Aggiornato il 21 Ottobre 2025.

Ho incontrato per la prima volta il Friulano de I Clivi in un ristorante rinomato (a torto, a mio avviso) del Collio. Il vino mi colpì per la sua intensità e il frutto esplosivo, convincendomi ad acquistare una cassetta dei prodotti di questa cantina per approfondirne la conoscenza. Sono rimasto affascinato dal lavoro di Mario Zanusso: i video presenti sul sito, così completi e curati, e l’interazione via mail, genuina e piacevole (ho potuto acquistare il Brazan al prezzo dell’anno precedente, visto che alla mia prima richiesta il vino era finito), hanno dato l’idea di un produttore attento e interessato.

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Con I Clivi, si parla di un biologico autentico, di un lavoro ben fatto che rifugge da trucchi e scorciatoie. Come accennato nell’articolo sullo Zabura di Skok, sono tra i pochi a essersi davvero messi al passo coi tempi, puntando con decisione sui cru. Il futuro, a mio avviso, è proprio lì: nella valorizzazione delle singole vigne. Questo approccio si riflette chiaramente nei due vini di punta: il Brazan, un Friulano che esprime una vigna sul Collio, e il Galea, dai Colli Orientali del Friuli. Stessa varietà, identica vinificazione, ma con un risultato che parla delle specificità della vigna di origine. Ecco i vini assaggiati.

Malvasia – I Clivi 2022

Data di assaggio: 31-01/01-02/2024
Abbinamento: Salmone alla toscana
Colore: Giallo paglierino
Profumi: Fiori di sambuco, fiori di camomilla, iodio, pesca bianca

Il naso è piuttosto delicato, espressivo ma contenuto. Il corpo, invece, è potente e oleoso, con un’intensità bilanciata da una bellissima croccantezza e dalla tensione del sorso. In bocca il vino è floreale, mentre la debole acidità, espressa inizialmente da un leggero pizzicore sulla lingua e successivamente da alcune sottili onde percepite sulle labbra, dimostra come la solida struttura del vino derivi dal corpo.

Il finale è entusiasmante: sembra durare all’infinito, creando una sensazione quasi masticabile, intricata e coinvolgente in bocca, con note di scorza di agrumi che racchiudono perfettamente l’esperienza. Ottimo con il salmone, poiché la cremosità del pesce ha fatto esplodere gli aromi fruttati del vino. Una Malvasia gastronomica.

Schioppettino – I Clivi 2021

Data di assaggio: 24-25/10/2023
Abbinamento: Pasta con peperoni, salsiccia e melanzane
Colore: Violaceo con riflessi rubino
Profumi: Ribes nero, pepe, selvaggina

Uno Schioppettino fresco e vibrante, dal carattere entusiasmante. L’elemento pepato è predominante. Al naso il vino si presenta caldo e invitante. In bocca ha corpo, ma anche molta freschezza, con tannini deboli e leggermente granulosi che si percepiscono attorno alla bocca e sul palato. Spiccano un’acidità notevole e una fantastica nota di pepe che stimola la lingua. Al palato il vino è speziato; il finale ricorda il ribes rosso acidulo, abbastanza lungo e piacevole.

La nota pepata attraversa tutto il vino, rendendolo saporito ed eccitante. La freschezza e il basso contenuto alcolico contribuiscono a pulire il palato, rendendolo ideale con il piatto di pasta.

Galea – I Clivi 2021

Data di assaggio: 16-17/09/2023
Abbinamento: Grana Padano
Colore: Giallo dorato con riflessi paglierino
Profumi: Ananas, vaniglia, burro, pietra di fiume

Al naso, il legno appare eccessivo. Anche in bocca la sensazione è piuttosto dominante, ma emergono ulteriori sfumature. Non è un vino teso, ma funziona grazie a un corpo debole che accentua la percezione di una sorta di “nuvola” aromatica. L’acidità è forte, ma mai aggressiva, e persiste sulle labbra. Dopo un istante, l’acidità esplode in bocca e si prolunga nel tempo. Ottima anche la sapidità.

Il finale è lungo ed elegante, con un amaro ben bilanciato che sfiora le note agrumate. Perfetto con il Grana Padano: vino e formaggio sembravano percorrere binari paralleli – il salato del formaggio e la morbidezza del vino – fino a scontrarsi in un’esplosione di sapori.

