Podere Ranieri è una di quelle cantine che piacciono a me, cantine relativamente giovani, focalizzate sull’esprimere un territorio più che un varietale o, peggio, una moda. E cantine ad alto tasso di artigianalità. Cantine quindi in cui non si va per incontrare la perfezione, che pur non può che esaltarci in altri casi, ma una declinazione locale e allo stesso tempo intima del vino. Un cantina di vini IGP, dove la P non sta per Protetta ma per Personale (i vini sono imbottigliati con etichetta Toscana IGT).
Quindi, essendo in una sorta di tour enologico della Maremma, una visita era d’obbligo.
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Lo spazio
Chi è stato in Toscana lo sa: spesso questi poderi, cascine, tenute sono dei castelli che trasudano investimenti e possibilità economiche quasi illimitate. In questo caso no, Podere Ranieri si trova in una strada di poco conto e neppure molto facile da raggiungere. Si tratta di una casa con annessa piccola cantina, nel giardino una bandiera dei pirati ma potrebbe essere quella di One Piece (la cantina mostra chiari segni di interesse fumettistico) e al nostro arrivo un signore dai capelli grigi stava lavorando l’orto.
Ad accoglierci è Michele Ranieri, uomo dai modi generosi e una calma che ben si intona con l’ambiente circostante. Entriamo in cantina ed è molto facile sentirsi a proprio agio tra tutto lo scatolame aziendale.

La storia
La storia, come dicevo, è di quelle che mi piacciono. Il padre di Michele coltivave le viti, ma, raggiunta una certa età, stava considerando di chiudere l’attività. Il figlio all’epoca viveva a Milano, dove, scopro ora da LinkedIn, produceva video pubblicitari. Sarà perché Milano, a detta di chi la lascia, non offre un bel vivere oppure sarà il richiamo delle radici figurate e letterali, Michele rileva, nel 2011, l’azienda paterna.
E qui inizia sia una sorta di rebranding che strizza l’occhio a chi ama il concetto di vignaioli indipendenti (dare un’occhiata al sito per credere), sia la sperimentazione con le uve da lui coltivate. Tredici anni, per un’azienda vinicola, sono briciole, ma a mio avviso la direzione è più che promettente.

I vini
I bianchi
Iniziamo dai bianchi. La prima cosa che noto è l’assenza del Vermentino.
“Ma guarda, – dice Michele – il Vermentino da queste parti ha una tradizione molto più recente di quanto si pensi. Negli anni Ottanta e Novanta, i produttori avevano bisogno di una proposta di bianco con cui continuare a vendere ai ristoranti durante l’estate e non perdere quote di mercato. Si è puntato sul Vermentino ed è stato un successo commerciale, perché poi i vini molto acidi e salini hanno cominciato ad andare di moda, ma non è che se una cosa va di moda la devono fare tutti. A me per esempio quello stile di vino non piace, quindi non lo faccio perché faccio solo vini che mi piacciono. Poi certo, il gusto anche individuale cambia e si evolve, oggi ti piace una cosa, fra qualche anno non più e passati altri anni ancora ritorni al punto di partenza.”
Chiaro, logico, pulito. Un po’ come i bianchi che mi sembra di capire gli piacciano. Fa riferimento ai bianchi “delle tue parti”, quelli del Nord-Est Italia. In effetti mi incuriosisce la presenza in catalogo del Manzoni Bianco, di cui, con qualche migliaio di bottiglie, Podere Ranieri è il primo produttore in Toscana. C’era poi un uvaggio chiamato Sardonico, ma l’affitto della vigna che ne produceva le uve non è stato rinnovato e l’etichetta è scaduta col contratto.
Chiedo invece di assaggiare il Viognier, che mi ha molto interessato in queste settimane e quello di Podere Ranieri fa anche una breve macerazione sulle bucce. Rimango forse un po’ deluso. Il Solo Viognier è elegante, ma abbastanza piatto, anche se viene redento da un finale sapido che lo arricchisce.

I rossi
Pazienza, in fondo siamo qui per i rossi. So già che acquisterò due bottiglie di Solo Merlot, assaggiato e apprezzato davvero moltissimo dal solito Ferronato e riviste in un’enoteca di Massa Marittima.
Assaggio per curiosità il Senziente, che è l’ammiraglia di Podere Ranieri. Un uvaggio assemblato a fine affinamento in botte che rappresenta la firma aziendale, la loro proposta verso l’esterno. Anche a livello di prezzo la bottiglia riceve un trattamento speciale: un po’ più economica delle altre, al fine di essere di più facile commercializzazione.
Il valore è alto: è davvero un gran vino, evoluto, con sentori di cannella e frutti rossi disidratati. Granato col colore fragile del Pinot Noir. Tannino presente ma ottimamente integrato in un mosaico di sapori. Ci sono fascino e delicatezza in questo calice.
“Qui si sente il terroir – dice Michele – Siamo a soli venti chilometri dal mare: il Maestrale arriva e dà un carattere alle uve che non si confonde con nessun altro. Ovviamente non c’è il sale nel vino, ma percepisci la salinità del vento.”
E come vinificazione fai tutto botte?
“No, sto anche sperimentando l’invecchiamento in anfora, per mantenere i vini più puri.”
Perché non anche la fermentazione in anfora?
“A parte ad essere molto costoso avere anfore per fermentare tutti i vini, richiede anche operazioni di pulizia non banali.”
Come effetti sul vino, è paragonabile al cemento?
“Ma guarda, il 99% dei vini che fanno cemento in realtà fanno vernice. Perché se lasci a contatto diretto il vino con il cemento, la ASL arriva e ti rivolta come un calzino. C’è il rischio di contaminazione da metalli pesanti, quindi la stragrande maggioranza dei contenitori in cemento viene ricoperta con vernici alimentari. Il vantaggio quindi è prettamente a livello di controllo delle temperature, non di microssigenazione, che è ciò che cerco nell’anfora.”
E’ bello bere vini, ma visitare direttamente i produttori dà tutta un’altra dimensione e si imparano anche un sacco di cose. Bene, passiamo al Solo Cabernet Sauvignon.
La linea “Solo” è quella con cui Podere Ranieri vuole mostrare i propri varietali in purezza, usando solo le uve migliori. Non esce ogni annata e non ha le aspettative commerciali del Senziente, e per me questo vino è davvero ottimo: c’è tanta polpa, coi tannini decisi a creare il solito buco in bocca proprio del vitigno. Ci sono lamponi, prugne e more e una bella acidità che dà immediatezza al tutto. Molto estroverso, intenso e di corpo, ma mai invadente.
A questo punto abbiamo tutte le informazioni per l’acquisto.
Bottiglie acquistate
- Solo Merlot x2
- Solo Cabernet Sauvignon x2
- Solo Sangiovese
- Senziente
Costo: 150€
Qui trovate le mie impressioni sui vini acquistati.
Michele rimane cortese fino alla fine e ci accordiamo per eventuali altre consegne, dato che non ha ancora un importatore in Austria. Secondo me, lui e il suo filosoficamente vicino Marco Sara, potrebbero fare una figura grandiosa ad un evento di vini italiani che si svolge a Vienna ogni anno. Ma questo è già un altro post.
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