Giustamente, quando andiamo ad un evento legato al vino, la prima cosa di cui ci occupiamo è ciò che abbiamo trovato nel calice. Ci è piaciuto, ci ha interessati, ci ha lasciato perplessi. Però un evento enoico può essere anche altro e Falstaff questo lo sa benissimo.
Infatti gli eventi organizzati dal magazine austriaco hanno sì sempre una line-up di produttori di un livello che va dall’interessante all’eccellente, ma questo è solo una parte dell’evento. Poi ci sono le premiazioni di Falstaff, che di norma portano un certo buon umore in sala, gli stand gastronomici, la musica. Insomma il vino c’è, e ci mancherebbe altro, ma ci sono anche tante altre cose.
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Considerando anche il caldo atroce che permeava Vienna il giorno dell’evento, non si può non notare come organizzatori e produttori abbiano messo in campo non solo risorse, ma anche buona volontà nell’essere presenti. E credo il risultato abbia ripagato, perché l’evento ha fornito una panoramica ricca eppure chiara del Grüner Veltliner nella Bassa Austria in tutte le sue declinazioni. In fondo si tratta del varietale più coltivato nel Paese (copre il 30% della superficie vitata) e farne un identikit è meno semplice di quanto si possa immaginare.
Noi come sempre ci siamo fatti un’idea abbastanza chiara di cosa ci ha colpito e lo riportiamo.
I Produttori di Falstaff Grüner Veltliner Festival 2026
Ludwig Ehn
Avevo incontrato questo produttore a casa sua, durante il bellissimo Kamptaler Weinfrühling 2023, una sorta di Cantine Aperte di questa DAC. La mia opinione sui loro vini non è cambiata radicalmente: si tratta di una cantina solida, con qualche punta qualitativa molto buona. Nello specifico, il Verdino Grüner Veltliner 2025 apre la gamma con la leggerezza di un’etichetta pensata per il bicchiere spensierato: vegetale, diretto, quasi ruspante nella sua semplicità, perfetto per un aperitivo che non chiede impegno (anche se qui l’ho trovato servito un po’ troppo freddo, e a certe temperature anche le versioni più semplici risultano ostiche). Il Langenlois Grüner Veltliner 2025 gli sta accanto con un frutto che vira più sul tropicale, la stessa immediatezza ma un guizzo di pepe bianco a chiudere il sorso. Sono bottiglie da bere, non da analizzare, e fanno il loro lavoro senza fingere di essere altro.
Il Ried Panzaun Grüner Veltliner 2025 cambia registro: più teso, con un terroir che si fa sentire ma che, devo dire, non è quello che mi fa perdere la testa. Resta comunque interessante per le note di verbena che affiorano, un dettaglio che i due vini base non hanno.
Si sale di livello con le riserve. Il Ried Spiegel 1ÖTW Reserve Grüner Veltliner 2024, anche questo servito freddissimo, si apre su una speziatura elegante e avvolgente, che sfiora la cannella. Ma è il Titan Ried Spiegel 1ÖTW Reserve Grüner Veltliner 2020 a mostrare cosa può fare questo produttore quando decide di fare sul serio: il più morbido e piacione della batteria, con una trama fitta e la stessa nota di verbena della Panzaun, qui però integrata in un insieme più complesso.
Markus Huber
Ero molto incuriosito da questo produttore la cui voce, pur arrivando dal secondario Traisental, si sta facendo sentire. I vini hanno prezzi importanti, ma la qualità li giustifica: tre Grüner Veltliner presentati, uno buono e due molto buoni. Nello specifico, l’Obere Steigen Grüner Veltliner 2025 apre la batteria con una freschezza vivace, quasi nervosa, sostenuta da una piccantezza che si allunga bene oltre il sorso. La spalla acida è elegante, il tipo di verticalità che tiene in piedi il vino senza farlo sembrare acerbo.
Con il Reichersdorf Grüner Veltliner 2025 si cambia passo: qui si sentono le vecchie vigne, la loro trama fitta, e persino un accenno di miele che ammorbidisce il quadro. È un vino che quasi rifiuta etichette. Anche qui la spalla acida resta elegante, ma con più materia dietro.
Il Berg Erste Lage Grüner Veltliner 2024 è il punto più alto dei tre: struttura importante, un finale che chiude puro con note di gesso, e un caleidoscopio di cedro e agrumi che si moltiplica invece di esaurirsi. C’è mano d’artista qui, la sensazione di un produttore che sa esattamente dove vuole portare il vino e ci arriva senza sbavature.
Weingut Bründlmayer
Bründlmayer non ha bisogno di presentazioni. Si tratta di uno dei grandi nomi del Kamptal, probabilmente il più prestigioso tra quelli presenti all’evento. Di loro abbiamo parlato anche nella nostra comparazione tra Grüner Veltliner e Riesling.
