L’ho già detto e lo confermo: Mondo Vino, l’enorme degustazione organizzata annualmente da Wein & CO, è il miglior evento per enoappassionati che Vienna proponga. Certo, quest’anno Oh, Bordeaux! di Falstaff ha proposto, in media, vini di più alto livello – ma l’ampiezza delle due proposte non è comparabile. I vini in esposizione a Mondo Vino sono moltissimi, da quasi tutte le zone vinicole rilevanti del pianeta.

Poi chiaro, Mondo Vino è un mercato del Tempio. Frotte di persone – quest’anno per fortuna non ho notato addii al celibato, sostituiti da un gruppo di studenti (credo) con guida che spiegava i vini con microfono e auricolari. L’immancabile e tristissima camera che fa foto a 360°. Una malinconica ruota della fortuna gestita da un addetto ancor più malinconico.

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E però. Però i vini sono davvero interessanti, in tutte le fasce di prezzo (e ci sono proposte anche di altissimo livello). Il bar a pagamento propone calici impossibili da trovare altrove. Quest’anno anche lo stand dei nuovi acquisti di Wein & Co. (in fondo Mondo Vino non è altro che l’esposizione dell’enorme catalogo di questa catena di enoteche) aveva prodotti interessanti ed è uscito dall’apartheid dell’angolino in cui era stato relegato l’anno scorso. Lo stand dei vini naturali era un po’ più povero che a Mondo Vino 2024, ma non fatico a farmene una ragione.

Altro elemento davvero valido della manifestazione è la professionalità con cui viene condotta: capita davvero di rado di trovare uno stand non presidiato o bottiglie che dovevano esserci e che invece sono esaurite. Questo, chi bazzica questi eventi lo sa, non capita spesso. Il catalogo di quest’anno è stato mal redatto, nel senso che alcuni produttori avevano bottiglie non in catalogo, ma soprattutto bottiglie in catalogo non c’erano poi alla manifestazione – ma tutto sommato è un piccolo neo. E ora iniziamo il giro del mondo nelle tante sfaccettature di Mondo Vino.

Champagne & Altre Bolle

Non fosse per mia moglie non avrei passato tanto tempo in quest’area – e forse ce ne siamo entrambi un po’ pentiti. Certo, volevo riassaggiare i vini di Louis Roederer che tanto mi avevano colpito l’anno scorso, ma mi hanno deluso. In questo stand, non ho trovato nulla di sbagliato o di tremendo, ma nessun prodotto memorabile.

Louis Roederer ha aperto il sipario con tre diverse interpretazioni del suo stile: il Brut Premier NV e il Brut 2016 mostrano una struttura equilibrata ma poco vivace, dove la freschezza c’è ma l’espressività fatica ed emergere. Più interessante il millesimato, grazie a una vena salina.

Duval-Leroy, invece, ha portato un ventaglio ben costruito: il Brut Réserve NV si presenta composto, con una bollicina viva e un equilibrio tra frutto ed evoluzione. Il Blanc de Blancs 2008 si distingue per la precisione e la chiusura sapida. Il Rosé Prestige si muove tra fragoline e sentori di bosco, mantenendo una bella finezza di mousse.

Tarlant con il suo Zero Brut Nature esibisce una compostezza notevole, ma forse fin troppo discreta nei profumi.

Eric Rodez gioca sulle sfumature: il Rosé Ambonnay NV è gentile e gessoso, con un’eco di rabarbaro. Il Blanc de Noirs Ambonnay NV aggiunge un po’ di profondità, restando su toni sobri tra frutto e crosta di pane.

Pere Ventura Cavas ha proposto due Cava che interpretano bene il terroir catalano: il Tresor Gran Reserva 2021 è generoso e dalla bollicina energica, mentre il Gran Vintage 2016 alza l’asticella con maggiore pulizia e una chiusura elegante.

Il Muskateller Brut di Harkamp è stato uno dei momenti aromaticamente più distintivi: floreale, tonico, netto e lunghissimo.

Pisoni, con il suo Blanc de Blanc Brut, propone uno Chardonnay dritto, pulito, ma senza particolari spunti.

H. Goutorbe ha portato tre espressioni dal profilo molto classico: la Cuvée Tradition NV è semplice e fresca, il Brut Rosé Grand Cru aggiunge un tocco di eleganza quasi sfuggente, e la Cuvée Prestige Premier Cru NV è ben centrata, fresca e floreale, con qualche nota nocciolata.

