C’è qualcosa di profondamente oscuro nella reputazione della Langhe DOC Barbera. Non tanto perché il vino non meriti attenzione, ma perché il nome stesso sembra suggerire qualcosa di ‘inferiore’, come se il produttore non avesse avuto voglia di fare la trafila per la più blasonata Barbera d’Alba DOC.

Una denominazione cuscinetto?

La Langhe DOC è una di quelle denominazioni elastiche, nate per accogliere sperimentazioni e alleggerire i rigidi paletti delle DOCG più celebri del Piemonte. Vale per il Nebbiolo, per l’Arneis e anche per la Barbera. La Barbera delle Langhe, per disciplinare, deve contenere almeno l’85% di Barbera – il resto, vitigni rossi autorizzati in Piemonte – e non ha obblighi di affinamento. È un vino secco, fermo, rosso rubino, fruttato al naso e armonico al palato.

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Ma come sempre, il diavolo è nei dettagli. La DOC Langhe copre 92 comuni intorno ad Alba, mentre la Barbera d’Alba DOC solo 49. Tradotto: c’è più territorio, più varietà, più possibilità di espressione – ma anche il rischio che l’identità del vino si smarrisca in questa libertà.

Barbera, varietà instancabile

La Barbera è una varietà che in Piemonte è regina per ettari coltivati. Una vite vigorosa, generosa, con un’acidità naturale che la rende tagliente da giovane ma anche in grado di affrontare il tempo se ben vinificata. Il suo acino è ovale, la buccia blu intensa. Il vino? Quando è fatto bene, ha quel misto di carattere e rusticità che lo rende perfetto compagno da tavola ed è molto italiano.

Ma attenzione: non tutta la Barbera è creata uguale. Quella del Monferrato è più rustica, spesso meno ambiziosa. Quella d’Alba (e d’Asti) ha più struttura e spesso più legno. Quella delle Langhe… beh, è la variabile inattesa.

Perché scegliere una Langhe DOC Barbera?

Il primo motivo è economico: alcune Langhe Barbera costano meno delle loro omologhe “d’Alba”, ma vengono da vigne confinanti. In seconda battuta, la libertà della DOC permette a certi vignaioli di divertirsi: macerazioni più brevi, botti diverse, o magari un blend “segreto” che sposta l’equilibrio del vino. Terzo motivo: certe Langhe DOC Barbera sono semplicemente buone. Non tutte, ma se si scava un po’, si trovano bottiglie che sanno unire immediatezza e territorialità con un’eleganza sorprendente.

Cosa aspettarsi nel calice?

Colore: rubino classico.
Naso: frutti rossi, a volte violetta, spesso con una nota vinosa che la rende immediata.
Palato: acidità bella viva, tannino contenuto, corpo medio. Se giovane: conviviale. Se affinata: complessa ma non snob.

È un vino che chiama la tavola, soprattutto con salumi e formaggi, ma anche con la pizza. La Barbera non è un vino da meditazione – è un vino da discussione. Da compagnia. Da pranzo della domenica in trattoria, non da salotto buono.

Bompè 2022 di Borgogno

Come detto però, la Barbera delle Langhe può anche deludere, soprattutto quando il prezzo (25 euro da rivenditore) è quello di una bottiglia che dovrebbe promettere qualcosa in più. In questo caso, il prodotto del già citato Farinetti mi ha decisamente deluso, come già altre volte questa cantina.

La sensazione è quella di una lama viola spessa e non affilata che sbrindella il senso del gusto.
Vergognoso, per il prezzo. Il naso inizia piuttosto bene, con note verdi di amarena, liquirizia. Anche il palato è tutto sommato accettabile, mostra una buona concentrazione di frutto, succosità e purezza che si esprimono in note di ribes nero e mirtilli. C’è un’acidità discreta e tannini levigati, umidi, piuttosto morbidi e a grana lunga percepibili intorno alla bocca e ai suoi angoli. La grande delusione sta nel finale: così rustico e immediatamente avvertito come sgraziato. Mi è sembrato un vino da bottiglione in plastica vestito da prodotto di medio-livello. Solo dopo aver acquisito qualche grado di temperatura stando nel calice, sono emerse sfumature di liquirizia e una sapidità decente, ma il giudizio non è mutato nella sostanza. Non buono, considerando il prezzo. Le note sgradevoli erano particolarmente evidenti con la zuppa a cui l’ho abbinato.

In sintesi, da questa denominazione possono arrivare delle belle sorprese, ma il rischio ciofeca c’è ed è dietro l’angolo.

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