Parlare di Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon è un po’ come parlare di fratelli nati dalla stessa madre ma cresciuti in quartieri diversi. Entrambi figli illustri del Sud-Ovest francese, eppure così differenti da sembrare talvolta lontani parenti. Se fossero due fratelli, il Cabernet Sauvignon sarebbe quello più compassato, che ha la vita tutta a posto, ben inserito nella società. Il Cabernet Franc invece sarebbe quello un po’ più estroverso, che non piace a tutti e non fa sempre le scelte migliori, ma che è capace di stupire. John e Lapo, praticamente.

Le Caratteristiche del Cabernet Sauvignon

Il Cabernet Sauvignon è una delle varietà più cosmopolite della viticoltura mondiale. Lo si trova in ogni angolo enologico del pianeta, dalla Francia alla California, dal Cile all’Australia, fino a Italia, Slovenia, Serbia e Sudafrica. A Bordeaux domina i tagli della riva sinistra; in Toscana è protagonista dei Supertuscan; nella Napa Valley è icona di potenza e rovere. Ogni territorio lo interpreta a modo suo, ma il filo conduttore è sempre lo stesso: struttura, profondità e capacità di invecchiamento.

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Predilige climi temperati-caldi, con estati lunghe e buona escursione termica. Matura tardi, quindi ha bisogno di sole e di una stagione vegetativa ampia per sviluppare appieno il suo profilo fenolico. Ama i terreni drenanti, specialmente ghiaiosi o calcarei, e soffre meno di altri vitigni gli stress idrici. Non è però immune agli eccessi: in climi troppo caldi rischia di perdere tensione e diventare marmellatoso, mentre nei contesti più freschi può restare indietro e sviluppare note erbacee.

Figlio diretto di Cabernet Franc e Sauvignon Blanc, nasce spontaneamente in Francia nel XVII secolo. Da Bordeaux ha conquistato il mondo nel corso del XX secolo, grazie a una combinazione unica di adattabilità, riconoscibilità e fascino internazionale. È diventato sinonimo di vino rosso “serio” per intere generazioni di produttori e consumatori. Continua a rappresentare una delle carte vincenti per chi vuole costruire un’etichetta solida, longeva, di facile lettura. Il Cabernet Sauvignon ha il grande vantaggio di essere un vino molto gastronomico ed elegante: semplice, semplicissimo, capire il suo successo.

Il Cabernet Sauvignon si presenta con un profilo ampio ma sempre coerente: frutti scuri e compatti (prugne, lamponi, ribes rosso, more), accompagnati spesso da note di cacao, spezie o cenni erbacei. L’acidità è sempre ben presente e strutturante, capace di dare slancio e freschezza al sorso. I tannini variano molto: da fini e ben integrati a avvincenti e quasi a pezzettoni, spesso concentrati attorno alla bocca dando la sensazione del classico “buco” centrale percepito al palato, in quanto il focus si sposta lontano dalla lingua. La struttura tannica è quella di una freccia: precisa, lineare e che guida il sorso. Si tratta di un vino di struttura, in cui i tannini danno forma all’attacco, alla texture e alla sapidità. I profili più eleganti e tesi – come quelli dell’Alto-Adige – mostrano acidità alta, tannini scolpiti e struttura slanciata. Quelli più robusti e potenti – ad esempio molti Toscani (vedi vini di Podere Ranieri) – puntano su frutto maturo, acidità decisa e tannini marcati. Le versioni più austere – spesso europee – esprimono tannini fini ma persistenti e una struttura verticale e minimale. Infine, alcune interpretazioni del Nuovo Mondo propongono un volto più morbido e avvolgente, con tannini piccoli, acidità fresca e un finale cioccolatoso. Talvolta lo si confonde con il Merlot (che però non ha il “buco” al centro), il Cabernet Franc (meno tannico e più aromatico) e il Malbec (i cui tannini sono però meno lineari e più massicci).

