Articolo aggiornato al 10 settembre 2025

Anche qui, come nell’articolo che compara Prosecco e spumante, bisogna partire da una premessa: stiamo confrontando mele e arance, come dicono gli anglosassoni. Nel senso che Ferrari è il piu importante produttore di metodo classico della DOC Trento, una denominazione particolarmente vocata per la bolla. La Franciacorta, DOCG della Lombardia, è celebre per i suoi produttori specializzati esclusivamente nel Metodo Classico.

Newsletter

Solo i vini migliori,
nessun voto noioso

Newsletter Form (#5)

🍷 Nur großartige Weine, keine langweiligen Punkte

Erhalte alle Eindrücke zu den verkosteten Weinen und meinen Lieblingswein der Woche – einfach zur Mailingliste anmelden.


Trento DOC e il suo Metodo Classico

Tra i grandi nomi delle bollicine italiane, la Trento DOC (spesso chiamata Trentodoc) si distingue per la sua identità netta e montana, che lo distingue nettamente dal Franciacorta. È spumante, certo, ma è prima di tutto “Metodo Classico” rigorosamente trentino, prodotto con rifermentazione in bottiglia a partire da uve coltivate tra i 200 e i 900 metri di altitudine. Qui il clima alpino, con forti escursioni termiche, scolpisce l’acidità e la finezza aromatica delle basi, soprattutto Chardonnay e Pinot Nero, ma anche Pinot Bianco e Pinot Meunier​.

Le temperature estive sono miti e le notti fresche, un vantaggio naturale che rallenta la maturazione delle uve e ne conserva vivacità e profumi. La presenza costante del vento dell’Ora del Garda e una buona insolazione contribuiscono a un equilibrio fenolico ideale per la spumantizzazione​.

Il disciplinare del Trentodoc non solo impone la rifermentazione in bottiglia, ma esige lunghi affinamenti sui lieviti: minimo 15 mesi per il base, 24 per il millesimato e almeno 36 per le riserve​. Tempi che si traducono in complessità e struttura, ben lontani dall’immediatezza fragrante del Prosecco (che segue il Metodo Martinotti), e più vicini alla filosofia dello Champagne.

La storia del Trentodoc comincia con Giulio Ferrari all’inizio del Novecento, quando importò in Trentino la tecnica dello Champagne. Ma è solo nel 1993 che nasce formalmente la denominazione Trento DOC, prima in Italia per il Metodo Classico legato a un territorio specifico. Un percorso di oltre un secolo che oggi si concretizza in oltre sessanta case spumantistiche, unite sotto il marchio Trentodoc.

Ferrari Trento: la Storia e i Vini

La storia di Ferrari Trento comincia nel 1902, quando il trentino Giulio Ferrari, dopo gli studi in enologia a Montpellier e un apprendistato nella Champagne, decise di tentare qualcosa di impensabile per l’epoca: produrre spumanti Metodo Classico in Trentino, utilizzando Chardonnay in purezza. Fu il primo a introdurre il metodo champenoise in Italia.

Alla sua morte senza eredi, Ferrari scelse come successore Bruno Lunelli, un oste trentino che nel 1952 rilevò l’azienda. Da lì inizia la seconda vita della casa vinicola: da laboratorio di nicchia a marchio nazionale, e poi globale – spesso associato, anche se i Ferrari non sono certo gli stessi, alla casa automobilistica grazie ad una partnership commerciale. Un percorso che unisce innovazione pionieristica prima e visione imprenditoriale poi.

La gamma dei vini è ampia e gerarchicamente articolata. Alla base troviamo le etichette Ferrari Brut, Rosé e Perlé, simboli dell’identità della maison, seguiti da declinazioni più ricercate come il Perlé Nero (da Pinot Nero in purezza) e le cuvée millesimate. Al vertice della piramide, le Riserve Giulio Ferrari. Non penso sia vero quanto diceva un mio amico per cui in Trentino fanno bene solo lo spumante, ma certamente quello lo fanno benissimo.

Franciacorta DOCG: Bollicine Lombarde

Quando si parla di Metodo Classico italiano, la Franciacorta è spesso la prima a essere evocata. Non solo per la sua notorietà, ma per il ruolo pionieristico che ha avuto nel portare la spumantizzazione di qualità al centro della scena enologica nazionale. Nata come DOC nel 1967 e promossa a DOCG nel 1995, la Franciacorta è l’unica denominazione italiana, insieme al Trentodoc, dedicata esclusivamente allo spumante prodotto con rifermentazione in bottiglia​. Chi fosse curioso di capire come si posiziona rispetto alle grandi maison d’Oltralpe può leggere il nostro approfondimento su Franciacorta vs Champagne: Quale è Meglio?

