Questo è un articolo che volevo scrivere da tempo, perché riguarda la mia zona vinicola del cuore: il Collio. A mio avviso, per capire il Collio, bisogna conoscerne la genealogia.
La genealogia del Collio
Cosa intendiamo per genealogia del Collio? La genealogia del Collio è la divisione dei produttori nei periodi storici in cui hanno lasciato il loro segno, modificando, con il loro stile, il modo in cui il Collio viene percepito all’esterno. La genealogia del Collio ha tre livelli:
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- I Re
- I Vassalli
- Gli Eredi
I Re
La storia del Collio è nota: dopo la Seconda Guerra Mondiale, le fabbriche più che i campi davano un introito fisso alla popolazione locale. Così, anche se i vini del Goriziano godevano di ottima fama già dall’Impero Austro-Ungarico, il lavoro nelle vigne non era certo ambito. Fu Livio Felluga – personaggio mitico e in qualche modo padre del Collio moderno, italiano d’Istria, ex combattente in entrambe le guerre, prigioniero degli inglesi in Libia e Scozia – a credere nel potenziale di queste colline. Acquistò dei terreni semiabbandonati nella zona di Rosazzo e il resto è storia.
Con lui altri Re puntarono, andando contro corrente, sulla produzione vinicola: Mario Schiopetto, che ereditando una locanda e delle vigne decise di investire sulle seconde. Ciò che queste azienda lanciarono fu il Collio stesso, aiutate dalle critiche del Veronelli, che si innamorò dei bianchi taglienti e precisi proposti prodotti in questo angolo di Friuli e ne fu megafono.
Oggi, Livio Felluga e Mario Schiopetto non ci sono più (e neppure il Tocai, di nomenclatura parlando), ma rimangono aziende enormi che ne portano il nome ed esportano i vini e la reputazione del Collio su larga scala. A chi, come me, ha una simpatia per la piccola azienda che “si sta facendo”, questi mammut scaldano poco il cuore – oggi, perchè ieri non hanno solo lanciato uno stile, ma anche una terra.
Chi sono i Re del Collio? Livio Felluga e Mario Schiopetto.
Che stile di vino fanno i Re del Collio? Affilato, preciso, limpido.
I Vassalli
Concentriamoci ora solo su Cormons, che del Collio è capitale ma non certo l’unica espressione. I Vassalli sono quei vignaioli, di una generazione più giovani rispetto ai Re, che, ereditando vigneti, hanno colto l’opportunità offerta dal gran lavoro dei Re per lanciarsi nella produzione di vini di qualità. Hanno saputo dimostrare che, a saper fare vino, c’era l’opportunità di emergere.
Gli stili sono molto diversi tra loro: Franco Toros sa integrare il legno nei bianchi in maniera mirabile, i vini di Dario Raccaro (spicca la Malvasia) hanno una potente essenzialità che lascia sempre innamorati e l’opulenza delle bottiglie di Sandro Princic (Doro Princic) mi spinge ad accostarlo, in maniera davvero ardita lo so, ai bianchi della Wachau. Pur nella differenza, questi tre produttori hanno tutti saputo trovare un proprio stile, una chiave di lettura del Collio lanciato dai Re che ha spinto e innovato il Collio stesso. Sì, bianchi verticali e precisi, ma ricchi/essenziali/opulenti. Non è stata un’interpretazione, ma un’evoluzione.
Il Collio è stato inventato da altri, ma i Vassalli hanno esplorato le sue potenzialità, arricchendolo infinitamente. Oggi Toros, Raccaro e Princic sono “diversamente giovani” e, come si sente dire in enoteca a Cormons, stanno lavorando alla successione. Per molti versi, i loro stili non sono più alla moda, ma a mio avviso risultano sempre affascinanti, perché portano la firma indelebile di un vignaiolo che è rimasto tale, facendo il vino che gli piace: potente, estroverso, espressivo.
Chi sono i Vassalli di Cormons? Franco Toros, Dario Raccaro, Sandro Princic.
Che stile di vino fanno i Vassalli di Cormons? Sempre molto riconoscibile e identitario. Ricco per Toros, secco per Raccaro, opulento per Princic.
Gli Eredi
E qui, con la generazione che oggi ha quaranta e cinquant’anni, iniziano secondo me i veri problemi di Cormons (meno del Collio in generale, perché a Dolegna e San Floriano del Collio uno stile più preciso e meno spaccone è sempre stato in voga). Perchè, complice forse anche l’alzarsi delle temperature, sta dando vita a vini molto carichi, delle palle di cannone poco raffinate e attraenti. Sembra quasi che la ricerca si sia fermata, e gli Eredi si accontentino di somigliare ai Vassalli – senza però riuscirci.
