Aggiornato all’8 agosto 2026.

Ho conosciuto i vini di Gerard Bertrand l’anno scorso a Wein & Co, quando questa bella enoteca viennese proponeva ogni mese lunghe e interessanti liste di vini, insieme a un produttore del mese, che in quel caso fu proprio Gerard Bertrand. Speriamo che, dopo le recenti difficoltà, Wein & Co si riprenda. All’epoca, il Chateau l’Hospitalet Grand Vin La Clape mi piacque moltissimo, al punto da costringermi a fare un ordine direttamente dal produttore.

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Gerard Bertrand, la cantina (o le cantine)

Ma prima di tutto, chi è Gerard Bertrand? Questo bell’uomo dalla storia molto americana e dalla faccia decisamente francese.

Bertrand è stato un giocatore di rugby professionista che interruppe la sua carriera nel 1987, a soli 22 anni, in seguito alla morte del padre, noto vignaiolo della Languedoc. Ereditò il Domaine de Villemajou, che divenne uno dei molti domaines della sua costellazione.

Quando parliamo del Languedoc, ci riferiamo al vero “serbatoio” del vino francese (il termine “meccanico” non è casuale). Storicamente, la regione ha puntato più sulla quantità che sulla qualità, e ancora oggi produce da sola circa la metà dei 24 milioni di ettolitri di vino prodotti negli Stati Uniti. Sì, stiamo parlando di una regione che produce la metà di quanto prodotto dagli Stati Uniti. Questo ha portato a un’immagine di vino da tavola senza molte pretese.

Eppure, come afferma Hugh Johnson, “dove c’è tanto vino, ci sono anche buoni prezzi”. E, come è emerso proprio durante gli anni dell’esplosione di Gerard Bertrand, il Languedoc, oltre alla quantità, ha anche sacche importanti di qualità.

Gerard Bertrand ha ampliato significativamente l’azienda di famiglia, acquisendo diverse tenute in tutta la regione del Languedoc-Roussillon, tra cui il già citato Château l’Hospitalet, Château la Sauvageonne e Château Aigues-Vives, tra gli altri. L’azienda è cresciuta fino a comprendere oltre 850 ettari di vigneti, producendo una vasta gamma di vini, molti dei quali riportano proprio il nome di Gerard Bertrand nell’etichetta.

Questo approccio da “multinazionale” è evidente anche sul sito web: un magnifico negozio multilingue che spedirebbe vini fino all’Antartide e presenta pop-up che potrebbero far invidia ad Amazon: “Iscriviti alla newsletter!”, “Acquista altre due bottiglie con il 20% di sconto!”, “Offerta last minute!”. C’è una forte componente di marketing e nessuna voglia di nasconderla.

Ma Gerard Bertrand è anche un pioniere della viticoltura biodinamica nella regione. L’azienda ha iniziato a convertire i suoi vigneti alla coltivazione biodinamica nei primi anni 2000, sottolineando l’importanza dell’armonia con la natura, della salute del suolo e della biodiversità. Attualmente, una parte significativa dei suoi vigneti è certificata biodinamica da Demeter e biologica da varie entità certificative.

Il focus è stato posto sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni, e con buona ragione. Tra il Cremant de Limoux, i blend GSM (oltre al Carignan) e la tradizione del rosé (con il famoso e costoso Clos du Temple venduto a 170€), c’è una vasta gamma di opzioni. Con il successo, naturalmente, sono arrivate le copertine, l’enoturismo e le critiche.

Essenzialmente, l’operazione di Gerard Bertrand viene contestata per i suoi alti prezzi (anche se personalmente li ho trovati perfettamente giustificati: forse elevati per il Languedoc, ma generalmente appropriati). Inoltre, non piace la dimensione industriale dell’impresa, dove il focus sull’ambientalismo sembra essere greenwashing, considerando l’impatto ambientale di un’operazione di queste dimensioni. Anche la retorica attorno alla viticoltura biodinamica ha i suoi critici, a mio avviso giustificati.

Insomma, Gerard Bertrand è un gigante. Sta a chi acquista decidere se i giganti sono sempre cattivi.

I vini di Gerard Bertrand

Ma passiamo ai vini, siamo qui per questo soprattutto. 

