Chi legge questo blog lo sa: Pordenone, per ragioni biografiche, è uno dei centri in cui mi reco più spesso per assaggiare e scoprire nuovi vini. Va detto che, negli anni, le proposte al calice mi sono sembrate sempre meno attraenti, non per un calo della qualità delle enoteche locali, ma per un naturale affinamento del gusto dovuto all’esperienza. Tuttavia, considerando che Pordenone ha solo 50 mila abitanti, il numero di locali che servono buon vino è davvero elevato (con alcuni casi anche molto particolari).

Di seguito riporto sei enoteche che chiunque si trovi a Pordenone e voglia assaggiare un buon calice dovrebbe conoscere. La classifica va dalla meno rilevante alla migliore e si focalizza non solo sulla qualità del locale in generale, ma anche sul tipo di clientela e sulle esigenze a cui risponde.

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Classifica delle Migliori Enoteche di Pordenone

7. Enoteca al Campanile

Forse l’enoteca più evocativa della città, perché situata all’interno della torre campanaria del Duomo, in una zona centrale. L’interno è rustico e piacevole, ma manca un senso di direzione nella gestione. Da quando la conosco, il personale (e forse la gestione) è cambiato spesso, e il focus è stato più volte spostato dagli aperitivi alle cene e viceversa.

I vini proposti al calice sono teoricamente numerosi e interessanti, ma la lavagna è ingannevole: molte bottiglie non sono disponibili. Ho il sospetto che i vini non siano conservati correttamente, poiché due calici assaggiati di recente risultavano piatti e privi di interesse, nonostante l’ottima reputazione del produttore (riporto le impressioni alla fine di questo paragrafo).

Anche i crostini richiesti durante l’ultima visita erano di scarsa qualità. Sembra che chi gestisce questo locale non abbia una chiara visione, ed è un peccato. Non credo che ci tornerò a breve.

6. Osteria Al Tramai

Un tempo una delle mie preferite, ma poi è caduta in disgrazia. Non ho mai trovato i vini particolarmente convincenti, ma ho smesso di frequentarla definitivamente dopo una conversazione con la proprietaria. Chiedendo quali produttori avessero in mescita, mi rispose seccata: “Non preoccuparti dei nomi”, perché “la gente cerca il nome famoso, ma non sa che ci sono cantine meno note con vini migliori.”

Questa affermazione mi ha infastidito per diversi motivi. Primo, implica che io sia superficiale nella scelta dei vini, e questo mi offende. Secondo, dichiarare i propri prodotti è una pratica di trasparenza verso il cliente, non una resa al marketing. E comunque, i vini serviti non mi hanno affatto impressionato, risultando inferiori a molte alternative disponibili in zona.

Tuttavia, questa osteria ha almeno il pregio di servire crostini al baccalà eccezionali e di avere un’atmosfera intima. Forse, da questo punto di vista, è il locale più autentico della lista. Peccato per i vini e per l’approccio al cliente.

5. Prosciutteria F.lli Martin

Questo bel locale si trova molto vicino all’Osteria Al Tramai, vicino a Piazza della Motta. Si tratta principalmente di un ristorante specializzato in prosciutti, molto amato anche dai tanti scrittori e addetti ai lavori che frequentano la città durante PordenoneLegge. Non posso testimoniare circa la qualità dei cibi, ma l’offerta al calice, per un aperitivo, non è affatto male.

Ovviamente non si possono chiedere grandi lavagne o servizi particolarmente elaborati, ma vi è più di qualche bottiglia in mescita e di buone cantine. Purtroppo, è naturale ma non ideale, se certe bottiglie sono aperte da troppo tempo, si nota. Può comunque essere un’opzione fermarsi e assaggiare qualcosa con vista sull’Ex Convento di San Francesco.

4. Molo

Un locale che ha sostituito il vecchio Bianco e Rosso. L’estetica è quella tipica degli anni Dieci: baristi hipster (ma con opinioni interessanti) con grembiuli di pelle e un po’ di hype anche dove non necessario. Tuttavia, è un locale piacevole, con una bella atmosfera e un buon servizio.

La lavagna dei vini è una certezza in questi tempi incerti: non cambia mai. Mai. La selezione non è male, e qui ho scoperto il Crémant di Domaine Rolet, che poi mi ha portato al Coup de Cœur.

Non ci vado spesso perché l’offerta statica non invoglia a tornare, ma quando capita di essere invitato lì ad un appuntamento, accetto volentieri. Anche la proposta in bottiglia è valida, con alcuni produttori notevoli, come Simon Komjanc su cui ci vorrebbe un post a parte.

3. Osteria al Canova Emporio & Mescita

In Viale Cossetti, in centro ma in una via abbastanza sgradevole alla vista, si trova questo Emporio & Mescita che vende alcuni prodotti enogastronomici e fa da bar. Sembra un locale nato sull’onda di Eataly: i prodotti del territorio, le eccellenze, le vetrine curate, ‘ste cose qui. Non necessariamente il mio stile, ma neppure odioso, anzi.

