Una semi alternativa allo Champagne
Lo Champagne si ama e non si discute. Anche i prezzi dello Champagne non andrebbero troppo discussi. Ma non per questo vogliamo sempre sborsare le cifre che uno Champagne spesso richiede. Per tale ragione i Crémant ricevono sempre maggior attenzione.
Ottimo esempio ne sono i Crémant de Limoux, prodotti nella zona del Languedoc-Roussillon, nel sud della Francia. La regione è passata da essere conosciuta principalmente per la produzione di vini di massa a diventare un’area rinomata per la qualità dei suoi vini. In passato, la zona era spesso associata alla produzione di vini economici e di scarsa qualità, destinati principalmente al consumo locale o all’utilizzo in miscelazioni. Tuttavia, negli ultimi decenni, c’è stata una notevole evoluzione nella mentalità dei produttori e un’impressionante crescita nella produzione di vini di alta qualità. E, come sempre, dove c’è tanto vino ci sono anche buoni rapporti qualità-prezzo. Ed ecco già un buon motivo per interessarsi a questi prodotti
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Attenzione però, il Crémant de Limoux non è affatto un parvenu. Nel 1531, i monaci dell’abbazia di Saint-Hilaire, vicino a Limoux, produssero il loro primo vino bianco effervescente (antecedente anche allo Champagne? Non inoltriamoci in questa questione). Questo vino è considerato il precursore dell’attuale crémant, poi protetto da un’AOC nel 1990.
La regione del Crémant de Limoux si estende lungo la valle superiore dell’Aude, circondata dai plateau del Chalabrais ad ovest e di Lacamp ad est, con un’area d’appellazione che coinvolge 41 comuni. I suoli sono argillo-calcarei leggeri e ghiaiosi, mentre il clima è decisamente mediterraneo, con estati caldi e secche, inverni miti e poco piovosi, venti frequenti e rare nevicate. Le temperature raramente scendono sotto lo zero e gli autunni e le primavere miti vedono ben poca pioggia. Insomma, non aspettiamoci l’acidità vibrante dello Champagne ma sensazioni più morbide, spesso meno definite.
Il crémant de Limoux è principalmente composto dai vitigni Chardonnay e Chenin (la cui sensazione gessosa in qualche modo mima quella dello Champagne), con Mauzac e Pinot come vitigni accessori. Questo spumante viene prodotto utilizzando il metodo tradizionale e differisce dalla Blanquette (ultimamente di gran moda e anch’essa un metodo classico, ma più facile) per il mix di vitigni e per il periodo di invecchiamento sulle fecce.
Ora, diamoci una mano a capirci per bene: il titolo dell’articolo è quasi click bait. Il Crèmant de Limoux non è un’alternativa completa allo Champagne, quanto piuttosto una parziale. Perché lo Champagne:
- Può contare su una fantastica acidità, che il Crèmant de Limoux raramente ha
- Lascia una sensazione gessosa e secca a fine bocca, solo talvolta abbozzata dallo Chenin del Crèmant de Limoux
- Si presta a molteplici abbinamenti, il Crémant de Limoux è più monodimensionale
E tuttavia il Crèmant de Limoux, se posizionato nella giusta situazione, riesce a fornire un’esperienza completa e appagante. La differenza è che il Crèmant, essendo spesso più limitato come vino, va ragionato nella sua collocazione, mentre lo Champagne, essendo lo Champagne, sta bene anche mentre ci si lava i denti.
Ultimamente ho assaggiato due Crèmant de Limoux: un bianco e un rosè. Il prezzo era simile (attorno ai 16€ dal produttore e una decina in più presso il negozio in cui ho acquistato anche il Blanc dal Gigi di D’Osvaldo e lo Champagne Colette & Gaston dall’ottimo rapporto qualità-prezzo), ma in un caso ho azzeccato la collocazione, nell’altro no. Ho toccato con mano i punti di forza e i limiti sia dei vini che del mio giudizio nel servirli.
An 825 Crémant de Limoux Brut 2021 – Gérard Bertrand
Il vino è prodotto utilizzando Chenin Blanc, Chardonnay e Pinot Noir. Gérard Bertrand è un produttore simbolo ed enorme della Linguadoca, un rugbista che ha preso in mano le redini dell’azienda dopo la morte del padre e ha costruito un impero (e potremmo parlare per ore del suo Grand Vin Rouge La Clape du Château l’Hospitalet). Il sito propone un’esperienza d’acquisto che fila liscissima, peccato solo per il banner finale che mi ha urlato che io, proprio io, avevo accesso ad un ulteriore sconto, se avessi aggiunto qualche altra bottiglia al carrello. Un po’ un’Amazon enoica.
