Quest’anno ho frequentato, per la prima volta, gli eventi organizzati da Falstaff a Vienna e sia il Weißweingala che il Schaumweinfestival mi hanno colpito positivamente. Quindi, un passaggio al Rotweingala era necessario. E anche questa volta non sono rimasto deluso, anzi, forse complice una migliore selezione dei produttori assaggiati, i vini incontrati mi hanno colpito ancora più che nelle altre due occasioni.

La cornice è stata quella, splendida e ormai classica dell’Hofburg. Da VieVinum agli eventi organizzati dalle DAC, gli spazi del Palazzo Imperiale regalano sempre una patina di eleganza anche ai momenti concitati delle manifestazioni. Il numero degli espositori era imponente, chiaro sintomo della salute dei vini rossi austriaci. Ma non solo: infatti, mentre al piano nobile esponevano aziende locali, su quello inferiore si potevano incontrare rossi italiani.

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Dovessi essere tranchant e dire quale dei due Paesi ha vinto la sfida, direi Austria. Non che i vini italiani fossero da poco, anzi, aziende come Tua Rita e Zýmē hanno arricchito enormemente la manifestazione e hanno proposto vini memorabili. Però il Blaufränkisch (perché a mio avviso soprattutto di questo si parla quando si discute il buon vino rosso austriaco) ha una profondità e una malia che, nelle giuste mani, lo rende elegante ma non costruito.

È impressionante notare come, tralasciando per un attimo giganti come Moric, buoni produttori senza necessariamente lunghi pedigree riescano a proporre vini mai banali, interpreti anche decisi di terroir dalle identità forti. I rossi austriaci in questo senso sono molto in linea con lo zeitgeist, che vuole (per fortuna) il focus più sui vigneti che sulla mano del produttore. Il fatto che, oltre i confini nazionali, il Blaufränkisch sia ancora un po’ un outsider, sicuramente giova alla sua evoluzione e non lo fa cadere nella pigrizia di alcuni Brunelli che possono campare del solo loro nome.

Gli enoappassionati austriaci come sempre si sono fatti trovare pronti all’appuntamento e la ressa c’è stata, pur senza eccessi. Menzione d’onore anche per la proposta gastronomica, parte integrante degli eventi di Falstaff, che non si concentra solo sul vino. Le proposte erano varie e ricche – d’altra parte, si sa, il rosso vuole cibo.

I Vini del Falstaff Rotweingala 2025

Italia

Argiano è un ottimo rappresentante di Montalcino. Il Brunello è un vino tutto grazia e misura, quasi rarefatto nella sua eleganza floreale. La Vigna del Suolo invece rincara la dose con maggiore profondità, tra funghi, terra e una complessità che si svela nel tempo. Il Solengo si stacca dai Sangiovesi per abbracciare un taglio più internazionale: muscoli e frutta scura in primo piano, ma mai sopra le righe. Una linea coerente, che lascia il segno per l’equilibrio.

Tua Rita dimostra come la potenza possa essere incanalata in equilibrio. Il Giusto di Notri è un blend dalla vena ematica e speziata, profondo ma accessibile, dove la frutta scura incontra un’impronta mediterranea ben definita. Il Redigaffi sale di livello con una trama tannica finissima e un ventaglio aromatico che spazia dal legno nobile all’incenso, fino a note affumicate. Entrambi intensi, ma sempre con una freschezza di fondo che tiene tutto in asse.

Zýmē, che mi incuriosiva molto anche solo per la grafia del nome, propone due vini molto diversi, ma accomunati da un equilibrio sorprendente. Il Kairos è un blend complesso che mette in scena un mosaico aromatico fitto, con peso, struttura e tannini morbidi. Un vino che racconta ogni componente un passo alla volta, chiudendo con una nota legnosa ben percepibile. L’Amarone è invece un modello di armonia: potente, sì, ma mai eccessivo. La dolcezza della frutta secca e le sfumature balsamiche si fondono in una beva articolata e coerente. Forse il miglior assaggio di Amarone che ricordi.

Vigna Traverso non mi ha particolarmente affascinato, nonostante la mia simpatia per i vini friulani. Lo Schioppettino di Prepotto ha una vena succosa e carnosa ben definita, con un frutto scuro che guida il sorso fino a un finale sapido e terroso, senza scossoni ma con soddisfazione. Il Troj è un blend diretto e fruttato, che punta tutto su una beva semplice e bilanciata, senza voler complicare le cose.