Bassa Austria

Qui c’è la crème de la crème austriaca: Wachau e, in misura minore, Kamptal. La Wachau non aveva Emmerich Knoll, presenza certa degli ultimi due anni – ma altri nomi di rilievo c’erano e hanno sicuramente mostrato tutto il loro valore. Nella Kamptal invece ho testato due produttori che conoscevo già, il primo si è riconfermato, il secondo mi ha stupito positivamente. Questi bianchi però, soprattutto quando giovani come in questo caso, faticano ad imporsi in un evento così rumoroso e caotico come Mondo Vino – hanno invece bisogno di tempo, sia quando li si assaggia che per evolversi in bottiglia, quindi si è trattato di una tappa soddisfacente (come sempre), ma ha mostrato ancora una volta quanto meriterebbero uno scenario di degustazione più adatto.

Tegernseerhof ha offerto una panoramica ampia del Grüner Veltliner e del Riesling in Wachau. I FederspielDürnsteiner e Ried Superin – puntano sulla freschezza erbacea, ma solo il secondo riesce a costruire un corpo più rotondo. Gli Smaragd di Bergdistel e Loibenberg mantengono la cifra stilistica della casa: dritti, erbacei, ma con il Loibenberg a distinguersi per corpo e sfumature mediterranee. Il Kellerberg Riesling si fa attendere: ha tutto, ma è ancora chiuso e astringente.

Josef Fischer con Ried Kreuzberg 2023 propone un Grüner Veltliner maturo e speziato, ma non complicato. Buona materia prima.

Franz Hirtzberger domina la scena con eleganza: Honivogl 2024 è una sinfonia complessa di ricchezza, profondità e persistenza, una bottiglia già memorabile. Axpoint è più immediato, ma altrettanto preciso. Il glicerico Riesling – Ried Steinporz – mostra i muscoli, in una trama ricca, da decifrare nel tempo.

Rudi Pichler firma tre interpretazioni di livello: il Weissenkirchner Achleithen 2024 colpisce per generosità e tattilità, mentre Kollmütz è più pronto, cremoso e tropicale. Il Kirchweg Riesling si sviluppa tra ricchezza e precisione, con un potenziale evidente.

Josef Jamek si conferma grande con il Riesling Ried Klaus 2024, tutto tensione e verticalità, che evolverà alla grande. I suoi Grüner Veltliner, Stein am Rain e Achleiten, sono aromatici, piacevolmente erbacei, ma meno incisivi.

Jurtschitsch ci porta nella Kamptal con il Ried Lamm 2022, dove struttura e maturità si sposano con l’acidità. Il Loiserberg Riesling 2023 si muove su note fruttate in equilibrio con la classicità. Il Brut Rosé NV è semplice w beverino.

Weingut Bründlmayer mi ha sorpreso: Ried Lamm 2022 è un bianco pieno di potenziale, che unisce rigore e complessità. Il Chardonnay Steinberg 2023 trova una buona espressività nell’uso del legno. Grande anche il Blanc de Noirs 2019: intenso, ampio, autolitico: più Champagne di tanti Champagne assaggiati.

Italia

Lato Italia mi sono invece concentrato sulla Toscana, incontrando sorprese e delusioni. In Veneto invece ci sono state solo le seconde. È triste, ma all’estero spesso siamo solo Prosecco (e Amarone), rossi toscani e piemontesi. Riduttivo, ma tant’è.

Tenuta Il Poggione mostra solidità con il Brunello 2020, ampio, profondo, con un’eleganza già raggiunta. La Riserva Vigna Paganelli 2019 invece sorprende meno: fine nei toni floreali, ma più vuota. Il Vin Santo Sant’Antimo 2009 chiude con un’espressione ossidativa che non raggiunge una piena armonia.

Fanti è il produttore che mi ha deluso: volevo acquistare da loro dopo un assaggio in un’enoteca viennese, ma non lo farò. Mi ha colpito il Rosso di Montalcino 2023: ricco, carnoso e stratificato. Il Brunello 2020 invece resta indietro: corretto, ma privo del vigore che ci si aspetterebbe.