Fascia di prezzo bassa

  1. L’An 873 Minervois 2020 di Gérard Bertrand offre un bouquet aromatico di pepe, ciliegia, pelle e fiori secchi. Questo blend si distingue per la sua leggerezza e il suo equilibrio, con un tannino sabbioso che lascia una piacevole sensazione sulle labbra. La Syrah contribuisce con un finale speziato e una bella acidità, rendendo il vino onesto e ben strutturato. È un’ottima scelta per chi cerca un vino dal rapporto qualità-prezzo interessante. Prezzo al momento della stesura dell’articolo nello shop del produttore: 13 euro.
  2. Il Crémant de Limoux Brut 825 2021 (già commentato in una comparazione tra due Crèmant de Limoux) è un vino dall’aspetto giallo oro, con un bouquet che rivela note di vaniglia, yogurt, lieviti e croissant, arricchite da una sottile componente rocciosa. Presenta un perlage eccellente, fine e leggero, con una buona densità al palato e un equilibrio tra dolcezza e salinità. Il corpo è arricchito da note di mela, pera e caramello salato, mentre lo Chenin apporta una leggera sensazione gessosa. Il finale fresco e ben bilanciato rende questo vino un’ottima scelta con, di nuovo, un gran bel rapporto qualità-prezzo. Prezzo di questo piacevolissimo e ben fatto Crémant del Limoux: 16 euro.
  3. Il Grand Terroir Les Aspres Syrah – Mourvedre – Grenache del 2019 si presenta con un colore rosso rubino e offre un bouquet intenso di liquirizia, ribes nero e chiodi di garofano. Questo vino si distingue per la sua potenza e concentrazione di frutta, con un palato pieno e ricco, caratterizzato da tannini decisi ma vellutati e da un’acidità equilibrata. Il finale è lungo e fresco, con note di menta e un retrogusto leggermente amaro. Si tratta di un vino che richiede attenzione e che si sposa magnificamente con piatti robusti come il carré di agnello, grazie alla sua struttura e complessità. Prezzo: 15 euro.
  4. Domaine de Villemajou Corbières Boutenac Red 2021 – Gérard Bertrand | Degustato il 11-12/11/2024 con carne asada, si presenta di un rosso rubino con riflessi porpora. Al naso sprigiona profumi di liquirizia, sottobosco e prugna cotta nelle spezie, con una profondità tipica dei grandi vini del Sud della Francia: ricco, generoso e, perché leggermente introverso, promette eleganza. Il palato mantiene la promessa, ma manca di direzione. Ci sono molti elementi interessanti: tannini appiccicosi che si aggrappano alla parte inferiore della bocca, un’acidità che sostiene un livello alcolico leggermente eccessivo (quei 15° sono scritti giusti, Gérard), note di mirtillo e cioccolato al palato. Il finale è inaspettatamente dolce, quasi come una ciliegia immersa nello spirito. Tuttavia, si ha la sensazione—forse per una concentrazione di frutto non eccezionale—che il vino abbia un grande inizio e una grande chiusura, ma poco a connettere gli estremi. Il pasto non era memorabile, ma la speziatura della carne ha creato un’alta tensione gustativa affascinante con il vino. Prezzo: 19 euro.

Fascia di prezzo medio-bassa

  1. Il Castellum 2016 si presenta con un colore rosso rubino e un bouquet complesso di fumo, more, erbe e rosmarino. Sebbene meno dinamico del Grand Vin La Clape, offre una varietà di profili aromatici notevoli. Al palato, è fresco con note di fumo e frutti di bosco come i mirtilli. I tannini sono medi e “pixelati”, e una buona acidità mantiene il vino vivace. Il finale è secco, con una piacevole sensazione in bocca data da note mentolate e amare che chiudono perfettamente il sorso. Questo vino è sorprendentemente adatto ai tortellini al sugo, esaltando i sapori di base del piatto e aggiungendo complessità. La sua freschezza e ricchezza lo rendono facile da bere ma al contempo complesso e multidimensionale, dimostrando un equilibrio eccellente. Prezzo: 30 euro.
  2. Il Castellum Sauvignon Blanc 2022 mostra note di garrigue, è profondo con aromi di spezie calde e nocciole tostate. Denso ma anche verticale, con un’acidità brillante che guida il sorso e poi si gonfia in bocca con decisione. Finale con bucce di agrume essiccate e una liquirizia che non ho apprezzato. Molto completo. Prezzo: 30 euro.

