Syrah e Shiraz sono lo stesso vitigno. La genetica è stata chiarita nel 1998: entrambi discendono dall’incrocio tra Dureza e Mondeuse Blanche, due varietà quasi scomparse native delle Alpi francesi. Fine della storia, almeno sulla carta. Nella realtà della bottiglia, però, il nome non è solo un’etichetta, è una dichiarazione di stile, di intenzione, quasi di carattere. Cosa è un vino Shiraz e perché sembra così diverso da una Syrah? Perché in effetti lo è, anche se geneticamente non dovrebbe esserlo. Questa differenza vale la pena capirla.

Cos’è la Shiraz

La Shiraz è il nome australiano della Syrah. Arrivò in Australia nel 1832 nella collezione di James Busby, botanico scozzese considerato il padre della viticoltura australiana. Le barbatelle viaggiarono etichettate come “Scyras”, e nel tempo la pronuncia si trascinò verso “Shiraz”, forse per assonanza con la città persiana omonima, forse per semplice deriva linguistica nelle colonie.

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La Shiraz australiana, quella delle vecchie vigne del Barossa e di McLaren Vale, è un vino che non ha paura di occupare spazio: corpo pieno, frutto nero maturo, tannini morbidi e rotondi, alcol elevato, spesso affinata in rovere americano che aggiunge note di vaniglia e cocco. Non è un vino che tende verso la tensione. È il contrario: tende verso il calore, verso il riempimento del palato, verso una generosità che può diventare stucchevole nelle mani sbagliate e soddisfacente in quelle giuste.

Quello che però rende la Shiraz interessante, e che spesso si trascura nella narrazione frutto-contro-struttura, è il rotundone. È il composto responsabile della speziatura pepata di questo vitigno, una molecola identificata solo nel 2008 dai ricercatori dell’Australian Wine Research Institute, presente anche nel pepe nero, nel Grüner Veltliner (qui comparato al Riesling) e nello Schioppettino. Nei climi più freschi, come i Grampians in Victoria o certi vigneti d’altura, il rotundone si preserva meglio e dà profondità e interesse a vini che altrimenti rischierebbero di finire piatti. È la differenza tra una Shiraz che si ricorda e una che rimane lo stereotipo dei vini mediocri del Nuovo Mondo.

Dove Cresce la Shiraz

  1. Barossa Valley, South Australia: vecchie vigne non innestate, alcune tra le più antiche al mondo, risalenti al 1843. Shiraz di grande concentrazione e struttura.
  2. McLaren Vale, South Australia: clima mediterraneo, terreni da arenaria a calcare. Stile più morbido e salmastro rispetto alla Barossa.
  3. Hunter Valley, New South Wales: le prime vigne australiane, dal 1830. Stile più leggero, terroso, con longevità sorprendente.
  4. Heathcote, Victoria: suoli di ardesia cambriana, Shiraz con più acidità e tensione.
  5. Grampians, Victoria: clima fresco d’altura, dove il rotundone si esprime con più chiarezza. I vini di Mount Langi Ghiran qui sono il riferimento.
  6. Adelaide Hills, South Australia: la risposta al caldo: vigne in quota, stile vicino al Rodano settentrionale.
  7. Margaret River, Western Australia: clima oceanico, Shiraz più fresca e definita.

Come Si Produce la Shiraz

La tradizione australiana prevede fermentazione in vasche aperte, macerazione lunga per estrarre colore e tannino, affinamento in botti di rovere americano da 225 litri, spesso nuove, per 12-24 mesi. Le case storiche come Penfolds usano ancora questo schema nelle etichette di maggior volume. Il vino che ne esce è riconoscibile: la vaniglia e il cocco del legno americano si integrano con il frutto maturo in modo coerente con le aspettative del mercato. I produttori con ambizione contemporanee hanno abbandonato il rovere americano in favore di quello francese, o di contenitori più grandi e più neutri, puntando a un profilo meno opulento. Alcune cantine australiane etichettano ora i loro vini “Syrah” per segnalare proprio questa scelta stilistica, uno Shiraz con meno trucco.

Cos’è la Syrah

La Syrah è la versione francese dello stesso vitigno. Ma è davvero solo una questione di nome? No. La Syrah del Rodano settentrionale cresce su terrazze di granito quasi verticali, in un clima che a malapena permette la maturazione, tra venti che seccano e freddo che prolunga il ciclo vegetativo. Il frutto che ne deriva è più trattenuto, l’acidità più tagliente, la speziatura del rotundone più pronunciata e meno ammorbidita dall’alcol. Non è generosità: è precisione. A volte quasi scontrosità.

