Meyer-Fonné produttore d’Alsazia

Mi aspettavo di scrivere un articolo come prosecuzione di quello sul Handwerk Weißburgunder di Stagård, un’altra puntata della serie sul Pinot Blanc (qui confrontato con il Sauvignon Blanc). Invece, c’è un colpo di scena: il Pinot Blanc Vieilles Vignes di Meyer-Fonné non è un Pinot Bianco.

Si trata invece di un blend di Pinot Bianco, Auxerrois e Pinot Grigio. Originario dell’A.O.C Alsazia, Francia, questo vino ha un contenuto residuo di zucchero di 3 g/l (quindi un vino secco, ma ne parleremo dopo), una acidità moderata di 5 g/l e un bilanciato grado alcolico di 12,8°. Le viti hanno un’età media di 40 anni (e di nuovo qui ritorna il discorso fatto per il Vecchie Vigne Bianco di Roncus e la liberalità con cui si attacca l’etichetta “vieilles vignes” alle bottigle) e una vita di 5 anni dal momento dell’imbottigliamento. Proveniente da una miscela di diverse parcelle con terreni alluvionali, colluvionali granitici e marno-calcarei, viene vinificato con una pressatura pneumatica lenta, una fermentazione prolungata e un affinamento di 8 mesi sulle fecce fini in fusto di legno. Quindi si promette un vino di corpo e non timido.

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Ma facciamo un passo indietro, che produttore è Meyer-Fonnè? Dove ha le sue viti? Che vini produce? Come è arrivato tra le mie bottiglie?

Meyer-Fonnè è un produttore vinicolo situato nella regione francese dell’Alsazia. Le sue vigne si trovano principalmente nelle zone di Katzenthal, Schoenenbourg, Dorfburg e Wineck-Schlossberg, caratterizzate da terreni calcarei e da un clima ideale per la coltivazione di varietà di uva come Riesling, Gewürztraminer, Pinot Gris e Pinot Blanc. Conoscono bene i loro terreni e ne sono buoni ambasciatori, come dimostra un nutrito libretto informativo che inviano insieme alle cassette di vino.

L’Alsazia (di cui parlo anche nella recensione del Complantation di Marcel Deiss) ha avuto la sfortuna, poi divenuta fortuna dal punto di vista del rapporto qualità-prezzo (con belle bottiglie come quella di Pinot Blanc Vieilles Vignes di Meyer-Fonné che costano circa una decina di euro), di non aver saputo posizionarsi bene sul mercato. Etichette spesso confuse, incapaci di distinguere chiaramente tra vini secchi e dolci, una limitata identità di brand e la somiglianza dei suoi vini con quelli tedeschi ne hanno sicuramente limitato la diffusione a livello internazionale.

Meyer-Fonné non è un oscuro produttore che ho scoperto in qualche spocchiosa enoteca di vini naturali, né un nome che da solo rappresenta l’Alsazia, come Trimbach. È invece un produttore raffinato, incluso nel catalogo di Kermit Lynch, un distributore che punta sempre sulla qualità già citato nell’articolo sul Geyserville Zinfandel di Ridge Vineyards, a prescindere dal costo, anzi: tanto meglio se il prezzo è elevato.

I loro vini sono finiti nella mia cantina come molti altri, grazie alla sempre valida proposta di Ferronato a Pordenone, seguita poi da un ordine diretto al produttore.

Pinot Blanc Vieilles Vignes di Meyer-Fonné 2022

Il vino mi è piaciuto (decisamente più del loro Riesling Schoenenbourg). È stato abbinato a un petto di pollo alla griglia. Di colore giallo dorato con riflessi paglierino, il vino offre aromi di fiori gialli, mandorla e fiammifero. Il bouquet è serio, con poche aperture al frutto, ma note di arancia amara e zolfo bruciato emergono sia al naso che al palato. Il corpo è robusto e denso dopo il passaggio in legno, con un’acidità media che si manifesta sulla lingua. Note umami bilanciano il residuo zuccherino e il basso tenore alcolico, mentre il finale è lungo e caratterizzato da note di pompelmo e scorza d’arancia amara. L’abbinamento con il petto di pollo alla griglia si è rivelato eccellente, con il vino che ha saputo tagliare delicatamente la carne grigliata e poi esplodere nel suo finale amaro.

Come riconoscere il residuo zuccherino nel vino

Nelle note tecniche di questo vino, che è davvero piacevole e offre un ottimo rapporto qualità-prezzo, mi ha sorpreso il basso residuo zuccherino, inferiore ai 5 grammi per litro. Normalmente, quando il residuo zuccherino è così basso, il palato non percepisce dolcezza, ma in questo caso, nonostante i soli 3 grammi presenti, ho avvertito una leggera nota dolce.

Il residuo zuccherino nel vino può essere percepito principalmente attraverso il gusto e la sensazione tattile in bocca. Quindi:

  1. Dolcezza: La presenza di zucchero residuo conferisce al vino una dolcezza che può essere avvertita sul palato. Questa dolcezza può variare da leggera ad intensa a seconda della quantità di zucchero nel vino.
  2. Corpo: Il residuo zuccherino contribuisce al corpo del vino, conferendogli una sensazione di pienezza e viscosità in bocca. Vini con un alto residuo zuccherino possono essere percepiti come più “pesanti” rispetto a quelli più asciutti.
  3. Bilanciamento: In alcuni casi, il residuo zuccherino può bilanciare l’acidità nel vino, creando un equilibrio armonioso tra dolcezza e freschezza.
  4. Sensazione tattile: Il residuo zuccherino può lasciare una sensazione leggermente oleosa o “untuosa” in bocca, soprattutto nei vini dolci.
  5. Retrogusto: Dopo aver degustato il vino, è possibile percepire un retrogusto dolce o una persistenza di dolcezza sulla lingua.

Secondo la mia esperienza, nel Pinot Blanc Vieilles Vignes di Meyer-Fonné ci potrebbero essere più dei 3 grammi per litro indicati. Come ben saprà chiunque si bazzichi il vino, spesso il grado alcolico, il residuo zuccherino e altri parametri tecnici sono meglio compresi attraverso l’esperienza empirica anziché basarsi solo sulle specifiche tecniche, talvolta inesatte.

Indubbiamente, ci troviamo di fronte a un vino che si distingue per il suo carattere, la sua morbidezza e una struttura elegante. Come l’Alsazia stessa, questo vino supera le aspettative legate al suo prezzo e alla sua reputazione, offrendo un’esperienza unica con un’identità ben definita e coinvolgente.

Non conoscevo molto questo stile prima di questa bottiglia, un’altra “scoperta” è stata il Late Bottled Vintage Port 2016 di Quinta do Noval.

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