Articolo aggiornato al 23 marzo 2026
Dopo la visita a Podere Ranieri, ho aperto nel tempo tutte le bottiglie del bottino. Questa è quindi una recensione in divenire, cresciuta assaggio dopo assaggio: alcune bottiglie bevute subito dopo la visita, altre riapparse mesi dopo su tavole diverse, con carni e contesti diversi. Il quadro che ne emerge è abbastanza nitido.
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Quando invece desidero un vino “classico”, il mio riferimento sono i produttori più grandi, non necessariamente perché producano vini standardizzati, ma perché possono contare su strutture solide e competenze che garantiscono un’affidabilità costante (nei profumi e nei sapori e anche nella qualità), annata dopo annata.
C’è un aspetto importante da considerare quando si parla di piccoli produttori, specialmente in Italia: a differenza della Francia, dove spesso si trovano piccoli domaine con alle spalle tre o più generazioni di esperienza, in gran parte dello Stivale la storia è diversa. Fino a una o due generazioni fa, molti di questi vignaioli facevano vino da damigiana. Questo significa che, se un produttore non ha ancora acquisito competenze o esperienze sufficienti o non ha accesso a mezzi tecnologici adeguati per garantire vini stabili e coerenti anno dopo anno, rischia grosso se decide di puntare al “classico”. In quel caso, la sfida con i grandi yacht del vino — aziende strutturate e capaci di offrire una qualità costante — è persa in partenza.
Cosa può offrire, invece, un buon piccolo produttore che il grande avvinghiato ai parametri classici non può permettersi? Idee, innanzitutto. Poi, il coraggio di osare, senza l’ansia di dover conquistare grandi quote di mercato: i piccoli non hanno obblighi verso gli investitori o la necessità di riempire scaffali in ogni angolo del mondo. Hanno dalla loro una conoscenza intima del territorio, che sanno interpretare secondo la propria sensibilità, senza dover piegarsi alle esigenze della standardizzazione che vuole il Chianti fatto solo in un certo modo, il Barolo fatto solo in un certo modo, l’Amarone fatto solo in un certo modo.
Per questo, rinuncio volentieri alla stabilità rassicurante dei “vinoni” standard (ma ci sono anche grandi produttori che giocano col canone e merito gliene vada). Preferisco seguire il piccolo produttore coniglio bianco nel suo personale Paese delle Meraviglie, dove ogni annata può essere un viaggio diverso. Pazienza se la costanza di sapori e note non c’è: neanche gli anni della mia vita sono tutti uguali — per fortuna, aggiungerei.
Podere Ranieri è così: una Toscana diversa, fuori dalle rotte più battute. Non è la sensualità bruciante di Bolgheri, non sono i terziari meditativi del Brunello, né la piacevolezza disinvolta del Chianti. È qualcosa d’altro. Podere Ranieri è la Toscana bastarda, senza lignaggio, e assolutamente convincente.
Ecco quindi le mie impressioni sui primi assaggi.
Recensione dei vini di Podere Ranieri
Cabernet Sauvignon – Podere Ranieri
Il Cabernet Sauvignon 2021 di Podere Ranieri è ottimo. Il colore è di un rosso rubino carico, invitante. Al naso emerge una frutta intensa: cassis, mirtilli e ribes nero, con una nota balsamica di eucalipto che suggerisce freschezza, come un soffio di brezza marina.
In bocca, il vino non scivola mai nel marmellatoso, anzi, mantiene una croccantezza che ricorda i piccoli frutti rossi e neri quando maturi. Cassis e amarena fanno capolino al palato, ma il corpo rimane sempre asciutto e lineare, pur avendo una sua pienezza. I tannini, di forza media e piacevolmente granulosi, creano la classica sensazione di vuoto al centro della bocca tipica del Cabernet Sauvignon e sono bilanciati da una solida acidità e dalla qualità vibrante del frutto. Il finale è severo, quasi austero, con note di corteccia che ne accentuano il carattere deciso. Un vino che ha trovato nel filetto di manzo il suo abbinamento ideale.
Ho riaperto il Cabernet Sauvignon 2021 poco più di un anno dopo il primo assaggio e ho trovato qualcosa di diverso, non necessariamente migliore. Il naso è ancora interessante, fitto di aceto balsamico, foglia di pomodoro ed eucalipto, con prugne dense e cassis a fare da base profonda. In bocca la concentrazione c’è tutta, i tannini gessosi aderiscono al palato come da copione e l’acidità di media intensità guida il sorso senza fretta. Ma i profili, che la prima volta erano disegnati con chiarezza, questa volta si sovrappongono e si sfumano: il pepe e la scatola di sigari, i frutti neri maturi, si mescolano senza risolversi in un’immagine netta. Può essere che questo vino abbia già passato il suo momento migliore, anche un po’ sorprendentemente. Il finale è ricco, lungo, con mocha e ribes nero, e con la carne si comporta ancora splendidamente. Ma è un vino che non mi ha affascinato una seconda volta.
Senziente – Podere Ranieri
Senziente 2019 di Podere Ranieri è l’ottimo blend di Cabernet Sauvignon, Merlot e Sangiovese su cui punta molto Michele Ranieri (e per questo è anche leggermente più economico degli altri vini). Si tratta di un rosso che si distingue per personalità e austerità, un vino che non si presta a facili concessioni, ma che richiede e merita attenzione. Il colore è un granato intenso, e al naso si presenta serio e profondo, con note di olive nere, liquirizia, lamponi essiccati e un accenno di sottobosco estivo. Qui si intuisce una buona percentuale di Cabernet Sauvignon, che apporta struttura e freschezza.
