Tutto sommato i miei gusti in materia di vini, di macrocategorie di vini, sono abbastanza banali: prediligo bianchi e rossi, la bolla frequentata senza troppa serietà, vini dolci di rado ma con attenzione, antipatia per i rosè, poco altro. Quindi, ogni avventura oltre questo perimetro, è un po’ un’esplorazione. Ed è normale che, quando manca l’esperienza, tutto ciò che è buono ma forse non ottimo, colpisca positivamente.

Questo per dire che non ho parametri precisi per valutare il LBV 2016 di Quinta do Noval, se abbia maggiore o minore complessità rispetto ai suoi pari, se abbia un buon rapporto qualità-prezzo, eccetera. So sicuramente che mi ha attratto molto e, come tanti altri stili poco frequentati (le vendemmie tardive di gewürztraminer di Meyer-Fonné, il Recioto della Valpolicella, il Geyserville per la California, e così via) questo giro fuori dalle solite rotte mi ha affascinato.

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Da dove viene, come è fatto il Late Bottled Vintage Port 2016 di Quinta do Noval

Innanzitutto va detto che il Quinta do Noval Late Bottled Vintage 2016 è appunto un LBV (Late Bottled Vintage), ovvero un Porto Vintage con un affinamento più lungo. Cosa cambia? Il Porto Vintage ha bisogno di molti anni in bottiglia per esprimersi al meglio e, non essendo filtrato, va decantato prima dell’assaggio. Il LBV, invece, affina in botte per quattro-sei anni ed è pronto da bere già al momento della commercializzazione; se filtrato, non necessita di decantazione. La differenza tra le due tipologie è quindi nella maggiore accessibilità del LBV rispetto al Vintage. Entrambi vengono prodotti solo in annate eccezionali.

L’annata 2016 ha rappresentato una sfida per i viticoltori della Valle del Douro: un inverno caldo con piogge abbondanti ha lasciato spazio a un’estate torrida e siccitosa. Le viti hanno resistito, ma la maturazione è stata rallentata fino alle piogge provvidenziali di metà settembre. Da quel momento, il ciclo è ripreso con condizioni ideali, portando a una vendemmia perfettamente calibrata, iniziata il 19 settembre sotto un sole splendente. Il risultato sono state uve sane, mature e incredibilmente concentrate.

Come da tradizione, le uve sono state pigiate a piedi nei “lagares” (grandi vasche di pietra) della Quinta, con una fermentazione di tre giorni per estrarre il massimo delle qualità organolettiche. Il blend include le varietà autoctone del Douro: Touriga Nacional, Touriga Francesa, Tinta Roriz, Tinto Cão e Sousão, che donano al vino struttura, profondità e gamma aromatica. L’affinamento di 4 anni in tonéis—grandi botti di legno vecchie di oltre 30 anni—permette al vino di evolversi senza acquisire eccessive note boisée, mantenendo la purezza del frutto e la freschezza del terroir.

Con 19.5% di alcol e 92 g/l di zucchero residuo, il Quinta de Noval LBV 2016 è un Porto generoso ma equilibrato, con un’acidità ben calibrata (4.4 g/l, pH 3.58) che dona slancio e vivacità.

Le Mie Impressioni del Late Bottled Vintage Port di Quinta do Noval

Nel calice, il Late Bottled Vintage Port 2016 di Quinta do Noval si presenta con un rosso rubino dalle sfumature granato, segno del suo affinamento prolungato. Il naso non è particolarmente ricco di sfumature, ma esprime con chiarezza la ricchezza tipica del Porto in modo piacevole e diretto: kirsch, chiodi di garofano e una nota balsamica creano un profilo avvolgente.

In bocca, il corpo è vellutato, con una grande concentrazione di frutto, ma senza mai risultare opulento: la sua natura è quella di un vino morbido e accogliente. Qui emergono sfumature più evolute, con note di chicchi di caffè, pur mantenendo una freschezza che lo slancia. L’alcol si fa sentire, ma non in maniera pesante: fa fremere il sorso, generando energia in bocca. I tannini sono soffici, ancora presenti, ma più strutturali che protagonisti, sostenendo l’equilibrio del vino.

Il finale è di una lunghezza straordinaria e si distingue per una sapidità che contrasta la dolcezza del resto del sorso, creando un gioco di equilibri affascinante. Sul palato rimangono nuovamente le note di caffè e frutta rossa carnosa disidratata, lasciando le labbra con una sensazione asciutta e intrigante. L’abbinamento con il gorgonzola si è rivelato interessante: inizialmente il vino ha assecondato la dolcezza del formaggio, per poi esaltarne la componente più pungente e piccante, rendendolo un connubio riuscito e armonico.

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