Esistono enoteche che si fanno ricordare per un calice o per un gesto del personale, altre ancora per l’arredo o per la selezione in scaffale. E poi c’è Severino, che riesce nell’impresa di farsi ricordare per tutto questo, a modo suo. Una vineria storica nel cuore di Padova, Severino è una creatura bifronte: maniacale e spensierata. Unisce il culto del vino al rito dell’aperitivo, lo standing di bottiglie rare alla cagnara di un’osteria urbana. E per chi sa apprezzare questo dualismo, diventa luogo di culto.
La piramide della qualità: Severino in vetta
Secondo la mia piramide della qualità delle enoteche, Severino non solo supera le due fondamenta essenziali – qualità e varietà del vino – ma scala agilmente anche i livelli superiori, lasciando indietro tanti locali più compassati.
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Qualità dei vini
Sembra banale dirlo, ma è da qui che si parte sempre. E Severino parte molto bene.
Caratura delle bottiglie: L’impressione è di trovarsi davanti a una selezione curata da un appassionato più che da un commerciante. I calici versati sono sempre interessanti, e in scaffale si trovano bottiglie che richiedono un secondo sguardo – a volte anche un terzo. Mi è capitato di trovare in lavagna un Roncus fuori catalogo e d’annata, che neppure l’oste sapeva dire come fosse arrivato lì. Cose così succedono solo in posti vivi, dove la cantina non è solo un’operazione commerciale.
Ampiezza dell’offerta: Severino è un’enoteca eclettica. Bollicine, bianchi, rossi: c’è di tutto e in buon numero. Non certo un solo nome per categoria.
Frequenza con cui cambia l’offerta: Uno dei motivi per cui Severino si frequenta volentieri. I vini cambiano con una regolarità rassicurante. Non parliamo di un menù patinato che resta lì a prendere polvere, ma di una lavagna, che per me è la vera cartina tornasole delle enoteche in cui l’offerta è dinamica.
Modalità di servizio
Siamo in piedi, nella calca. Ma il vino arriva, e lo fa bene.
Temperatura: Sempre corretta, mai un bianco troppo freddo né un rosso stanco. Si sente che il vino è trattato con il giusto rispetto, anche nel caos dell’orario aperitivo.
Calice: Nulla di memorabile, certo. Ma neppure quei bicchieri sgraziati che tolgono anima al sorso. Diciamo: neutro, ma adeguato. E se il vino è buono, il bicchiere fa il suo mestiere.
Acqua e pane: Assenti. Ma non è una dimenticanza, è una scelta di campo. Severino è una vineria verace, senza le caratteristiche per una degustazione asettica. Chi viene qui lo sa: si beve in piedi, si parla, al massimo un buon cicchetto.
Gli extra che rendono una buona enoteca una grande enoteca
Mezzo calice: Non previsto. Ma forse, in un posto come Severino, sarebbe quasi un ossimoro. .
Personale: Gli osti conoscono il loro mestiere e incarnano bene lo spirito veneto: affabile, sicuro, talvolta coreografico – e va bene così. Ne ho visto uno aprire un Barolo d’annata con la solennità di un cardinale a San Pietro. E il pubblico, spesso partecipe, gradisce. Servizio non sempre rapido, ma sempre presente.
Arredi: Uno dei motivi per cui Severino è Severino. Il locale è d’epoca, con un’anima che si sente appena si entra. Non è un set, è un luogo vero. Il legno vissuto, le bottiglie esposte con ordine caotico, la luce che avvolge e non abbaglia. Tradizionale e/è bello.
In sintesi, Severino è un locale ottimo, per proposta, atmosfera e servizio. Bisogna andarci sapendo che unisce l’ossessione (una bellissima ossessione) veneta dell’aperitivo (in piedi, nella ressa) con i vini di qualità. Quindi non aspettiamoci un’esperienza da degustazione in ambiente asettico. Il vino qui è compagnia, chiasso, spalla di momenti piu che il loro fulcro. E per chi come me ama questa visione del vino Severino è un must, oltre che chiaramente la migliore enoteca di Padova.
I Vini Assaggiati da Severino
Ecco qualche vino assaggiato di recente da Severino.
Dis Cumieris Malvasia Istriana – Vie di Romans
Morbido ma di gran carattere. Iodio, frutta a polpa bianca, erbe del campo. Buona acidità, ma soprattutto un carattere salino che ben si sposa col corpo fittamente intessuto. Gran struttura senza mai perdere equilibrio. Una malvasia nobile e ambiziosa.
Schioppettino – Le Due Terre
Fresco, ma di elegante struttura, sapido e mai banale. More, frutti rossi, tappeto forestale e la classica nota pepata. Tannini molto gentili e un’acidità che guida il sorso. Ottima intensità di frutto e morbidezza.
Faro – Bonavita
Avvolgente, carnoso, ottima acidità che gli dà direzione, ma come sempre l’Etna Rosso ha sia le spezie che gli emoli e le prugne. Etereo e con buona intensità di frutto.
Barolo del Comune di Serralunga d’Alba 2009 – Ferdinando Principiano
Profumi potenti di petrichor, rose, cioccolato fondente si liberano vivaci. Già molto evoluto, il tannino sabbioso percepito attorno alle labbra e ancora avvincente e l’acidità spinge il sorso senza la foga della gioventù, ma con estrema grazia. Gli aromi si sprigionano al palato, ma il tannino mantiene il calice fermamente a terra. Finale di pura cola e lunghissimo. Eccezionale.
Sauvignon Winkl – Terlan (Terlano)
Pipì di gatto come da manuale, erbaceo, magnolia e forse appena una nota tropicale. Sauvignon molto prevedibile, ma ben fatto. Vivace, tesissimo e acidità che tende ad uscire dalla bocca. Finale elettrico.
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