In bocca, l’acidità è vibrante, e i tannini, sabbiosi e aderenti, avvolgono il palato con una presa decisa. Il corpo è muscoloso ma asciutto, senza mai sconfinare nell’opulenza. Il sorso è piacevolissimo, con una progressione intrigante: si parte con i mirtilli, si passa al ribes nero severo e infine si chiude con sentori di bosco che evolvono in un finale piccante e lunghissimo. È un vino nervoso, energico, con una direzione precisa e una personalità concisa, capace di dare piacere mantenendo una coerenza rigorosa.
L’abbinamento con il churrasco è stato perfetto: la carne ha addolcito e ammorbidito il vino, esaltandone il lato più amichevole e aggiungendo rotondità a un profilo già complesso e affascinante.
Solo Merlot – Podere Ranieri
Il Solo Merlot 2019 è il vino della cantina che ho assaggiato più volte, e ogni volta ha detto qualcosa di leggermente diverso. La prima bottiglia mi aveva colpito per la struttura leggera ma perfettamente costruita, per quella danza tra acidità e tannino che lasciava spazio a entrambi senza che nessuno dei due prevaricasse. La seconda, bevuta più di un anno dopo su una tagliata, mi ha mostrato il lato più tenebroso dello stesso vino: naso cupo di amarena, vaniglia del legno, prugne, chiodi di garofano, cioccolato amaro e un’ombra di eucalipto. Un insieme che spinge, che occupa lo spazio senza chiedere permesso.
In bocca il corpo è denso ma non fuori scala: i tannini quasi setosi non lasciano che il frutto prevarichi, e l’acidità tiene tutto in linea con una certa fermezza. Non è un Merlot che cerca il facile applauso. È asciutto, austero, più un colpo di lancia che una sciabolata. Le prugne compatte si intrecciano con le spezie calde e il cuoio, e proprio il cuoio rimane fino al finale lungo e leggermente sapido, dove le prugne sotto spirito e il cioccolato fondente prendono la scena. È un vino che si fa notare perché ha qualcosa da dire, non perché alzi la voce.
L’abbinamento con la carne è ogni volta azzeccato: i sapori si fondono in una dolcezza che arricchisce il vino senza mai renderlo stucchevole.
Solo Sangiovese – Podere Ranieri
Il Solo Sangiovese 2019 è il vino della cantina che mi ha convinto di meno, e mi è dispiaciuto. Al naso si presenta con fiori essiccati, prugne e more, un profilo che promette finezza e che in parte mantiene: c’è qualcosa di etereo, leggero, che attira. Al palato però il quadro si fa meno preciso. Il corpo è fresco e agile, con mirtilli e more che mostrano una certa vivacità, ma la struttura, pur coerente dal primo sorso all’ultimo, lavora a ranghi separati rispetto al frutto: un’acidità a tratti pungente e tannini vellutati ma decisi ai quattro angoli della bocca fanno il loro dovere senza mai integrarsi del tutto in un disegno unico. Il finale è lungo, chiuso da note di lampone e menta che arrivano pulite e precise.
Il problema non è la qualità, che c’è, ma l’ambizione: si sente lo sforzo di costruire complessità, ma manca l’integrazione. Con il ragù di capriolo il vino era troppo potente, ma dava varietà al boccone. È un Sangiovese che vale la pena seguire, non ancora lodare.
Lo stile di Podere Ranieri
Ho assaggiato abbastanza bottiglie di Podere Ranieri da poter dire che il progetto ha una voce riconoscibile, anche quando non convince del tutto. Il Sangiovese è ancora in cerca di sé, il Viognier resta un esercizio più che un’affermazione, ma i rossi di struttura, il Merlot in testa, mostrano una personalità che non si improvvisa. Sono vini che invecchiano in modi imprevedibili, a volte si esprimono e a volte si chiudono: il prezzo da pagare per seguire un produttore ancora in affascinante ricerca.
Lo stile di Podere Ranieri riesce a riflettere il territorio dei suoi vigneti in maniera mirabile, una zona dove la potenza del sole incontra la freschezza del mare. Qui, i vini sono inevitabilmente corposi, intensi, pieni di frutto e di struttura: una manifestazione naturale del clima caldo e generoso della zona. Ma c’è un elemento che trasforma questa potenza in qualcosa di vibrante e dinamico: l’influsso del mare.
Il risultato sono vini che non si adagiano mai sulla loro ricchezza o pienezza, ma che mantengono sempre un’energia viva e una freschezza sorprendente. A guidarli è un movimento interno, vitale, simile a una brezza. In questo modo, i vini di Podere Ranieri riescono a unire la profondità e la grinta tipiche della Maremma con un dinamismo che evita la pesantezza, offrendo invece una sensazione di direzione.
Sono vini che non ti lasciano mai la sensazione di stasi: c’è sempre una tensione, un impulso interno che li spinge avanti. Questa vitalità li rende complessi, ma non opulenti; intensi, ma mai soffocanti. È come se la forza del territorio trovasse uno sbocco naturale nella freschezza del mare, dando vita a vini che sanno essere caldi e avvolgenti, ma allo stesso tempo vivi e nervosi, con una direzione precisa che li scuote dall’interno.
Un altro piccolo produttore che consiglio è Marco Sara. I vini di Pordere Ranieri non avrebbero sfigurato affatto al Falstaff Rotweingala 2025.
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