Come è fatto il piacere del vino
Come detto anche nel mio articolo sul Latimis di Ronco del Gelso, una parte importante del piacere dato dal vino proviene dall’interconnessione e dai collegamenti che riusciamo a fare tra bottiglie diverse. Detta con un grafico:

Ogni calice che assaggiamo ha le sue caratteristiche: area di produzione, annata, produttore, stile di vinificazione, vigneto. Più cose sappiamo di quel calice, più saranno le dimensioni di quel vino che riusciremo a cogliere e, in una certa misura, il piacere che traiamo dal vino stesso.
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Quando poi assaggiamo un altro calice che in comune col primo ha una caratteristica (diciamo la varietà delle uve), riusciamo a creare una connessione tra i due calici. Avranno caratteristiche diverse ma una è in comune, i due calici entrano in comunicazione, riusciamo a comparare i due vini e quindi a formarci un gusto. Questa, signore e signori, è la fonte di buona parte del piacere che il vino sa offrire.
Dovessimo costruirci questa enoteca mentale a suon di bottiglie, non la finiremmo più e passeremmo tantissime serate con bottiglie di varietà sconosciute e aree ignote che, è capitato a tutti, ci lasciano sempre un po’ perplessi. “Mi piace, ma è un buon esempio di [nomeVarietà] di [nomeZona]?” oppure “Non granchè, ma forse sono io che non conosco i [nomeVarietà] vinificati in [tipoDiVinificazione]”.
Quindi, lasciando da parte le parentesi,
“Mi piace, ma è un buon esempio di Sauvignon Blanc della Loira?”
“Non granchè, ma forse sono io che non conosco le Ribolle Gialle vinificate in anfora”
Per fortuna esistono le enoteche fisiche, dove poter assaggiare calici (molto meno dispendiosi in termini di tempo e costo) che ci aiutano a creare un’enoteca mentale che modellerà il nostro gusto. Non contenti della nostra prima visita da Ferronato, siamo ritornati per rimpolpare i nostri archivi e la nostra classifica delle enoteche di Pordenone. Ecco le impressioni.
Assaggi Ferronato Aprile 2024 / 2
Esprit Nature Champagne N.V., Henri Giraud
Note autolitiche e di impasto della brioche al naso, arricchite da sfumature di mela rossa. In bocca, emerge una ricchezza di lieviti con un perlage fine e preciso, seguito da un finale persistente. È parso costoso.
Coupé N.V. – Monte Rossa
Offre al naso un intrigante bouquet di popcorn, burro e pesca bianca. Nonostante un perlage non particolarmente ricco, si distingue per un’ottima acidità, in perfetta sintonia con la morbidezza della mousse, conferendo al vino una piacevole verticalità e tensione. In bocca emergono note minerali di roccia, con un finale lungo e piacevolmente salato. Questo Franciacorta si conferma come un classico del genere, mostrando tutte le ragioni della sua fama.
Cabochon Brut, Monte Rossa
Al naso si percepiscono note di lieviti e yogurt, creando un bouquet intrigante e complesso. Il perlage è perfetto, con una vivacità tonica e una precisione ben definita. Il finale è eterno e lascia un piacevole retrogusto salino. Questo vino conferma la qualità eccelsa della cantina Monte Rossa.
Brut Rosé, Pojer e Sandri
Profilo aromatico che spazia dall’arancia alla pera, dalla mela alla pesca gialla. Il perlage, sebbene fine, appare non particolarmente raffinato, risultando abbastanza nebuloso e sconnesso. Tuttavia, il vino offre un’ottima concentrazione di frutto, mentre in bocca si presenta polposo, con nette note di lamponi che emergono. All’enoteca Ferronato piace molto questo produttore, personalmente trovo i loro vini un po’ troppo scarni. Tuttavia, nel complesso, questo Brut Rosé rappresenta comunque una scelta valida per gli amanti del genere.
Sauvignon de la Tour 2007, Villa Russiz
Carattere leggermente vegetale, arricchito da note di pietra focaia, pompelmo, melone bianco e mango. Il corpo morbido segue un bouquet aromatico complesso e sfaccettato. Sebbene l’acidità sia inizialmente debole, si intensifica piacevolmente in bocca verso la fine del sorso. Una sensazione gessosa avvolge la bocca in modo suggestivo, mentre il legno si fonde armoniosamente con gli altri elementi, conferendo al vino una classe complessa. Tuttavia, nel corso degli anni potrebbe aver perso un po’ di vivacità e il corpo potrebbe risultare leggermente appiattito, beneficierebbe di una maggiore acidità. Il finale è piacevole e persistente. Villa Russiz è noto per essere un produttore di qualità nel Collio, e sebbene questo vino rappresenti il loro top, non raggiunge l’eccellenza assoluta, pur sfiorandola con la sua complessità e piacevolezza.
