Due grappoli bianchi, entrambi molto diffusi in Austria, ma diversissimi nel carattere. Il Grüner Veltliner è struttura pura: il vino costruisce prima le pareti e poi, eventualmente, ci appende qualcosa. Il Riesling invece ha la schiena dritta da teutonico e su quella schiena, quasi con ostentazione, si innestano aromi e sapori decisi, a volte opulenti, a volte taglienti come una lama. Uno è un architetto, l’altro un atleta.

Caratteristiche del Grüner Veltliner

Il Grüner Veltliner è un incrocio naturale tra Traminer e una varietà oggi quasi estinta, il St. Georgener. Gli acini sono medio-grandi, raccolti in grappoli conici e spargoli quando le condizioni sono buone, più compatti e suscettibili alla botrite nei climi umidi. La buccia è verde-gialla nella maturità precoce, dorata a piena maturazione, e contiene una concentrazione di composti importanti: tra questi, l’acido tartarico in quantità elevata che costruisce quella spina acida così riconoscibile, con una curva sinusoidale che sale a metà sorso, poi cala e poi riparte. Quella sinusoide è il marchio di fabbrica del varietale: non la trovi nel Riesling, non la trovi nello Chardonnay. È GV e basta.

La buccia sottile rispetto alle varietà a grappolo compatto lascia passare le caratteristiche del suolo, ma meno di quanto faccia il Riesling: il GV interpreta il terroir con una certa libertà, lo trasfigura in struttura prima che in profumo. Questa è la sua forza e il suo limite insieme. Nei grandi vini, la struttura è così precisa da diventare essa stessa motivo di interesse. Nei vini mediocri, è solo un’impalcatura vuota e talvolta irritante.

Inoltre, un chiarimento che vale la pena fare: il Grüner Veltliner è, nella stragrande maggioranza dei casi, un vino secco. L’acidità è talmente alta che anche le versioni con qualche grammo di zucchero residuo la nascondono quasi del tutto: non è un vitigno che si presta al residuo zuccherino come il Riesling, la sua identità si gioca altrove.

Il rotundone nel Grüner Veltliner

Quella nota di pepe bianco che colpisce in quasi tutti i Grüner Veltliner ha un nome preciso: rotundone. È un sesquiterpene e la sua storia è strana. La molecola era nota alla chimica sin dagli anni Sessanta, isolata per la prima volta in una pianta infestante, il Cyperus rotundus, da cui prende il nome.

Poi sparì dai radar analitici per quarant’anni, fino al 2008, quando un gruppo di ricercatori australiani la identificò nel pepe nero, in erbe aromatiche mediterranee come rosmarino e timo, e nell’uva Shiraz. Eccellenti correlazioni tra la concentrazione di rotundone e l’intensità delle note pepate nei panel sensoriali mostrarono che la molecola è il principale responsabile del carattere speziato. Qualche anno dopo, un’analisi estesa di vini europei selezionati per il carattere pepato rilevò il rotundone nel Grüner Veltliner a livelli fino a diciassette volte la soglia sensoriale, con variazioni significative tra cloni diversi.

Il rotundone si accumula quasi esclusivamente nell’esocarpo, cioè nella buccia: questo spiega perché un contatto sulle vinacce, anche breve, possa esaltare enormemente il carattere speziato, e perché il Grüner Veltliner vinificato velocemente in bianco tenda a risultare più erbaceo e meno pepato. C’è un dettaglio sensoriale poco discusso: circa il 20% delle persone è incapace di percepire il rotundone anche ad altissime concentrazioni. Se qualcuno ti dice che in un GV il pepe non c’è, non sta discutendo di vino, ma di genetica olfattiva.

Chi produce Grüner Veltliner, dove e come

Il 75% di tutto il Grüner Veltliner del mondo è piantato in Austria, e oltre il 90% di quello austriaco si trova nel Niederösterreich. Copre circa un terzo dell’intera superficie vitata austriaca: è il grappolo di casa, il vino da heuriger (sorta di osterie locali), il default per molti. Il Falstaff Grüner Veltliner Festival 2026 ha confermato quanto questo vitigno sappia ancora sorprendere anche i palati più smaliziati.

