Dopo l’evento Barolo & Friends, che si è tenuto all’Hotel Regina di Vienna il 12 gennaio, mi sono chiesto come mai questa degustazione mi sembri così di successo. L’esposizione è ormai arrivata alla terza edizione (qui il report della seconda) e mi pare acquisti sempre più carattere e sicurezza nei propri mezzi. Mi sono risposto che la chiave sta nel concetto di territorialità.
Un evento enoico non deve essere per forza legato ad una regione o una denominazione (caso emblematico Selezione Italia), ma di certo aiuta. Questo perché il territorio – non solo inteso come terroir – è uno dei grandi mantra a livello enologico e non solo di questi anni. Ed in effetti è vero che avere una conoscenza di base della provenienza e delle caratteristiche locali di un vino aiuta a goderselo maggiormente.
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Incrociare la pattuglia di produttori piemontesi arrivata a Vienna ha dato quindi la sensazione di trovarsi di fronte ad un gruppo di vignaioli coesi, decisi nel rappresentare una regione così prestigioso. E sicuramente seguire il fil rouge del Piemonte ha aiutato ad inquadrare e comprendere i tanti bei vini in esposizione. Barolo & Friends ha dato quindi, in questa edizione più che mai, la possibilità di calarsi in un territorio ben preciso.
Una nota poi sul trend che scorgo dopo questi primi tre anni: diversamente dalla norma, questo evento sembra spostarsi sempre più su prodotti e produttori di alta e altissima qualità. Solitamente a questi eventi ci sono molte cantine mediocri, che puntano sul richiamo del nome “grosso” (il Barolo del titolo) per mettersi in mostra, mentre i pesi massimi (ad esempio i grandi produttori delle Langhe) sono ritrosi, comprensibilmente titubanti all’idea di mescolare a propri vini ad altri senza pedigree.
Negli anni invece, Barolo & Friends ha portato a Vienna sempre più produttori di alta fascia (quest’anno il 52% dei vini che ho assaggiato erano Baroli, nel 2023 erano il 33% – e no, all’epoca come oggi non andavo matto per la Barbera). Non so i motivi di questa dinamica, ma è davvero eccitante vedere produttori del calibro di Conterno Fantino, Francesco Rinaldi e Franco Conterno introdurre i propri vini al pubblico viennese. Da un lato, la presenza di tante “casate nobili” è un richiamo ad altre di simil rango.
Dall’altro, invece che schiacciare i produttori di zone meno pregiate, li esalta: non di solo Barolo si può vivere. E non solo per questioni di prezzo, ma anche perché Baroli e in misura minore Barbareschi sono vini che tendono ad affaticare la bocca. La presenza di Barbere e Nebbioli “semplici” aiuta quindi a spezzare la maratona e, come nel caso della Peiragal dei Marchesi di Barolo, può sorprendere, oltre che offrire una variazione sul tema a chi i Baroli non ama.
E ora le mi impressioni sui vini di Barolo & Friends 2026
I Vini di Barolo & Friends 2026
Conterno Fantino
Il Nebbiolo Langhe Ginestrino 2024 è giocato su un frutto immediato e generoso: fragoline selvatiche in evidenza, con un accenno di asfalto sullo sfondo. È morbido, di medio corpo, piacevole e centrato. Il Barolo Castelletto Vigna Pressenda 2021 mostra già più profondità: l’asfalto è più marcato, i tannini sono polverosi e l’acidità è croccante, ben integrata, a dare slancio al sorso.
Il Barolo Sorì Ginestra 2021 è un vino di grande impatto: polposo, profondo, dominato da asfalto, arrosto, rose e speck. Il profumo è quasi intossicante. In bocca la ciliegia è ricca e matura, sostenuta da un tannino potente. L’acidità guida il sorso con precisione, mentre i tannini polverosi si fanno sentire ai lati della bocca. Il finale è muscolare e deciso, con una chiusura su buccia d’arancia.
Fortemasso
La Barbera d’Alba Superiore 2023 si distingue all’interno della batteria per un frutto più convincente: rosso, pieno, con richiami di prugna. È morbida e ben centrata. Il Barolo Castelletto 2021 appare invece debole, con una densità di frutto insufficiente. Anche il Barolo del Comune di Monforte d’Alba 2021 risulta leggermente più fruttato, ma senza riuscire a costruire una vera profondità.
Francesco Rinaldi & Figli
Il Barolo Le Brunate 2021 è piuttosto semplice nella struttura, con una leggera riduzione e sensazioni di soffitta. Rimane comunque potente, con corpo pieno. Il Barolo Cannubi 2021 si muove su registri più classici e importanti: il finale richiama la cola, con note di acetone e un tannino polveroso che avvolge la bocca. È concentrato e di carattere.
Il Barolo Cannubi Riserva 2019 mostra fin da subito una complessità superiore: scorza d’arancia, chinotto, frutta secca e un tannino ancora deciso e ben presente attorno alla bocca. È un vino classico, strutturato e profondo.
Grasso Fratelli
Il Vallegrande Barbaresco 2021 gioca su un frutto rosso vivace e gentile, con richiami di fragoline di bosco. È morbido, elegante, con profumi di viole e una grande sensazione di armonia. Il Giacosa Spessa Barbaresco 2020 è più serio e preciso: note di acetone, tannino sabbioso, morbidezza complessiva e accenni di cuoio.