Speri propone davvero pochino in termini di qualità: il Valpolicella Classico 2024 è terribilmente “profumino”, il Ripasso 2022 migliora leggermente grazie a un corpo più presente. Con l’Amarone Monte Sant’Urbano 2020 arrivano le note tipiche, ma manca di complessità.

Caparsa si è rivelato uno dei protagonisti, con due Chianti 2021 di riferimento: il base è diretto, piacevolmente rustico e perfetto a tavola. Il Caparsino Riserva ha invece più grinta, tannino scolpito e sfumature speziate. Il Rosso di Caparsa è un piccolo outsider: rotondo ma vivace, con un’anima rustica.

Fattoria Le Pupille si muove bene su tutti i fronti: il Poggio Valente 2022 è un Sangiovese completo, mentre il Saffredi 2022 è un Supertuscan strutturato con un bel contrappunto di freschezza. Il Morellino Riserva 2022 mostra un’anima selvatica e slanciata, con ottima acidità.

Inama propone due Soave che sollevano dubbi: il Foscarino 2023 gioca su note vulcaniche e affumicate, ma resta tagliente e poco centrato. I Palchi 2022 è più rotondo e fruttato, ma rischia di perdere la sua identità.

Nuovo Mondo

Per quanto riguarda il Nuovo Mondo, Wein & Co ha sempre belle proposte. L’anno scorso mi innamorai del Vat 1 Semillon di Tyrrell’s, e quest’anno non ho potuto fare a meno di riassaggiarlo, ritrovandolo fantastico. Anche i vini di Penfolds mi hanno colpito ancor più degli anni scorsi, al punto che sicuramente seguirà un acquisto. Meno impressionanti, ma comunque validi, gli assaggi sudafricani.

Tyrrell’s propone due vini che rappresentano bene le rispettive tipologie: il Vat 47 Chardonnay 2022 è ricco e aromatico, con una vena acida ben presente. Il Vat 1 Semillon 2019 conferma la reputazione della casa, con complessità in evoluzione e un profilo gustativo affascinante, tutto sfumature e profondità.

Penfolds mostra muscoli e finezza insieme: il Bin 311 Chardonnay 2024 è impeccabile, preciso e levigato, ma mai freddo. Il Bin 28 Shiraz 2023 è una dichiarazione di potenza ben domata: generoso, cioccolatoso, speziato. Il Bin 389 2023 mette insieme Cabernet e Shiraz, ma il connubio è meno felice: troppo diversi forse per coesistere. Finale pungente, ma struttura solida.

Hartenberg offre un Chardonnay 2023 estremamente pulito, forse fin troppo scolastico. Lo Shiraz 2021 è più vivace, con un profilo dolce e speziato, mentre il Gravel Hill 2019 porta una maggiore eleganza, con una bocca composta e tannini integrati.

Boekenhoutskloof resta su tonalità più contenute: lo Syrah 2022 gioca su tensione e austerità, ma manca di immediatezza. The Chocolate Block 2023 riprende lo stesso tema con note più evolute, ma comunque non indimenticabile: diverso approccio, risultato simile.

Spagna & Portogallo

L’anno scorso quasi esaurii gli assaggi possibili a questo stand. Quest’anno invece mi sono contenuto e ho riassaggiato i sempre validissimi prodotti della Rioja Alta e quelli di Niepoort. Quest’ultimo, a mio avviso, è un gigante del Porto, mentre le sue incursioni nel mondo dei vini secchi mi lasciano al massimo indifferente.

La Rioja Alta resta fedele al suo stile classico: Viña Alberdi 2020 è fresco e piacevole, con le sue note tipiche di frutta rossa e cocco. Viña Ardanza 2019 è più evoluto, succoso e speziato, mentre il Gran Reserva 904 2015 aggiunge morbidezza e un profilo speziato e indulgente, tra autunno e frutta secca.

Niepoort si muove su più fronti. I bianchi Redoma Branco 2024 e Reserva Branco 2023 puntano su un’austerità che però non riesce a trasmettere profondità. Meglio il secondo, per trama e coerenza. Il Dirk Niepoort ADN Alvarinho 2024 è un bianco agile e diretto, con una nota agrumata vivace, ma monodimensionale.

I rossi (Redoma Tinto 2021, Vertente 2023) mostrano freschezza, frutto semplice e facilità di beva. Il Vertente si candida a vino conviviale, da tavolata allegra.