In passato ho acquistato del vino da questa cantina e mi è piaciuto senza farmi però impazzire. Oggi penso capirei meglio quelle bottiglie, il mio fu un acquisto forse prematuro rispetto al catalogo mentale che avevo in testa all’epoca, e quindi, non potendo giocare di rimandi, finii per non innamorarmi di questi vini. Probabilmente oggi la storia sarebbe diversa e in varie occasioni gli assaggi delle bottiglie di Bründlmayer mi hanno estasiato. Prospettive di gioventù non sempre – anzi, raramente – resistono al passare del tempo.
Comunque, il banchetto era affollatissimo e il rappresentante della cantina molto simpatico.
Nello specifico, il Grüner Veltliner Kamptal Terrassen 2025 è l’archetipo del Grüner Veltliner del Kamptal da bere fresco: corpo medio, note di mela, un frutto pieno più che vegetale, già pronto. Si sente lo sforzo in cantina anche sull’entry level.
Il Langenloiser Alte Reben Grüner Veltliner 2024 alza il tono: più rotondo, succoso, con una speziatura che il Terrassen non ha.
Poi si cambia categoria. Il Ried Käferberg Grüner Veltliner 2023 non è ancora pronto: domina la buccia d’arancia tipica della parcella, con dentro una vita che deve ancora calmarsi ma che promette eccezionalità per la ricchezza di sfumature che porta.
Il Ried Spiegel 1ÖTW Vincent Grüner Veltliner 2023 invece è già lì: rotondo, esotico, piacione, ma con una tensione interna che gli impedisce di scivolare nella morbidezza fine a se stessa. Mango e spezie secche completano il quadro.
Chiude il Ried Lamm Grüner Veltliner Kamptal 2023, il più teso di tutti: verticalità d’acciaio, floreale, lime, con una sinusoide acida ancora incompiuta, timida all’inizio e poi esplosiva. Come altri vini di questo produttore ha una struttura raccolta, una molla compressa che aspetta solo di essere liberata.
Rabl
Questo produttore non mi ha incantato, anche perché forse mi aspettavo di più, invece ho trovato due vini buoni e due molto buoni, che è un bel risultato, ma non è quanto mi aspettavo dal Kamptal e da questo nome. Il Grüner Veltliner Vom Löss 2025 apre con un’acidità dura, quasi tagliente, che si schianta addosso più che accompagnare il sorso: un Grüner Veltliner semplice del Kamptal, senza troppe pretese. Il Grüner Veltliner Langenlois 2025 gli sta vicino ma con più frutto, fette di mela appena tagliate e un accenno esotico, corpo medio e meno spigoloso del precedente.
Con le Alte Reben il livello dovrebbe alzarsi, e in parte lo fa, ma porta con sé un problema: il legno. Il Ried Dechant Alte Reben 2024 ha un uso del rovere piuttosto esagerato, al punto che il vino si spegne in bocca invece di aprirsi, anche se note esotiche e pepate compensano in parte. Lo stesso difetto si ripete sul Ried Käferberg Alte Reben 2024, dove si riconosce comunque l’impronta del vigneto, tabacco e agrume su tutto, la vita che il Käferberg sa dare. Ma conoscendo il potenziale di quella terra, è difficile non restare un po’ delusi da quanto il legno la copra.
Steininger
Steininger è noto soprattutto per gli spumanti, ma alcuni di questi sono a base di Grüner Veltliner, quindi la loro presenza è stata non solo divertente, ma anche pertinente. Si tratta di un buon produttore del Kamptal. Il Langenlois Grüner Veltliner 2025 è acidulo, un Grüner Veltliner classico senza troppe sorprese, la base su cui si costruisce il resto della gamma.
Il Ried Lamm 1ÖTW Grüner Veltliner 2024 dovrebbe essere il vino di punta, e invece qui il Lamm viene reso mediocre: ci sono le note floreali e quelle di acciaio e pietra bianca che il vigneto promette, ma il risultato è noioso, un cru importante trattato senza l’ambizione che merita.
Sul fronte spumante, il Grüner Veltliner Sekt Reserve 2022 ha un perlage bellissimo, morbidissimo e fitto, quasi un cuscino in bocca, ma gli aromi restano scarsi nonostante il corpo pieno: tanta texture, poco da raccontare. Il Grüner Veltliner Ried Steinhaus Grosse Reserve 2018 va nella direzione opposta, aromi non gli mancano, morbidezza nemmeno, ma il risultato è forzato ed esagerato, ultra goloso fino a scivolare in un finale amaro che lascia l’impressione di un vino tirato oltre il suo equilibrio naturale.