Le zone più significative sono la Wachau, il Kamptal, il Kremstal e il Wagram. In Wachau la classificazione in Steinfeder, Federspiel, e Smaragd segna gradazioni di maturità e ambizione che non trovano equivalenti in nessun’altra zona. L’acciaio inox è il contenitore di elezione: il legno compare nelle riserve di lungo invecchiamento e nei vini di maggior pregio.

I nomi di riferimento sono:

Fuori dall’Austria, il GV ha qualche presenza in Repubblica Ceca e Slovacchia, ma sono numeri trascurabili rispetto alla concentrazione austriaca.

Chi cerca un punto di riferimento a cui comparare il GV, lo trova più facilmente nel Sauvignon Blanc che altrove: stessa vocazione gastronomica, stessa freschezza agrumata, anche se il Grüner Veltliner aggiunge quella nota di pepe bianco che il Sauvignon non ha. Con il Pinot Grigio il rapporto è più superficiale: la leggerezza può ricordarlo nelle versioni più semplici come il Steinfeder, ma basta salire di un gradino, verso Federspiel e Smaragd, perché la struttura e la sapidità prendano il sopravvento e il paragone smetta di reggere.

Il Grüner Veltliner nelle mie note

Ho bevuto molti Grüner Veltliner nel corso degli anni, in degustazioni, assaggi in enoteca e a casa con il cibo, e alcune costanti si ripetono quasi sempre. La prima è quella curva sinusoidale dell’acidità: muta inizialmente, poi sale, scende, e schizza verso l’alto. La seconda è il rapporto sbilanciato, spesso, tra struttura e aromi: i profumi nei GV di qualità non urlano, si insinuano, talvolta scompaiono. La terza costante è il finale polifenolico, che nei vini migliori è lungo e preciso e nei peggiori lascia spazio a note molto verdi.

Il pepe bianco è quasi sempre lì, ma cambia intensità in modo imprevedibile: nei Wachau Smaragd delle grandi annate diventa quasi secondario rispetto alla concentrazione di frutto e alla struttura, mentre nei Federspiel giovani è spesso l’unica cosa che distingue il vino da altri bianchi. Un caso eccezionale è stato l’Honivogl Smaragd 2016 di Franz Hirtzberger: albicocche secche, miele, fiori di arancio, e poi quella ventata acida tardiva, devastante, seguita da un finale di noci e pepe bianco elegantissimo (che ho ritrovato nel finale del Friulano di Picech). Un vino che gigioneggiava e poi sfondava. Al contrario, il Ried Loibenberg Smaragd 2021 di Weingut Knoll incarnava perfettamente quella seconda costante: carattere quasi elusivo, aromi a lampi impressionisti, e poi il finale che scaricava tutto con una potenza polifenolica senza preavviso, come un pittore che chiude un quadro impressionista con un pennellata rossa sopra tutto il resto.

La Wachau produce i GV più barocchi e longevi. Il Kamptal lavora in verticale, con acidità più tagliente e profili aromatici più austeri: il Käferberg Reserve 2021 di Jurtschitsch, bevuto con il coq au vin, aveva una trasparenza quasi illusoria, un finale lunghissimo con scorza d’arancia che durava più del piatto. Rudi Pichler, con i suoi cru Kollmütz e Steinwand, sta a metà tra le due anime: frutto concentrato, acidità che si fa aspettare, finale dove arrivano la papaya matura e un amaricante che non ti aspetti. Ho bevuto pochi GV davvero infelici, molti mediocri, qualcuno verde e acidulo senza che quella verticalità conducesse da nessuna parte. Il problema del GV non è quando fallisce: è quando non convince del tutto pur senza sbagliare nulla, rimanendo un vino di struttura senza che quella struttura abbia qualcosa da dire.

Alla domanda se sia un buon vino la risposta, per me, è netta: sì, ma con una condizione. Va cercato ai livelli alti, perché ai livelli bassi il GV rischia di essere solo acidità senza racconto. Il vino che meglio dimostra il proprio valore resta l’Honivogl Smaragd 2016 di Franz Hirtzberger: se dovessi indicare il miglior Grüner Veltliner tra quelli che ho bevuto, sarebbe quello.

