Ci sono tanti tipi di vino. Ci sono quelli che tutti conoscono (l’esempio classico è il Brut di Moët & Chandon) e hanno centinaia di migliaia di recensioni su Vivino. Dopo i blockbuster arrivano i vini che, pur non essendo di massa, hanno grande popolarità e comunque decine di migliaia di recensioni, un buon esempio è il Guidalberto della Tenuta San Guido.
Ci sono poi i vini da migliaia di recensioni, quelli molto esportati che rappresentano un territorio oltre i propri confini, come il Friulano di Schiopetto (di cui abbiamo parlato nel post sulla genealogia del Collio). E poi gli indie, come i vini di Dario Raccaro, che raccolgono solo centinaia di recensioni.
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E poi ci sono loro, i vini che non su Vivino “non hanno abbastanza recensioni”. Sono il frutto raro di una cantina che di vino ne fa pochissimo? Sono parte di una linea ormai da anni dismessa? Sono un bug nel database? Chi sono questi fantasmi?
Dove trovare il Blanc Dal Gigi
Uno di loro è il Blanc Dal Gigi di D’Osvaldo, azienda agricola di Cormons. Il nome può non dire molto agli appassionati di vino, ma suonerà noto ai bongustai. Infatti l’azienda produce principalmente affettati. E di ottima qualità. Ora, io posso scrivere di vino, ma non sono un esperto di gastronomia, ma se non erro la peculiarità dei prosciutti, che sono un po’ la punta di diamante aziendale, è che vengono affumicati con legno di ciliegio e un mix specifico di erbe. Insomma, una sorta di “dosage” dell’affumicatura che li rende, ne ho esperienza in prima persona, davvero molto buoni. E poi sono presenti nel menu del La Subida, ristorante locale da una stella Michelin.
Insomma, D’Osvaldo a Cormons fa affettati. E così lo conoscono i due proprietari di Vollgut, una épicerie viennese situata nel quartiere in cui abito. I due, che negli anni hanno costruito un negozio davvero affascinante e non timido nel ritagliarsi margini di guadagno nei prodotti venduti (tra cui il Crémant de Limoux Brut Rosé N.V. di Domaine B&B Bouché e anche vini incontrati a Selezione Italia), si recano da D’Osvaldo per un acquisto di affettati.
Capita che chiacchierando il proprietario o suo figlio si riferiscano al “nostro vino”. I due, che parlano un buon italiano, si stupiscono: “Che vino? Quello di Cormons?”
“No, no” dice il proprietario “Nostro nel senso che lo facciamo noi.”
“Ah. E si può assaggiare questo vino?”
“Certo.”
I due proprietari, che da quanto ho notato tendono all’entusiasmo, assaggiano sia il Friulano che l’uvaggio, il Blanc dal Gigi appunto, e se ne innamorano, portandone qualche cassa a Vienna. Frequento Vollgut anche per il guanciale D’Osvaldo, altrimenti non semplice da trovare né in Austria né altrove visto che il proprietario non vende al dettaglio (ma, se vi trovate a Cormons, andate all’Alimentari Tomadin e vi faranno anche i panini), e uno dei proprietari mi fa assaggiare i vini.
Mi piacciono senza farmi innamorare. L’uvaggio di Sauvignon e Friulano “sa tanto di Collio”, mi fa notare Jackie. Buoni, ma non ci spendo i 25€ del prezzo di Vollgut. Qualche mese fa però, complice quella brutta condizione chiamata nostalgia da Collio, trovandomi in negozio non resisto di fronte alla semplice e riconoscibile etichetta e acquisto.
“Sei fortunato – mi dice uno dei proprietari – questa è una delle ultime bottiglie.”
“Ah, non andate più a Cormons?”
“Ci andiamo sì, ma questo vino non si può più acquistare. Non ha tutti i documenti in regola per essere esportato, quindi non lo facciamo più.”
Mi assicuro l’ultima bottiglia, sperando il vino non mi faccia poi innamorare: recuperarlo sembra difficilissimo.
Impressioni sul Blanc dal Gigi di D’Osvaldo
Degustato l’11/08/2024 in abbinamento a pasta con le cozze.
- Colore: Giallo paglierino con riflessi dorati.
- Profumo: Ananas, foglia di pomodoro, peperone e prezzemolo. Al naso è fragrante, con un tocco più rotondo che ricorda un Pessac-Léognan.
- Gusto: Corpo ampio ma non denso, con una concentrazione di frutti non eccezionale ma di grande fascino grazie alla sua morbidezza. In bocca emergono note leggermente ridotte e affumicate. Il finale è sorprendentemente succoso, con una polpa semplice di pesca bianca che arricchisce il sorso. Ottima acidità, un tocco di salinità e un sapore preciso e sapido che conferiscono al vino un carattere elegante, anche se manca un po’ di qualità delle uve per raggiungere l’eccellenza.
- Abbinamento: Perfetto con la pasta alle cozze, dove ha esaltato i sapori speziati del peperoncino, aggiungendo un elemento rinfrescante al piatto.
Il vino mi è davvero piaciuto. È un caso splendido di uvaggio del Collio che non cade nell’anonimato come tanti sfortunati Collio Bianco, ma si ritaglia una propria identità. Rotondo e ricco, senza perdere, anzi esaltando le sfumature tipiche del Collio. Forse, più che il classico blend Malvasia-Friulano-Ribolla, a Cormons potrebbero sperimentare la combo internazionale-autoctono. Mal che vada, ci si mangia una fetta di prosciutto sopra.
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