Bernhard Ott
Di questo produttore per molti di culto ho bevuto il Rosenberg di recente, Grüner Veltliner di punta qui non presente. Fatico un po’ a capirne lo status così elevato, lo ammetto, ma la qualità di certo non manca. Lo si vede bene anche nella linea più accessibile.
Il Fass 4 2025 apre con la concentrazione e la vivacità che accomuna tutti i vini della batteria: semplice, pulito, corretto, bilanciato, il tipo di bottiglia che non cerca di stupire e proprio per questo funziona. Il Der Ott 2025 alza leggermente l’asticella, giocando di più con mela e pera, un frutto più rotondo e succoso, chiuso da un pepe bianco che dà carattere al finale.
Il Ried Gmirk 2025 è il più potente dei tre, con dentro una vita che promette di crescere ancora. Eppure, anche qui, resta quella distanza che senti con questo produttore: tanta qualità tecnica, ma non l’innamoramento che il nome da solo sembrerebbe promettere.
Grabenwerkstatt
Con questo produttore della Wachau mi sono proprio divertito: lo avevo già incontrato a Pub Klemo e qui mi ha convinto più che in altri contesti. Si tratta di una cantina che gioca molto con le aspettative comuni tra chi cerca la Wachau, produttori dalla vena creativa che regalano vini a loro modo unici. Sicuramente intriganti e da rivisitare, perché l’originalità qui non è nemica della qualità.
Il Wachauwerk Grüner Veltliner 2025 è floreale, inconsueto come gli altri vini di questi produttori: tanti echi, un’acidità che rimbalza invece di scorrere dritta. Il Grabenwerk Grüner Veltliner 2025 gli somiglia ma è meno definito, complessità moderata, corpo leggero, con note di panificati che lo distinguono.
Poi arriva il Ried Schon 2025, e qui il registro cambia del tutto: addirittura note di petrolio, potentissimo, ancora da risolversi ma affascinante proprio per questo, con un finale salino che chiude la complessità del vino. Il Ried Brandstatt 2025 completa la batteria con forse un’acidità volatile di troppo, come se in cantina avessero spinto un po’ oltre il limite.
Jäger
Rimanendo nella Wachau, Jäger, produttore di Weißenkirchen, fornisce invece risposte classiche alle classiche domande. Nessuna sorpresa e buona qualità, a partire dal Federspiel Klaus Grüner Veltliner 2025, floreale come ci si aspetta dal Klaus, con un corpo che gli dà sostanza.
Sul fronte Smaragd il registro si fa più potente. Lo Smaragd Ried Achleiten Grüner Veltliner 2025 è pepato, molto speziato, completo, ma anche qui senza vere sorprese. Lo Smaragd Ried Achleiten Grüner Veltliner 2023 ripete lo stesso schema con qualche grado di potenza in più, forse figlia di un’annata più calda rispetto alla 2025.
Familie Schmelz
Rimanendo in tema di Wachau che non sorprende, i vini di Familie Schmelz si presentano classici già dai loro materiali di marketing. Prodotti discreti, estremamente tradizionali: a partire dal Steinwand Federspiel Grüner Veltliner 2025 che è duro e verde, il tipo di profilo che dovrebbe stare nel Kamptal base, non sotto un’etichetta Federspiel che promette beva immediata sì, ma anche morbidezza. Il Ried Klaus Federspiel Grüner Veltliner 2025 non va molto meglio: manca di definizione, resta su note di uva spina e un’acidità acidula senza contrappunto.
Con il Pichl Point Federspiel Grüner Veltliner 2025 la situazione migliora, profumi fruttati e una morbidezza che finalmente si avvicina a quanto la categoria promette. Il Pichl Point Smaragd Grüner Veltliner 2025 è praticamente identico, succoso, con note di albicocca ad aggiungere un tocco in più.
Il Ried Kollmitz Grüner Veltliner Smaragd 2025 trova finalmente la tensione tipica di questo vigneto, quella spinta verso la profondità che il nome Kollmitz porta con sé. Chiude il Best of Smaragd Grüner Veltliner 2025, tanto floreale da ricordare quasi un Klaus, salvo poi virare su note di detersivo, di bucato: un mischiotto di Smaragd che resta un’idea strana, difficile da giustificare quando la cantina ha già vigneti capaci di parlare da soli.
Gritsch Mauritiushof
Questo produttore si è fatto capire durante gli assaggi. Inizialmente trovavo i vini reticenti, timidi. Poi ho capito che la texture e una certa opulenza erano cifra stilistica e non limite. Tutta la batteria in questo senso è risultata molto coerente: l’Axpoint Grüner Veltliner Federspiel 2025 apre con uno stile tutt’altro che immediato: naso molto chiuso, poco espressivo, quasi irrilevante, salvo poi aprirsi benissimo al palato con sapori di confettura di albicocca e arancia candita. È il tipo di vino che va aspettato, non giudicato al primo sorso.