L’offerta non è particolarmente ampia, soprattutto per noi enoappassionati, ma valida: non si trovano i soliti nomi bravi soprattutto a trovare un buon distributore, più che a fare il vino. E pure le bottiglie in mescita non sono tra le più ovvie.

Non lo frequento spesso, perché le enoteche che occupano le prime due posizioni occupano buona parte dei miei slot pordenonesi, però ci si può fare un piacevole aperitivo. Ecco, la via è davvero ingrata e non c’è spazio all’aperto – e ce ne è pure poco all’interno, a dirla tutta – quindi sceglierlo è un po’ più difficile.

Vini assaggiati di recente

No Name – Le Vigne di Zamò

Piacevolissimo e denso, un mare dorato che ti raggiunge. Profumi di olio di oliva, sfalcio e gelsomino. Il corpo medio-pieno è leggermente sapido e serio. Finale alla mandorla amara, ma molto gestito per questa bottiglia del mai amato Farinetti.

2. Al Buso

Le enoteche precedenti le frequento sporadicamente, non sono certo nella mia lista delle preferite. Questa e la prossima, invece, sono tappe fisse quando mi trovo a Pordenone e sono le uniche che consiglio a chi non conosce la città ma vuole assaggiare del buon vino o almeno un vino caratteristico.

Al Buso è un locale ben posizionato, con un’atmosfera simile a quella dell’Osteria Al Tramai (ma meno accogliente), e propone vini fortemente legati al territorio. Il proprietario non è particolarmente amichevole, ma è professionale: una volta mi ha persino risposto a un SMS in cui gli chiedevo il nome esatto di un vino assaggiato la sera precedente. Si tratta raramente di bottiglie particolarmente valide, ma sincere – e i crostini sono ottimi.

La lavagna dei vini cambia spesso ma raramente offre fuochi d’artificio, i frigoriferi invece sono sempre pieni di bottiglie di qualità. Certo, i produttori in rotazione non sono infiniti, e qualche nome ritorna spesso, ma un’enoteca focalizzata sulle realtà locali non può certo inventarsi cantine dal nulla. Nella sua fascia di prezzo, questa enoteca offre comunque opzioni interessanti.

Vini assaggiati di recente

Malvasia – Venica & Venica

Niente di indimenticabile. Ma molto buono perché denso, aromatico, con note di liquirizia e anice. Non certo la Malvasia di Raccaro però.

1. La Degusteria Ferronato 1929

Di Ferronato ho già parlato in lungo e in largo, e sempre in termini positivi. Durante le mie ultime visite, a metà 2026, ho trovato l’enoteca un po’ più fighetta e meno ricca di vini che mi impressionassero. Il personale sembra completamente rivoluzionato, e non in meglio.

La lavagna dei vini resta però la più fornita di tutta Pordenone. Tuttavia vedo e rivedo gli stessi vini da mesi: ho il sospetto ci sia stata una glaciazione della proposta ed è sintomatico che, non vivendo a Pordenone, sappia quasi a memoria la proposta al calice. Sì, sintomatico del fatto che ci vado spesso, ma anche dell’atrofizzazione delle rotazioni.

La posizione è centrale, proprio di fronte al bel Municipio cittadino. Gli interni sono curati, con arredi in legno e tante bottiglie affascinanti esposte alle pareti. Questa è, di fatto, l’enoteca di Pordenone, l’unica davvero “seria” nel rispettare la buona pratica di servire i vini in calici appropriati. Un locale da non perdersi, se si è appassionati al vino, ma che sta vivendo una fase discendente della propria storia.

Vini assaggiati di recente

Malvazia – Leonardo Palcic

Una sfera polposa che rapidamente diventa levigata e fredda, ma elegante. Profumi classici di fiori bianchi, pesca noce e mandorla. Il corpo è morbido, ma l’acidità percepita come piccoli spilli e gocce che cadono dalla lingua mostra la forma dura e sferica del vino. Al palato sapori di nocciole, fresco e profondo, ma evoluto e forse leggermente e piacevolmente ossidato. Finale floreale e salino, con quella aromaticità tipica della Malvasia.

Bourgogne Aligoté – Domaine Lucien Jacob

Ambizioso e, per il prezzo che vedo online, in linea con il costo. Naso in cui emerge la tostatura mai troppo marcata del legno e l’olio di oliva. Al palato è denso, ma con direzione e precisione. Sapori di melone bianco cercano di farsi notare mentre un’acidità che è una palla chiodata rimbomba in bocca. Finale abbastanza lungo e con quelle note di buccia di agrume (arancia), che mi piacciono tanto. Un frutto corposo (e ben concentrato!) su cui si innestano le picche violente di un’acidità scomposta e dominante.

Leggi anche gli articoli sulle migliori enoteche di San Daniele, del Collio e di Vienna.

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