Caratteristiche del Riesling

Il Riesling è uno dei grappoli più antichi dell’area renana, documentato in Germania almeno dal Quattrocento. Gli acini sono piccoli, dal colore verde-giallo con buccia sottile ma robusta: è questa caratteristica a renderlo unico. Quella buccia sottile e resistente permette vendemmie tardive senza deterioramento, e una trasmissione straordinariamente precisa delle informazioni del suolo al vino.

I grappoli sono medio-piccoli, cilindrici, densi. La vendemmia tardiva è prassi comune per i vini di qualità, perché il Riesling mantiene l’acidità anche a maturazioni avanzate, cosa rarissima tra i bianchi. L’acidità è principalmente malica, affilata e quasi angolare da giovane, integrata e quasi invisibile nei vini maturi.

È quella schiena dritta da teutonico: non cede, non si ammorbidisce per compiacere, porta tutta la struttura fino al finale senza mai cedere il passo al frutto, che invece vi ci si innesta. L’altra caratteristica identitaria è il TDN, la nota di petrolio che si sviluppa con l’invecchiamento: al di là del nome poco invitante, è uno dei profumi più complessi e affascinanti che il vino bianco sappia produrre. Per me è una delle cose più affascinanti di questo vino. Per altri, sgradevole.

Chi produce Riesling, dove e come

Il Riesling ha patria storica in Germania, dove Mosella, Rheingau e Pfalz ne rappresentano il canone:

Questi sono i nomi che definiscono le coordinate del varietale a livello mondiale, con i loro Auslese e Spätlese che esplorano il residuo zuccherino come strumento espressivo e non come difetto. In Austria il Kamptal e la Wachau producono versioni secche di altissimo livello, spesso più strutturate dei corrispettivi tedeschi: qui l’acidità non è addolcita dallo zucchero, ma esposta, verticale, costretta a reggere il sorso da sola.

L’Alsazia, con Trimbach, Zind-Humbrecht e Meyer-Fonné, porta il Riesling verso corpi più ricchi e meno acidi, con un’aromaticità più opulenta. L’acciaio o i grandi contenitori di cemento preservano la purezza aromatica e la verticalità.

In Austria i nomi di riferimento si concentrano quasi tutti nella Wachau e Kamptal.

Il Riesling nelle mie note

Il Riesling si divide in due categorie: quello che ti parla subito e quello che aspetta che tu sia pronto. I migliori Riesling austriaci che ho bevuto appartengono quasi sempre alla seconda, ma con eccezioni. Il petrolio è la costante più riconoscibile, quella nota idrocarburica che nei vini giovani è appena accennata e negli evoluti diventa protagonista silenziosa dell’intera progressione.

L’acidità nei Riesling della Wachau non segue la sinusoide del GV: è più verticale, più stabile, un palo che sorregge il frutto dall’inizio alla fine. Quello che cambia tra un produttore e l’altro è quanto frutto c’è attorno a quella spina dorsale, e quanto a lungo permane al palato.

Il Singerriedel di Franz Hirtzberger 2011, bevuto in una serata di verticali, è eccezionale: cera d’api, fiammifero acceso, miele, frutta secca. Serissimo, composto, complesso, che richiede attenzione. Corpo morbido e secco. Finale eterno. Il tipo di vino che fa innamorare. Il Kellerberg Riesling Smaragd di Tegernseerhof 2022, bevuto con spiedini di pesce, era all’opposto: un pavone. Naso espressivo, aperto ma autorevole, albicocca secca, petrolio e roccia calda al palato, finale lungo e salino con note di arancia che evolvevano in pietra. Il Ried Schütt Dürnsteiner Smaragd di Weingut Knoll 2007 aveva grandissima potenza e tanta grinta: limone, clementina, petrolio. Rimaneva chiuso nel finale di pietra focaia, mantenendo una tensione nervosa a quasi vent’anni dalla vendemmia, fiero di non essersi ancora aperto del tutto.