L’Hochrain Grüner Veltliner Smaragd 2025 è un po’ più impreciso e indefinito, ma cremoso e sostanziale come tutti quelli di Gritsch, con un finale di burro fuso che conferma la cifra stilistica della cantina. Il Ried Klaus Grüner Veltliner Smaragd 2025 rompe le aspettative sul cru: non il Klaus floreale che conosco, ma una versione più materiale con note di acciaio e pietra bagnata, sia al naso che nel finale, con un corpo medio pieno e texture intessuta.
Il Ried Loibenberg Grüner Veltliner Smaragd 2025 vira deciso sulla tropicalità, mentre il Singerriedel Smaragd Grüner Veltliner 2025 chiude la batteria vellutatissimo, con il miele che domina il finale: la stessa opulenza degli altri, portata alla sua espressione più morbida.
Kartäuserhof
Anche qui una Wachau senza grandi guizzi, ma di buona qualità media: il Ried Klaus Grüner Veltliner 2025 apre floreale, con un profumo di pesca che promette morbidezza, salvo poi risultare un po’ duro in bocca, come se naso e palato raccontassero due storie diverse. Il Ried Achleiten Grüner Veltliner 2025 va nella direzione opposta, erbaceo e diretto, senza la stessa ambiguità del precedente.
Chiude l’Ultimo Smaragd Grüner Veltliner 2025, il vino più convincente della batteria: ricco e intessuto, con note di cera d’api e foglie di tè che gli danno una profondità che gli altri due non hanno.
Leth
Ho concluso con questa cantina del Wagram, e qui ho avuto un po’ un’epifania: io ho sempre ritenuto questa DAC quasi un errore, un nome di troppo tra i tanti, validissimi, in Austria. Qui forse ne ho capito il valore, perché l’azienda propone vini molto fruttati, rotondi, con un’acidità che si vede sul lungo. Forse è proprio questa la specificità del Wagram, costretto a trovarsi uno spazio tra il Barocco della Wachau e la precisione del Kamptal.
Il Ried Schafflerberg Grüner Veltliner 2025 dà subito il tono: tanto frutto, meno verticale rispetto ai vini del Kamptal, con la mela Gala che domina e un’acidità completamente avvolta nel frutto. Il Ried Spiegel Grüner Veltliner 2024 vira su rimandi alla paglia, un registro più asciutto che rompe leggermente la linea fruttata del precedente.
Il Brunnthal Grüner Veltliner 2023 torna su una struttura solida, succoso, corpo medio, il vino più “medio” della batteria. Chiude il Ried Scheiben 1 ÖTW Grüner Veltliner 2023, il migliore dei quattro: durata e speziatura incredibili, sostenute da una texture morbida che lega tutto insieme.
In Conclusione
- Il Grüner Veltliner oggi non ha un’unica faccia: tra Kamptal, Wachau e Wagram emergono tre grammatiche diverse, quella tesa e precisa del Kamptal, quella barocca e più opulenta della Wachau, e il Wagram che si ritaglia uno spazio intermedio, fruttato ma con un’acidità che regge sul lungo, come dimostrano i vini di Leth.
- Le sorprese sono arrivate da chi ha osato: Grabenwerkstatt ha mostrato che in Wachau si può ancora giocare con le aspettative, con il Ried Schon capace di virare su note di petrolio senza perdere eleganza, mentre Leth ha ribaltato un pregiudizio personale su un’intera denominazione.
- Non tutti i nomi noti hanno confermato lo status: Rabl ha ceduto troppo al legno su entrambe le Alte Reben, Steininger ha reso mediocre un cru come il Lamm, e Bernhard Ott resta tecnicamente ineccepibile senza però conquistare fino in fondo.
- Il rapporto qualità prezzo va giudicato caso per caso: Markus Huber costa, ma bottiglie come la Berg Erste Lage lo giustificano pienamente, mentre altri produttori più economici hanno comunque messo in fila batterie coerenti e senza cali, come Gritsch Mauritiushof con la sua texture opulenta.
- Nonostante il caldo e la confusione da evento affollato, la fotografia complessiva resta positiva: il livello medio è buono, i cali sono isolati e circoscritti a singole bottiglie, non a intere cantine, e questo conferma il Grüner Veltliner come il varietale più solido, oltre che più coltivato, dell’Austria vinicola.
I Nostri Premi
- Miglior Produttore: Weingut Bründlmayer
- Miglior Vino: Ried Spiegel 1ÖTW Vincent Grüner Veltliner 2023 di Weingut Bründlmayer
- Altri Vini Eccezionali: Ried Käferberg Grüner Veltliner 2023 e Ried Lamm Grüner Veltliner Kamptal 2023 entrambi di Weingut Bründlmayer
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