Il profilo della Syrah settentrionale è quello di un vino che non ti viene incontro. Bacca nera, olive, carne affumicata, pepe nero, un tocco pungente al naso. Al palato, tannini fitti e quasi gessosi, acidità verticale che spinge il sorso verso l’alto invece di distenderlo sul palato. Un vino che chiede tempo, anni a volte, prima di ammorbidire i propri angoli. Un Hermitage può farsi in due decenni. Un Cornas chiede almeno dieci anni prima di mostrare il proprio meglio. Il Côte-Rôtie, dove è permessa l’aggiunta fino al 20% di Viognier, è la versione più aromatica e seducente, con note floreali che stemperano la rigidità strutturale.

Una Shiraz è un vino che deve piacere adesso, deve essere accessibile, deve riempire. Una Syrah invece deve durare, deve sfidare, deve costringerti a tornare. Sono due filosofie di piacere.

Dove Cresce la Syrah

  1. Hermitage, Rodano settentrionale: il benchmark. Vini di densità estrema e longevità decennale, da granito sui pendii della collina.
  2. Côte-Rôtie, Rodano settentrionale: il più aromatico del Rodano nord, con possibile blend di Viognier.
  3. Cornas, Rodano settentrionale: il più scuro e austero, solo Syrah in purezza, su terrazze di granito tra la garrigue.
  4. Saint-Joseph, Rodano settentrionale: trenta chilometri di vigneti, il punto di accesso al Nord del Rodano che mantiene grande carattere.
  5. Crozes-Hermitage, Rodano settentrionale: la versione più accessibile, da terreni pianeggianti attorno alla collina dell’Hermitage.
  6. Languedoc-Roussillon: la Syrah qui è spesso in blend con Grenache e Mourvèdre, producendo vini dal buon rapporto prezzo-qualità.
  7. Swartland, Sudafrica: la Syrah sudafricana ha sviluppato negli ultimi quindici anni un profilo proprio, con note di erbe secche e sale.

Come Si Produce la Syrah

Nel Rodano settentrionale la vinificazione cambia da cantina a cantina, ma alcune costanti restano: fermentazione in vasche di cemento o acciaio, affinamento in botti di rovere francese da 225 o 600 litri, percentuale variabile di nuovo legno. La macerazione è spesso breve a Cornas, più lunga a Hermitage. Alcune cantine come Thierry Allemand usano bassa anidride solforosa e percentuali di pigiatura a grappolo intero. Jean-Louis Chave affina i diversi lieux-dits separatamente prima dell’assemblaggio finale in contenitori da 2.000 a 5.000 litri. Non esiste un protocollo standard, ma solo la pressione di un terroir esigente.

Stessa Uva, Due Caratteri

C’è una domanda che vale la pena porsi: se sono la stessa varietà, perché i nomi sono diversi? La risposta è: clima, suolo, tradizione. Ma quella risposta non basta, perché non spiega perché produttori australiani stiano ora etichettando le proprie bottiglie “Syrah” pur usando le stesse uve, gli stessi vigneti, e spesso gli stessi metodi della Shiraz. Il nome non descrive solo la provenienza. Descrive un’intenzione. Shiraz significa: mi aspetto che tu lo beva adesso, che ti piaccia subito, che non ci sia fatica. Syrah significa: fai un passo verso di me.

La differenza tra i due non è la genetica. È la stessa differenza tra il giovane Werther e Gino Paoli che si fingeva ombroso per piacere in discoteca. La Syrah sta davvero male e te lo comunica attraverso tannini gessosi, acidità tagliente, chiusura al naso. La Shiraz imita quella tristezza, ma con il frutto maturo che spunta fuori già al terzo sorso. Non è peggio. È fatta per piacere.

Il rotundone è il punto di contatto reale tra le due. Quel composto terpenico è presente in entrambe le versioni del vitigno, ma nei climi più freschi, dove l’uva matura lentamente, si concentra in modo da diventare il filo conduttore del vino. Più ci penso, più trovo che sia proprio il rotundone a decidere le sorti di una Syrah/Shiraz, indipendentemente dal nome sull’etichetta. Quando c’è, agisce come un’antenna aromatica che si aggancia al naso e al palato, non invasiva, ma capace di dare una dimensione verticale a un corpo altrimenti piatto. È la stessa cosa che succede in certi Grüner Veltliner o in uno Schioppettino di qualità, anch’esse varietà che presentano questo composto: una speziatura che non sovrasta ma dona profondità, che trasforma un vino bidimensionale in qualcosa di vivo.