Mofete Etna Bianco, Palmento Costanzo
Bouquet aromatico dominato da note di gelsomino, bergamotto e cenere. Questo profumo intenso si distingue per la sua distanza dagli aromi tipicamente fruttati e rivela un carattere floreale ancorato a tonalità materiche. Il corpo del vino è magnificamente denso e in bocca emerge nuovamente l’agrume, sostenuto da un’acidità potente che avvolge l’intera cavità orale. La grande concentrazione di frutto culmina in un finale persistente e pieno di umami che perdura a lungo. Questo calice invita indubbiamente a esplorare ulteriormente il mondo dell’Etna Bianco.
Chardonnay, Vie di Romans
Bouquet aromatico molto verde, con note di papaya accompagnate da sfumature di spezie dolci e pasta frolla. In bocca si presenta con una struttura quadrata, ma è caratterizzato da un’acidità persistente che continua a titillare la lingua anche dopo il sorso. Nonostante la sua magrezza e agilità, il vino presenta una struttura spettacolare conferita dall’acidità e da una gabbia polifenolica molto elegante. Al palato emergono note di noce moscata e pepe bianco, con un finale lungo che conferisce al vino una dimensione da grande vino. Vie di Romans non ha nulla da dimostrare: il loro Flor di Uis mi ha convinto ad includerli tra le cantine da cui acquistare quest’anno. Anche se lo Chardonnay potrebbe non emozionare appieno, la sua acidità potente e l’interessante complessità lo rendono comunque un vino intrigante.
Bourgogne Blanc Retour des Flandres, Régnard
Presenta un naso affascinante con note di vaniglia, legno e una sfumatura di mela gialla non matura, ma anche un leggero carattere ridotto. Tuttavia, in bocca il frutto sembra mancare di energia, con un’acidità fresca ma non abbastanza vivace. Gli aromi si riducono a una sensazione di pietra focaia, ma risultano poco pronunciati e il finale è breve. Mi aspettavo di più da questo Chardonnay borgognone senza pedigree.
Brunello di Montalcino, Tenuta CastelGiocondo
Già dal naso, si avverte la straordinaria profondità che caratterizzerà ogni sors. I profumi di lamponi, more, lavanda, salvia, spezie e cuoio si intrecciano in un bouquet complesso e coinvolgente, in cui i toni terziari si fondono armoniosamente con il frutto, creando aromi freschi e intensi. In bocca, l’esperienza raggiunge l’eccellenza: i tannini medi e setosi abbracciano le labbra, accompagnati da una splendida acidità che conferisce al vino una vitalità densa e strutturata. I sapori di mirtilli si mescolano alla vivacità del vino, che colpisce per la sua intensità. Il finale è eterno, con una persistenza speziata che si dissolve lentamente, lasciando un’impressione duratura. Questo Brunello si rivela forse perfetto, con la sua straordinaria vitalità e la sua intensa fruttuosità che si fondono con eleganza e rotondità nella struttura complessiva.
Cesanese, l’Olivella
Bouquet aromatico caratterizzato da prugne secche, caffè, rovo e note di tè. È evidente che si tratta di un vino ripassato, con una maturazione molto avanzata. Il tannino è coinvolgente e si espande pienamente in bocca, con una sensazione di grani molto gonfi. L’acidità è magnificamente bilanciata, sostenendo il sorso e percependosi distintamente sulla lingua, mentre al palato emergono nuovamente le note di prugna secca e caffè, che persistono fino a un finale lungo e coinvolgente. Pur non essendo innamorato di questo vino, è evidente che la mia conoscenza dell’uva, dell’area e della vinificazione è limitata. L’enoteca mentale ha un buco.
Vaucluse, Le Pigeoulet des Brunier
Si apre con note di caramella al mirtillo, accompagnate forse da sentori di frutta a bacca nera, come il ribes nero. Tuttavia, nel complesso, il vino sembra essere piuttosto monodimensionale. Sebbene presenti un bel tannino morbido e vellutato intorno alla bocca, anche al palato risulta un po’ noioso. Il finale è buono e fresco, ma non abbastanza per compensare la mancanza di complessità nel gusto. Fa parte della linea di Vieux Télégraphe, ma la prestigiosa cantina non è menzionata nell’etichetta e un motivo, assaggiato il calice, c’è.
Leggi anche della nostra terza, meno esaltante, visita a Ferronato e quella di luglio 2024. Durante una di queste visite ho degustato il St. Daniel Pinot Nero Riserva della Cantina Colterenzio.
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