Non solo Austria o Germani. Il Riesling Vieilles Vignes Grand Cru Mandelberg 2021 di Meyer-Fonné, bevuto con del pulled pork, portava l’Alsazia nel bicchiere ma non tradiva il varietale: petrolio, albicocca matura e timo al naso, quasi un Riesling austriaco, ma il corpo era più aereo, costruito su una concentrazione di frutto che si faceva tela piuttosto che spina dorsale. L’acidità, più direzionale che verticale, quasi da Chardonnay. La cosa più affascinante era l’evoluzione nel bicchiere: più la bottiglia restava aperta, più i profili si raffinavano, con la frutta a polpa bianca e la lavanda che prendevano il posto dell’albicocca matura iniziale. Un vino che non si dava tutto subito, per fortuna.

Due grappoli, una casa comune

L’Austria è l’unico posto al mondo dove entrambe queste varietà performano al meglio, e non è un caso: amano i climi continentali con escursioni termiche importanti, lavorano bene sull’arenaria, sul loess, sull’argilla. Ma l’Austria è molto più la casa del GV che del Riesling: il primo copre un terzo del vigneto, il secondo è una presenza importante ma concentrata in alcune zone di eccellenza.

Il Grüner Veltliner è tutto struttura, esalta l’architettura del vino talvolta ammutolendo i sapori. Il Riesling ha quella schiena dritta su cui si innestano profumi e sapori decisi, riconoscibili, che non chiedono permesso. Nei casi peggiori il GV è verde e acidulo, un vino che non ha ancora capito cosa vuole fare da grande. Il Riesling raramente sprofonda, è un grappolo che perdona, ma spesso nelle bottiglie commerciali sembra una riedizione di se stesso senza legami col terroir: un Riesling generico, non infelice ma poco interessante.

Grüner Veltliner o Riesling? La Vera Scelta è Wachau o Kamptal

Più che tra Grüner Veltliner e Riesling la scelta è tra Wachau e Kamptal (le altre regioni austriache sono un passo indietro, non solo in relazione a questi due varietali), ovvero tra vini intensi e barocchi e altri verticali e taglienti, e questo vale per entrambe le tipologie, che sono in realtà interpreti del terroir in questo caso.

E poi certo, addentrandosi nel mondo affascinante che è il vino austriaco, bisogna decidere, rimanendo nella Wachau, tra l’opulenza orgogliosa di Franz Hirtzberger e le linee più classiche e sobrie di Knoll. O, passando alla Kamptal, tra il cerchiobottismo perfetto di Jurtschitsch e il simbolismo astratto di Hirsch. Non sono sfumature, ma approcci diversi a terroir simili o addirittura identici. E poi sì, contano anche le annate, quando si entra proprio nel dettaglio.

Però attenzione: Grüner Veltliner e Riesling sono declinati in maniera simile dallo stesso produttore, ma restano due bestie ben distinte. Il primo è un vino che, all’aumentare della qualità, cresce in struttura. Il GV, poveretto, ha una dote di aromi ben limitata: la mela, lo sfalcio, qualche terziario dato dall’età, ma se ci si affidasse solo alla tavolozza dei suoi colori si farebbero le nozze coi fichi secchi. La struttura è il motivo per cui un gran Grüner Veltliner è anche un gran vino: bizzosa, barocca, con un’acidità basata su un’imprevedibile sinusoide, profonda nei suoi sbalzi, imponente nonostante sia intermittente. Un vino d’impianto. Ecco, se vi piace l’architettura, se siete in fondo eccitati dalla costruzione del vino, il Grüner Veltliner va approfondito.

Il Riesling invece ha una conformazione più classica: l’acidità è un’affidabile colonna vertebrale su cui si innestano sapori ricchi, che vanno dall’albicocca al lime, fino ai frutti tropicali. E poi certo il petrolio e i terziari. Ma il frutto c’è e dialoga con l’ossatura: negli esempi più riusciti, un’esuberanza fruttata si fa contenere a stento da un impianto ferreo, tanta vita in quell’abbraccio aggressivo. Se vi piace la potenza, la grinta, il Riesling è per voi.

Entrambe le varietà, quando di poco valore, sono vini tipicamente nordici: acidità tagliente, profili (pochi) tagliati con l’accetta. Quando il livello sale sono invece sbalorditive, per motivi però diversi.