Il Madeira Sercial Sir Ceal invece delude: troppo esile, non lascia traccia.

Diverso il discorso per i Porto: il Late Bottled Vintage 2020 è giovane e pieno di energia, frutta secca, spezie, cioccolato. Ricco ma accessibile. La Colheita 2010, in entrambi gli assaggi effettuati, è un piccolo capolavoro: un caleidoscopio di sapori che si alternano e si rincorrono, con un corpo sempre pieno ma mai statico. Un finale interminabile e una bellezza anche visiva.

Francia

La Francia non è il punto forte di Wein & Co, che trova i suoi migliori successi affidandosi a produttori dall’enorme portfolio come Gérard Bertrand. Di questa cantina ho già scritto e ne ho amato alcuni prodotti, ma in questa occasione gli assaggi sono stati un disastro: vini, anche di fascia alta, sono sembrati piatti e monocordi. Ho il sospetto che le bottiglie fossero troppo fredde. Un vero peccato.

Gérard Bertrand. Il Crémant de Limoux 2015 Aigle Impérial delude in rapporto al prezzo: ricorda un Cava stanco, con perlage scarico e poca energia, complice anche il già citato servizio troppo freddo. Il Castellum Sauvignon Blanc 2023 è verde, erbaceo e un po’ contratto.

Meglio il Languedoc Cabrières 2022 Clos du Temple, un rosato elegante e misurato, con un corpo ben bilanciato e un finale speziato, che sfiora la classe senza mai cedere all’esibizionismo. Certo, il suo prezzo ben noto mi è parso ingiustificato.

Domaine Amélie & Charles Sparr con il Riesling Altenbourg 2022 propone una bottiglia ricca ma un po’ disarticolata: tanta frutta, tanta materia, ma senza una direzione precisa. Vivace, ma goffo.

Stiria

La Stiria non è mai stata la mia DAC preferita, ma sempre più spesso mi innamoro di alcuni dei suoi vini. Forse i miei gusti stanno cambiando oppure sono più attento a scegliere il meglio della produzione locale. In questo caso, tutti i vini assaggiati mi sono sembrati profondi, pensati e capaci di riflettere un terroir che nelle giuste mani sa offrire molto.

Erwin Sabathi è interprete rigoroso e stilisticamente coerente del Sauvignon Blanc e dello Chardonnay di Stiria. I SauvignonAlte Reben 2022 e Kapelle 2021 – si muovono su registri diversi ma complementari: il primo è più austero, il secondo più varietale e dinamico. Entrambi lunghi, eleganti e con acidità scolpita. Gli Chardonnay seguono la medesima traiettoria: Alte Reben 2022 è classico, compatto e riduttivo; Kapelle 2021 aggiunge vivacità e una nota quasi floreale, senza perdere precisione. Il più espressivo della batteria.

Tement offre un portfolio interessante. Il Ried Zieregg XT Sauvignon Blanc 2018 è un grand cru ma più giocoso rispetto ai vini di Sabathi: fruttato, intenso, con tocchi tropicali e dolcezza residua ben gestita. Il Blanc de Blancs Grosse Reserve è pura trasparenza, un sorso limpido ed essenziale, tra fiori, lime e una bollicina fine e persistente. Chiusura divertente con il Verjus Apero Rosso, spassoso, fruttato, quasi cremoso, con un twist acido che lo riporta alla sua vera natura.

Burgenland

Un passaggio in questo stand è sempre necessario, il Burgenland è una regione davvero affascinante e anche questa volta non ha deluso. Con Heinrich mi sono spinto nella terra mai troppo amata dei vini hip, e ho fatto bene. Prieler mi aveva già colpito in passato e questa volta mi sono proprio innamorato.

Heinrich esplora il carattere radicale dei suoi vini naturali con coerenza. Il Traminer Roter Freyheit 2022 è una piccola anomalia affascinante: naso esotico e speziato, ma bocca secca, guidata da un’acidità inaspettata. Salzberg 2019 è ampio e stratificato, un vino completo dove il frutto scuro convive con note vegetali. Il Gabarinza 2019 è più serrato, più denso nei tannini, ma altrettanto generoso.