Tornando al vino, le uve vengono raccolte manualmente in anticipo per conservare un buon livello di acidità (che come detto può essere il punto dolente di questi vini). Al loro arrivo in cantina, le uve vengono pressate immediatamente in una pressa pneumatica. Il mosto viene trasferito nelle vasche per una fermentazione alcolica, utilizzando lo stesso processo delle vinificazioni in bianco. Il vino viene poi trasferito in bottiglie sigillate per la fermentazione, seguendo il metodo tradizionale. Infine, dopo il dégorgement, viene effettuato il dosage.
Di questo vino ne ho fatto un aperitivo e un compagno di cena, abbinandolo con successo al riso fritto con gamberetti. Presenta un colore giallo oro e offre un bouquet aromatico composto da note di vaniglia, yogurt, lieviti, croissant, pietra bagnata e pesca bianca. Il suo perlage è eccellente, fine e leggero, quasi etereo. Ha una buona sapidità, ma potrebbe beneficiare di maggior acidità. Il corpo è piuttosto denso, con sentori di mela, pera e caramello salato. Si avverte il caratteristico rivestimento gessoso del Chenin. Il finale è fresco e piacevole, abbastanza rotondo nonostante tenda leggermente verso lo yogurt. Un vino delicato e perfettamente in equilibrio, che ha pulito bene la bocca dopo il boccone. Il rapporto qualità-prezzo è eccellente.
Insomma, qui il Crèmant de Limoux ha fatto ciò che speravo facesse: accompagnare con grazia l’inizio della serata, senza mai sbilanciare i gusti e l’atmosfera. Non mi è mancato lo Champagne.
Per altri vini di Gerard Bertrand, consulta questo articolo.
Crémant de Limoux Brut Rosé N.V. – Domaine B&B Bouché
La famiglia Bouché curiosamente arriva proprio dallo Champagne. Nel 1920 il patriarca Abel Bouché iniziò a coltivare appena un ettaro in Champagne (una superficie piccola!). Alla ricerca di nuove vigne da cui ottenere vino, la famiglia ha iniziato a cercare nuovi terroir. Hanno deciso di stabilirsi a Digne d’Aval, nella regione di Limoux. Oggi l’azienda ha 40 ettari vitati e la quarta generazione è al timone.
La cuvée (ricordiamo, è un rosè) è selezionata da vigneti con rese molto basse. I vigneti sono distribuiti su cinque comuni di Limoux: da un lato su pendii argillo-calcarei esposti a nord-nord-ovest e dall’altro su pendii meridionali o su plateau ghiaiosi. L’assemblaggio comprende il 50% di Chardonnay, il 30% di Pinot Noir e il 20% di Chenin.
Il vino si presenta con un colore oro rosa e offre un bouquet aromatico caratterizzato da croissant, spezie dolci, limone e lamponi. Si tratta di un vino senza compromessi che vuole mostrare carattere a scapito di una certa finezza. Il perlage è minuto e piuttosto rado ma schiumoso, in linea con lo stile. L’acidità è appena sufficiente e il sorso non lascia una sensazione particolarmente secca o salata in bocca, ma emerge chiaramente il croissant, un accenno di fragola selvatica e una nota prominente di liquore alla fragola. Indubbiamente opulento, punta a sottolineare la propria potenza. Il finale è di media lunghezza con note di semi di lampone inzuppati nel loro succo e ancora il liquore che sovrasta tutte le altre sfumature di questo altrimenti assolutamente piacevole e complesso vino, che ho bevuto come aperitivo un pomeriggio durante un soggiorno termale.
Si capisce, ho preferito il Crèmant de Limoux di Gerard Bertrand, ma è perché ho toccato con mano i limiti del rosè del Domaine B&B Bouché. Se invece che come aperitivo a stomaco vuoto lo avessi bevuto durante un brunch, magari con del pane tostato, burro e salmone, avrei avuto del cibo grasso con cui bilanciare la potenza del vino. È stato un errore di esecuzione e sì, il Crèmant de Limoux è uno strumento che perdona meno gli errori rispetto allo Champagne, ma il suo prezzo permette qualche colpo a vuoto.
Per una bolla francese che batte entrambe quelle qui menzionate, leggi la mia recensione del Coeur de Chardonnay di Domaine Rolet.
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