Il territorio, situato tra il lago d’Iseo e le Prealpi bresciane, gode di un microclima temperato, con influenze lacustri e ventilazione costante (la ventilazione già citata per la Trento DOC), ideali per la coltivazione di Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco. I suoli morenici, ricchi di sabbie e ciottoli, conferiscono ai vini struttura e longevità. A differenza del Trentodoc, qui l’altitudine è più contenuta, ma la vocazione pedoclimatica è altrettanto marcata​.

Il disciplinare impone regole rigorose: almeno 18 mesi di affinamento sui lieviti per il non millesimato, 30 per il millesimato e 60 per le riserve. L’uso del Pinot Bianco è ammesso fino al 50%, e recentemente è stato autorizzato anche l’Erbamat, un vitigno autoctono riscoperto per aumentarne la freschezza e la tipicità​.

Trentodoc vs Franciacorta

Confrontiamo ora le due denominazioni:

ParametroFranciacorta DOCGTrentodoc
ZonaLombardia (provincia di Brescia)Trentino
Altitudine vigneti200–450 m s.l.m.200–900 m s.l.m.
ClimaTemperato, influenzato dal Lago d’IseoAlpino, con forti escursioni termiche e venti costanti
SuoloMorenico, sabbioso, ciottolosoVariegato: calcareo, porfirico, marnoso
Vitigni principaliChardonnay, Pinot Nero, Pinot Bianco, (Erbamat ammesso)Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Bianco, Meunier (raramente)
Metodo di produzioneMetodo Classico (rifermentazione in bottiglia)Metodo Classico (rifermentazione in bottiglia)
Affinamento minimo18 mesi (non mill.), 30 (millesimato), 60 (riserva)15 mesi (non mill.), 24 (millesimato), 36 (riserva)
Stile prevalenteCremoso, avvolgente, rotondoTeso, minerale, fresco, più verticale
Produzione annualeCirca 20 milioni di bottiglieCirca 10 milioni di bottiglie
Data riconoscimento DOCG1995DOC dal 1993 (niente DOCG)
Peculiarità distintivePrima DOCG solo spumantistica in Italia, uso di ErbamatAltitudine elevata, pionieri del Metodo Classico italiano

I Vini Trento DOC vs Franciacorta: Profilo Sensoriale

Trentodoc e Franciacorta sono fratelli nella tecnica, ma lontani nel carattere. Entrambi nascono da rifermentazione in bottiglia, ma si sviluppano sotto influssi ambientali e culturali molto diversi. Il primo, figlio dell’altitudine trentina, è scolpito, teso e minerale, con un’acidità vibrante che attraversa la beva e ne allunga la persistenza. Il secondo, nato nel cuore della Lombardia, è invece un vino che tende alla rotondità, alla cremosità, con una struttura generosa che spesso richiama sentori di frutta matura, pasticceria e nocciola. Se il Franciacorta può conquistare con morbidezza e opulenza, il Trentodoc seduce con eleganza e freschezza.

CaratteristicaFranciacorta DOCGTrentodoc
Impatto olfattivoFrutta gialla matura, nocciole, burro, crosta di paneAgrumi, mela verde, fiori bianchi, gesso, lievito fine
StrutturaPiù piena, morbida e rotondaPiù snella, fresca e verticale
CremositàMarcata, con bollicina ampia e avvolgenteFine, persistente e setosa
AciditàModerata, ben integrataAlta, vivace e caratterizzante
Temperatura di servizio8–10 °C6–8 °C
EvoluzioneEvoluzione ampia, spesso più veloceEvoluzione lenta, maggiore tensione nel tempo
Versatilità gastronomicaIdeale con piatti strutturati e di carne biancaPerfetto con pesce, crudi, formaggi freschi

Conclusione e le mie Impressioni sul Ferrari

Amo concludere questi articoli di comparazione indicando la mia opzione preferita. In questo caso non è possibile, in quanto sia i migliori tra i Ferrari che i migliori tra i Franciacorta sono incredibili, eccezionali. Non si tratta neppure di gusti: sono due stili quasi contrapposti, ma entrambe le bottiglie raggiungono picchi altissimi nel loro specifico approccio.

Tuttavia, avendo di recente acquistato una cassetta di Ferrari, aggiungo qui le mie impressioni.