Prieler si muove su tonalità più cesellate: il Goldberg Blaufränkisch 2022 è elegante, profondo, con acidità brillante e struttura precisa. Lo Schützner Stein 2022 – un Merlot – mostra apertura e rotondità, ma sorprende per il suo centro denso e succoso, che cattura. Il Marienthal Blaufränkisch 2022 gioca su note più evocative e aromatiche, ma resta più lineare e meno complesso.

Novità

Come detto, quest’anno la zona delle novità era un po’ più centrale e ricca rispetto al triste banchetto dell’anno scorso. Ho assaggiato qualcosa di davvero interessante, sempre dal Nuovo Mondo. L’assenza di ressa ha permesso anche una piacevole pausa.

Mullineux propone due vini che mostrano concentrazione e materia prima eccellente. L’Old Vines White 2024 è una sinfonia di frutto e struttura: intenso, avvolgente, pieno, ma anche fresco grazie agli agrumi e con un tocco mielato. Il Syrah 2022 è più classico e robusto, ben fatto, ma meno incisivo in termini di personalità. Corretto, ma non memorabile.

Ikonen Bar

La proposta, in questo caso a pagamento, di questo stand è impressionante: si possono assaggiare vini rari e preziosi. Mi piace concludere qui la giornata, aggiungendo stupore a degustazioni che spesso mi hanno già lasciato ampiamente soddisfatto. Ci sono anche dei tavolini per sedersi, cosa gradita al Gran Bazar del vino.

Pol Roger con il Sir Winston Churchill 2015 propone uno Champagne impeccabile nella costruzione, elegante e raffinato, con tutte le note autolitiche che ci si aspetta. Eppure, forse proprio per l’aspettativa altissima, lascia un senso di compostezza più che di stupore. Lunghissimo, solido, ma non emozionante.

Kracher con il Nummer 5 Zwischen den Seen TBA 2021 firma un vino che sfiora la perfezione: densità, concentrazione, acidità e un profilo aromatico tridimensionale. La magia è tutta nella bocca, dove ogni elemento si incastra senza sbavature. Un vino indimenticabile.

I Miei Premi Mondo Vino 2025

  1. Miglior Vino Assaggiato: Nummer 5 Zwischen den Seen TBA 2021 – Kracher
  2. Miglior Vino Bianco: Ried Steinporz Smaragd 2024 – Franz Hirtzberger e Ried Zieregg XT 2018 – Tement
  3. Miglior Chardonnay: Bin 311 2024 – Penfolds
  4. Miglior Riesling: Ried Steinporz Smaragd 2024 – Franz Hirtzberger
  5. Miglior Sauvignon Blanc: Ried Zieregg XT 2018 – Tement
  6. Miglior Bianco Vecchie Vigne: Old Vines White 2024 – Mullineux
  7. Miglior Vino Rosso: Caparsino Riserva 2021 – Caparsa
  8. Miglior Supertuscan: Saffredi 2022 – Fattoria Le Pupille
  9. Miglior Chianti: Caparsino Riserva 2021 – Caparsa
  10. Miglior Vino Rosso Austriaco: Salzberg 2019 – Heinrich
  11. Miglior Blaufränkisch: Goldberg 2022 – Prieler
  12. Miglior Spumante Metodo Classico: Blanc de Noirs Extra Brut Reserve 2019 – Bründlmayer
  13. Miglior Champagne: Blanc de Blancs Prestige Grand Cru 2008 – Duval-Leroy
  14. Miglior Vino Bianco: Ried Steinporz Smaragd 2024 – Franz Hirtzberger
  15. Miglior Vino Dolce: Nummer 5 Zwischen den Seen TBA 2021 – Kracher
  16. Miglior Orange Wine: Traminer Roter Freyheit 2022 – Heinrich
  17. Miglior Non Vino: Verjus Apero Rosso – Tement
  18. Vino Che Mi Ha Depresso: Aigle Impérial Crémant de Limoux 2015 – Gérard Bertrand
  19. Vino Da Cui Mi Aspettavo Di Più: Sir Winston Churchill 2015 – Pol Roger
  20. Miglior Produttore: Franz Hirtzberger
  21. Miglior Zona: Bassa Austria
  22. Produttore Sorpresa: Caparsa
  23. Grande Conferma: Tyrrell’s
  24. Produttore Deludente: Gérard Bertrand
  25. Zona Deludente: Francia

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