Per noi enoappassionati, uno dei più grandi piaceri è aprire una bottiglia non più giovanissima e trovare un vino eccezionale all’interno. Non si tratta solo di non avere un calice d’aceto per le mani, quello è il minimo. Il vino deve essere anche ben integrato, migliore rispetto alla sua versione giovanile perché il tempo ha donato ai vari elementi un’armonia che prima non c’era.

Si tratta forse di una forma di piacere che ci è stata instillata dallo stereotipo, molto spinto da pubblicazioni ed esperti, del “vino che invecchia bene”. Io amo molto anche i vini giovani e non ritengo che il godimento che provocano sia necessariamente inferiore a quello di bottiglie invecchiate, ma va anche ammesso che molte bottiglie d’annata non reggono il passare del tempo e le si beve quando il processo di decadimento del vino è già in fase avanzata. Il problema di questi prodotti è che si scopre se una bottiglia sta “andando a male” solo aprendola. Facciamoci pace.

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Io di recente sono cascato benissimo con una bottiglia del 2011 del Geyserville di Ridge Vineyards. Di cosa si tratta?

Il Geyserville è un blend di Zinfandel (principalmente), Carignane e Petite Sirah. Originario della regione di Sonoma County, California, ha una gradazione alcolica bilanciata del 14,5%, si posiziona nel campo dei rossi corposi e di grande intensità, perfettamente adatti all’invecchiamento. Le viti da cui proviene hanno un’età media di circa 50 anni, e alcune superano addirittura i 100 anni – si tratta quindi davvero di vecchie viti.

Il Geyserville nasce da un mosaico di parcelle situate su terreni di origine alluvionale e sedimentaria, con depositi di argilla e sabbia che garantiscono un drenaggio ottimale e contribuiscono alla concentrazione delle uve. La vinificazione prevede fermentazioni spontanee con lieviti indigeni, un passaggio in botti di rovere americano (di cui circa il 20% nuove) e un affinamento che dura complessivamente circa 16 mesi. Quindi, un vino che promette struttura, complessità e un’integrazione equilibrata tra il frutto ricco e la nota boisé.

Ma facciamo un passo indietro, che produttore è Ridge Vineyards? Dove ha le sue viti? Che vini produce? Come è arrivato tra le mie bottiglie?

Ridge Vineyards è un produttore di Santa Cruz e della Contea di Sonoma, ovviamente in California. L’azienda è celebre per i rossi: Cabernet Sauvignon e lo Zinfandel su tutti. I vigneti più importanti si trovano a Monte Bello, un luogo iconico caratterizzato da terreni calcarei e un microclima che permette la produzione di vini complessi e strutturati. Prima di acquistare questa bottiglia, non conoscevo il produttore, così come in generale ignoro molto dei vini statunitensi (e quanto assaggiato a Mondo Vino 2024 non mi ha certo entusiasmato).

Certo, la California è una regione vinicola ormai cruciale da cinquant’anni, anche se la tipologia di vini di successo in Nord America non ha necessariamente la stessa impronta dei vini europei. Negli anni passati, il vino californiano era spesso considerato meno pregiato rispetto a quelli del Vecchio Continente, una percezione cambiata radicalmente nel 1976 con il celeberrimo “Judgment of Paris”, che mise sulla mappa vinicola mondiale luoghi come Napa Valley e Sonoma County. Oggi i cabernet sauvignon, gli chardonnay e i pinot noir sono affermatissimi, nonostante appaiano ancora – in alcuni casi – terribilmente bombastici.

Per il mio gusto, vale quanto diceva il già citato Kermit Lynch, e cioè che generalmente parlando i vini di stile californiano sono inferiori rispetto agli europei, nonostante i prezzi, anche sul mercato domestico statunitense, siano spesso superiori. Ma non è affatto una regola e questa bella bottiglia acquistata da un bravissimo rivenditore austriaco lo ha confermato.