Le Caratteristiche del Cabernet Franc

Il Cabernet Franc è uno dei genitori genetici del Cabernet Sauvignon e del Merlot, ma rispetto ai suoi “figli” ha avuto una carriera più defilata. Oggi è coltivato in tutto il mondo, ma dà i suoi risultati più riconoscibili in Francia (Loira e Bordeaux), in Sud America, in alcune zone dell’Europa dell’Est e in alcune regioni del Nord America, come Finger Lakes e Ontario. Curiosamente, mentre il Cabernet Sauvignon domina i blend della riva sinistra della Garonna, il Cabernet Franc è spesso un’aggiunta, un saldo inserito per necessità più che per gusto, anche se ha trovato spazio crescente nei tagli di destra e nei monovitigni del nuovo mondo.

Preferisce climi più freschi rispetto al Cabernet Sauvignon, e matura prima: per questo si è adattato bene a zone settentrionali o a terroir con buone escursioni termiche. La sua resistenza al freddo lo rende ideale per regioni che sarebbero borderline per altre varietà bordolesi, ma è anche capace di dare risultati interessanti in climi temperati con buona ventilazione. La sua versatilità però si paga con una maggiore variabilità stilistica: mentre il Cabernet Sauvignon, come lo Chardonnay, ha un carattere riconoscibile nella grande maggioranza delle sue espressioni locali, il Cabernet Franc francese è spesso irriconoscibile se comparato a quelli del nuovo mondo.

Storicamente, è uno dei vitigni più antichi di Bordeaux e ha avuto un ruolo chiave nella genetica dei rossi europei. Ma non ha mai goduto della stessa attenzione mediatica del Cabernet Sauvignon: è rimasto un vitigno da blend, una specie di caratterista del vino, capace di dare profondità e tensione nei tagli, ma raramente protagonista. Solo negli ultimi decenni alcuni produttori hanno cominciato a trattarlo come una star autonoma, con risultati spesso sorprendenti.

Il profilo organolettico del Cabernet Franc è variegato ma riconoscibile: tannini potenti, spesso a grani o polverosi, percepiti su gengive, labbra interne e palato. Talvolta risultano verdi o molto intensi, ma ben integrati con un’acidità vivace e strutturante e comunque meno dominanti rispetto a quelli del Cabernet Sauvignon. Il corpo è medio o pieno, il frutto concentrato (lamponi, ribes, ciliegie nere), e non mancano note erbacee o speziate, che in certe versioni europee possono diventare dominanti: il Cabernet Franc, soprattutto quello europeo, rischia di essere fin troppo erbaceo. Ma quando un produttore trova la quadra, il risultato può essere magico. Come detto, rispetto al Cabernet Sauvignon il Franc è meno tannico e con meno senso di direzione, rispetto al Merlot i tannini, invece, sono più pronunciati, così come la struttura, mentre risultano meno massicci di quelli del Malbec.

Riepilogo Cabernet Sauvignon vs Cabernet Franc

CaratteristicaCabernet SauvignonCabernet Franc
OrigineBordeaux (riva sinistra), figlio di Cabernet Franc e Sauvignon BlancBordeaux e Loira, progenitore di Cabernet Sauvignon e Merlot
DiffusioneGlobalissima: Francia, Italia, USA, Cile, Australia, SudafricaPiù limitata ma in crescita: Francia (Loira), Italia, USA nord-orientale, Europa Est
Clima idealeCaldo-temperato, escursione termica, maturazione tardivaPiù fresco e precoce, tollera meglio i climi freddi
TanniniDa fini a grippy, posizionati attorno alla bocca, con sensazione di “buco” centralePotenti, spesso polverosi o a grani, presenti su gengive e palato
AciditàSempre ben presente, strutturanteVivace e integrata, spesso elemento di freschezza
FruttoScuro e maturo: prugne, lamponi, ribes rosso, morePiù rosso e concentrato: lamponi, ciliegia nera, ribes, talvolta vegetale o speziato
Note distintiveCacao, cioccolato, tabacco, legno dolceErbaceo, pepe, spezie leggere, foglia di pomodoro (più marcato in Europa)
Espressività globaleCoerente e riconoscibile in tutte le latitudiniMeno costante, fortemente influenzato dal terroir
Ruolo nei blend bordolesiProtagonista sulla riva sinistraSpalla o saldo, più comune sulla riva destra
LongevitàMolto alta, spesso adatto all’invecchiamento in barriqueBuona, ma meno prevedibile; alcune versioni evolvono molto bene
Stile generaleElegante, strutturato, gastronomico – “semplice, semplicissimo, capire il suo successo”Più anticonvenzionale, estroverso, “Lapo”

