Durante la nostra visita presso la cantina Emmerich Knoll, la prima cosa che abbiamo discusso con l’omonimo proprietario è stata il terreno. E non avrebbe potuto essere altrimenti, considerata la bellezza della Wachau nella grigia ma innevata giornata in cui siamo stati ospiti in azienda. L’uomo, erede insieme al fratello di una lunga serie di Knoll che hanno fatto vino a Wachau, mostra grande competenza.
Essenzialmente, la parola da conoscere qui è gneiss, la roccia metamorfica che, in questo caso, si è formata circa 350 milioni di anni fa dal mix di enorme pressione e altissime temperature. In base alla pressione, si sono creati anche anfiboliti presenti nei diversi suoli della piccola Wachau. Soprattutto nella zona adiacente al Danubio, sotto i famosi e splendidi terrazzamenti, l’antico braccio oceanico Tetide ha favorito la sedimentazione che caratterizza le aree più basse della valle.
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1300 ettari vitati e tanta varietà geologica possono far girar la testa, ma la zona è pregiatissima e nei decenni i produttori sono riusciti a dare identità e rilevanza alle differenze tra vari ried, ovvero vigneti. Una cosa che mi era sfuggita quando ho chiesto di visitare la cantina (complice un’incredibile bottiglia di Grüner Veltliner Ried Loibenberg Smaragd 2021 e assaggi eccezionali al Falstaff Weißweingala 2025) è che il piu giovane tra gli Emmerich Knoll – condivide il nome con il padre – è anche il presidente della Vinea Wachau, l’associazione dei produttori locali. Mi sento intimorito, ma il personaggio è affabile e ci si sente subito a proprio agio.
Lavorare, Non Soffrire
Uno dei motivi per cui amo visitare produttori è apprendere nuove nozioni o, ancor meglio, essere contraddetto in quelle che ho già. Così, parlando del suolo magro dei terrazzamenti, cito il classico mantra: se la vigna fatica a nutrirsi, il vino sarà migliore. Mi risponde Emmerich:
Devono per forza soffrire? Penso siano un po’ come le persone, no? Hanno bisogno di una sfida, di una motivazione per sentirsi vivi, non di soffrire. Se ogni giorno devo provare dolore per avere di che bere o mangiare, quanto buona sarà la mia vita? Quanto buono il mio lavoro?
Al di là dell’entusiasmo per un punto di vista così stimolante, lontano dalle formule statiche delle riviste enoiche, mi diventa subito chiaro che dietro all’operazione dell’azienda Knoll c’è una filosofia. In fondo le grandi aziende si distinguono in due categorie: quelle guidate dall’Excel del commercialista e quelle ispirate dalla visione dei vignaioli. Entrambe possono produrre ottimi vini – ma mi interessa visitare solo le seconde e in questo caso capisco di essere nel posto giusto.

La Promessa del Federspiel
E un punto della filosofia di Knoll è la valorizzazione dei Federspiel. A grandi linee, i vini della Wachau si dividono in tre categorie, in base al loro grado alcolico: Steinfeder, Federspiel, Smaragd. Detto che non ho mai incontrato un Steinfeder, i Federspiel arrivano fino al 12.5% di alcol e per questo sono spesso scambiati per un vino base. In parte lo sono, ma la storia è più complessa.
Gli Smaragd rappresentano l’eccellenza, ma non sono da tutti i giorni; i Federspiel, invece, incarnano la Wachau quotidiana. A mio avviso, soprattutto a tavola, i Federspiel si trovano sempre a loro agio, perché hanno beva e leggerezza. Gli Smaragd invece hanno bisogno di tempo per fiorire, tempo sia in bottiglia che in fase di degustazione, infatti risultano spesso penalizzati nei grandi eventi in cui tanti vini sono in esposizione: sono vini che hanno bisogno di attenzione e disponibilità per mostrare il loror immenso potenziale.
I Federspiel sono l’anticipo sulla promessa che gli Smaragd fanno. Questo hic et nunc fa il verso a quel “lavorare, non soffrire” di cui avevamo parlato prima: certo, il calice non deve essere ovvio, ma non deve neppure per forza risucchiarti nella sua complessità. Abbiamo assaggiato più di qualche Federspiel e la qualità è davvero elevata:
Loibner Grüner Veltliner Federspiel 2024
Ancora giovane. Molto rotondo e delicato, burro e frutti bianchi, come pera fresca, e mango. Si scopre piano piano, con un piacevole finale sapido. Perfetto per la tavola.