Fascia di prezzo media

  1. Il Grand Vin La Clape Blanc 2021 di Château l’Hospitalet si presenta con un bouquet di garrigue, emolo giallo e pietra, risultando inizialmente chiuso. Al palato, è riservato ma di corpo, con un finale sapido e perfetto, anche se ancora molto introverso. La sua riservatezza in bocca e le note profonde lo rendono un vino complesso e strutturato, che necessita di tempo per aprirsi e rivelare tutto il suo potenziale. Ha carattere, ma non un immediato appeal e tra i vini di Bertrand che ho assaggiato non è quello che mi ha colpito di più. Prezzo: 43 euro.
  2. Il Grand Vin La Clape Blanc 2022 di Château l’Hospitalet si presenta con un bouquet di garrigue, ma più denso al naso rispetto al Castellum, non chiuso ma liquoroso. Spezie calde, mandorle tostate e prugna gialla. In bocca ha l’eleganza del Viognier e i tanti profili non si accavallano ma si supportano senza spigoli. Acidità che nel finale emerge. Eccezionale, e vista l’annata precedente non me lo aspettavo. Prezzo: 40 euro.
  3. La prima volta in cui lo ho assaggiato, il Château l’Hospitalet La Clape Grand Vin Rouge 2020 di Gérard Bertrand si è presentato con un colore rosso rubino intensissimo con riflessi violacei. Al naso, ha offerto un bouquet profondo e complesso di rovo, terra bruciata, marmellata di cranberries, resina e carne, con numerose sfumature che si rincorrono. Al palato, il corpo è stato denso ma vivace, con note evidenti di liquirizia che interagiscono con una spiccata vena speziata e un’acidità forte. I tannini sono parsi vellutati e hanno avvolto la bocca, con sentori di legno. Il finale è stato lungo e complesso, con note di caffè e carne che hanno accompagnato il vino in un viaggio dall’inizio alla fine. Ha un grande potenziale di invecchiamento grazie alla sua concentrazione e acidità, nonostante i tannini non siano molto presenti.

    Lo stesso vino, bevuto a casa, si è distinto per il suo colore rosso rubino intensissimo e un naso complesso con note di rosmarino, resina, tabacco e rosa. Al palato, ha offerto un corpo ben strutturato con una buona concentrazione, e retronasalmente ha presentato note vegetali e di more. I tannini medi si sono sentiti sulle gengive e sul primo palato, risultando granulosi. Il finale è stato molto amaro, con forti note di caffè e una persistente acidità. È un vino sapido, quasi nervoso in bocca, che lascia un’impressione rovente. La combinazione di mirtilli, cuoio e note terziarie del legno, insieme a un carattere balsamico di resina, confermano la sua incredibile complessità. Il corpo è agile ma importante, con un finale lungo e amaro in cui il cuoio torna prepotente, rendendolo eccezionale. Abbinato ai peperoni ripieni, il Grand Vin Rouge offre un’interessante combinazione di profili aromatici, in cui la dolcezza del piatto gioca con il finale del vino, creando quasi un’evoluzione da dessert. Sicuramente questo vino è quello che mi ha fatto innamorare del suo produttore e, a mio avviso, è una grandissima bottiglia, anche considerando il prezzo. Prezzo: 47 euro.

    Quell’innamoramento, però, non si è fermato lì: interessante come questa 2020 abbia avuto tante anime per me, innamoramento, stasi, serenità. La stasi è arrivata con una bottiglia bevuta a casa con il pollo tikka masala, meno affascinante di come lo ricordavo: tecnicamente corretto, ma appesantito da una morbidezza che gli toglieva dinamismo, con tannini più composti e un’acidità piegata tutta dentro il frutto che toglieva vivacità al sorso.

    Questo insomma è il vino che mi ha fatto innamorare di Gerard Bertrand. E l’amore non si decide, e di certo non lo si può costringere a durare per sempre, ma si può sperare che, anche al suo nadir, l’attrazione non svanisca mai. È quello che è successo tra me e questo vino: prima il colpo di fulmine in enoteca, poi una bottiglia eccezionale a casa, poi un incontro più tiepido, ancora a casa, e infine un amore romantico da tarda età, l’ultimo della serie. Il naso è cambiato nel corso della serata, ma ha sempre conservato la sua natura resinosa, da pigna: questo carattere essenziale si è trasformato prima in gelso e cassis, poi in carne arrosto saporita, salvia e rosmarino mediterranei, e infine in sottili sbuffi di petrichor. Il corpo, fittamente intrecciato, è sostenuto da un’acidità molto contenuta, il minimo indispensabile, e i tannini morbidi e ripiegati, quelli poco impegnativi di un blend, maturi eppure assertivi, si percepiscono su tutta la bocca. Come detto, il corpo ha sostanza, ma il tempo ha allentato i nodi più stretti e ora scorre con grazia, portando avanti sentori di legno marcito, prugne stufate, more e resina. Il finale dura una coerente trentina di secondi e, mentre all’inizio si nota solo la nota di pepe nero, pungente e potente fino all’esasperazione, che parte in bocca per finire sulle labbra, più tardi emerge del cioccolato speziato. Tutto è caldo, caldo come il peperoncino, e sapido con carisma. Questo vino è vivo, cambia, si evolve e, soprattutto, è maturato bene in cantina, diventando composto ma non timido: possano tutti i nostri amori seguire questa traiettoria.
  4. Invece il La Clape Grand Vin Rouge 2021 presenta note di kirsch, prugne secche, fichi secchi. In effetti un po’ troppo dolce. Corpo morbido e setoso con tannini ai lati della bocca e ripiegati, acidità decisa. Non fiacco, ma troppo evoluto e la struttura regge meno del previsto. Più di qualche passo indietro rispetto all’annata precedente. Prezzo: 40 euro.