Grüner Veltliner vs Riesling: le differenze principali

CaratteristicaGrüner VeltlinerRiesling
Struttura acidaSinusoidale, inizia basse, sale, riscende e risale fortissimaVerticale, tagliente, presente dall’inizio alla fine
Profilo aromaticoPepe bianco, erbe, mela verde, frutta a polpa gialla con l’etàAlbicocca, pesca bianca, lime, petrolio con l’età
Rapporto col legnoRischioso: tende a silenziare i pregiQuasi sempre sconsigliato: spegne la verticalità
Leggibilità del terroirMedia: la struttura prevale spesso sull’espressioneAlta: il suolo si sente, si distingue, si ricorda
ColoreGiallo paglierino, spesso con riflessi verdiGiallo paglierino con riflessi verdi o dorati
AciditàAlta, tartarica, costruisce la strutturaAlta, malica, crea tensione verticale
Bevibilità giovaneOttima: il Federspiel è nato per questoBuona ma spesso migliora con 3-8 anni
Rapporto qualità/prezzoEccellente: la fascia media è generosaBuono nelle fasce alte, meno nelle basse

Riesling vs Grüner Veltliner – Regione per Regione

Una carrellata delle zone più rilevanti per il Riesling e il Grüner Veltliner.

Austria – Grüner Veltliner e Riesling per zona e Ried

Zona / RiedVitignoCosa aspettarsiBottiglia esemplare
Wachau — Ried Honivogl · Weissenkirchen · gneiss e micascistoGrüner VeltlinerIl GV più barocco e longevo della Wachau. Frutto concentrato (albicocca, miele), acidità sinusoidale devastante nel finale. Struttura che richiede anni per aprirsi.Franz Hirtzberger — Honivogl Smaragd 2016
Wachau — Ried Achleiten · Weissenkirchen · gneiss e quarzo, terrazze sul DanubioEntrambiGV: frutto solare, pepe bianco potente. Riesling: agrumi precisi, acidità scorticante, finale di pietra focaia. Entrambi costruiti per invecchiare.Prager — Achleiten Stockkultur GV Smaragd 2023 · Domäne Wachau — Riesling Smaragd Achleiten 2023
Wachau — Ried Loibenberg · Unterloiben · Gföhler gneiss, pendio sudEntrambiGV potente e cremoso, acidità alta ma integrata. Riesling con corpo pieno, pera, lime, petrolio nelle annate evolute. Grande precisione.Weingut Knoll — Ried Loibenberg GV Smaragd 2021
Wachau — Ried Singerriedel · Spitz · paragneiss e quartzite, terreno poveroRieslingRiesling austero e verticale: albicocca matura in basso, pesca fredda in alto. Uno dei Riesling più celebri d’Austria.Franz Hirtzberger — Singerriedel Riesling Smaragd 2011
Wachau — Ried Kellerberg · Dürnstein · Gföhler gneiss, 204–335m, non meccanizzabileEntrambiGV con trama cremosa e amaricante deciso. Riesling con texture terrosa, pera. Grande potenziale di invecchiamento.Weingut Knoll — Ried Kellerberg Riesling Smaragd 2023
Wachau — Ried Kollmütz · Wösendorf · gneiss e micascistoEntrambiGV di grande concentrazione, acidità che si fa aspettare. Riesling con nocciola e petrolio, acidità scorticante nelle grandi annate. Costruiti per 10+ anni.Rudi Pichler — Ried Kollmütz GV Smaragd 2017
Wachau — Ried Steinporz · Spitz · gneissRieslingElegante e diretto. Profilo aromatico preciso, meno opulento del Singerriedel, più immediato. Acidità verticale.Franz Hirtzberger — Steinporz Riesling Smaragd 2024
Kamptal — Ried Heiligenstein · Zöbing · arenaria del Permiano (240 Ma) con inclusioni vulcanicheRieslingIl Riesling austriaco per eccellenza fuori dalla Wachau. Tensione verticale, frutto circoscritto, acidità che sorregge. Richiede 5+ anni.Weingut Bründlmayer — Heiligenstein Riesling 2021 · Jurtschitsch — Heiligenstein Alte Reben
Kamptal — Ried Käferberg · Langenlois · löss su substrato argillosoGrüner VeltlinerGV verticale e trasparente, profilo austero. Acidità più tagliente che nella Wachau. Scorza d’arancia nel finale lungo.Jurtschitsch — Ried Käferberg GV 1ÖTW
Kamptal — Ried Lamm · Langenlois · löss su cristallino, esposizione sudGrüner VeltlinerGV più caldo e rotondo del Käferberg. Frutto maturo, pepe bianco integrato, acidità che sorregge senza emergere.Jurtschitsch — Lamm 1e GV Reserve 2021
Kremstal — Ried Steinmassl · Stratzing · löss su gneissRieslingRiesling con tensione tra ricchezza del löss e profondità del substrato. Stile meno immediato del puro löss.Fred Loimer — Steinmassl Riesling Reserve 1ÖTW 2015
Wagram — Ried Spiegel · Feuersbrunn · löss profondo e compattoGrüner VeltlinerGV pieno e ricco, corpo ampio, frutto generoso. Il löss porta morbidezza. Meno verticale del Kamptal, più immediato.Bernhard Ott — Ried Spiegel GV 1ÖTW
Wien — Nussberg / Bisamberg · vigneti urbani viennesiGrüner VeltlinerGV urbano, spesso con macerazione sulle vinacce. Corpo piacione, profilo poliedrico. Carattere informale ma identità propria.Zahel — Ein Wildes Gläschen GV 2023