Ried Trum Grüner Veltliner Federspiel 2024
Fortemente austriaco. Profondità di roccia, mela verde, basilico. Un vino che va dritto al punto, acidità sinusoidale che cresce forte nel finale e tanta luminosità.
Ried Kreutles Loibner Grüner Veltliner Federspiel 2024
Questo invece piu fruttato. Piu urlatore rispetto al Loibner, che ha anche meno pedigree, ma nel senso di rotondità, e non verticalità come il Trum. Ampio con profumi di albicocca, per certi versi una tropicalità da Riesling. Corpo medio e la piccantezza del GV nel finale.
L’Azienda Emmerich Knoll
La storia dell’azienda familiare è una delle più importanti della Wachau, di cui, con gli Hirtzberger (spessoa assaggiato a Wein & Co), i Pichler e gli Jamek, i Knoll sono tra i protagonisti storici. La famiglia vive e coltiva queste zone, inizialmente non solo a vite ma producendo anche albicocche e allevando animali, dall’inizio del XIX secolo. A partire dal secondo dopoguerra il vino però diventa il vero asset della Wachau e le vigne prendono il sopravvento.
L’hof, ovvero la fattoria originaria, è ancora in piedi. È lì che Emmerich ci ha accolti, insieme alla famiglia: genitori, figli, e altre generazioni che ancora vi abitano. Il bellissimo e ampio edificio è cruciale nel percorso della famiglia così come il vicino ristorante, sempre proprietà di un ramo della famiglia. Un prozio di Emmerich Knoll “giovane” dipinse su una delle pareti del locale Sant’Urbano, il protettore dei vignaioli. Quando la produzione superò la quantità vendibile attraverso il ristorante, si rese necessario l’imbottigliamento e gli Knoll pensarono ad un’etichetta che replicasse il dipinto. Il messaggio era chiaro: “Con il nostro vino, ti porti a casa un po’ di Wachau”. Il marketing non è certo nato ieri.
L’azienda possiede ora poco meno di 20 ettari, una superficie considerevole per la zona. Un terzo delle uve lavorate arriva poi da acquisti, che Emmerich tiene a specificare sono frutto di collaborazioni pluriennali con produttori locali che condividono la stessa filosofia di coltivazione. Tra padre e figlio c’è una continuità non solo commerciale: dove il padre ha contribuito con un ruolo cruciale a rendere Wachau ciò che è oggi, il figlio ha il compito di portarla nel domani, in quanto presidente della Vinea Wachau.
La Responsabilità della Wachau
È difficile raccontare a chi non vive in Austria cosa è la Wachau per il mercato locale. Da una prospettiva macro, si tratta di una zona vinicola eccellente, in cui chi ama i bianchi strutturati può trovare espressioni enologiche di alto livello. Per i consumatori austriaci, la Wachau è sinonimo di garanzia e prestigio, per i produttori locali di altre zone un’ambizione. Recatevi ad un’esposizione di vini locale e troverete una zona molto più affollata delle altre: quella della Wachau.
La Vinea Wachau quindi è l’architrave dell’edificio più ricco del villaggio austriaco: fondata nel 1983, precede di due anni il grave scandalo del vino austriaco. Emmerich ci tiene a sottolinearlo, perché i produttori non si sono uniti come reazione alle condizioni di mercato, ma come naturale forma di aggregazione, con l’obiettivo di valorizzare e regolamentare un terroir d’eccellenza. Due anni dopo, il mercato vinicolo austriaco sarebbe collassato. Forse anche per questo oggi si avverte una certa freddezza — se non diffidenza — tra la Wachau e il resto della produzione nazionale.