I Vini di Gerard Bertrand a Mondovino 2025

Ai vini già raccontati si aggiungono quelli assaggiati più di recente a Mondovino, nel 2025, e tornano utili proprio per la questione del “gigante” sollevata all’inizio di questo articolo. Mondovino è una bella manifestazione, anche se ormai Wein & Co è inferiore a Pub Klemo come enoteca a Vienna, e il giro commercialissimo del primo, alla lunga, stufa. Sono vini da gran mercato, quando si esce dall’offerta austriaca: raramente bottiglie con una storia o un’anima, e al grande expo aziendale si capisce subito quali espositori credono davvero in quella vetrina e quali no. I rappresentanti di Gerard Bertrand, nel 2025, sembravano un po’ dimessi: sono abbastanza certo che non avessero bottiglie ben conservate, perché entrambi gli assaggi mi hanno stupito in negativo.

L’Aigle Impérial Crémant de Limoux Brut Nature 2015 al prezzo dichiarato mi ha lasciato perplesso: sembrava più un Cava, con quella nota vecchia da soffitta tipica dello Xarel·lo, un perlage triste e servito troppo freddo. Il Castellum Sauvignon Blanc 2023 è arrivato molto erbaceo, anche lui servito troppo freddo, di corpo medio. Fatta la tara a questo problema di conservazione, non credo si debbano inserire queste due esperienze nell’opinione finale sulla cantina.

Diverso il discorso per il Languedoc Cabrières Clos du Temple 2022, il rosé di punta della cantina, oggi venduto intorno ai 200 euro (il prezzo è salito rispetto ai 170€ segnalati in apertura a questo articolo). È un rosé compassato e trattenuto, con un accenno delicato di cannella nel retrogusto, un naso di fiori di tiglio e mela speziata e una dolcezza gestita con precisione. Corpo e peso ci sono, senza eccessi. Ma, appunto, a quel prezzo…

In Conclusione: Cosa Sono Davvero i Vini di Gerard Bertrand?

I vini di Gerard Bertrand sono controversi ontologicamente, ma non qualitativamente. Si tratta di vini dal rapporto qualità-prezzo sempre corretto, almeno per quanto riguarda la fascia media, e ben fatti (il Clos du Temple è un caso a parte, ma rientra nello stesso dubbio che questa mega operazione si porta dietro). Quindi, se capita di poterli bere, perché no? Non se ne esce insoddisfatti.

La domanda, piuttosto, è cosa si sta comprando, chi sono davvero questi vini. Prodotti naturali che, grazie all’acume del proprietario, hanno conquistato quote di mercato da multinazionale del vino? Oppure la declinazione naturale di un Antinori qualsiasi, che è prima di tutto business, e dove lo spin naturale è solo funzionale alle vendite? E questo “naturale”, certamente eseguito in vigna, ci spinge a chiederci se può definirsi “naturale” un’azienda che spende vagonate di soldi per costruire una cantina dedicata a un rosé da centinaia di euro, seguendo un’architettura dettata dagli occultismi del proprietario. Siamo essenzialmente ai vini di Osho?

Leggendo la bella e sconcertante intervista di Margaret Rand a Gerard Bertrand, un’idea sulla sostanza dell’operazione me la sono fatta. Ma i vini, come detto, sono spesso un gran bel bere, e sono anche l’unico aspetto su cui posso mettere la mano sul fuoco. Quindi, se capita l’affare, mi berrò di nuovo una bottiglia dello splendido Château l’Hospitalet Grand Vin La Clape.

Gerard Bertrand ha il pregio di fornire vini in linea con i prezzi richiesti, Farinetti nelle sue cantine non sempre lo fa, ma il Timorasso Derthona di Borgogno è un bel vino prezzato correttamente. Un altro grande produttore invece che vende vini al prezzo corretto è Donnafugata. Per approfondire il Languedoc invece, ecco il nostro articolo sulle Terrasses du Larzac.

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