Nel mondo – Riesling

ZonaVitignoCosa aspettarsiBottiglia esemplare
Germania — Mosella · Saar, Ruwer, Bernkastel · ardesia blu e grigiaRieslingIl canone del Riesling mondiale. Acidità affilata, residuo zuccherino come strumento espressivo. Petrolio con l’età. Alcol basso (7–9%).Van Volxem — Schonfels Riesling GG 2021
Germania — Rheingau · Rüdesheim, Johannisberg · ardesia e quarzoRieslingSecco e strutturato, meno aromatico della Mosella. Frutto denso, acidità integrata. Invecchia splendidamente.Weingut Gunderloch — Rothenberg Riesling Trocken GG 2016
Germania — Nahe · Schlossböckelheim · suoli vulcanici (basalto, melafiro)RieslingVerticale e fresco, profili aromatici precisi. Meno conosciuta della Mosella ma qualità alta, prezzi più accessibili.Wagner Stempel — Fürfeld Melaphyr Riesling 2019
Germania — Pfalz · Deidesheim, Forst · basalto e löss, clima più caldoRieslingCorposo e maturo, frutto generoso, acidità meno tagliente. Stile ricco, spesso più facile nell’immediato.Weingut Seckinger — Herrgottsacker Deidesheim Riesling 2022
Alsazia — Grand Cru · Mandelberg, Schoenenbourg · granito, gneiss, calcareRieslingPiù ricco e opulento dell’Austria. Acidità direzionale. Evoluzione affascinante nel bicchiere.Meyer-Fonné — Riesling Vieilles Vignes GC Mandelberg 2021
Australia — Clare / Eden Valley · South Australia · ardesia e calcare, 400–550mRieslingSecco, agrumato, lime quasi tagliente. Il petrolio compare precocemente. Stile unico.Kilikanoon — Mort’s Block Riesling 2022
Canada — Ontario / Niagara · argilla calcarea su dolomiaRieslingFresco e vivace, a metà tra Alsazia e Germania. Cave Spring — Estate Riesling 2021
Italia — Friuli (Collio) · flysch (ponca), argilla e arenariaRieslingRiesling atipico, più morbido e aromatico. Perde la verticalità tedesca, guadagna opulenza. Rarità.Paolo Caccese — Riesling

Il Canada del Riesling

In Canada il Riesling prende due strade opposte. La prima è quella secca, coltivata soprattutto a Niagara, in Ontario, su argilla calcarea e dolomia: sulla carta le premesse ci sono, agrumi, pesca bianca, un accenno di petrolio con l’età. Nella pratica, per me, resta un vino che fatica a giustificarsi. Vivendo nello stesso continente di Mosella e Wachau è difficile dare un senso a un Riesling secco appena sufficiente. Questo è stato il caso dell’Estate Riesling 2021 di Cave Spring, bevuto con salmone alla piastra nel 2026, un vino dal naso che promette più di quanto il palato mantenga, tra noci, formaggio e un’ossidazione che sembrava lasciata andare senza controllo, salvata solo da un’acidità così alta da scavare un canyon nella trama.