Colpa anche dei bizantinismi del sistema regolatorio locale: l’Austria è piccola, ma quando si tratta di burocrazia ha grandi ambizioni. Il sistema delle DAC, le AOC locali, è relativamente recente, affiancato da altri sistemi non sempre ben coordinati e tarato sui bisogni di zone che vogliono trovare un loro spazio nel mercato – non certo la situazione della Wachau. In particolare, le DAC richiedono una o due varietà distintive. Tuttavia – mi spiega Emmerich – la Wachau è ben più di Grüner Veltliner e Riesling: include anche Neuburger, Gelber Muskateller e altri. Escludere queste varietà dal nome “Wachau” avrebbe penalizzato, anziché favorire, i produttori locali.
La soluzione trovata mostra un’invidiabile flessibilità: per avere Wachau in etichetta, le uve devono essere vendemmiate a mano (un principio fondante della filosofia produttiva) e far parte di un gruppo di varietà che copre piu del 95% delle uve prodotte in quest’area. Per utilizzare invece le diciture Steinfeder, Federspiel, Smaragd, i vini devono essere parte di una selezione di sole nove varietà – tra cui ovviamente i noti Grüner Veltliner (che rappresenta il 64% delle uve piantate nelle Wachau) e Riesling (18%). In questo modo, senza ostracizzare i produttori che hanno varietà “apocrife”, li si spinge, al momento dei rinnovi dei vigneti, verso le uve che piu hanno senso al fine di mantenere l’identità territoriale, in un processo con un orizzonte di anni, non certo di mesi.
Un’altra sfida che Emmerich ha ben presente è quella del lavoro: per coltivare un ettaro vitato nell’area adiacente al Danubio (da cui spesso provengono i Federspiel), servono circa 300 ore di lavoro annue; per un ettaro sui piu pregiati terrazzamenti ne servono 1500. Quasi un lavoratore a tempo pieno per un solo ettaro. A parte la sfida economica, c’è anche la difficoltà di reperire manodopera, soprattutto se, come i Knoll, si vuole ricorrere il meno possibile a lavoratori presi in affitto da “fornitori di mani”, ma si cerca di costruire una forza lavoro legata al territorio e all’azienda. Oltre al calo dei consumi, Emmerich mi è parso molto preoccupato per il disinteresse crescente verso le carriere in ambito enologico.
Il parallelismo tra i bellissimi e difficili terrazzamenti e Dürnstein, il comune di cui Unterloiben – il villaggio in cui si trova la cantina – fa parte, viene spontaneo. A Dürnstein si fermano le crociere che attraversano il Danubio, cariche di turisti dalle tasche gonfie ma dagli orari ristretti, che sbarcano, fanno una foto, comprano un brutto souvenir e ripartono. Il rischio è la “venezizzazione” anche dei terrazzamenti: splendide immagini da cartolina che pochi sono disposti a mantenere con impegno e lavoro.
Certo, gli Austriaci hanno buon gusto quando si tratta di vini e tuttora consumano larga parte dei vini prodotti sul territorio nazionale. Gli Smaragd assaggiati hanno riconfermato la straordinaria eleganza espressiva che già avevo incontrato in questi vini. D’altra parte, il livello qualitativo della produzione austriaca è ben evidente anche nelle principali manifestazioni fieristiche, come il Report VieVinum 2026 ha messo in evidenza con la presenza di numerosi produttori di eccellenza.
Ried Schütt Loibner Grüner Veltliner Smaragd 2024
Eravamo qui per questo, in fondo. Naso precisissimo di pepe bianco e roccia frantumata. Corpo pieno, ma con una verticalità e freschezza spaziali. Forse leggermente ridotto, con sentori di pietra focaia. Chiude eterno, con della pera che vola sull’acidità in levare.
Ried Loibenberg Loibner Grüner Veltliner Smaragd 2024
Sempre Smaragd, sempre eccellente, ma qui in chiave fruttata e molto espressiva. Si spazia dalla papaya alla mela matura, passando per le erbe selvatiche, con un naso dai mille profili e un corpo pieno, che li sa tutti contenere. Si ha la netta percezione di tanti strati profumati e polposi (ottima succosità) che per fortuna avrò modo di decifrare a casa.
Ried Pfaffenberg Steiner Riesling Selection 2024
Non sapevo esistesse un vino non Wachau, ma Kremstal degli Knoll e mi ha divertito incontrarlo. Naso molto espressivo di pietra focaia, pepe bianco e cenere. Poi il corpo pieno, ma irrequieto. Tanta speziatura e tannini fini e un finale con l’acidità che lo spinge oltre le stelle per sempre.
