A fine ottobre c’è stato un evento all’Hilton a Stadtpark, parzialmente organizzato dai bravissimi Christian Bauer e Marina Rebora di Selezione Italia e Barolo & Friends: l’esposizione di alcuni dei vini premiati da Doctor Wine. A me questo nome non diceva molto, ma si tratta di un sito specializzato che ogni anno pubblica una guida di quelli che, a loro avviso, sono i migliori vini italiani dell’anno. Il logo riporta il volto di Daniele Cernilli, fondatore del sito: una scelta che guevariana che forse punta a renderlo iconico, non saprei.

Cosa deve avere una buona guida dei vini

L’evento dava in omaggio la versione tedesca e italiana della guida. È un tomo completo e ben fatto: anche la stampa è curata. Si riportano i “migliori” produttori regione per regione e, in base alle mie limitate conoscenze, mi sembra le bottiglie citate siano sicuramente degne di menzione.

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Certo, a mio avviso l’esempio aureo per questo genere di guide è il Hugh Johnson’s Pocket Wine Book, ormai da anni edito da Margaret Rand. La chiave di volta in quel caso è sì aver suddiviso i capitoli per aree geografiche (questa volta a livello mondiale), ma aver poi inserito, in ordine alfabetico, non solo i nomi dei produttori ritenuti piu meritevoli, ma anche nomi di metodi di vinificazione, DOC e varietali.

Quindi nel capitolo dedicato, ad esempio, al Piemonte, avremo Gaja, ma anche una voce dedicata al nebbiolo, una all’Alta Langa e così via. In questo modo il lettore viene catapultato in un’area geografica e riceve dei riferimenti che non sono puramente legati ai vari produttori, ma comprendono una sfera piu ampia. Si tratta di un non semplice equilibrio tra la guida turistica e l’elenco telefonico delle cantine di una certa provincia, ma è in questa complessa operazione che a mio avviso risiede il valore aggiunto per il lettore di una guida dei vini.

I vini di Doctor Wine 2024

Ma ecco i vini assaggiati a Doctor Wine 2024, ordinati per produttore.


Villa Gemma & Marina Cvetić (Abruzzo)

Masciarelli, con i suoi due brand di punta, Villa Gemma e Marina Cvetić, rappresenta una delle eccellenze dell’Abruzzo. Mi aspettavo molto da questa cantina e in effetti la qualità è stata alta in tutti i miei assaggi.


Tramin (Alto Adige)

Una cantina altoatesina di riferimento. Da questo produttore mi aspettavo parecchio e sono rimasto purtroppo deluso.


Abtei Muri & Muri-Gries (Alto Adige)

Da questa cantina al contrario mi aspettavo ben poco e invece l’impressione è stata ottima, soprattutto per il pinot bianco assaggiato.


Donnafugata (Sicilia)

Tra i nomi più iconici della Sicilia, Donnafugata ha vigneti un po’ ovunque nell’isola e oltre. Ero molto curioso di assaggiare il Ben Ryé, su cui avevo sentito pareri entusiasti. La fama è ottima, ed è giustificatissima.


Boschetto Campacci (Toscana)

Buona parte degli altri espositori arrivava dalla Toscana.


I quattro seguenti sono delle Tenute Folonari, da cui mi aspettavo molto, ma che mi hanno tutto sommato lasciato indifferente. Anche l’espositore non pareva particolarmente interessato ai suoi stessi vini.

Tenuta di Nozzole (Toscana)

Tenuta La Fuga (Toscana)

Cabreo (Toscana)

Tenuta Campo al Mare (Bolgheri)


Paradiso di Cacuci (Toscana)


Ridolfi (Toscana)


Falesco (Lazio)

Una cantina dinamica che spesso sorprende per la qualità dei suoi vini rossi, come questo Syrah rotondo ma moderno.

In conclusione

A mio avviso, i vini esposti in generale erano piuttosto buoni. L’ampia sezione toscana aveva poco da dire, con bottiglie che si collocano nella fascia medio-bassa di questa splendida regione (anche confrontandoli con quelli di Selezione Italia XXVIII). Meglio è andata con gli altri espositori e sicuramente il Ben Ryé ha rappresentato il punto più alto della giornata.

Gli stessi organizzatori hanno dato vita a Selezione Italia XXIX.

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