Inoltre, il Collio ha avuto la pessima idea di puntare sul Collio bianco, un blend quasi sempre poco incisivo di varietà autoctone, e non su vini che fanno emergere il sito specifico, come invece ha fatto con successo Mario Zanusso de I Clivi coi suoi Friulano Galea e Brazan e gli Skok con il Friulano Zabura. Peggio mi sento coi macerati di ultima generazione (escludendo cioè la banda di Oslavia dei Gravner e dei Radikon, Valvassori nel loro eretico modo), che sembrano soprattutto un modo per infilarsi nel fiorente mercato dei vini naturali senza però la stessa preparazione dei rinomati vicini. Insomma, condizioni climatiche sempre più complesse da gestire nella “bassa” (rispetto ad altre aree del Collio) Cormons, poca attenzione alla specificità e forse un generale sedersi sulle glorie delle generazioni passate sta rendendo la produzione delle cantine cormonesi più giovani poco interessante.
C’è però un Erede che, proprio come i Vassalli, ha trovato la sua cifra stilistica, ed è Roberto Picech (cantina che ho visitato). Con la generazione precedente ha in comune il gusto un po’ barocco per i vini espressivi e i suoi hanno il grande fascino di un medio-palato unico, in cui la grande concentrazione di frutto regala ulteriori profili a vini già completi. Un po’ come se i vini normalmente avessero naso-palato-finale, mentre i suoi hanno naso-palato1-palato2-finale, aggiungendo una fase.
Ma Picech ha saputo anche ovattare le esuberanze delle uve, e lo ha fatto investendo sul tempo. I suoi vini, anche d’annata, escono un anno e mezzo dopo la vendemmia, e questo margine temporale permette al prodotto di guadagnare in coerenza e linearità. Addirittura il suo friulano macerato Athina mi ha convinto, proprio perchè, a differenza di tanti vini che si inseriscono in quella nicchia, sembra avere intenzione e freschezza.
Forse quindi Picech mostra una via agli Eredi che non vogliono puntare sulla specificità dei siti e amano i vini che esondano nei profili: grande selezione delle uve, lavorare in cantina solo al livello più alto, spendere in tempo senza affrettare l’uscita sul mercato. Senza queste premesse così stringenti e per certi versi antieconomiche, i vini di Cormons rischiano un anonimato poco degno del loro grande passato.
Chi sono gli Eredi di Cormons? Per eleganza, citiamo solo il migliore: Roberto Picech.
Che stile di vino fanno gli Eredi di Cormons? Intenso, corposo, ricco.
Malvasia di Roberto Picech – Prezzo e Impressioni
Ho aperto, in due momenti diversi, due bottiglie di Malvasia 2022, entrambe pagate 17.5€ dal produttore ed entrambe abbinate ad una parmigiana. Ecco le impressioni:
- Prima degustazione (15 luglio 2023): Un vino austero e imponente, la Malvasia di Roberto Picech colpisce per la sua concentrazione e la complessità. Al naso, si presentano note di erbe aromatiche, pietra bagnata e mela, con un bouquet diretto e asciutto. In bocca, si percepisce un grande corpo, anche se l’alcol potente non sempre si equilibra perfettamente. L’acidità è alta e necessaria, con una piacevole sensazione polifenolica. Il finale amaro e lungo si sposa perfettamente con il sapore della parmigiana, amplificandone la componente amarognola e creando una sinergia intensa. Un’esperienza fantastica con un abbinamento cibo-vino perfetto.
- Seconda degustazione (4 agosto 2024): Nonostante le grandi aspettative, questa degustazione ha evidenziato una leggera delusione sul piano gustativo. Al naso si percepiscono note eleganti di timo, fiammifero ridotto, iodio e fiori gialli, ma il palato è dominato da un eccesso di alcol, che copre gran parte dei sapori. Sebbene l’acidità e la salinità siano ben integrate e il finale sia lungo e piacevole, l’alcol risulta troppo invasivo, non abbinandosi bene alla parmigiana. Un vino che mostra eleganza e classe, ma che non è riuscito a esprimere tutto il suo potenziale in questa occasione.
In sintesi, la Malvasia 2022 di Picech è un vino dalle potenzialità enormi, ma che talvolta può soffrire l’eccessiva presenza alcolica. Nella prima degustazione, l’alcol era ben bilanciato da acidità e corpo, mentre nella seconda ha penalizzato l’armonia del vino. Siamo tra il buono e l’eccellente, a seconda della bottiglia aperta. Seguiranno altre note.
Per un Collio fuori dagli schemi, leggi anche la recensione del Blanc dal Gigi di D’Osvaldo e per un Collio rosso leggi la comparazione Pinot Nero vs Pinot Noir. La mia zona del cuore è citata anche nella recensione dell’ultima Selezione Italia. Diverso è invece il discorso per la Isonzo DOC di Ronco del Gelso.
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