Geyserville Ridge Vineyards 2011

Color rosso granato intenso e dai profumi di mirtilli, chiodi di garofano, timo, lavanda e more. Ora al suo apice, perfettamente evoluto. Il naso ampio mostra già note terziarie, ma l’intensità del frutto è ancora lì, polposa e al massimo della sua vivacità. Anche i tannini sono sorprendentemente ben strutturati: appiccicosi, masticabili, ancora decisi e percepibili in tutta la bocca. Il frutto, però – un frutto aristocratico! – domina educatamente il palato fresco. Strati di prugna damascena e more si rivelano, riempiendo con una fantastica concentrazione di frutto il corpo fermo e vellutato. Un sorso così dignitoso è sostenuto da una forte acidità (ancora viva, dopo tanti anni!) e da una vena speziata, impertinente, sfuggente eppure percepibile. Il sorso teso si chiude in un finale severo e composto, dove ribes nero, succo di amarena fresca e bacche di ginepro durano all’infinito, aiutando il palato a riprendersi dall’abbondanza di tannini e acidità lasciata da questo glorioso blend con importante base di Zinfandel. C’è una sensazione di coerenza, probabilmente garantita dalla solida struttura, che non ha mai permesso a un vino così ricco di andare fuori equilibrio. Gli spiedini di pollo al dragoncello a cui lo ho abbinato non erano il suo destino, ma i due sapori potenti hanno combattuto duramente – e in modo lusinghiero – per il dominio del palato.

Come acquistare intelligentemente vini datati

Acquistare vini datati può portare a splendide bevute, come in questo caso, ma anche a terrificante ciofeche. Come ho già detto poi, non è necessariamente vero che una bottiglia d’annata sia più esaltante di una recente. Tuttavia, ci sono dei consigli che possono aiutare ad orientarsi in questi acquisti così rischiosi. In sintesi:

Il primo aspetto da considerare è lo stato di conservazione della bottiglia. Un vino datato è incredibilmente sensibile a fattori come temperatura, umidità e luce. Idealmente, il vino dovrebbe essere stato conservato in condizioni di cantina controllata, a temperatura costante (intorno ai 12-14°C), con un’adeguata umidità per mantenere l’integrità del tappo e lontano da fonti di luce diretta. Se si acquista una bottiglia datata da un privato o da un’enoteca, va prestata attenzione a dettagli come il livello del vino nella bottiglia (deve essere vicino al collo) e, se visibile, lo stato del tappo (un tappo eccessivamente asciutto o scurito potrebbe indicare problemi di conservazione).

Un altro parametro fondamentale è la tipologia del vino. Non tutti i vini sono fatti per invecchiare, e questo è un errore comune che molti fanno: pensare che “vecchio” equivalga automaticamente a “migliore”. Generalmente, i vini bianchi freschi e leggeri o i rossi fruttati di pronta beva non sono progettati per durare più di pochi anni. Al contrario, vini con alta acidità (come Riesling o Chablis), alti tannini (Barolo, Bordeaux) o un buon livello alcolico e zuccherino (Sauternes, Porto) tendono a evolvere meglio nel tempo.

Poi c’è la questione del millésime o annata. Non tutte le annate sono uguali, e conoscere la reputazione di un determinato anno in una specifica regione può fare la differenza. A riguardo, trovo davvero eccezionali gli insight forniti da Wine Searcher (che, purtroppo, non mi ha pagato per questa menzione), che nel profilo delle bottiglie delle varie annate indica la finestra in cui il vino raggiunge il suo apice. Non posso esserne sicuro, ma penso che questa funzionalità del sito mi abbia salvato da più di qualche cattivo acquisto.

Dove acquistare? Se possibile, bisogna affidarsi a rivenditori affidabili e seri. Anche qui non è sempre semplice chi lavora bene e chi no, ma un rivenditore che non ha mai spedito bottiglie difettate merita fiducia. Inoltre, come mi è capitato recentemente con un rivenditore austriaco che ha ritardato la spedizione a causa del caldo estivo che avrebbe potuto rovinare le bottiglie, piccoli gesti di attenzione verso il prodotto venduto sono spesso rivelatori di una cura generale.

Altro gran bel vino datato è il Late Bottled Vintage Port 2016 di Quinta do Noval.

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