La mia relazione con i vini di Ronco del Gelso nasce ad agosto 2020, due giorni dopo la sconfitta dell’Inter in finale di Europa League. Ci si trovava con amici a Trieste per un ritrovo e uno dei presenti, peraltro molto competente in materia di vini, bevve troppo e, cadendo dalle scale, si spaccò il braccio. Gran peccato e l’uscita si concluse mestamente e in anticipo. Per rinfrancarmi andai al Gran Malabar, un locale con un’ottima scelta di vini al calice, e lì assaggiai per la prima volta lo Chardonnay Siet Vignis di Ronco del Gelso.
Devo ammettere che all’epoca avevo una conoscenza molto limitata dei vini; oltre ad una buona conoscenza del Collio sapevo davvero poco (e siamo consapevoli che il piacere del vino deriva proprio dal mettere in comunicazione esperienze diverse). Può essere quindi che quello Chardonnay fosse tra i primi bianchi cremosi che mi passassero per le mani. Fatto sta che alla bella esperienza seguì una cassetta acquistata nel 2021, che si rivelò molto soddisfacente, e poi una nel 2022 con annessa visita in cantina e un’altra nel 2024. Ma che vini produce Ronco del Gelso?
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La DOC Friuli Isonzo
Non lasciamoci ingannare dalla sede della cantina a Cormons: Ronco del Gelso non ha vigneti nel Collio, ma nella limitrofa DOC Friuli Isonzo. Il vicino ingombrante ha sicuramente più lignaggio e la famosa Ponca (un mix di marne e arenarie), qui invece siamo in pianura, su terreni alluvionali attraversati dal fiume Isonzo. Curiosamente, anche qui c’è una riva sinistra e una destra: la prima è caratterizzata da suoli poveri di gesso e ricchi di argilla, mescolati con ghiaia rossa, mentre i suoli della seconda sono particolarmente gessosi e stratificati con ghiaia bianca. Il letto del fiume è in costante movimento, provocando inondazioni che arricchiscono il terreno di nutrienti.
Anche in questa zona si verifica la splendida contrapposizione tra brezza marittima proveniente dall’Adriatico e venti montani, che garantiscono l’escursione termica necessaria per produrre uve con la giusta acidità. Rispetto al Collio, c’è meno tradizione, anche se la moglie del proprietario nel 2022 mi fece i nomi di alcune aziende a cui Ronco del Gelso si ispira. Sicuramente le Vie di Romans sono un’eccellenza la cui aura si allarga ben oltre i confini della DOC. Ma oltre a quelli di Vie di Romans e Ronco del Gelso, fatico a trovare vini che consiglierei. Forse futuri assaggi mi daranno maggiori punti di riferimento.
Lo stile di Ronco del Gelso
Ronco del Gelso non ha paura di nulla, ma soprattutto non ha paura del legno. Quasi tutti i vini in catalogo passano per le botti e questo ovviamente si fa sentire nel prodotto finale. Oltre a cremosità e complessità, il passaggio in legno conferisce anche la necessità di attendere i vini: mi sono accorto già dal primo acquisto che dimenticarsi queste bottiglie in cantina spesso le migliora, e anche la moglie del proprietario mi ha raccontato che molti clienti chiedono che i vini vengano rilasciati un anno più tardi, visto il salto di qualità che compiono.
La produzione è principalmente legati ai bianchi e in effetti i rossi che ho assaggiato non mi hanno colpito. Ma il Friulano Toc Bas, che ho dimenticato per un paio d’anni in cantina, è diventato opulento e gustoso: anche la Malvasia Vigna della Permuta, il Pinot Grigio Sot Lis Rivis e il già citato Chardonnay Siet Vignis si sono difesi benissimo, bilanciando le note grasse con una salinità e sapidità davvero attraenti. Insomma, Ronco del Gelso tende a puntare alla complessità, non sono vini diretti ma cercano di dipingere un quadro dettagliato in cui il bevitore può perdersi nei tanti ricchi profili presenti.
È importante notare che i lieviti utilizzati nella vinificazione sono selezionati, un dettaglio che può piacere a chi è un po’ stufo dell’hype sui lieviti “indigeni”.
Il Latimis di Ronco del Gelso
IIl vino che a mio avviso rappresenta al meglio lo stile di vinificazione di Ronco del Gelso è il Latimis, anche se non è il più rappresentativo della cantina stessa (quel ruolo spetterebbe al Toc Bas). Si tratta di un uvaggio in cui il produttore si riserva di modificare la percentuale di varietà presenti di anno in anno. Anche in questo caso i vini rimangono in botti di rovere da 25 ettolitri per 12 mesi a contatto con le fecce fini per poi venire assemblati.