Il San Stunet Barbaresco 2016 spicca nettamente: ha una spinta aromatica potentissima, con foglie autunnali, acetone e catrame, e una profondità che sorprende. Il naso è forse ancora giovane, ma già complesso, con marmellata di more e liquirizia. Il palato è speziato, ricco di frutto, con tannini decisi attorno alla bocca e un finale lunghissimo, dominato da una speziatura persistente.
Marchesi Alfieri
Il Sostegno Monferrato Rosso, blend di Barbera e Pinot Nero, non convince pienamente. La Barbera emerge nettamente, con un frutto molto morbido che richiama la prugna o il pomodoro. La sapidità è discreta, il finale vinoso, con tannini quasi assenti.
L’Alfiera Barbera d’Asti Superiore è invece una Barbera piena e dichiarata: lo stile punta su note cioccolatose da barrique, con un palato ricco, dolce, quasi da caffè zuccherato. Emergono cioccolato speziato e toffee nel finale, rendendola più impegnativa ma coerente.
Il Costa Quaglia Nebbiolo Terre Alfieri riporta il registro sul Nebbiolo classico: colore granato, grande complessità, tanto asfalto e una spinta verticale marcata. In bocca è preciso, lineare, con bella acidità e tannini polverosi. Molto convincente.
Marchesi di Barolo
Il Peiragal Barbera d’Alba 2022 è una Barbera morbida e ben rifinita, con un tannino leggermente granuloso che aggiunge struttura. I profumi richiamano la ciliegia matura, opulenta; il sorso è succoso ma elegante.
Il Michet Nebbiolo d’Alba 2022, pur essendo un entry level, mostra carattere: profumi di anice, tannino potente e una struttura che va oltre la categoria. Il finale però resta vinoso, meno nelle mie corde.
Il Barolo Tradizione 2020 è espressione pura di classicità, con una chiusura netta sulla cola. Il Sarmassa Barolo 2020 è dominato dalla buccia d’arancia, con un profilo essenziale ma ben fatto e di buona eleganza.
Franco Conterno
Il Barolo Pietrin 2022 si discosta dal canone classico: ricorda la soffitta, ma è ricchissimo, morbido e avvolgente. Il profilo aromatico sorprende, con richiami che mi hanno ricordato i profumi del Collio, forse gardenie, e una chiara impronta autunnale. I tannini sono decisi e ben presenti.
Il Barolo Panerole 2021 resta chiuso, con note di soffitta e corpo pieno, ma senza entusiasmare come altri vini della casa.
Il Barolo Bussia Munie Riserva 2019 si distingue per profumi di foglie d’autunno, tè nero e cranberry essiccati, con una morbidezza complessiva molto piacevole.
Rivetti Massimo
L’Avene Heroic Vineyard Langhe Nebbiolo 2023 è il più convincente della batteria: frutto abbondante, profilo nettamente “nebbioloso”, note di liquirizia. I tannini sono polverosi e non indulgenti, con una chiusura sapida e leggermente ruvida che non fa sconti.
Il Barbaresco 2021 è morbido e corretto, ma piuttosto dimenticabile, con buona acidità, tannino equilibrato e note di terra smossa.
Il Barolo 2020 è chiuso, con sensazioni di soffitta e terra bagnata, di corpo medio.
Azienda Agricola Monchiero
Il Nebbiolo Langhe 2023 colpisce per il frutto rotondo e la chiarezza espressiva: è molto Nebbiolo e dimostra una cura evidente anche sugli entry level, con potenziale di evoluzione.
Il Barolo Rocche di Castiglione Falletto 2021 è un Barolo classico ed equilibrato, con leggere note di foglia di tè, ben bilanciato, elegante, senza eccessi, ma molto succoso.
Il Barolo Montanello 2021 risulta invece verde, chiuso e piuttosto difficile da leggere in questo momento.
Palladino
Il Barolo del Comune di Serralunga d’Alba 2021 è estremamente timido e difficile da interpretare nel contesto della degustazione.
Il Barolo Ornato 2021 è più teso e definito, con un carattere verde e vegetale nel senso migliore del termine, arricchito da ritorni di menta.
Il Barolo Parafada 2021 mostra invece maggiore espressività: catrame, affumicatura e profondità, con un profilo potente e una densità importante.
Parusso
Il Perarmando Barolo punta su dolcezza e frutto, con ribes nero in evidenza e una sensazione quasi da caramella. Anche il Barolo Bussia segue una linea simile, succosa e morbida, ma sempre molto orientata sul frutto.
Negro Angelo
Il Serra Lupini Roero Arneis non convince: floreale, con richiami di fieno, resta chiuso e poco espressivo.
Il Sette Anni Roero Arneis, al contrario, è ricco e stratificato, con note di miele, un corpo medio leggermente ceroso e una struttura compatta. La sapidità è ben presente, con richiami di conchiglia d’ostrica.
Il Barbaresco Basarin è un Barbaresco base, morbido e scorrevole, con note di amarena. Il Barolo chiude con sensazioni di corteccia e una certa rusticità, ma sostenuto da un corpo pieno e solido.
Cosa mi ha colpito
- Migliori Vini: Barolo Sorì Ginestra 2021 di Conterno Fantino e San Stunet Barbaresco 2016 di Grasso Fratelli
- Altri Vini Eccezionali: Barolo Cannubi Riserva 2019 di Francesco Rinaldi & Figli e Barolo Pietrin 2022 e Barolo Bussia Munie Riserva 2019 entrambi di Franco Conterno
- Miglior Produttore: Franco Conterno
- Grandi Riconferme: Franco Conterno e Conterno Fantino
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