Ried Schütt Dürnsteiner Riesling Smaragd 2024
Mi è parso gemellato con il GV Schütt . Molto diretto e preciso, spina dorsale acida che lo regge benissimo nei suoi profili leggermente tropicali, ma anche molto rocciosi. Corpo teso, eppure così voluttuoso e mai sterile. Enorme eleganza.
Loibner Riesling Vinothekfullung Smaragd 2024
Molta rotondità, come vuole lo stile (viene fatto con le uve piu mature dell’annata, meno terroir, piu corpo). Note di burro fuso, mela matura, pesca bianca anch’essa matura, caprifoglio. Il corpo ricchissimo ha rimandi di miele. Molto lungo.
Ciò che colpisce è la diversità di questi vini, specchio della complessità geologica della Wachau. La tecnica è volutamente omogenea: macerazioni brevi, leggera sosta in legno usato, piccoli adattamenti annuali (come la rimozione dei grappoli con botrite, se presenti in quantità). Un approccio minimale che permette di assaggiare il vigneto più che la mano del produttore, ma comporta il rischio che si continui a bere gli Smaragd troppo presto., cosa che comprensibilmente cruccia Emmerich. È vero: anche oggi uno Smaragd 2024 è straordinario. Ma è nel lungo periodo — 10, 20 anni — che può davvero rivelare tutta la sua grandezza
Un Hof Pieno di Persone
Quando visito un produttore cerco, anche con una certa presunzione, di leggere la persona che quei vini crea. Trovo affascinante mettere in relazione l’uomo o la donna con il loro prodotto. Si incontrano pensatori pieni di idee che riemergono nella vivacità del calice, scontrosi dai vini amichevoli, iconoclasti timidi. Emmerich Knoll non è stato facile da decifrare.
Certo, ciò che si nota subito è l’immediata affabilità, la competenza e la parlantina sciolta. Non fosse un produttore, di mestiere dovrebbe fare il sindaco. E di certo non mi è sfuggito come una persona con le sue responsabilità – regionali, nazionali, generazionali – abbia trovato il tempo di accoglierci come se la nostra visita fosse davvero importante. Non ha avuto fretta, né spocchia, né affettazione. Mi è sembrata una persona che ha come unità di valore le persone, più che i calcoli di bottega – perché il lavoro, ce lo dice lui stesso parlando delle viti, ha senso se motiva, non è fine a se stesso. Un approccio che ha bisogno prima di tutto in una grande fiducia nei propri mezzi e la sicurezza di chi si è.
C’è un altro aspetto però che ho notato mano a mano che la visita da Knoll appariva nel mio specchietto retrovisore. Nel corso delle quasi due ore all’hof, abbiamo assistito a molte interazioni. La moglie di Emmerich ha discusso con lui alcune faccende domestiche. Due dei suoi figli hanno fatto capolino in sala degustazione. Emmerich senior era nei paraggi. Una signora è entrata, ha svolto una mansione altrove, poi è uscita. Mentre ce ne andavamo abbiamo incrociato nel parcheggio un furgoncino letteralmente pieno di adolescenti, almeno alcuni dei quali suppongo siano parte dell’armata di 17 nipoti di Emmerich Knoll padre.
Questa non è solo una cantina, è una casa in cui si svolgono molte vite.
E forse è questa la chiave per capire la persona e i suoi vini. Emmerich Knoll non lavora con l’orizzonte delle vendite del prossimo anno, ma con quello del benessere di un intero ecosistema. Per questo gli Smaragd hanno senso solo se ci sono i Federspiel. Per questo i vini celebrano il terroir, non la sua mano. Per questo abbiamo parlato molto più della Wachau, che delle sue bottiglie. Per Knoll, Wachau non è un’etichetta, ma un obiettivo che una comunità, non una sola cantina, può raggiungere.
Prima di andarcene, Emmerich ci mostra un cartello col nuovo slogan della Vinea Wachau:
“Viel Herz auf wenig Hektar.” (“Tanto cuore da pochi ettari”).
Un cuore così connesso ai propri ettari che è naturale pensare continuerà a battere a lungo.

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