La seconda strada è quella che ha reso il Canada un Paese riconosciuto nel vino dolce mondiale: l’Icewine. Qui il protagonista raramente è il Riesling, più spesso è il Vidal (quasi mai il Sémillon), un ibrido che ha una storia sorprendente. Nasce in Francia negli anni Trenta dall’incrocio tra Ugni Blanc e Rayon d’Or per opera di Jean Louis Vidal, pensato per la produzione di Cognac, non certo per il ghiaccio. Arriva in Canada solo negli anni Quaranta, e lì trova la sua vera vocazione: buccia spessa, resistenza al freddo estremo, acidità che si mantiene alta anche quando gli acini si congelano sulla pianta. Caratteristiche che il Riesling condivide solo in parte, ma che talvolta lo portano ad essere utilizzato per questa tipologia di vino.

Detto questo, il vino canadese ha intrapreso da poco la sua scalata verso l’alto. È un’industria giovane, che sta crescendo, e vale la pena continuare a provarla con fiducia: il fatto che oggi il Riesling secco non convinca non significa che tra qualche vendemmia la storia non possa essere diversa.

Riesling vs Grüner Veltliner: Due Bottiglie

Per questa sfida ho scelto due bottiglie che non stanno sulla stessa riga del listino e non pretendono di farlo: il Pfaffenberg Riesling 2019 di Stagård contro il Lamm 1e Grüner Veltliner Reserve 2021 di Jurtschitsch (del cui Pinot Nero già parlammo in rapporto a quello italiano). Da una parte un Riesling del Kremstal con ambizioni da Premier Cru e uno stile personalissimo, zucchero residuo incluso. Dall’altra uno dei GV più espressivi del Kamptal, dalla Ried Lamm, loess su roccia cristallina, esposizione a sud, un terroir che regala rotondità senza sacrificare la tensione.

Lo Stagård arriva con un colore che è già una dichiarazione, giallo dorato con riflessi quasi bluastri, e un naso leggermente ossidativo che non è un difetto ma una scelta: noci, albicocca matura, miele d’acacia, una patina ambrata su tutto. In bocca vira verso il tropicale, papaya e pesca intensa, con una texture densa e quasi morbida. L’acidità è bassa per un Riesling, molto bassa, e lavora più da scheletro che da motore. C’è del residuo zuccherino, che il produttore non nasconde, e una buona sapidità a bilanciarla. Il finale è amaro, melissa e scorza di mandarino, una chiusura che non convince del tutto: troppo brusca, come se il vino non sapesse come levarsi di torno. Un approccio interessante e coraggioso, ma il risultato è ancora grezzo nella definizione aromatica, e la profondità non è quella di un Premier Cru.

Il Lamm di Jurtschitsch è tutta un’altra storia. Il naso apre su erba appena tagliata e fieno umido, poi si allarga su mango e miele, con un tocco finale quasi gourmand di crema al limone. In bocca la concentrazione di frutto è sorprendente, mela e pera mature, un corpo medio pieno che si distingue per una particolarità: qui è la prima onda di acidità, quella che si sente appena il vino entra in bocca, a essere più forte dell’ultima, dopo la deglutizione. Il contrario della sinusoide classica del GV, un’inversione che sorprende. Il finale è lunghissimo, quasi un minuto: papaya, pera appena tagliata, pesca gialla matura, di nuovo il fieno, tutto sostenuto da una sapidità potente che asciuga le labbra, con polifenoli gentili che disidratano ulteriormente la bocca in una chiusura elettrica.

Lo Stagård punta a qualcosa di grande e lo fa con onestà, senza nascondere né le ambizioni né i limiti. Il Lamm non punta a niente: sa già dove andare, e ci arriva con una precisione che non lascia margini di discussione. Sono bottiglie a fasce di prezzo diverse, il che rende il confronto in parte impari, ma il Lamm si trova ancora tra i trenta e i quarantacinque euro nella maggior parte dei mercati europei, una cifra ancora bassa per la complessità che offre, e secondo me non bisogna lasciarselo scappare.

Leggi qui il confronto tra Sauvignon Blanc e Viognier, tra Syrah vs Shiraz e il nostro report da VieVinum 2026.

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