Il Galea 2021 di I Clivi mi ha lasciato deluso, inaspettata per un vino che avrei voluto vedere esprimere la voce della vigna. Purtroppo, il legno era risultato troppo invadente, sia al naso che in bocca, oscurando gran parte della personalità che mi sarei aspettato da un cru come questo. È un vino comunque di buona fattura, ma l’impressione generale è quella di un vino “coperto”, quasi un inganno. Per fortuna ne avevo due bottiglie e decisi di attendere almeno un anno prima di aprire la seconda, nella speranza che la botte calmasse i suoi spiriti. E infatti…

Data di assaggio: 16/09/2024
Abbinamento: Paella
Colore: Giallo paglierino
Profumi: Morbida tostatura del legno, fiori bianchi, pesca bianca

Un anno in più in bottiglia ha fatto davvero la differenza. Il legno si è integrato molto di piu rispetto al passato. Il naso rimane etereo, minimalista come l’intero vino, e forse la presenza della botte continua a invadere un po’ troppo, ma l’integrazione è avvenuta. Il corpo mostra un’eleganza discreta, mentre la buona acidità, percepita prima sulla lingua e poi sulle labbra, sostiene un sorso scorrevole.

Al palato si ripresentano le note di pesca bianca, mentre il finale sprigiona mandorla amara e sfumature balsamiche che conferiscono gravitas al sorso. La ricca sapidità rende l’esperienza praticamente infinita, con i toni del legno che continuano a farsi sentire a lungo, quasi ironicamente, considerando che questo vino avrebbe dovuto essere un’espressione pura del sito e non della vinificazione. È un bianco di classe, ben orchestrato e guidato con maestria.

Si è rivelato delizioso con la paella, poiché inizialmente smorzava il piccante del piatto, per poi ampliare la percezione dei sapori in bocca, offrendo una profondità unica all’abbinamento.

Clivi Brazan Bianco – I Clivi 2021

Data di assaggio: 08-09/12/2023
Colore: Giallo paglierino con riflessi verdognoli
Profumi: Vaniglia, petrolio, anice

Anche in questo vino il legno si fa sentire, ma stavolta la densità e il carattere più cupo del Brazan offrono una struttura più adatta a gestirlo. Il naso rivela poco del Friulano, ricordando piuttosto un Riesling non fruttato.

In bocca, il corpo oleoso si combina con un’acidità media, dominata da un marcato sentore di anice e un accenno di pompelmo rosa. La mandorla si percepisce solo in lontananza nel lungo finale, che termina con un duetto perfettamente eseguito di polifenoli e sapidità, accompagnati da una nota data dal rovere ben visibile.

Un vino estremamente appagante e sapido, che invita subito a un altro sorso. In questo caso, la vinificazione e il momento dell’apertura della bottiglia si sono sposati bene con il vino.

Data di assaggio: 06/06/2025
Colore: Giallo paglierino
Impressione generale: Una libellula il cui corpo è l’acidità che fa da perno, mentre caratteristiche potenti ma effimere svolazzano in diversi momenti del sorso.

Ancora una volta, il tempo ha donato molto a questo vino, che già un anno fa era notevole. Il naso ha la profondità del Collio, ma anche la dolcezza dello zucchero filato (probabilmente esito di una più completa integrazione del legno), sfumature di benzina come avevo notato alla scorsa degustazione e una spiccata nota di scorza d’arancia. Complessità e stile sono le parole chiave del naso.

Il palato poggia su un’acidità media, perfettamente avvolta nel frutto, abbastanza energica da percepirsi come un timido ronzio sulla lingua, per poi allargarsi orizzontalmente e condensarsi nel finale del sorso.

Sapori di frutta a nocciolo e di origano introducono il lungo e affilato finale amaricante, costruito attorno al carattere del pompelmo rosa. Una discreta sapidità e salinità aiutano a dare forma al sorso di un vino indubbiamente di classe e raffinato, che però, nel suo corpo morbido e fitto, lascia spazio al frutto.

Sarebbe stato eccellente se l’ossigeno non l’avesse zittito così presto. Con la pasta alle cozze ha creato un abbinamento felice, costruendo qualcosa di nuovo — e più che valido — con il piatto.

I Vini de I Clivi in Sintesi

I vini di I Clivi si muovono su un registro di autenticità e precisione tecnica, con una coerenza stilistica che riflette un’idea di vino pensato, mai costruito. Lo Schioppettino convince per nitidezza e immediatezza, mentre Galea e Brazan raccontano l’ambizione di tradurre la vigna in vino — un’intenzione nobile, talvolta frenata da un uso del legno che sfiora l’eccesso e richiede pazienza per integrarsi del tutto. In fondo però, emerge una mano capace di unire energia e misura, lasciando che sia il tempo a cesellare l’equilibrio tra i vati elementi.

È una sfida comune anche ad altri interpreti friulani, come il Monte della Guardia di Marco Sara: serve aspettare perché il frutto e il territorio tornino protagonisti. In conclusione, I Clivi restano una certezza per chi cerca vini identitari, vivi e mai addomesticati, capaci di un’eleganza sincera più che appariscente.

Oltre allo Schioppettino, altri “vini della gioia” sono i Beaujolais.

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