O dello sparire del tannino
È capitato a tanti di noi di iniziare il nostro viaggio enologico con la fascinazione per i rossi corposi e robusti, che hanno maturato in botte, magari cuvée belle pienotte. Sono vini opulenti che colpiscono chi vi si avvicina per la prima volta. D’altra parte, la ricchezza ostentata ha sempre un effetto immediato sugli occhi ingenui. A forza di assaggi però, si tende a riconoscere l’influsso del legno, spesso molto mal ponderato dal produttore ambizioso, e una certa uniformità di gusto: sono vini di stile e non di grappolo.
Cercando di uscire dai prevedibili profili dei grandi rossi, si trovano due strade. Da un lato, ci sono i cosiddetti vini del territorio: acidità, toni vivaci e selvatici. Sono le uve autoctone che catturano la specificità del loro terroir mettendo in secondo piano il lavoro in cantina.
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Dall’altro lato, c’è la sottigliezza “atanninica” del Pinot Nero, che affascina per essere l’antitesi dei vini rossi opulenti. Qui, la complessità e l’eleganza emergono non tanto dalla potenza dei tannini o dalla profondità delle sfumature del legno, ma piuttosto dall’elevazione verso l’alto dei profumi, dalla verticalità della struttura sostenuta da una buona acidità e delle note eteree che paiono voler sfuggire dal calice. Quello che non c’è invece sono proprio i tannini. La leggerezza e l’eleganza di questi vini li rendono anche perfetti per un picnic, dove si apprezzano la loro freschezza e bevibilità.
Questo per linee generali, ma le sfaccettature del Pinot Nero sono ovviamente molte. Così, curioso di scoprire quanto possa fare a meno del tannino e quale tipo di eleganza prediliga, ho degustato in due serate diverse due bottiglie di Pinot Nero ben distinti: il Burgum Novum Pinot Nero Riserva 2014 di Castelfeder (Alto Adige) e il Pinot Noir Reserve 2015 di Jurtschitsch (Kamptal, Austria). Entrambi i vini sono stati abbinati a piatti a base di pollo, e l’idea era quella di valutare le qualità intrinseche e la versatilità gastronomica (un po’ come fatto con la comparazione tra Riesling austriaco e alsaziano).
Burgum Novum Pinot Nero Riserva 2014 – Castelfederer
Il Burgum Novum Pinot Nero Riserva di Castelfeder è fatto con uve provenienti da terreni argillosi che contengono anche depositi di calce e porfido. È, insieme allo Chardonnay Riserva Burgum Novum, il fiore all’occhiello dell’azienda. Proveniente dalla regione Südtirol – Alto Adige DOC, il vino è il risultato di una meticolosa selezione di uve provenienti dai vigneti della Bassa Atesina (interessante che il produttore non indichi quali e a quale altitudine). Dopo la fermentazione in acciaio, il vino affina per 18 mesi in barrique, seguiti da ulteriori 12 mesi in acciaio e 6 mesi in bottiglia.
Il 2014 non è stata la più felice delle annate in Alto Adige: dopo un inizio sotto una buona stella con temperature primaverili calde che favorirono una fioritura e gemmatura precoci, si susseguirono lunghi periodi di pioggia e crescita a temperature basse. L’estate non fu indenne da precipitazioni, causando rottura degli acini e aumentando il rischio di malattie fungine. La minaccia rappresentata dal moscerino asiatico aggiunse ulteriore pressione sui vignaioli altoatesini. Le uve arrivarono in cantina comunque sane, ma si produsse meno di quanto sperato. A uscirne vincitori furono i vigneti di alta quota, ma come scritto il produttore non ci dice da dove arrivino le uve usate per questo vino.
Il calice è ancora così vitale, ha dimostrato benissimo cosa può essere un vino vecchio di dieci anni. L’acidità è vibrante, i tannini sono quasi completamente arrotondati, setosi e percepiti sulle gengive centrali e sulle labbra. In bocca emergono toni terrosi e di stalla, mentre a volte si fa sentire il frutto perduto durante l’invecchiamento e più lo percepivo e più ne sentivo la mancanza: forse un paio di anni fa avrei apprezzato di più questo vino. Il corpo è ancora fresco, pieno di vita, un affascinante contrasto con i sapori invecchiati. I tannini lasciano una sensazione quasi saporita piacevole sulle labbra, e il finale è composto, di nuovo terroso e raffinato. Ha dato pienezza al boccone.
In sintesi, forse ho aspettato troppo per berlo, ma è invecchiato benissimo, senza perdere freschezza e carattere.
Pinot Noir Reserve 2015 – Jurtschitsch
Jurtschitsch è un po’ più generoso nelle informazioni che fornisce circa il suo Pinot Noir Reserve. Il vino è prodotto con uve provenienti da due vigneti distinti, caratterizzati da differenti attributi. Nel vigneto Schenkenbichl le viti sono radicate in un suolo calcareo, mentre nel vigneto Steinberg si trovano su fondamenta di gneiss.
Oltre alle differenze geologiche, sono significative le differenze climatiche, principalmente dovute alle diverse esposizioni e alle marcate differenze di altitudine. A causa dei tempi di vendemmia diversificati, i due siti sono fermentati separatamente, con una parte dell’uva diraspata e una parte fermentata intera. Il vino matura per almeno 20 mesi in botti di legno da 300-500 litri ed è poi imbottigliato senza filtrazione.
Nella regione della Bassa Austria (Niederösterreich), l’annata 2015 ha presentato un quadro prevalentemente positivo, tuttavia un’inusuale grandinata notturna all’inizio di maggio ha arrecato danni significativi, in particolare nella regione del Kamptal (qui comparata al Kremstal). Fortunatamente, problemi significativi legati alla fermentazione o alla comparsa di difetti aromatici sono stati l’eccezione in questa annata. Sebbene sia stata permessa l’acidificazione, è stato fatto un uso parsimonioso di questa opzione.
Il calice ha pochissimo alcol, ma corpo e acidità medi. Tannini minuscoli sono leggermente presenti sul palato. In bocca emergono note di corteccia umida e spezie dolci: è un vino veramente elegante che si esprime con leggerezza, senza mai esagerare nonostante l’eccellente concentrazione del frutto. Estremamente pulito e limpido. Finale eterno, con i toni terziari (soprattutto le spezie) supportati da una potente sapidità che invoglia a un altro sorso. Ottimo con il pollo, con cui si è adattato bene senza eccedere, e con cui la speziatura ha interagito mostrando il proprio carattere. Un abbinamento davvero riuscito.
Il miglior Pinot Nero
Due bellissimi vini quindi, ma chi vince?
Sebbene il Castelfeder sembrasse più stanco rispetto allo Jurtschitsch, il tannino leggermente più avvincente del primo ha reso questo vino più affascinante per il mio palato. Il Pinot Nero, proprio perché non si appoggia sui tannini, ha la grande libertà di prescinderne completamente o giocare su una loro forma più o meno ammorbidita. E in questo caso, il tannino ha dato grinta ad un vino ancora pieno di sfumature. Come sempre, non si tratta di una ricetta definitiva, e lasciamo volentieri ai produttori l’arduo compito di dare il giusto spazio al tannino nei loro Pinot Neri e a noi il piacere di assaggiarli.
Un altro pinot nero interessante è quello della Cantina Colterenzio.
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