Quando si va a bere al calice, si hanno spesso due opzioni: affidarsi a nomi e vini noti oppure esplorare. I vantaggi dei vini noti sono: affidabilità, in quanto di norma i nomi di ampia risonanza offrono una qualità base assicurata; decifrabilità: in quanto si sa cosa si va ad assaggiare e “come leggerlo”. D’altro canto, si perde il gusto dell’avventura e della scoperta – quasi il nocciolo del motivo per cui è bello assaggiare vini.

D’altro canto, mentre i vini non noti possono rivelarsi dei veri colpi di fulmine, possono altrettanto facilmente essere delle ciofeche. Soprattutto quando si naviga nel mondo dei vini cosiddetti naturali, il rischio “succhetto” (ovvero il succo di grappoli d’uva che ci lascia perplessi o schifati) è altissimo. Talvolta è saggio informarsi quanto più possibile prima degli assaggi, ma una scelta ad un certo punto va fatta.

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OpzioneVantaggiSvantaggi
Vini notiAffidabilità
Decifrabilità
Prevedibilità
Vini sconosciutiAvventuraRischio ciofeca

Mi sono trovato in una situazione simile durante alcune delle ultime visite a Pub Klemo. Degustare i modaioli e spesso molto naturali bianchi dell’Atlantico o gli ampiamente noti e apprezzati Riesling della Wachau? Non dovendo scegliere, non ho scelto – ed ecco le mie impressioni, piuttosto archetipiche di cosa penso di questi due tipi di assaggi.

Degustazione Hip

Albariño 2000 – Lagar de Cervera
Limone, lime, nocciola. Corpo morbido. Acidità a rimbalzo come da albariño. Finale leggermente amaricante. Completo pur mantenendo il varietale. Quasi un riesling all’albariño per complessità e tensione.

La del Vino Lomas de Valtuille 2022 – Raúl Pérez
Tostatura, crema, note citriche. Acidità avvolta nel frutto. Ricco e morbido. Estremamente elegante. Forse non moltissimi profili, ma tutti ben tarati. Splendido frutto.

Vagüera El Maderal 2022 – Alvar de Dios
Muffa, floreale, ridotto, mela cotogna. Non malaccio considerando la tipologia. Corpo leggero e amichevole e finale che è un succhino.

Fossil Branco 2019 – Vale da Capucha
Solito naturale senza capo né coda. Leggermente citrico al naso e spezie dolci, poco corpo, tanto fruttato.

Ramilo Nativas Branco 2019 – Casal do Ramilo
Anche qui solito naturale. Più ridotto e floreale del precedente, ma è comunque senza graffio.

Delusi dalla degustazione hip, abbiamo assagiato qualche altro vino nella carta.

Pauillac (Grand Cru Classé) 2018 – Château Haut-Bages Libéral
Piccoli frutti rossi, cioccolato, liquirizia. Profumo iper attraente, poi al palato perde un po’ di presa, il corpo è svelto, fin troppo svelto se comparato al naso. Bocca però piacevole e finale austero. Corto tutto sommato.

Art Pinot Noir 2020 – Weingut Abraham
Okay, davvero semplice, ma ha il suo senso. Leggermente terroso, fragola, caramella gommosa ai mirtilli. Tannino inesistente, ma, se c’è, sta nella parte centrale della bocca sotto i denti. Al palato note molto delicate, spazzate via dalla freschezza del vino (che va servito freddo). Un aperitivo corto.

Abbazia di Rosazzo Ronco dei Roseti 1986 – Le Vigne di Zamò
Fatto e strafatto. Uvetta sultanina, castagne, terroso, leggero catrame. Al palato c’è ancora un’acidità che dà grande verve, ma questi profili così evoluti non sono di mio gusto.

Brunello di Montalcino – Tenuta La Fuga
Poco per un Brunello. Leggermente terroso, cuoio, more. Tanta acidità e grinta, ma aromi molto poco fini e striduli nel loro urlare.

Nel suo complesso quindi, la degustazione hip di vini poco noti e, va specificato, naturali, non mi ha convinto per nulla. La maggior parte dei vini era passabile e solo due erano ottimi o molto molto buoni. Abbiamo dovuto assagiare anche altri calici per trovare qualcosa di maggiormente interessante (anche qui, però, con alterne fortune).

Un altro vino nella sfera dei vini naturali che però mi ha convinto maggiormente è lo Schioppettino di Marco Sara.

Degustazione Classica

Coi riesling (d’annata) della Wachau invece si è volato alto, altissimo. In grassetto i vini eccezionali.

Vinothek Riesling 2002 – Nikolaihof
Naso di agrumi, legno vecchio, albicocca. Ma ha perso troppa acidità e il corpo, ancora fruttato, si affloscia su se stesso. Finale chiuso.

Loibner Oberhauser Riesling Smaragd 2002 – F.X. Pichler
Floreale, agrumi, più etereo del precedente. L’acidità è ancora decisa, teso. Fiori bianchi al palato e poi ritorna la mela.

Wösendorfer Kirchweg Riesling Smaragd 2006 – Rudi Pichler
Albicocca matura, lime, petrolio, frutta tropicale. Molto potente, concentrato. Acidità ancora croccante e finale opulento. Un pavone obeso ricco di frutto.

Ried Schütt Dürnsteiner Riesling Smaragd 2007 – Weingut Knoll
Grandissima potenza. Limone, clementina, petrolio. Tutta grinta, rimane piuttosto chiuso, anche nel finale di pietra focaia, mantenendo una tensione nervosa, grazie anche a una decisa speziatura.

Wachstum Bodenstein Riesling 2011 – Prager
Perfettamente integrato: corpo setoso, i profumi della mela golden, ma anche del miele e del legno. Morbido e senza spigolature, con un’acidità che sorregge e una certa dolcezza. Finale lunghissimo con chiaroscuri.

Singerriedel – Riesling Smaragd 2011 – Franz Hirtzberger
Molto poco fruttato, cera d’api, forse fiammifero acceso, miele, frutta secca (albicocche). Serissimo, composto, complesso, che richiede attenzione. Corpo morbido e secco. Finale eterno.

In Conclusione

Dovendo scegliere, e per fortuna non bisogna farlo spesso, punterei sempre sui grandi classici. I vini, anche e soprattutto se alla moda, sconosciuti spesso non sono all’altezza delle aspettative. Detto questo, la scoperta e l’avventura sono parte inestricabile del piacere del vino e quindi azzardare deve essere un’abitudine e non un’eccezione.

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