Di Pub Klemo ho già scritto e anzi, ne ho parlato gran bene. Per questo mi aspettavo molto dalla degustazione di ottobre sui rossi del Sud-Ovest della Francia. Purtroppo la degustazione non è stata memorabile, anche perché due delle sei bottiglie proposte erano già finite. Ma proprio per questo motivo ho assaggiato due calici dell’altra degustazione, quella dei grüner veltliner atipici, e una di queste mi ha davvero colpito. Andiamo con ordine.

Rossi del Sud-Ovest della Francia un po’ anonimi

Come detto, pochi bei ricordi qui.

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Bloc B763 2020 di Mas del Périé – Fabien Jouves

Un po’ triste: lampone, ciliegia, succo di mirtillo. In bocca un corpo fresco e svelto ma anche poco interessante, di nuovo tanto succo di mirtillo e un tannino setoso sul palato. Ha il pregio di tralasciare l’aspetto tannico ma è solo un aperitivo ovvio. Ottima acidità. Temo molto biodinamico e compagnia cantante.

Cuvée Charles de Batz Madiran 2016 di Domaine Berthoumieu

Si sale di livello. Naso profondo e sensuale: aghi di pino, timo, cioccolata fondente. Il corpo ha una bellissima freschezza che però non è semplice. Ha tannini abbastanza decisi e gommosi ai lati della bocca. Il palato riporta cioccolato al latte e poi un finale di bacche di ginepro che chiude un sorso che forse non capisco del tutto, ma che voglio riprovare.

Limoux 2019 di Domaine de Baron’arques

Ancora più denso del precedente: kirsch, prugna che dona freschezza, tapenade, il tutto imbevuto da legno che sospetto essere grande. Tannino a pezzettoni a tutta bocca, palato rinfrescato dalla prugna e note aromatiche se non un po’ strane di acetone. Bella acidità. Corpo che quasi si mastica, ma mantiene leggerezza. Finale al caffè e al ribes rosso. Un vino atipico e interessante perché molto ben definito.

Pèlroge 2020 di Domaine de L’Astré

Altro bel vino. È naturale ma stabile, grazie al cielo. Wow, che complessità (nel contesto dei vini del Sud della Francia). Tapenade, terra bruciata, more al naso. Ciliegia vivace al palato, con tannini ghiaiosi sulla parte superiore della bocca e grande acidità. È un vino che si apre senza sforzo, mantiene il frutto ma senza perdere compostezza o complessità. Finale con note di piccole ciliegie rosse che mostrano una piacevole concentrazione di frutto.

I grüner veltliner atipici

Meglio è andata coi grüner veltliner atipici. Il primo mi è parso semplice, ma piacevole, un po’ come altri vini dello stesso produttore.

Mira Brunn 2022 di Lichtenberger & González

Ortica, legno, pepe bianco, fiammifero acceso. Naso molto evoluto, quasi di Condrieu. Alla bocca fiori di acacia e succo di pera. Corpo setoso e morbido ma mantenendo tensione. Acidità potente e sinusoidale. Bellissimo finale al miele di acacia e ritorni sapidi che inseguono. Non tantissimo da dire, ma lo dice bene.

Il meglio è arrivato con un grüner veltliner fortificato della grande – anche in termini di qualità – cantina sociale Domane Wachau.

V.D.N Grüner Veltliner 2021 di Domäne Wachau

Note fortificate, miele, la mela del grüner veltliner. E poi il corpo dolce, con vita, che non ti aspetti, enormemente viscoso e al contempo fresco. Cioccolato al latte, spezie, buccia di arancia e fiori gialli al palato e un finale sapido che fa pulsare la bocca e ha rimandi di fiori blu. Stupefacente e complesso. Acidità sinusoidale che sgasa fortissima nel finale.

Miglior vino assaggiato: V.D.N Grüner Veltliner 2021 di Domäne Wachau

Un’altra sorpresa simile a quella del V.D.N. Grüner Veltliner di Domäne Wachau è stata il Vermouth di Silvio Carta assaggiato a Selezione Italia.

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