Nel Latimis, lo stile del produttore è l’unica costante, e la descrizione fornita da Ronco del Gelso si può usare per definire lo stile aziendale: equilibrato, grasso, intenso. È quindi la bottiglia perfetta per comprendere meglio questo produttore. L’ho incontrata tre volte negli ultimi anni.
La rivelazione
Ho bevuto il Latimis 2018 ben quattro anni dopo la vendemmia (quindi nel 2022), quindi dopo averlo “dimenticato in cantina”. L’ho abbinato a un’orata al cartoccio, e il vino era giallo dorato, con profumi complessi di limone, mandorle, fiori e erbe aromatiche. Al palato, il vino mostrava una notevole verticalità nonostante il suo corpo grasso, con un primo impatto fruttato e ricco che si evolve in un finale quasi mandorlato tipico del Friulano. Insomma, c’era tutta l’opulenza ragionata che cerca Ronco del Gelso. La sua intensità era bilanciata da una solida acidità e mi ha davvero colpito, anzi, mi ha convinto a comprare di nuovo da questo produttore.
La delusione
Il Latimis 2020 è stato invece bevuto solo due anni dopo la vendemmia (di nuovo nel 2022), quindi evitando “amnesie in cantina”, e ne ha risentito. Abbinato con una pasta al pesto, aveva un colore giallo dorato abbastanza intenso e aromi di albicocca matura, rosmarino e agrumi. Rispetto all’annata di due anni prima, era meno ricco e mancava di quella grassezza che, combinata con una solida acidità, mi aveva tanto attratto. Tuttavia, il vino risultava comunque dinamico e interessante, con ogni sorso che rivelava nuove sfumature, sebbene fosse più fruttato e meno corposo. Dopo la grande esperienza di pochi mesi prima, questa bottiglia mi deluse un po’.
L’assestamento
Ho riassaggiato il Latimis 2020 nel 2024, a due anni di distanza. L’ho abbinato focaccia alle olive e mortadella, aveva un colore verdognolo intenso e riflessi paglierino. Al naso, gli aromi erano piuttosto contenuti, con note di pepe bianco, citronella, alloro, brezza marina e pietra bagnata, e non risultavano particolarmente coinvolgenti. Il palato ha rivelato un corpo grasso, forse grazie all’invecchiamento in bottiglia, bilanciato da un’acidità elevata e una struttura snella, con il Friulano in evidenza. Quasi un’altra bottiglia rispetto a quella bevuta due anni prima! Sono emerse inaspettate note di zucchero a velo e un leggero strato balsamico, con il Pinot Bianco che aggiungeva sfumature di pepe bianco. Il finale è stato sapido e polifenolico, ma purtroppo un tocco estremamente amaro di verbena ha invaso il palato. Complessivamente, il vino è invecchiato meno bene rispetto al 2018 (entrambi rimasti in cantina per quattro anni) e ha perso parte del suo potenziale aromatico, ma ha sicuramente mostrato più carattere della bottiglia aperta a soli due anni di distanza dal rilascio del vino.
Il valore di Ronco del Gelso
Il Latimis è solo uno dei tanti vini di Ronco del Gelso, ma ci dice qualcosa di chiaro sul produttore:
- I vini di Ronco del Gelso beneficiano di tempo in cantina. Berli freschi sottrae loro qualcosa.
- Sono vini in cui la mano del vinificatore è ben presente, hanno un’identità aziendale più che territoriale.
- Essendo un’azienda di medie-piccole dimensioni, caratteristica che considero tendenzialmente un pregio, produce vini molto diversi da annata ad annata.
L’ultimo punto, che rimuove un po’ di riproducibilità dall’equazione, può infastidire alcuni. Ma si tratta di vini dall’ottimo rapporto qualità-prezzo (dai 14 ai 20€ a bottiglia), per cui un’esperienza non troppo esaltante non si traduce in un ammanco finanziario di rilievo. L’esperienza però ci mostra che saranno più le bottiglie buone o addirittura esaltanti che quelle dimenticabili.
Insomma, se Ronco del Gelso fosse una scatola di cioccolatini, andrebbe tenuta chiusa per un po’ e poi aperta per pescarne uno a caso, senza essere del tutto sicuri di cosa assaggeremo, ma sapendo che probabilmente ci piacerà.
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