La degustazione dei Trentodoc firmati Ferrari mostra chiaramente le diverse declinazioni stilistiche che un unico Metodo Classico può assumere, pur restando coerente nella qualità. Il Maximum Brut Blanc de Blancs è il vino che più colpisce per struttura e personalità. Il naso è potente, esplode fuori dal calice, è incontenibile. Il corpo rivela una struttura imponente: l’acidità è buona, ma la protagonista del vino è la sapidità, con note quasi umami. Il perlage è l’essenza della bollicina: rotondo, denso, spumoso e ben definito. Una delizia in cui le note di mela ammaccata e pietra restano sullo sfondo rispetto alle percezioni tattili e al corpo setoso. Il finale è floreale, ma ancora una volta sono i polifenoli a rubare la scena, lasciando un’impronta netta sul palato che dura a lungo. È un grande vino non costruito attorno al carattere del frutto, ma attorno a una struttura forte, massiccia e assolutamente godibile nella sua potenza: Ferrari qui dimostra quanto possa essere grande come architetto del vino.

Il Perlé 2018 si posiziona un passo indietro: meno impressionante del Maximum Blanc de Blancs. Il naso è fresco, con complessità ma prevalentemente fruttato. Le bollicine sono sparse e non particolarmente dense. È anche vero che probabilmente lo abbiamo bevuto leggermente troppo caldo. Il palato mostra note di mela fresca e un po’ di miele d’acacia. Il finale è intensamente e piacevolmente sapido, con accenti sciropposi che mancano di fascino e sofisticazione, ma che non ostacolano il piacere lasciato dalle sensazioni tattili. Una buona bollicina, ma priva del carattere del cugino.

Anche la seconda bottiglia del Maximum Blanc de Blancs, bevuta a distanza di giorni, si è mostrata diversa: mi ha impressionato meno rispetto alla volta precedente, ma resta un buon vino. Il naso è fresco e invitante. Il perlage è spumoso, rotondo, e si sviluppa in due fasi, creando divertenti onde multiple. Il palato mostra prima la nota attesa di pesca bianca, poi una più evoluta di yogurt. Il finale rimane il punto forte: decisamente lungo e salino, con una sensazione secca e soddisfacente in bocca. Il sorso si chiude con note di ribes bianco e melone bianco. Una linea acida continua e d’acciaio accompagna tutta l’esperienza, meno “elementare” di quanto ricordassi, ma sempre incentrata sull’architettura del vino, nonostante questa volta fosse più ricco di frutto.

Infine, il Perlé Bianco Riserva 2015 è tutto ciò che si poteva desiderare da Ferrari. Il naso è snello, mediterraneo e montano allo stesso tempo. Attira senza urlare e nasconde solo una sottile nota di pasticceria. Il palato mostra un profilo più ricco, ma ancora una volta l’elemento roccioso è dominante, mentre la sfumatura di croissant cresce in consistenza. Il perlage è di alta classe: ricco, denso e ben definito, ma non è il punto centrale. Il polo attorno a cui ruota tutto il vino sono gli aromi puliti e chiari incontrati durante tutto il sorso, guidati dall’acidità alta e “rettangolare” dello Chardonnay che lo rende teso. La concentrazione del frutto è perfetta e bilanciata. Il finale è un altro capolavoro: una spremuta di mango e ananas che sorprende e quasi mette in ombra la piacevole gessosità che persiste a lungo in bocca. Con la pizza è diventato un carnevale di Rio, mescolando molti sapori in un’esperienza ricca e divertente.

In un’altra occasione, il Perlé Bianco Riserva 2015 (abbinato a trota alla mugnaia) ha mostrato le sue bolle classiche e dorate, così soddisfacenti e coinvolgenti. Un grande vino dall’equilibrio straordinario. Si apre sulla frutta, evolve nel sorso con note terziarie, e chiude ancora sulla frutta. Il naso è affilato e verticale: certo si notano il burro e il pane appena sfornato, ma anche – e soprattutto – mela Golden e pera. Il palato mostra un perlage perfetto: ben definito, piuttosto ampio e così fitto da diventare spumoso. Il corpo è estroverso, rotondo, morbido e dà struttura più che sapore – in questo senso si percepiscono solo accenni di pasticceria abbrustolita, accanto a una buona concentrazione di frutto. È teso, con buona acidità e piuttosto rapido, una classica bolla di Chardonnay. Il finale lungo, preciso e potentemente sapido dimostra ancora una volta quanto i vini Ferrari siano delle opere di architettura enoica. C’è anche una visibile impalcatura polifenolica che rafforza l’elemento strutturale. Come detto: dopo la pasticceria e il burro, torna la frutta – mela e pera matura. Ha dato sapore a un piatto per il resto un po’ spento, ma non è stato un abbinamento esaltante. È stata invece esaltante la struttura complessiva del vino, pienamente riempita da un frutto ricco.

Ho assaggiato un Ferrari base a San Daniele, ecco l’articolo.

Newsletter

Solo i vini migliori,
nessun voto noioso

Newsletter Form (#5)

🍷 Nur großartige Weine, keine langweiligen Punkte

Erhalte alle Eindrücke zu den verkosteten Weinen und meinen Lieblingswein der Woche – einfach zur Mailingliste anmelden.