Come già descritto negli articoli sulle visite di aprile a Ferronato (diviso in due parti), a mio avviso Ferronato è di gran lunga la miglior enoteca di Pordenone. È un’enoteca intermedia, nel senso che propone sia calici molto classici, spesso vicini al territorio, sia produttori più oscuri, che talvolta si dimostrano delle rivelazioni. Trovandomi in zona sulla via delle vacanze, impossibile non fare almeno una sosta.

Qual è il motivo per cui assaggiamo vini? Ce ne sono molti. Nel mio caso, è un assaggio di costo contenuto che, se mi colpisce particolarmente, informa i miei acquisti. C’è poi l’ovvio piacere di bere un calice in compagnia o da soli (entrambe le modalità hanno il loro posto e tempo).

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Ma uno dei piaceri più grandi è sicuramente quello di crearsi un’enoteca mentale, un sistema di riferimenti con cui paragonare i calici che verranno dopo. Si inizia banalmente facendosi un’idea di come i rossi sono diversi dai bianchi. Poi si sviluppa una conoscenza della differenza tra Chardonnay e Sauvignon. Poi una differenza tra Chablis e Chardonnay del Nuovo Mondo e così via. Può sembrare un piacere erudito, un esercizio puramente didattico, ma maggiori sono le nostre conoscenze e maggiori saranno i paragoni che sappiamo fare. Più sono i paragoni e maggiore è la capacità di cogliere differenze e cosa è il piacere se non cogliere le differenze e goderne? Per sapere cosa mi piace, devo avere prima di tutto la capacità di identificare le caratteristiche che mi danno piacere. Non si scrive una bella storia senza conoscere un certo numero di parole.

C’è però un effetto collaterale in questa aristotelica ricerca del piacere: diventa più difficile stupirsi. Se ripenso ai vini che mi hanno maggiormente impressionato due anni fa, ho l’impressione che molti non mi farebbero lo stesso effetto oggi. È naturale: con l’aumentare del campione, diminuiscono gli outliers e in questo caso, purtroppo, gli outlier sono il piacere.

Tutto questo anche per dire che questo giro da Ferronato mi ha impressionato meno di altre volte.

I vini di Ferronato di giugno 2024

Friulano – Ronc dai Luchis

Aroma: Frutta bianca, fiori bianchi, mandorla.

Palato: Croccante ma con morbidezza. Corpo denso e in bocca si sente lo sfalcio. Aperto ma con buona affilatura.

Finale: Finale con note di mandorla e leggermente vegetale, piacevolmente sapido e che chiama un altro sorso.

Impressione generale: Classico nella fascia di qualità medio-alta.

Frappato (di Vittoria) – COS

Colore: Quasi da Pinot Nero.

Aroma: Uvetta sultanina, cioccolato fondente, carne.

Palato: Bel tannino levigato e a grani morbidi attorno alla bocca. Al palato il cacao segue fino alla fine mentre note di carne alla griglia si innestano in una bevuta molto opulenta, ma con una spruzzata di acidità e freschezza.

Impressione generale: Le note di cioccolato mi sono parse monotone. Ho anche il sospetto che il calice portato fosse quello sbagliato e si trattasse invece di un Cannonau sardo. Conosco pochissimo entrambi i vini in questione, quindi non posso dirlo con certezza.

Sicilia SP68 Bianco – Occhipinti

Aroma: Gelsomino, salvia, fiori d’arancio.

Palato: Naso attraente e denso come altri bianchi siciliani. Si percepisce la macerazione. La bocca è però scarica, con discreta densità di frutto e poca acidità.

Finale: Ha sfumature (anche di mandarino maturo), ma poco carattere.

Cipressi Barbera d’Asti Superiore – Michele Chiarlo

Aroma: Lamponi, ribes rosso, rosmarino.

Palato: Tantissimo succo, splendida piccantezza. Un vino di struttura che si esalta più lo si beve. Fresco, con un palato di rosmarino bruciato, col frutto che va scemando e lascia posto al finale con delicate note di cioccolato e una secchezza che asciuga fermamente la bocca per un bel contrasto. Tannino medio, ben distribuito in grani attorno alla bocca. Che bella la Barbera!

Athena – Picech Roberto

L’unico della giornata ad essere davvero eccezionale e a imporre l’acquisto.

Aroma: Camomilla, limone in conserva, speziatura del legno.

Palato: Splendido risultato. Un vino con tantissima morbidezza e così pulito che ti fa chiedere se non è questo il tipo di macerati che vale la pena bere. Ampio in bocca, pur perdendo un po’ di profondità a causa della macerazione, emergono note splendide ancora di speziatura e di roccia. Il varietale e Cormons sono lì, ma con il lavoro della botte, così piccante e preciso, senza perdere la vena del vino. Conosco i vini del produttore da tempo e ho già acquistato più volte da loro: a mio avviso, sono un po’ la speranza di Cormons in questa fase, perché sono, anche a livello generazionale, l’anello tra i successi della tradizione e un futuro ancora abbastanza incerto.

Finale: Chiusura freschissima con note di buccia d’arancia. Un vino da decifrare, col tempo.

Cabochon Brut – Monte Rossa

Si conferma un’ottima bolla.

Impressione generale: Solita freschezza di roccia e perlage raffinatissimo.

Franciacorta Francesco I Brut N.V. – Uberti

Aroma: Profondità e croccantezza di mela verde e agrumi.

Palato: Forse mancava un po’ di gas e il perlage è parso spento e distanziato.

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