Complantation di Marcel Deiss era un vino che volevo assaggiare da tempo. Notato all’interno di enoteche indie come Pub Klemo, mi piaceva la filosofia soggiacente il prodotto. Ma prima di tuffarci nella recensione del vino, un po’ di contesto sulla sua provenienza e la cantina che lo fa.
L’Alsazia
C’è qualcosa di profondamente affascinante nel parlare dell’Alsazia, un territorio che più di ogni altro sembra vivere in una sospensione spazio-temporale, incastrato tra due anime che da secoli si contendono la sua identità. Per cultura, paesaggio e tradizione enoica, l’Alsazia ha più a che fare con la Germania che con la Francia, cosa da dirsi sotto voce onde evitare altre guerre mondiali.
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E in effetti tutto qui sa di confine. Di incrocio, di contaminazione. Anche le varietà coltivate rimandano alla Germania: rimosso lo Chardonnay, si fa spazio al Riesling, insieme a Gewurztraminer, Sylvaner, Pinot Blanc e compagnia teutonica. I vini stessi sembrano rispondere a logiche proprie, svincolate tanto dai dettami del marketing moderno quanto dalla coerenza interna della viticoltura d’Oltralpe.
L’Alsazia ha avuto la colpa di non sapersi posizionare bene sul mercato, con etichette e appellations e scale di qualità spesso confondenti, anche qui con categorizzazioni dal sapore più germanico che francese. Grand Cru, Lieu-Dit, Vendanges Tardives, Sélections de Grains Nobles… uno spettro enografico ricco ma intricato, quasi fosse costruito per scoraggiare l’acquirente casuale.
Un’affascinante zona di confine, che sembra aver preso una strada molto individuale rispetto al resto del panorama francese. Forse anche una strada un po’ oscura. In fondo, di Borgogna e Bordeaux sappiamo tutto, la Loira ha la sua nicchia, lo Champagne non si discute, il Rodano neppure per carità, la Linguadoca si va facendo, uscendo dallo stereotipo dei vini di volume. Ma l’Alsazia? Cosa sappiamo dell’Alsazia?
Geograficamente, siamo incastonati tra i Vosgi a ovest e il Reno a est. Questa barriera montuosa protegge i vigneti da piogge eccessive, rendendo l’Alsazia una delle regioni più secche di Francia. Il clima è semi-continentale, con inverni rigidi, estati calde e grandi escursioni termiche, il che si traduce in vini dalla forte espressività aromatica e ottima acidità.
I vini prodotti sono quasi esclusivamente bianchi, spesso monovarietali e con un’identità molto netta. La classificazione distingue tra Alsace AOC, Alsace Grand Cru AOC e Crémant d’Alsace AOC, con i due grandi assi aromatici che sono il Riesling secco e strutturato, e il Gewurztraminer, opulento e spesso abboccato. Non mancano interpretazioni più dolci (Vendanges Tardives, Sélections de Grains Nobles) e uno spumante metodo classico – il Crémant d’Alsace.
Gli stili sono molteplici ma dominati da un filo conduttore: precisione, espressione varietale e acidità. Anche se, va detto, non mancano i vini ridondanti, gli zuccherini travestiti da secchi, e qualche etichetta didascalica. Insomma, roba da scoprire con calma, magari dimenticando un po’ la Francia, e pensando piuttosto a cosa farebbe un tedesco, con un po’ più di charme.
Marcel Deiss
Il cuore della filosofia del produttore Marcel Deiss è la complantation, un’idea che suona più familiare a chi bazzica le vigne miste del Carso triestino o quelle viennesi che le vigne monovarietali che imperversano altrove. Si tratta di piantare varietà diverse nello stesso appezzamento, lasciando che sia il terroir – e non l’enologo – a decidere l’equilibrio tra acidità, struttura, profumi. Un’eresia per molti, ma anche una forma di rispetto profondo per la complessità della natura.
In questo modo, un vigneto diventa una piccola comunità. Non un monocultura spinta alla massima espressione varietale, ma un insieme di piante che si compensano, si sfidano, si aiutano. Riesling con Pinot Gris, Gewurztraminer con Sylvaner, Muscat con chi capita. Nessuna gerarchia, nessuna etichetta in stile supermarket. Solo il nome del luogo, come si faceva una volta. O come si continua a fare in alcuni angoli più scomodi e meno modaioli del mondo del vino.
Per lo stesso motivo, per Deiss, la biodinamica non è un certificato, ma una necessità logica. Non c’è complantation senza equilibrio ecologico, non c’è equilibrio senza ascolto, non c’è ascolto senza togliersi un po’ di ego dalle orecchie.
Il domaine ha sede a Bergheim, ma possiede parcelle nei luoghi più vocati del cuore dell’Alsazia: da Mambourg a Schoenenbourg, passando per Altenberg de Bergheim e Gruenspiel, fino ai cru mitici come Burg, Grasberg e Rotenberg. Un mosaico di suoli e orientamenti che ben si presta all’idea di vino come espressione del “genius loci” più che della varietà.
Recensione Complantation 2022 di Marcel Deiss
Nel ventaglio dei vini firmati Marcel Deiss, il “Complantation” si colloca come porta d’ingresso concettuale alla filosofia della maison: un bianco d’assemblaggio co-piantato, che anticipa con leggerezza (e accessibilità) quello che poi si ritrova nei cru. È il vino che più esplicitamente mette in scena la complantation, senza ancora il peso specifico dei grandi lieux-dits, ma con tutta la carica ideologica dell’approccio Deiss.
La bottiglia è costata 19,50 euro: un prezzo in linea col suo valore e con ciò che vuole rappresentare.
Nel calice si presenta giallo dorato con riflessi paglierino. Il naso è subito peculiare: noci, frutta secca, marzapane, fiori bianchi, noce moscata, miele. Una nota olfattiva evoluta, ricca, e piuttosto unica. Il sorso conferma: eccellente concentrazione di frutto, le note di nocciolato e miele sono ben presenti. C’è un residuo zuccherino – classico della zona – bilanciato dalla vibrantezza del sorso. Il corpo è pieno, avvolgente, forse con un filo di alcol in più del necessario, seppur ben integrato.
Il finale è leggermente salino e, pur non essendo lungo, ha quel carattere incisivo che solo certe note di frutta agrumata (in questo caso arancia rossa) sanno dare. L’abbinamento con il carpaccio di capesante è stato superbo: i due sapori sembravano procedere in direzioni parallele, per poi convergere in un abbraccio che valorizzava entrambi. Un buon vino, che però non ha trovato una risonanza profonda con i miei gusti.
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