Poggio Antico propone due vini che rispettano lo stile tradizionale ma senza lasciare un’impressione profonda. Il Rosso di Montalcino è giovane e lineare, con le tipiche note floreali e una vena selvatica che però non lascia il segno. Il Brunello segue lo stesso registro: elegante nei profumi, ma con una materia fruttata che appare diluita.

Travaglini è uno dei nomi più noti di Gattinara. Il Gattinara base è un Nebbiolo classico, essenziale, fresco, con quella rusticità alpina fatta di fragoline. La Riserva aggiunge un tocco speziato, ma rimane sulla stessa linea. Solo con la Vigna Ronchi Riserva si percepisce una maggiore concentrazione e finezza: il frutto si fa più presente, l’austerità più elegante.

Austria

Jalits è un nome che scoprii due anni fa, grazie al loro Diabas, e da allora non mi ha mai deluso. La Reserve Szapary è un vino costruito per essere avvolgente: corposo, speziato, con un finale vellutato che conferma l’impostazione. La Ried Fasching Reserve si muove su binari più contenuti e raffinati, giocando su toni fumé e una tessitura più verticale. Con il Diabas si torna alla ricchezza: frutto scuro, intensità e una nota salina che dona equilibrio. Un’espressione piena e consapevole del Blaufränkisch.

Anche Kopfensteiner ha riconfermato le mie precedenti esperienze positive. Il Ried Szapary è compatto, lineare, con una speziatura elegante e tannini strutturati. Il Reihburg è il più espressivo e completo della serie: un mix di incenso, frutti di bosco e affumicature, con un corpo medio e una chiusura asciutta e lunghissima. Il Saybritz chiude in bellezza con un profilo più fruttato, sempre asciutto e finemente cesellato. Una batteria coerente, sobria, e di grande classe.

Krutzler si distingue per un’impronta più rustica e istintiva rispetto agli altri interpreti dell’Eisenberg. Il Perwolff Blaufränkisch è carnale, selvaggio, con un tocco quasi animale che lo rende affascinante. L’Eisenberg Blaufränkisch segue la stessa linea, forse con un corpo più pieno e una sensazione terrosa marcata. Il Merlot sorprende per come riesce a fondere la morbidezza varietale con l’anima del Burgenland: ricco, denso, e al tempo stesso vibrante e territoriale.

Rosi Schuster propone una linea di Blaufränkisch dal tratto filigranato e luminoso. Il Müllendorf colpisce per la sua eleganza essenziale, sapida e tesa, con un’acidità elettrica che dà ritmo. I due cru di St. MargarethenRied Lamer e Ried Hinkenthal – mantengono lo stesso rigore: il primo è il più profondo e verticale, con tannini scorrevoli e una purezza cristallina. Il secondo è più discreto ma altrettanto fine, con frutto snello e tannino ben cesellato. Una trilogia coerente e piena di energia.

Moric non ha bisogno di presentazioni: nella mia esperienza, sono loro a fare i migliori rossi d’Austria. Prove me wrong. Il Ried Kirchberg 2023 è un concentrato di precisione e frutto scuro, forse più internazionale ma senza mai perdere l’identità territoriale. Con Schwemmer 2023 la profondità si fa più aromatica, tra fiori e tè nero, mentre il Ried Maissner 2023 affina tutto in eleganza e tensione: il vino più austero, ma anche il più raffinato. Infine, Alte Reben 2023 porta tutto a un altro livello: intensità, stratificazione, lunghezza e un potenziale che sembra già scolpito nel tempo.

Anita Nittnaus Hans propone due vini non imperdibili. Il Ried Altenberg Jois Blaufränkisch mostra i limiti di un approccio troppo radicale ai vini naturali: scomposto, succoso, con tanta frutta ma poca direzione. Più centrato il Comondor, che appare meglio strutturato e compiuto, forse grazie a un uso del legno più marcato.

I Miei Premi Falstaff Rotweingala 2025

Se invece vuoi leggere riguardo ai vini sardi, leggi il nostro articolo su Tenuta Asinara e per i vini Toscani quello sui vini di Podere Ranieri.

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