Okay, ora che abbiamo studiato la teoria, andiamo alla pratica e compariamo un Cabernet Franc e un Cabernet Sauvignon che di recente ho trovato interessanti.

Konquest 2020 (Cabernet Franc) – K+K Kirnbauer

Un vino così pieno. Color rosso rubino carico e il naso è immediatamente avvolgente e, col passare del tempo, sempre più profili si svelano con note di marasca, lamponi, pepe, cioccolato, vento invernale e menta. C’è la stessa estrazione audace ma alla fine ben dosata che ho notato nei vini di Paul Kerschbaum a MondoVino: ecco qui il Burgenland. Corpo denso con un’eccellente concentrazione di frutto, dove le note fresche di menta piperita e quelle di lampone alleggeriscono il tono.

L’acidità potente dà struttura, con i tannini a grana lunga percepiti soprattutto sul palato superiore e sulle gengive. Questo gigante ha un finale in linea con la sua mole: aromi di cassis, noce moscata e cioccolato chiudono il sorso saporito da leccarsi le labbra. C’è molto, in termini di quantità e qualità, eppure ne vorresti ancora. Ha dato profondità e lunghezza a una semplice tagliatella al ragù. Prezzo: 43€. Coerente.

Pascal 2018 (Cabernet Sauvignon) – Pascolo

Cabernet Sauvignon del Collio friulano. Rosso granato e naso aromatico e inebriante, che libera aromi verdi austeri di spezie, mirtilli, ribes nero, frutti di bosco, scatola di sigari. Note chiuse di ribes rosso e di piccola ciliegia colorano un palato reso teso e severo da tannini a grana fine e moderati, percepiti tutto intorno alla bocca, e da una solida vena acida. I tannini diventano protagonisti e iniziano un gioco piuttosto sensuale con la succosità alta ma trattenuta. Il punto è che c’è un frutto deciso, che invece di contrastare la struttura minimale e severa, la evidenzia. Non è un vino della gioia, è un vino di intensità e di pretese.

Il corpo è vellutato, scorre liscio in bocca grazie al senso di direzione del varietale, ma i tannini restano, pesanti mentre il frutto si dissolve. Quanto al finale, note di mora e ribes nero durano a lungo, sorrette da un profilo speziato e sicuro. Amo la verticalità di questa bottiglia, dal naso al finale: forse non ha la più ampia gamma di profili, ma sicuramente costruisce un vino aristocratico – bevuto anche nel suo momento migliore. Ha semplicemente completato alla perfezione la T-bone steak a cui lo ho abbinato, come due pezzi di puzzle connessi senza soluzione di continuità. E il prezzo? 16 euro. Un affare clamoroso.

Conclusione

Il Pascal ha una nobiltà sobria, una compostezza da vino maturo che non vuole stupire, è sicuro di sé. Il Konquest, invece, è un’esplosione controllata: tanta materia, ma anche direzione, freschezza, generosità. Tra i due, il Konquest è il vino che preferisco: per la sua completezza, per la capacità di impressionare senza mai urlare, per la potenza elegante e gustosa che sa portare in tavola. Ma il Pascal… il Pascal a quel prezzo è da comprare a casse.

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