Syrah e Shiraz: Sono Identiche? Sì. E No.

Sì: Syrah e Shiraz sono la stessa varietà, con gli stessi genitori (Dureza e Mondeuse Blanche), la stessa storia genetica, la stessa impronta aromatica di base: frutta nera, spezie, pepe, tannini medi-alti.

No: quello che finisce nel bicchiere con scritto “Shiraz” e quello con scritto “Syrah” sono spesso vini con profili, strutture e aspettative molto diversi. Il nome segnala un’intenzione stilistica: la Shiraz australiana tende verso calore, rotondità e accessibilità immediata; la Syrah del Rodano settentrionale tende verso verticalità, austerità e longevità.

CaratteristicaSyrah (Rodano settentrionale)Shiraz (Australia, stile classico)
Struttura tannicaFitta, gessosa, verticaleMorbida, rotonda, ampia
Profilo aromaticoPepe nero, olive, carneFrutta nera matura, cioccolato, vaniglia
RotundoneMarcato, soprattutto nei climi freschiPresente, più smorzato dal calore
Rapporto col legnoRovere francese, spesso neutro o moderatoRovere americano, spesso più incisivo
AciditàAlta, taglienteMedia, più morbida
ColoreRosso porpora scuroRosso rubino quasi nero
Bevibilità giovaneLimitata, richiede tempoAlta, immediata
LongevitàFino a 20-30 anni nei vini top10-15 anni per i vini più strutturati
Rapporto qualità/prezzoEccellente nell’area Crozes/Saint-JosephEccellente nelle etichette di fascia media australiana

Syrah vs Shiraz

E ora la sfida tra Syrah e Shiraz, prendendo come esempio due bottiglie.

Il Saint-Joseph “La Dardouille” 2017 di Emmanuel Darnaud è stato abbinato ad una shakshuka. Era una serata di metà inverno e avevo aspettative basse: un Saint-Joseph di prezzo e qualità onesti, niente di più. Sbagliato. Il naso era chiuso, quasi scontroso: more, lacca, liquirizia, peperone verde. Poi il palato. Un contrasto secco tra la dolcezza quasi cremosa del frutto e la struttura calcarea che la circondava, come un labirinto in cui si finisce invischiati in una trama nera che a un certo punto rivela pareti di basalto. Acidità precisa, tannini polverosi e assertivi. Finale breve ma ricco, con il legno di sandalo in primo piano. Con la shakshuka non ha funzionato, i sapori speziati sul piatto speziato si annullavano. Un Syrah del Rodano settentrionale molto buono, a meno di trenta euro.

Il Cunning Plan Shiraz 2021 di Thistledown è stato bevuto con uno stufato di manzo alla Guinness, e già lì ho capito che il vino e il piatto stavano lavorando a obiettivi separati: il vino era troppo leggero di struttura per reggere la densità del brasato, e si è perso. Da solo, però, raccontava qualcosa di diverso rispetto alla Shiraz da cartellone. Al naso torrone al cioccolato, prugne speziate, petali di rosa: ricco e immediato, senza fronzoli. In bocca la texture avvolgente e il corpo pieno erano quelli giusti, ma l’acidità restava nel registro del Nuovo Mondo, accomodante, senza strappi. I tannini indefiniti si distribuivano su tutto il palato in modo vago. Nel finale arrivavano il pepe e le olive nere, un accenno di brace: cinque secondi, piacevoli, poi finito. Un vino costruito per essere quello che dice di essere, senza deviazioni: onesto come i 17 euro di prezzo che ho pagato.

Chi vince? il Darnaud, perché richiede attenzione e ripaga con profondità. Il Cunning Plan è una Shiraz che non si aspetta nulla e offre esattamente quello che promette. Entrambe le cose hanno senso, a seconda della serata. Se la serata è tranquilla e volete qualcosa di accomodante, il Thistledown è una scelta onesta ed economica, un buon vino. Se avete voglia di essere sfidati, Darnaud è ancora in vendita a prezzi interessanti e offre grande piacere.

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