Come si chiude un’enoteca

De La Cave avevo già parlato in passato e anche delle sue interessanti degustazioni. Si trattava di un’enoteca interessante nel panorama viennese, che è molto focalizzato sugli eccellenti vini locali e talvolta fatica a guardare oltre ai confini nazionali. I vini proposti da La Cave erano sempre fuori dal mainstream, alternative spesso economiche rispetto ai grandi nomi – non sempre bottiglie memorabili, ma spesso interessanti.

L’enoteca, a gestione familiare, inviava spesso delle newsletter molto personali che introducevano la degustazione del mese. In estate, purtroppo, i proprietari hanno fatto sapere che il negozio avrebbe chiuso a causa della salute claudicante di chi lo gestiva. La comunicazione era come sempre informale e piacevole, ma la notizia triste.

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Non si sarebbe trattato però di una chiusura immediata. Anzi, la newsletter indicava precisamente proprio il fatto che non vi fossero tempi certi. I proprietari ambivano a vendere la maggior parte possibile delle bottiglie ancora in catalogo e aggiornamenti avrebbero seguito.

Le comunicazioni dei mesi successivi mi hanno mostrato molto su come si spegne un’enoteca. Le degustazioni mensili hanno continuato ad esserci, anzi, sono aumentate perché si è resa più pressante la necessità di svuotare la cantina. Sconti sempre maggiori sulle bottiglie in catalogo si sono resi disponibili agli acquirenti, mano a mano che i mesi procedevano e la data di chiusura andava definendosi. Infine, anche le botti che decoravano il negozio sono state messe sul mercato. Meritoriamente, anche poster, magazine e letteratura enoica sono stati messi in vendita e il ricavato dato in beneficienza.

Infine, il 14 febbraio 2025, dopo trent’anni di onorato servizio, La Cave ha chiuso. San Valentino, in fondo, non è il patrono dei bevitori. L’ultima newsletter riportava l’esaurimento delle scorte e ventilava una possibile ultima degustazione, di cui però non si è fatto nulla.

Il locale, che io sappia, è ora chiuso (anche se vedo su Google Maps listato un negozio chiamato Weine Englitsch che ha un sito giurassico, chissà) e, dovesse aprire una nuova enoteca, forse non lo farà nei seminterrati locali che furono di La Cave. Gli enoappassionati viennesi si sentono un po’ più soli, non tanto o non solo per la qualità dei vini, ma soprattutto per l’atmosfera gioviale delle degustazioni mensili: il vino è un hobby ricercato e come tale non diffusissimo, faceva piacere trovare facce ben disposte e interessi comuni a Bacherplatz. Speriamo qualcuno, da qualche parte a Vienna, raccolga il testimone tanto ben portato dai proprietari de La Cave.

Degustazione Bordeaux / Sud-Ouest

L’ultima degustazione a cui ho partecipato a La Cave risale a dicembre 2024 ed era focalizzata sui vini di Bordeaux e del Sud-Ovest della Francia. Ecco le mie impressione.

BYO No. 21 Organic Blanc Sec 2023 – “Uby”

Verbena, pompelmo rosa, crema. Al palato, corpo quasi inesistente e l’acidità sostituisce la densità. Finale tutto a pompelmo rosa. Potente, persistente e senza compromessi.

Pacherenc du Vic-Bilh Sec 2017 – “Domaine Labranche Laffont”

Ossidato. Uvetta sultanina, noci, muffa, mela ultra matura. Tutto ciò che non amo dei macerati. Splendida salinità finale. Palato in linea col naso. Quasi pungente o fastidioso.

Bordeaux 2018 – Château Janoy Bellevue

Super rapporto qualità-prezzo, davvero notevole. Al naso ciliegia, mora, prugna matura, ma anche fiori rossi. Fresco al palato, semplice con note di prugna. Finale con attraente sapidità e tannini non invadenti ma decisi. Semplice e ottimamente eseguito. Strano abbia voti così bassi.

Libertae 2021 – “Château Lamothe-Vincent”

Prugna, garrigue, chiodi di garofano. Più elegante e meno piacione al naso del precedente. Al palato corpo setoso, pieno di energia e spezie. Finisce con un’esplosione di mirtillo sostenuta da precisi tannini sabbiosi. Molto equilibrato.

La Pie Colette Rouge 2019 – Mouthes le Bihan

Qui è questione di gusti: cassis, legno, pepe, così francese che mi eccita. Non tanta vita, ma un palato floreale ed erbaceo che è perfettamente in equilibrio. Finale al cassis avvincente che chiude con classe.

Madiran 2019 – Domaine Labranche Laffont

Bromboloni rossi molto pieni, sfumature di cannella, foglia di pomodoro e oliva nera. Corpo snello e leggero. Ricorda lo stile del Château Phélan Ségur. Al palato, un ribes rosso molto preciso e tannini sabbiosi avvincenti che danno al sorso una perfetta incompletezza che vuole cibo.

Malbec 2020 – Château Ponzac

Scala di rossi: dalla polpa del frutto rosso e lussureggiante, passando per la ciliegia e il kirsch con note di caffè sostenute da un tannino potente a clessidra ai lati della bocca che spinge il mirtillo, che guidato dall’acidità arriva al finale di prugna. Un viaggio nel frutto. Concentrato, denso e potente.

Médoc 2016 – Château l’Eden

Qui inizia un nuovo step qualitativo. Rovo, cassis, rovere francese. Al palato ribes rosso. Secco, serio e focalizzato. Bel tannino gessoso ai lati della bocca e un finale che può addirittura aspettare perché chiuso, di rovo verde, austero.

Castillon – Côtes de Bordeaux 2019 – Château Cap de Faugères

Tostatura del legno, visciola, note leggermente acerbe, aromatico, fresco. Lampone al palato e bel tannino sabbioso al centro della bocca. Finale di mora fresca come tutto il sorso. Bel corpo setoso, ma il vino è un po’ muto.

Cahors 2020 – Château du Cèdre

Ciliegia, marmellata di prugne, chiodi di garofano. Al palato, una bella ciliegia e frutta matura del malbec. Morbido e fine, leggermente floreale. Tannino granuloso ma morbido nella parte inferiore della bocca.

Listrac-Médoc 2019 – “Château Fonréaud”

Già ammorbidito. Cassis, more, crostata. Penso molto cabernet sauvignon. Al palato diretto con tannino avvincente e sabbioso attorno alla bocca, corpo delicato e soffice con note di mirtillo e finale lungo di ribes nero. Già ben pronto.

Madiran 2018 – Château Montus

Ciliegia, frutti rossi, spezie, lampone, forse mora. Naso più elegante dei precedenti. Al palato molto fine e si chiude con prugne polpose e poi un ritorno di ribes rosso. Freschissimo per bilanciare il frutto ricco, con un tannino che sberla.

Saint-Émilion Grand Cru 2019 – Château Haut-Segottes

Molto bene. Rosmarino, liquirizia, fragole cotte, foglia di pomodoro. Eccellente concentrazione di frutto, succoso con palato erbaceo e finale alla liquirizia. Poi i tannini a pezzettoni si soffermano a lungo. Quasi balsamico.

Miglior vino: Saint-Émilion Grand Cru 2019 – Château Haut-Segottes

Chi fosse curioso di esplorare altre etichette del Sud della Francia, può trovare spunti interessanti nella nostra guida ai vini di Domaine de l’Accent e le Terrasses du Larzac, un’appellation che condivide con il Sud-Ovest lo stesso spirito artigianale e fuori dal mainstream.

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