore, una presenza che apprezzavo molto. Mi dispiace non vederla più, ma sono stato piacevolmente sorpreso dal suo sostituto: un giovane cameriere che si distingue per competenza, disponibilità e, soprattutto, una genuina passione per il vino. Si vede che non è lì solo per servire i calici, ma è davvero interessato a ciò che propone.
- Arredi: Gli arredi di un’enoteca sono spesso una questione di gusto personale. A me, ad esempio, piacciono gli ambienti tradizionali, con tanto legno, bottiglie esposte senza troppi fronzoli e un’atmosfera rustica. Pub Klemo a mio avviso coglie nel segno grazie a dettagli curati come la mappa di zone vinicole che è presente in ogni tavolo. Meno originali, ma piacevoli le assi di casse di etichette pregiate che adornano il bar. Le luci sono soffuse e creano un’atmosfera intima anche in uno spazio come quello del locale abbastanza scomodo. Le dimensioni dell’enoteca favoriscono l’intimità, e non è la degustazione forse un affaire intime?
Sommario: Pub Klemo è davvero un’enoteca molto buona, che propone vini non sempre interessanti ma con rotazioni frequenti e in ampio numero. Il vino qui è una cosa seria e come tale viene servito correttamente e in calici adeguati. È presente l’opzione del mezzo calice e il personale fa venir voglia di ripetere la visita, così come l’atmosfera intima creata dagli arredi.
Degustazione Pub Klemo: Wachau Riesling 2022 e Barbaresco
A fine settembre sono tornato a Pub Klemo e ho deciso di mescolare le due degustazioni settimanali, un po’ per curiosità e un po’ perché parte dei vini della Wachau non era più disponibile — finiscono in fretta, come sempre accade con le etichette più ricercate. Alla fine ho optato per un mix: ho assaggiato tre Riesling della Wachau 2022 e tre Barbaresco. Gli austriaci mi sono piaciuti, ma ho trovato i piemontesi davvero eccezionali. Ecco le mie impressioni.
Trenning Riesling 2022 – Grabenwerkstatt
Color paglierino con riflessi argento. Albicocca, nocciola, scorza di limone, profumi quasi di montagna. Acidità che fa da perno e titilla tanto, vivacissimo e succoso. In bocca burro. Finale con pesca bianca e un riverbero appena polifenolico. Giovane, con una nota idrocarburica finale che irrompe e suggerisce lunga vita davanti.
Loibenberg Riesling 2022 – Pichler-Krutzler
Giallo paglierino. Elegante, ma forse troppo introverso. Verbena, legno vecchio, mele di fiori gialli, affumicato. Acidità che fa da perno e poi emerge nei riverberi finali. Molto nascosto e per questo eccitante. Al palato, la pera si trasforma presto in note mielate di grande eleganza. Meno irruento del precedente, mostra stile.
Vinothek Riesling 2022 – Nikolaihof
Giallo appena più dorato. Datteri, vaniglia, albicocche secche. Gli manca appena un po’ di concentrazione di frutto per arrivare al top. Acidità splendida, infilata nel frutto che fa da spina dorsale e poi esce nel finale. In bocca datteri, e nel finale albicocca essiccata, con polifenoli che eccitano. Quando il legno si integrerà sarà spettacolare.
Barbaresco Riserva Pajé 2014 – Produttori del Barbaresco
Che naso! Ciliegia, autunno, pelle. Tannini granulari sulle gengive, già ben smussati. Ottima acidità. Bel corpo, dove dopo le violette e i lamponi emerge l’asfalto, forse appena astringente. Immediatamente attraente. Ricorda le Langhe, che vita e agilità.
Gallina Barbaresco 2019 – Piero Busso
Melograno, pelle molto vecchia, lamponi. Tannino giovane e sabbioso sulle gengive. In bocca susina, con un finale appena balsamico dove poi emerge la succosità con note di lamponi che sprigionano potenza. Composto ma irrefrenabile. Buona acidità, sapido, e fa ottima presa sul palato.
Barbaresco 2018 – Fabio Gea
Il naso più bello della giornata: pelle, cannella, ribes rosso. Tannino molto piacevole, che fa presa in grani sulle gengive. Al palato, prima il ribes, che poi si spinge velocemente verso un finale di amaro, che non amo ma che è perfettamente eseguito. Grande equilibrio e una durata eterna.
In conclusione:
- Vincitori: Barbaresco
- Podio: 1) Gallina Barbaresco 2019 di Piero Busso 2) Barbaresco 2018 di Fabio Gea 3) Barbaresco Riserva Pajé 2014 di Produttori del Barbaresco
- Miglior Riesling: Vinothek Riesling 2022 di Nikolaihof
Mi ha però impressionato meno la degustazione di vini rossi del Sud-Ovest della Francia. Inoltre, leggi qui la recensione dei vini di Donnafugata.
È stato anche qui che ho assaggiato per la prima volta un vero Chablis: ne parlo nel confronto tra Chardonnay e Chablis.
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