Oggi, quando si pensa ad un buon chardonnay, le mode (a mio avviso giustificate) vogliono che si tratti di un vino affilato, preciso, poco vittima del legno. Tutto giusto. Ma ci sono anche chardonnay che, pur senza strafare nel bombastico, trovano un equilibrio tra il canone vigente ed espressioni meno fini (come il Gemola di Vignalta).

Si tratta soprattutto di vini del Nuovo Mondo, che proprio grazie alla moda degli “Chard potenti” (un giorno bisognerà scrivere un articolo su quanto sia triste questo diminutivo) hanno ricevuto visibilità nelle decadi passate. A MondoVino 2023 incrociai quello prodotto da Dog Point (Nuova Zelanda) e mi piacque così tanto che ne acquistai una bottiglia. Ma facciamo un passo indietro e facciamo una breve panoramica degli Chardonnay neozelandesi.

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Gli chardonnay della Nuova Zelanda

La Nuova Zelanda è spesso associata soprattutto al suo blockbuster, il sauvignon blanc. Eppure, a mio avviso, i migliori bianchi di quel paese sono gli chardonnay. Mentre il sauvignon blanc si è affermato come rinfrescante ed immediato, gli chardonnay locali sono più raffinati, spesso in perfetto equilibrio. Vini talvolta austeri e vibranti, ma anche opulenti e complessi a seconda del produttore, di frequente molto ben riusciti.

Quali sono gli ingredienti dello chardonnay neozelandese? Innanzitutto il terroir, che combina:

Le Regioni Chiave dello Chardonnay in Nuova Zelanda

📍 Marlborough
Regina incontrastata del Sauvignon Blanc, questa regione produce anche Chardonnay eccezionali. Qui dominano le note agrumate e di frutta a nocciolo, con una vena affilata e un uso del legno molto controllato. Ne nascono vini eleganti e tesi.

📍 Hawke’s Bay
Il cuore della viticoltura rossa della Nuova Zelanda, ma anche una delle migliori aree per lo Chardonnay. Qui troviamo esempi più strutturati e complessi, con un profilo dominato da pesca, melone e agrumi maturi, spesso con una tessitura cremosa e sfumature di nocciola e brioche grazie alla fermentazione in botte e alla malolattica.

📍 Gisborne
Questa regione relativamente calda è il rifugio degli Chardonnay più generosi e opulenti, con intense note di ananas, mango e burro fuso. Perfetti per chi ama lo stile rotondo e avvolgente, con un tocco tropicale.

📍 Central Otago
Meglio conosciuta per il Pinot Noir, Central Otago sta emergendo come terra di Chardonnay di grande tensione e finezza, con profili taglienti, freschi e minerali, spesso vinificati con poco o nessun legno per esaltarne la purezza espressiva.

Stile e Tendenze

Come ovunque nel mondo, anche in Nuova Zelanda sono in voga i seguenti trend:

Chardonnay Dog Point – Recensione

Chardonnay Dog Point 2020

La mia prima esperienza con lo Chardonnay di Dog Point l’ho fatta con un assaggio del 2020. Mi colpì molto la freschezza e la rotondità del vino, supportate da una splendida acidità. Avevo rivelato profumi di vaniglia (mai timidi col legno a Dog Point – nonostante i vigneti siano nella fresca Marlborough), ma anche buccia di lime.

Chardonnay Dog Point 2021

L’assaggio dell’anno dopo mi aveva impressionato meno: ma sempre di un classico grande chardonnay si era trattato. Ancora fresco e potente, dominato da un’acidità squadrata. C’era tanto legno, ma splendidatamente integrato, e non mancavano profumi di limone e mandarino.

Anche la bottiglia bevuta a casa mi è parsa di qualità molto molto buona, anche se non eccelsa. Il vino aveva un bel colore giallo dorato con riflessi paglierino e profumi di limone, lime, tostatura elegante del legno, fiammifero acceso, panna. Il naso era fresco, nonostante gli elementi potenti impartiti dal legno, un protagonista consapevole di questo vino. Un’acidità adorabile, pura e pungente guidava il sorso con enorme precisione. Il corpo era morbido, ricco, ma mancava un po’ di tensione. Il palato era nuovamente dominato dal rovere, ma in modo perfettamente equilibrato. Il finale era leggermente salino e mostrava tutta la freschezza del sorbetto al limone. L’ho trovato audace e rumoroso, ma assolutamente in grado di reggere la carne di maiale a cui l’avevo abbinato ed è stato anche il compagno perfetto di una capasanta cremosa. Un vino potente, fatto per impressionare, dove l’alcol gioca un ruolo troppo grande, ma senza mai perdere un buon grado di finezza. C’è una buona concentrazione di frutta e i sapori sono così vibranti che diventa piuttosto chiaro che la cantina ha seguito pratiche eccellenti.

In conclusione, lo Chardonnay di Dog Point è un vino che viaggia tra il molto molto buono e l’eccezionale, a seconda di quanto il legno è ben integrato nella bottiglia che si sceglie e piace a chi lo beve. Non è uno chardonnay timido, tutt’altro, ma non sbraca mai, rimanendo sempre elegante ed in equilibrio. Ottimo se si vuole impressionare, può soddisfare però anche i palati meglio educati.

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