Quando si parla di bolle, la France c’est la France. Di vini spumantizzati se ne fanno di buoni un po’ in tutte le aree enologiche del mondo, ma la concentrazione di bolle di valore di cui dispone la Francia è il benchmark. Lo Champagne (come quello dall’ottimo rapporto qualità-prezzo di Colette & Gaston), certo, ma anche il Crémant de Loire, il Crémant d’Alsace e quello, forse meno noto ma di valore, del Jura.
Cosa è il Crémant du Jura
Il Crémant du Jura è una colonna portante della produzione di questa regione al confine con la Svizzera . AOC dal 1995, questa denominazione è legata ad famose appellazioni della zona (Côtes du Jura, Arbois, Château-Chalon ed Étoile). Si tratta di un Crémant principalmente bianco (Chardonnay), che talvolta riceve anche saldi di pinot noir e della varietà locale trousseau. Varietà che, col poulsard, si rinviene anche nel 10% della produzione che è rosé.
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In totale, il Crémant du Jura coinvolge 515 ettari e 450 produttori. Anche se in termini assoluti non si tratta di un prodotto che coinvolge vaste superfici, molte aziende di dimensioni piccole e medie ne creano una loro versione.
Il Cœur de Chardonnay di Domaine Rolet
100% Chardonnay, come il nome suggerisce. Le vigne da cui provengono le uve si trovano nelle prestigiose AOC Arbois e Côtes du Jura. I grappoli, raccolti rigorosamente a mano, sono pressati interi.
La vinificazione prevede una seconda fermentazione in bottiglia, seguita da un affinamento minimo di 36 mesi. Non viene usata riserva, quindi si parla di millesimati. Va servito a circa 8°C e sta bene a tutto pasto.
Recensione del Cœur de Chardonnay
Ho conosciuto Domaine Rolet qualche anno fa, in un’enoteca di Pordenone – no, non Ferronato, ma Il Molo, citato anche nella classifica delle enoteche di Pordenone centro. Ci piacque moltissimo il Crémant du Jura Blanc Brut e così procedetti all’acquisto. Volendo arricchire l’ordine con qualche bottiglia non ancora assaggiata, comprai anche due Cœur de Chardonnay 2018. Un acquisto molto spostato verso la bolla quindi, mossa ragionevole considerando che lo Jura è un po’ un paradiso del vino indie, tra vin jaunes, vins de paille e rossi fragilini che poco incontrano il mio gusto.
La prima bottiglia, bevuta nel 2022, mi parve eccezionale con il punto esclamativo. Con il suo colore giallo dorato, questa bolla mi affascinò per il profilo aromatico ricco di mela, note tostate e crosta di pane. Il corpo pieno e setoso risultava estremamente elegante, si espandeva orizzontalmente in bocca, e l’acidità era appena sufficiente ad evitare che risultasse piatto. Il perlage era estremamente persistente e fine, quasi microscopico, ma denso, denso, denso. Una vera onda di seta che travolgeva la bocca. Anche il naso era eccellente, con sentori di frutta che lasciavano ampio spazio ai classici aromi lievitati, senza risultare troppo croccante o spostato sui primari. La vera magia però, come detto, avveniva al palato. L’abbinamento con formaggi e affettati greci risultava lussuoso.
Flash forward due anni, mi aspettavo che questo vino mi colpisse meno alla seconda esperienza. Non perché la bottiglia, col tempo, avesse perso qualità, ma perché con gli anni e gli assaggi il palato evolve e diventa più esigente. Il pro è che capiamo meglio cosa ci piace, il contro è che spesso ciò che ci è piaciuto in passato ci impressiona di meno.
In effetti il Cœur de Chardonnay bevuto quest’anno mi ha colpito un po’ meno, ma mi è parso comunque un vino eccezionale. Non mi sarei stupito se la mia impressione fosse stata quella di un vino molto buono o anche solo buono, ma no, siamo ancora nel territorio dell’eccezionalità. Wow!
Il naso presenta sia note croccanti (mela e pera) che di lievitati (impasto), dimostrando quanto entrambe possano andare lontano quando sono ben dosate. In bocca, il perlage è ampio, schiumoso, concentrato e leggero. È come bere una nuvola che lascia dietro di sé una scia polifenolica. Il palato rivela note di cannella e il sorso è perfettamente lineare, come lo Chardonnay vuole. La direzione è chiara e rende questo vino edonistico mai opulento e sempre elegante. Cammina velocemente sulla passerella, ma con un abito ampio e leggero che è una piuma – un successo! Il finale è un fuoco d’artificio, con la nota di pera asiatica matura e definita che esplode in bocca, tenuta a bada da una leggera gabbia gessosa e da una deliziosa acidità. Anche stavolta, le note fruttate e quelle più austere si completano perfettamente. Il finale non è lungo, ma piacevole. Inaspettatamente, le moules frites che avevo preparato e il vino sono rimasti completamente muti l’uno all’altro.
In sintesi, ecco perché secondo me il Cœur de Chardonnay è il miglior Crémant du Jura:
- Corpo setoso
- Perlage fine, concentrato e spumoso
- Ottima acidità e senso della direzione
- Affascinante contrasto tra le note fruttate e quelle più evolute
Trovi una comparazione tra Prosecco e Metodo Classico qui e anche una tra Ferrari e Franciacorta.
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